- 7 febbraio 2008
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Tag:discussioni, donne e uomini, Lettere, pensieri, riflessioni, sentimenti, Società
Lettera a un (amico) maschio sulla crisi del maschio italico
7 febbraio 2008 Postato Da Niki
Mio caro,
quando mi hai parlato di crisi dell’ uomo ieri sera, devo confessare che mi si è rizzato il pelo manco fossi un gatto, mi sono messa subito sulla difensiva. E’ un mare di emerite cazzate questo in cui tanti maschi si immergono con il solo scopo di nascondersi e di evitare di affrontare le cose. Non è l’uomo ad essere in crisi, anzi c’è una enorme richiesta di uomini, è il maschio, o meglio l’idea che molti maschi hanno di loro stessi nei confronti della società tutta che è miseramente crollata. Questo beneamato maschio è in crisi, è quello che dicono tutti, lo scrivono sui giornali, lo ribadiscono sui notiziari, rimbalza sui blog. Ve lo dite da soli, lo sbattete in faccia a compagne, amiche, amanti, lamentandovi della contemporanea mascolinizzazione della femmina. Lo hai sbattuto in faccia a me, anche se nella maniera gentile e scanzonata che ti è solita e che mi piace tanto.
Mascolinizzazione delle donne? No, altra stupidata. Le donne non si sono mascolinizzate, hanno cominciato ad avere nella società il ruolo di “persone”, quello status che inconsciamente (o no) molti ancora riservavano agli esseri umani di sesso maschile.
Mio caro, sei caduto anche tu in questa trappola. Se i maschi non sono in grado di cambiare con la cultura che cambia, con il tipo di società che cambia, saranno sempre in crisi, perché in effetti non sanno attingere ad altre risorse che a quelle strettamente legate alla loro mascolinità. Le donne questo processo hanno dovuto affrontarlo da tempo, a livello personale e a livello sociale. Se hanno voluto far sopravvivere loro stesse e la loro prole (perché per questo siamo state geneticamente disegnate) hanno dovuto attingere anche a quelle risorse che erano più culturalmente maschili che femminili. Un sempio? Chi mandava avanti l’economia dei paesi in guerra, quando la guerra era (ed è) faccenda prettamente fallocratica?
Pensavano veramente i maschi che finita l’emergenza le donne se ne potessero tornare al focolare domestico senza protestare? Che riunuciassero ad avere un ruolo attivo nella società civile?
E in tempi più vicini alla nostra generazione di quarantenni, che rinunciassimo all’indipendenza conquistata, al poter fare e pensare liberamente, a desiderare un uomo che sia tale e non solo maschio? Qualcuno da ascoltare e che ci ascolti?
Insomma, quel ruolo così scevro di emotività di tuo nonno e del mio, quella divisione così rigida di quanto doveva competere a un uomo e a una donna poteva andare bene allora, ora non più. Se i maschi rimangono ancorati a certi stereotipi è solo per una sorta di pigrizia mental-culturale. Che lasciassero perdere certi modelli di riferimento, non ne vogliamo di latin lover claudicanti, diventassero uomini, come noi abbiamo dovuto diventare donne e non limitarci ad essere femmine.
E’ difficile, ne sono cosciente, soprattutto richiede intelligenza e pazienza. Ma fatelo questo sforzo, anche per noi. Tu fallo per me, perché mi sono stufata di leggere certe esternazioni, non ci fate una bella figura. Siete in tanti ad essere uomini e allora fatene un punto di forza della vostra capacità di ascoltare, di porgere la spalla alle nostre lacrime ormonali, di saper interpretare i silenzi e ancora di più certe parole non dette, certe frasi sibilline che ci vuol poco a comprendere se si pone attenzione. Il vero maschio alfa è questo ora, non quello che comanda il branco, che sbava sulle riviste per soli uomini, che segretamente invidia gli addominali di David Beckham, l’aggressivo che non chiede mai ma che poi porta a lavare le camicie alla mamma.
Un uomo è quello che condivide le sue idee, i suoi progetti, il suo entusiasmo, che sa benissimo che comunicare è difficile ma non ci rinuncia, che vive in beta sopportando stoicamente gli incidenti capricornini.
Con tanto affetto.
