Emozioni romane

Non scatto fotografie solitamente, non mi piace. Ho notato però che ho la tendenza a seminare ricordi.

Me ne sono resa conto l’altra sera: abbandono piccole cose dei momenti felici sul fondo di borse, tasche, tra le pagine dei libri. Sono biglietti di musei, dépliant, sassolini, carte di caramelle, foglie e fiori. Poi me ne dimentico; loro, questi oggetti così normalmente banali, saltano fuori dopo mesi, da una stagione all’altra, conducendomi in un viaggio a ritroso nel tempo, direttamente là dove sono stata felice. O infelice, a volte.

Roma è sinonimo di felicità. Lo è sempre stata. Oggi, che ne sono appena tornata, ancora di più. E’ la gioia della sua luce alle sette di mattina, del cielo blu cobalto, del sole che filtra tra i muri e li dipinge di color oro rosso. Della pioggia.
Ho sempre ritenuto che con la pioggia diventasse brutta e tetra. Non è così, ho avuto modo di constatarlo i giorni scorsi. Nemmeno gli acquazzoni repentini, l’acqua sottile, le nuvole che coprono il cielo all’improvviso arrivando da nord, quasi fosse in riva a un oceano questa città, riescono a spegnerne i colori.
Firenze, Venezia con il grigio diventano grigie anche loro, Roma si stempera in tonalità pastello che tornano a risplendere al primo raggio. Allora ogni goccia d’acqua funziona come uno specchio minuscolo che riflette la luce mille e mille volte; i marmi rilucono, i sanpietrini rispecchiano, l’aria diventa trasparente.

Roma va “camminata”. Niente autobus nè metro,  solo passi. E’ l’unico modo per coglierne l’essenza e per non distrarsi.
Bisogna perdersi, affidarsi al senso dell’orientamento, chiedere indicazioni per poi tornare sulla giusta strada, che a Roma non c’è, perché ogni angolo è un tesoro nascosto che colpisce l’occhio. E ogni tanto bisogna ricordarsi di guardare in alto verso i tetti: spesso le meraviglie stanno lassù.

Non che per me sia facile tutto questo. Ho l’abitudine di camminare veloce, ho ritmi serrati nella vita di tutti i giorni, tante cose da fare, spesso tutte insieme. Roma è stata una sorta di esercizio zen, un elogio al ritmo disteso, un riappropriarmi di una lentezza senza contropartite che non mi è più abituale. Ho dovuto reimparare il gusto di perdere tempo senza sensi di colpa. E insieme a questo il gusto per l’ascolto; camminare assaporando il suono delle parole di chi mi stava accanto, preferendo per una volta il mio silenzio. E su tutto le voci della città.

Mi ha riempieta di regali in tre giorni, è stata generosa. Mi ha donato persone meravigliose, storie da raccontare, momenti di felicità pura, mi ha colmato gli occhi di stupore, immersa in prati di margherite, fatto respirare la calma della notte, sentire muri antichi sotto le dita, ma, sopra ogni altra cosa, mi ha restituita a me stessa. Anche a questo serve seminare ricordi.



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Postato Da Niki

    4 Responses to “Emozioni romane”

  1. miha28 scrive:

    super

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  2. odiamore scrive:

    A parte l’elogio di Roma, che condivido intimamente, da qualche anno ho preso l’abitudine di attaccare alcuni dei ricordi seminati su un pannello di sughero in cucina (mmm, davanti all’angolo cottura, per essere esatti), ed è bellissimo vedere che mese dopo mese tra biglietti del tram, di musei, card di ristoranti e sottobicchieri la mia vita si dipana proprio davanti a me, mentre aspetto che la pasta si cuocia :)

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  3. lilisa22 scrive:

    Abito a Roma e devo dire che non avresti potuto descriverla meglio!!! Ho una scatola piena di foglietti, biglietti di musei e di autobus, ogni tanto la apro e faccio un tuffo nel passato riprovando le stesse emozioni!!

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  4. annamatte scrive:

    Hai colto l’essenza di Roma. E di quanto la pioggia sappia esaltarne forme e colori. Anche per me, quando mi ha scelta per viverci, è stato così.

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