- 24 febbraio 2008
- Cose personali
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Tag:emozioni, Esperienze, pensieri, riflessioni, sentimenti, vita
Il senso della fuga
24 febbraio 2008 Postato Da Niki
Sono una che scappa. Ho bisogno spesso di fuggire, di lasciarmi alle spalle per qualche giorno cose e persone. Questo si traduce nel comprare biglietti: di aereo, di treno, non ha importanza. L’importante è staccarmi da una situazione in cui annaspo e ritrovarmi tra visi che non conosco, meglio se non parlano la mia lingua, e luoghi non abituali.
Adoro gli aeroporti. Adoro l’energia che emanano, il movimento, le espressioni delle persone, gli esempi di varia umanità, le situazioni che prendono vita di fronte ai miei occhi. Adoro la luce fredda ad ogni ora e le grandi vetrate da cui lo sguardo spazia. Adoro il senso di precarietà, tutti sono di passaggio in un aeroporto, nessuno è lì per fermarsi. Forse riconosco la mia vita in questo e trovo confortante sapere che tutto quanto lì accade è in continua evoluzione e mai uguale a se stesso. Basta scegliere una destinazione, una qualunque per cominciare tutto daccapo.
Parto quando sono infelice, parto quando sono confusa, quando non trovo altro modo per ricordarmi chi sono e cosa voglio. Quando ho bisogno di difendermi e di raccogliere le forze. E’ così da quando ero bambina. C’è stato un lungo periodo della mia vita in cui non mi è stato possibile viaggiare. Per anni, notte dopo notte, ho sognato di prendere aerei da cui vedevo New York dall’alto o l’oceano sotto di me. Sono sogni che non mi hanno mai abbandonato, neppure dopo, che tanti aerei li ho presi davvero.
Mi basta prendere un treno. Una città diversa dalla mia, strade nuove da percorrere con passo deciso, anche il sole così sembra differente. Mi piace perdermi, sedere a un tavolino e ascoltare suoni e rumori, sbirciare i passanti, fare schizzi dei disegni che farò. Mi piace mescolarmi alla gente e parlare con le persone, dire loro: io non sono di qui. Mi vedo seduta su dei gradini, con le gambe distese al sole, tra i turisti.
Può sembrare poco onorevole questo desiderio di fuga, una specie di rigurgito dell’infanzia nel voler scansare le mie responsabilità. Non è così. E’ invece una sorta di meditazione allargata che coinvolge anche lo spazio geografico. Parto per tornare. Parto per riguadagnare la giusta prospettiva, per tenere il mondo di nuovo a distanza di sicurezza, per esserci ancora.
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9 Responses to “Il senso della fuga”
“Parto quando sono infelice, parto quando sono confusa, quando non trovo altro modo per ricordarmi chi sono e cosa voglio.”
Succede anche a me. Mai fatto con gli aerei, ma coi treni si. E i bus. In viaggio ritrovo me stessa. Penso. Respiro.
“Meditare” chiusa in casa mi soffoca. In movimento mi libera.
Il viaggio e anche camminare ore e ore in città, a passo spedito. E poi fermarmi. Guardare. Parlare. Sedermi. Perdermi per un giorno. Per ritrovarmi.
6 am, mattina brumosa, sms dal traghetto: “Non è una fuga. Ma ho bisogno di andare.”
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[...] 24, 2008 Il senso della fuga Pubblicato da B. Archiviato in Riflessi di me. In uno specchio [...]
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Lo trovo un bellissimo modo di sognare ad occhi aperti, di ritrovare se stessi in mezzo al mondo, di guardare la vita da un’ altra angolazione.
Nella fuga dalla routine che ci confonde, ci fa soffrie, non ci trovo nulla di poco onorevole.
Mi sembra anzi sintomo di vitalità e voglia di vivere.
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E’ solo un perdersi per poi ritrovarsi! Bellissima sensazione!
Ciao stefi
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Sono rimasta colpita……io provo la stessa sensazione e spesso viaggio per i motivi che hai descritto ! Ho 40 anni e un figlio….nonostante la mia vita sia piena, spesso sento un grande vuoto, e allora via con l’acquisto di biglietti….ti chiedo se è possibile copiare il tuo post, per metterlo nel mio blog…
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Francesca, nessun problema. Metti però i credits e il link al mio.
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OK! GRAZIE MILLE!
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..lo faccio continuamente…sparisco a periodi più o meno lunghi, non sempre compresi dagli altri. non riesco a stare in un solo posto, con le stesse persone.devo andare via.o comunque interpreto tale “fuga”come bisogno di stare con me. mi da equilibrio. lo stare sempre con qualcuno mi trasmette sensazione di paura di rimanere soli, del voler autoconvincersi di avere una moltitudine intorno. ed io la paura non ce l’ho. anzi. come da film(Paz), “meno male che ci sono già io che sono una moltitudine”…
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“Ho bisogno spesso di fuggire, di lasciarmi alle spalle per qualche giorno cose e persone.
L’importante è staccarmi da una situazione in cui annaspo e ritrovarmi tra visi che non conosco, meglio se non parlano la mia lingua, e luoghi non abituali”
Una mia fotografia degl’ultimi 4 anni!!!!
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