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12 Responses to “Lettera a un (amico) maschio sulla crisi del maschio italico”
Condivido; peccato comunque che di donne che limitano la propria identità agli stereotipi (maschili o femminili che siano) ce ne siano sempre troppe, e di contro, all’opposto, troppo poche. Ciao
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E’ vero. Purtroppo e’ anche una questione di coraggio che manca, paura e di amore per il quieto vivere.
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Sono d’accordissimo anche su questo, anche se certe cose ricadono più tra le scelte che nelle fatalità, ed a volte proprio per colpa di noi maschietti.
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Sono sempre scelte, alla fine. La colpa e’ equamente divisa, direi
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Si!
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Non mai letto una verità del genere…..complimenti
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Salve,sono entrato per caso a leggere questa lettera e comunque tengo a precisare che non sono qua’ per prendere le difese di nessuno,ma in maniera imparziale posso dire che chi ha scritto questa lettera parla di un problema,facendo pesare le colpe piu’ su una parte che sull’altra.
Io credo che non ci siano colpe di nessuno,ma oggi la crisi c’è ed è legata non solo all’uomo e non solo alla donna ma anche ai tempi che cambiano,ad una bruttissima crisi economica e a tanti altri fattori che modificano il proprio modo di vivere.Non si vive piu’ in maniera naturale un rapporto di coppia.Le spese per tirare avanti una famiglia sono notevolmente aumentate.Al di la del fatto che in Italia(che io da buon Sardo oserei definire “la repubblica delle banane”)nulla funziona bene,ma proprio nulla.Le donne è giusto che abbiano pari diritti degli uomini,basti che pero’ anche gli uomini mantengano i loro diritti,oggi piu’ volte calpestati.Quanti uomini si sono visti per strada senza piu’ nulla tra le mani,dopo una vita di sacrifici,mollati dalle loro consorti,senza piu’ una casa,buttati per strada,senza piu’ affetto alcuno,magari veder passare la ex moglie con un compagno nuovo che vanno a vivere dentro la stessa casa che quel poveraccio”uomo”si è guadagnato con tanti sacrifici?Questa è parità di diritti?Il parlamento italiano ha un potere legislativo scarso.Io non faccio di tutta l’erba un fascio,tra le donne ci sarà ancora chi ha un briciolo di concretezza e di serietà in un rapporto di coppia.Molte oggi,anzi la maggior parte delle donne non sono forti come una volta,non hanno piu’ la forza di tirare avanti una famiglia e sono molto piu’ deboli e vulnerabili.Queste non sono le vere donne.La figura della donna oggi secondo me è di molto svalutata e indebolita,non rappresenta piu’ la figura di capo famiglia.L’uomo oggi ha il terrore della donna,proprio per questi motivi,che vengono poi piu’ volte confusi con problemi che in realtà non esistono nemmeno,tipo crisi sessuale oppure l’estremo opposto,il fatto di avere tante donne quante se ne vogliono,ma non è comunque la soluzione al problema.Da quando si è sposata mia sorella nel 1989 fino ad oggi 2008 sembra passato poco e invece è stata rivoluzionata un epoca.Sarebbe improponibile anche solo un matrimonio oggi,tanto la coppia dopo poco tempo scoppia.Si cornificano a vicenda oggi..non ci sono piu’ valori..che tristezza.Trovi una ragazza che ti parla d’amore e invece tutto quello che vuole è un pisello sbattuto in faccia..e si riduce tutto a questo?e la famiglia? e i figli?il matrimonio e i valori sacri che c’erano fino a qualche anno fa?ma erano questi i diritti che le donne volevano ottenere?Io nella nostra società non ho mai visto violenze subìte da donne,e le donne sopratutto in Sardegna nel 1700 ricoprivano ruoli come direttrici amministrative,avvocati,imprenditori,dame,regine.La differenza è che prima le donne avevano anche rispetto per la società che li circondava,avevano un senso civico.Oggi invece tra le vere donne prendono potere anche molte figure mediocri proprio come succede anche tra gli uomini.Io comunque sono un ragazzo che crede alla famiglia,non mi si puo’ chiedere di cambiare,perchè la natura non puo’ cambiare e inoltre non ho nulla da dimostrare a nessuno.Se tra le donne c’è qualche figura interessante,seria e femminile è bene accetta e comunque si farà notare meglio rispetto alle altre.Spero di accorgermi subito che si tratti di una zozzona,che di quelle ormai se ne sentono troppe.Se invece c’è chi pensa che io dovrei cambiare,beh basta guardare quanti uomini sono rimasti ancora scapoli,e sono sempre di piu’ e non per problemi economici o sessuali.Molte donne vogliono uomini che le trattino male,e per questo che i veri uomini sono in crisi.
