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gennaio, 2008

Amore e Tunnel Carpale

Leggevo questa mattina su principali quotidiani online la vicenda del sindaco di Detroit e dei suoi sms scandalosi: devo ammetterlo, mi ha fatto simpatia. Si sa come sono questi americani, sempre a spaccare il capello in quattro, così pignoli su quello che si giura o non si giura su una Bibbia (ma se uno è ateo vale lo stesso?). Cosa c’è di più bello di una coppia innamorata, anche se clandestina? Perché diciamocelo, il sindaco Kwama Kilpatrick e la sua assistente Christine Beatty innamorati dovevano esserlo davvero per scambiarsi certe romanticherie dai cellulari in dotazione al municipio, doveva essere un bisogno impellente a far dimenticare loro che tutti i dati vengono registrati e conservati per anni. Più di 14.000 messaggini. Mediamente 7.000 a testa. Ma quando scrivevano? Come? Scappavano in bagno, si alzavano all’alba? Lavoravano già insieme tutto il giorno. Lo ammetto: io me lo sogno di notte un amante così, sono invidiosa. Invidiossima. Chi non vorrebbe leggerle certe frasi: «Ti desidero. Ho tanto bisogno di te. Voglio svegliarmi la mattina ed averti accanto nel letto. Ti amo», «Sono pazzamente innamorato di te», per 7.000 volte. E lei che cinguetta: «Spero che ti sentirai così per molto tempo. Nel caso tu non l’avessi notato anche io sono pazzamente innamorata di te» per altre 7.000. Bellissimo, non è vero?
Che fossero entrambi sposati è solo un dettaglio, non toglie nulla al romanticismo di questa storia.

Ora il sindaco sostiene di sentirsi profondamente in imbarazzo a causa di quei messaggi così privati esposti al pubblico in tale maniera. Oltre all’imbarazzo si aggiunge la quasi certezza della fine della sua carriera politica con l’accusa di spergiuro, anche se molti sono pronti a sostenere il contrario: Clinton docet.

Mi chiedo: e se fosse successo in Italia? Sono sicurissima che il sindaco sarebbe diventato un nuovo eroe nazional-popolare. Gli italiani lo avrebbero perdonato con un buffetto sulla guancia e un sorriso indulgente. Dopo tutto all’amor non si comanda (e che amore!). Con buona pace del tunnel carpale.

Non sono una blogger

Insomma, significa che mi limito a scrivere delle cose su uno spazio pubblico online. Quando si riferiscono a me come blogger, di solito scuoto la testa.
In effetti, l’altra sera ho avuto una illuminazione: non posso essere una blogger. Si è blogger dentro prima di esserlo fuori. Io non lo sono dentro, non rispondo ai normali requisiti, sono una outsider, non faccio parte di alcun circolo, nessuno mi conosce, nessuno parla di quello che scrivo, non ho nemmeno un vero blogroll.

Una giornata è fatta di 24 ore. Non è una ovvietà, si può provare ad ottimizzare, a fare di più nello stesso tempo ma le ore non c’è modo di farle durare più di sessanta minuti, non si possono allungare in nessuna maniera, né aggiungerne una venticinquesima. Scrivere richiede tempo, se di giorno si vive la vita di una donna normale, con una giornata che comincia col buio e che finisce col giorno, per dirla con quella bellissima canzone di Renzo Zenobi, rimangono le ore della notte per mettere in fila le parole.
I blogger non dormono. Vivono perennemente con le occhiaie, è cosi che si riconoscono quelli veri. Una specie di doppia vita che si risolve nelle ore notturne quando scrivono, leggono, buttano giù idee, commentano e comunicano. Io provo a dormire. E’ già difficile affrontare i periodi d’insonnia (e poi diciamocelo: le occhiaie non mi donano).

Sono una donna distratta: questo è il problema maggiore. I blogger non lo sono, non perdono mai l’attimo, non dimenticano, non hanno bisogno di prendere appunti alla vecchia maniera, con carta e penna. Io non posso farne a meno, come farei altrimenti a ricordare tutte le idee che mi vengono?
Probabilmente non sognano neppure ad occhi aperti.
Non sono nemmeno metodica, non lo sono in nulla. Anzi. Non riesco a sfornare le canoniche cinque Idee Brillanti a settimana, tutte le settimane, tutti i mesi. Velocemente. Seguo un mio personalissimo ordine mentale, ho delle mie priorità ma non è detto che rimangano le stesse nel tempo. Mi divido tra mille parole, una riga di qua, una riga di là, tanti foglietti virtuali.

Sfortunatamente mi piace fare anche altro, leggere, cucinare, scrivere per me sola, disegnare. O semplicemente non fare nulla. E’ un piacere rimanere soli con i propri pensieri e una tazza di té, assaporare la lentezza e regolare il respiro a ritmi più distesi. Scrivere per il blog è solo una piccola parte di tutto questo. Inoltre, non amo leggere al monitor. I blogger usano lettori, aggregatori, feed, raccolgono notizie, voci ed echi. Tutto quello che succede in rete loro lo sanno in tempi brevissimi, lo elaborano e lo restituiscono alla comunità virtuale. Il monitor è uno dei loro migliori amici, ne hanno sempre uno con sé: io mi ostino ancora a collezionare ritagli di giornale.

In poche parole: sono lenta. Non faccio scoop, non diffondo sapere né conoscenza, non faccio notizia. Scrivo semplicemente di stati d’animo, sensazioni, esperienze, opinioni, di quello che sono. Piccole cose, riflessioni su quello che mi colpisce. Nel concreto scrivo un giornale di bordo, a volte non c’è proprio nulla che valga la pena registrare o, semplicemente, non me ne accorgo.
Sono pure pigra. L’ideale sarebbe un dispositivo che traduca direttamente i pensieri in parole scritte, un interfaccia affinché non vengano filtrate dalla tastiera. Non parlo di pigrizia mentale, non ne soffro, ma scrivere non sempre è una esigenza del cuore. Per me è spesso faticoso, un’attività che reclama impegno: occorrono concentrazione, lavoro, ricerca. Non sono una talentuosa del vocabolo, specialmente quando è necessario che sia lucida nelle idee e precisa nei concetti. Non mi piace essere approssimativa.

Meglio lasciar perdere?

Il ritorno

Riparto da qui.
Anzi, è un ritorno alle origini, da dove tutto è cominciato.
Mi sono dovuta rendere conto che scrivere è per me un esercizio assai faticoso, non tanto per problemi contingenti come la mancanza di tempo, quanto per l’energia spesa a cercare un equilibrio tra cuore e mente, tra l’istinto e la razionalità. E’ un continuo vorrei, non vorrei.

Non volevo che le mie riflessioni risultassero stralci di un diario personale, non volevo nemmeno che fossero commenti di commenti di commenti. Alla fine proprio quello sono diventate, nella maggior parte dei casi, e non mi ci riconosco, io non sono così. Ecco la maggiore difficoltà: trovare la giusta maniera di esprimermi con le parole scritte.

Dicevo nel mio primissimo post che scrivere per qualcuno comporta delle responsabilità, è vero, soprattutto nei confronti di me stessa. Continuo a credere che i blog si dividono in due grandi categorie, quelli stupidi e quelli no. Ecco, questa volta vorrei provare a compiere un primo passo per uscire dal caldo conforto dell’ordinario. Trovare una terza via, che sia veramente la mia.

Qui i miei vecchi post.

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Il tema è stato disegnato da llow e rielaborato da me, così come l'immagine dello sfondo che appartiene a ntr23

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