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forse ho sbagliato a dire che la maggior parte delle donne oggi non hanno seri princìpi in un rapporto di coppia.Pero’ bisogna farsi sentire.Le vere donne devono farsi notare.Non se ne vedono piu’ in giro.Io spero di incontrarne qualcuna.
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Ciao Roberto, la lettera è mia ed è una lettera vera che ho scritto in maniera pubblica a un amico dopo una lunga conversazione che avemmo in merito.
Ti ringrazio del commento che hai lasciato ma dopo averlo letto, sinceramente, ti posso dire che mi ha fatto venire la pelle d’oca perché non sono d’accordo su nulla di quello che scrivi.
La mia lettera, anzi, era un’esortazione ad abbandonare la figura dell’uomo come tu la concepisci.
Cosa vuol dire “vivere in modo naturale un rapporto di coppia”? Chi decide cosa è naturale all’interno di un rapporto a due se non quelli che ne sono coinvolti? Potrebbe essere che ciò che tu trovi naturale, non sia invece naturale per me o per qualcun altro?
Di quali diritti calpestati degli uomini stai parlando? E i “valori”… i famosi valori, ma anche qui chi decide quali sono i valori per chi? E sei sicuro che i valori restino sempre gli stessi, immutati nel tempo?
Mi sta venendo un dubbio atroce: non è che per te il ruolo della donna in un “normale rapporto di coppia” sia quello che la vede legata alla casa (dell’uomo s’intende), senza un reddito proprio, senza la capacità di poter decidere della propria vita? E magari anche prendersi qualche legnata per buona misura, qualora decidesse di fare la zozzona (sinceramente, non ho nemmeno capito bene cosa tu intenda con questo)?
La mia lettera non parlava di colpe, ma parlava molto di sentimenti, di rispetto tra persone, al di là di ogni ruolo. Le donne sono persone, prima di tutto.
Non esiste una donna che desideri che un uomo la tratti male. E’ la scusa che vi raccontate voi, che ti racconti tu e che, guarda caso, si raccontano quelli che le donne le massacrano di botte, pensando di averne titolo e diritto.
Presumo tu sia giovane, forse mi posso permettere di darti un consiglio: esci, guardati intorno senza pregiudizi, pensa alle donne come esseri umani e poi vedrai che ce ne sono tante con le quali poter costruire un rapporto serio, maturo e, soprattutto, alla pari. Certo, le cose poi possono anche finire, le coppie scoppiano, ma è la vita, non sempre si può parlare di colpa. E no, nonostante i numerosi problemi che stiamo attraversando, sono contenta di non vivere nella Sardegna del ’700, e ti posso assicurare, caro Roberto, che sono molto di più le donne che preferiscono rimanere da sole piuttosto che rischiare di finire con uomini dalla visione della vita un po’… arretrata.
Tanti auguri per tutto.
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e verissimo, le donne di oggi sono masscolinizzate e per questo l uomo italico ripiega sulle straniere, in special modo in quelle che vengono dall est. wwww le ragazze femminili, che credono ancora nei cavallieri draghi e castelli.
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Mah, non sei per nulla sincera! La formula che rivela quanto tu sia una donna “tradizionalista” (eccome!) è la seguente: “siete in tanti ad essere uomini e allora fatene un punto di forza nella [o della] vostra capacità di ascoltare, di porgere la spalla alle nostre lacrime ormonali [!], di saper interpretare i silenzi e ancora di più certe parole non dette [!!], certe frasi sibilline che ci vuol poco a comprendere se si pone attenzione”. Scusa ma, credi così di aver richiesto un che di “rivoluzionario”, qualcosa che nonne e bisnonne tue, e nostre, non abbiano già chiesto prima di te e in modi ugualmente patetici? Come stiamo a fondamenti del femminismo? Hai letto Simone De Beavuoir, o [buon per te] Andrea Dworkin, Camille Paglia, Elisabeth Badinter o [la neo-nazista] Mary Daly, ecc.? E se ti sei interessata a queste narrazioni le hai confuse con le lacrimucce “di latte e Mulino Bianco” della Fiorella “Parmalat” Mannoia? I dati ti inchiodano alla realtà socio-economica: l’uomo attuale, quello in carne ed ossa (che, proprio per quanto da te suggerito non crede più in se stesso – è vero, ma – sfiducia egualmente i ruoli tradizionali) si sottrae ai vostri schemi; ben comprende il vostro vittimismo ed ha imparato a stappare dal sortilegio della coppia il sigillo “frode”. Uno degli interventi al “tuo” Blog, al di là della caoticità della forma, era corretto: quanti i casi di donne che ti “rapinano” la casa, che “privatizzano” i figli, che ti “commissariano” la vita futura, ancorandoti all’immancabile mutuo ventennale? Beninteso, attività delinquenziali al femminile, socialmente raccomandate. Al di là dei mistificanti, dichiarati proponimenti, la donna postfemminista non ci sta a cambiare, preferendo reclamare concessioni e favoreggiamenti in tutti i campi possibili: ciò riguarda i diritti sì, ma mira a “rispolverare” i mai sconfessati privilegi del passato. Poiché, si da il caso, ogni status sociale comporta limitazioni, ma anche determinate facilitazioni e comodità, congrue con i rischi e le responsabilità inerenti all’attività da svolgere. Che ne so, “casalinga” in Germania nel 1941? Sì ma non ti sbattono sul fronte russo! Ancora casalinga, in Italia negli anni 1970? Sì, ma forse non c’era poi tutto questo interesse a fare l’imprenditrice, a rischiare di tasca propria! E’ meglio si esponga a farlo l’uomo, no? Erba-Novi Ligure e Cogne? Ma se ci fossero stati solo i maschietti di mezzo si sarebbero fatti (e si fanno) quattro volte la galera che vi fareste voi e per i medesimi reati. Dal vostro punto di vista chi la vuole la parità assoluta, allora? In altri termini: non volete e non volevate la parità, perché avrebbe messo a repentaglio la possibilità di mantenere una “ricchezza passiva”, la possibilità di reclamare protezione ed eccezionalità di vario tipo. Interessate, come siete, a guadagnare una condizione di “minorenni sotto tutela”, esentate dal pagare lo scotto degli azzardi finanziari e sentimentali che il mansueto di turno sarebbe stato (fino ad ora) abituato storicamente a correre per voi! Volete sopravanzare, ma con l’uomo capace ancora [il perché dovrebbe, non è chiaro] di “surplus” comprensivi nei vistri confronti e di performance telepatiche, nonché di misteriose altre attività compensative a vostro uso e beneficio. In realtà – e non lo riconoscete – vorreste smentire un’immagine di maschio diversa da quella suggerita da vostro padre o dai paradigmi della mielosa letteratura che non riuscite ad abbandonare, dal bovarismo posticcio fino alle “cesoiate” della Parietti. L’”uomo reale” non ha molte scelte: o si consegna, con la testa vuota, ai vostri capricci (e non si capisce il perché – lo ripeto – dovrebbe farlo; cos’avete di tanto speciale oltre al fatto che volete una vita facile?), o conserva la strada d’uscita dell’istinto di conservazione. E poi, forse non sei al corrente dei più recenti avvenimenti. Sei mai stati in un tribunale italiano (ma anche britannico) per una sentenza di separazione? Hai letto “I calci nel cuore”, o “La fine delle donne?”. Guarda che sono libri scritti da autrici, o forse dovremmo dire da non-maschietti. Entrambe le prospettive convergono su un dato importante: la donna si è emancipata dai vecchi ruoli, almeno formalmente, ma soffre enormemente di un vuoto affettivo che non vuole, o non sa (è eguale) come coprire, senza riferirsi ai vecchi stereotipi che proprio lei avrebbe affossato: il confidente, ma anche la seconda scelta; il cavalier servente; l’uomo “ a cottimo”; l’uomo “in affitto”; l’uomo rateizzato; l’uomo “quando vuoi tu”; l’uomo “maschio per metà”; l’uomo paterno; l’uomo eterno adolescente (Beckham l’hai citato tu, guarda caso)? Stereotipi sofisticati, ma sempre più simili ai bestiari medievali; composti di animali suggestivi ma paradossali, e pur sempre immaginari, emozionanti quanto impossibili. Siparietti da adolescente benestante, non trovi? E così, care Ulisse senza Itaca (senza partenza né arrivo), care borghesi scalzate da altre borghesi, vi sentite in colpa, vi sentite inette perché avete la tragica sensazione che l’“affidabile” di 40 ani fa (e non avete la minima franchezza di riconoscerlo) l’avete barattato per un piatto di lenticchie e non l’avrete mai (dico mai!) indietro, neanche come servitù da salottino buono. Almeno, il bistrattato uomo di oggi non si aspetta il vostro paternalismo femminile e neanche quel tipico “madonnismo” italiano che traspare dalla tua prosa frammentaria e reazionaria, manierata ed ambiguamente protettiva. Uomini e donne si cercano meno, e perché lamentarsi? Siete sole, certo, ma solo in un’ideologia massificata – e immatura – si può prefigurare di avere la botte piena a la moglie ubriaca. Forse (cercando di venir incontro al tuo palinsesto neo-democristiano) che il prezzo da pagare per esseri pienamente liberi sia proprio la solitudine? E poi, che cosa dovresti invidiare alla memoria delle “povere donne” del patriarcato (siete voi a dirlo)? Presumo che tu ti possa spostare dove vuoi, vedi chi ti pare, puoi accompagnarti con donne ed alcolici, dei tuoi orari sei la padrona, e allora perché mai dovresti desiderare di garantirti un uomo che – questo sì, ricorda un’immagine di donna tradizionale, rovesciata al maschile – starebbe ad aspettarti nel nido, silenzioso, rassicurante ed affettivo solo per te? Non ti pare che questa situazione l’abbiamo già conosciuta? O vi manca, care! Ed invece, se volete la femminilizzazione dell’uomo accomodatevi, ma poi pagate almeno il conto! E per cortesia, non battezzate l’attuale momento di sofferenza sociale solo come “emancipazione”, non è così. La Gender-War è anche frutto di problemi biologici e farmacologici (che avete, tutte), nonché di un’incapacità cronica (o, nel caso della donna italiana, pienamente giunta a sviluppo) di amare e di uscire dal proprio ego, incapacità inter-individuale che non è solo vostra, cioè non solo femminile. La guerra di genere è in corso e da tempo si è passati all’artiglieria pesante. Pare di capire che ciò che avete sacrificato comprendeva, così sembra adesso, alcuni sogni che avreste voluto realizzare con qualche idealtipo maschile, ingentilito come un corazziere su un ciuco. Per quanto, non sia ben chiaro con che tipo di figura “storica” al maschile vorreste attualmente confrontarvi. Si avverte l’espressione di un rammarico di facciata, misto a richieste di clientelismo di genere e di classe. In ogni caso, se pace fra i generi (o almeno armistizio) ci sarà non avverrà solo alle vostre condizioni, eh no, troppo italianamente facile! Troppo berlusconiano. Sei figlia della tua epoca, ricordalo, non di idee universali che, francamente, non sono per nulla chiare poiché non hai avuto maestre in tal senso, se non negli esiti materiali a cui implicitamente le tue elucubrazioni di rivolgono. Diversamente, competitività e dissociazione sono le parole del nostro tempo. Mostra il tuo coraggio e la tua onestà intellettuale (se la possiedi) allora, nel non chiedere (né sollecitare) all’uomo quello che tu stessa non gli daresti mai, e cioè il rischio affettivo. Non millantare consigli, se non per te stessa e per il tuo gruppo sociale o etnico. Sei quindi una romantica classista con un linguaggio postmoderno? Cara, se è così hai proprio sbagliato fermata. Intanto, Allah vi incalza; con le sue donne. Cultura di cui voi non fate e non farete mai parte.
P.s. – ma sei mai stata fuori dall’Italia? Hai mai incontrato donne emancipate?
Con scetticismo. Leo
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È una supercazzola vero?
Comunque, a parte, la lunghezza del commento, grazie perché mi hai fatto sorridere. Ed essere molto grata per quello che ho (poi il mio compagno potrà dirti come si sente in proposito).
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