Episodio I

Leggo sul blog di A. Gilioli Piovono rane di una polemica riguardante una vicenda interna all’Espresso, testata sulla quale Gilioli scrive. In pochissime parole: un giornalista sul suo spazio blog della rivista ha manifestato una opinione poco lusinghiera verso una copertina della stessa, suscitando una certa reazione – zebedei giranti – allo stesso Gilioli, a chi si è occupato dell’inchiesta a cui la copertina si riferiva e al Direttore. Risultato: blog chiuso e giornalista dimesso.

Episodio II

Nella comunità di booksharing aNobii, subito dopo, leggo di un’altra polemica, generata da un iscritto con la sua opinione espressa contro l’intera categoria dei giornalisti. Un appartenente a questa categoria minaccia denunce, esposti, interventi del magistrato e chiusura dell’intero sito, inviando mail sullo stesso tono anche alla sottoscritta in quanto creatrice del gruppo di discussione in cui il tutto è avvenuto, qui e qui.

A prima vista, le due vicende hanno poco a che vedere l’una con l’altra. In realtà, in entrambe c’entrano il web e il modo di concepire la libertà di espressione nei suoi spazi: blog, gruppi di discussione, forum o altro. Io ne ho tratto alcune conclusioni.

Primo: il giornalismo in Italia ha grossi problemi ad armonizzarsi con i nuovi spazi comunicativi: vorrebbe, forse non vorrebbe ma fa finta di sì. Ha l’atteggiamento tipico di chi vuol tenere il piede in due scarpe, i giornalisti appartengono a una testata con una precisa linea editoriale e quindi sono legati a questa linea. Ma sono anche blogger, quindi figure che dovrebbero esprimere in maniera libera le proprie opinioni anche qualora queste si discostino dalla suddetta linea editoriale. Qualcuno che conosco direbbe: un bell’esempio di paraculismo. Come scrive Roldano De Persio in uno dei commenti all’articolo di A. Gilioli “Dire blogger non significa = pagina di un giornale, altrimenti non abbiamo capito nulla di cosa è un blog. (…) E che blog sarebbe se deve essere sottoposto al vaglio del direttore? Se questi sono i blog dei giornali ne possiamo fare tranquillamente a meno”.

Secondo: il giornalismo è malato di protagonismo incentrato su un esagerato ego di categoria.
Nulla di nuovo forse; nessuna meraviglia se la percezione che se ne ha all’esterno è quella di una casta, di una corporazione arroccata su posizioni di previlegio che non vuole abbandonare. Sarà una coincidenza che secondo Freedom house l’Italia è al 61mo posto per libertà di stampa (dati per il 2007)?
Ulteriore prova che il nostro paese è una anomalia in Europa, anche in questo settore, è l’esistenza dell’ordine professionale dei giornalisti (tra gli altri); o ancora il tentativo, per fortuna fallito, di far emanare una legge liberticida come la Levi-Prodi nello scorso autunno.

Terzo: il marketing in rete funziona. Nulla di meglio per far parlare di sé (bene o male non importa, basta che se ne parli) di una bella bagarre sul nulla assoluto.

___________________

Una piccola nota. Ieri sera mi è stato fatto l’appunto di avercela con i giornalisti. Non è così. Ovviamente tanti sono molto bravi, alcuni li ammiro proprio. Lo stesso A. Gilioli mi piace, lo seguo ogni giorno sul suo blog e non per niente è inserito nel mio blog roll qui accanto.
La mia era una riflessione del tutto personale su due episodi “di rete” di cui sono venuta a conoscenza quasi contemporaneamente. Non ho potuto fare a meno di notare una certa difficoltà del giornalismo italiano (o della stampa italiana, o dei mezzi di comunicazione di massa tradizionali in Italia) di relazionarsi con il web e con chi ci abita. Vorrei ci fosse più coraggio e una maggiore predisposizione al dialogo, perché, lo dico chiaramente, quel 61mo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa mi disturba alquanto. Un modo per risalire potrebbe essere proprio quello di una più ampia apertura grazie ai mezzi che internet mette a disposizione di tutti, anche dei giornalisti. I blog, certo, gli spazi di discussione anche.
L’atteggiamento del “lei non sa chi sono io”, il trincerarsi dietro a un ruolo che in certi luoghi virtuali viene per forza annullato – mi riferisco al secondo episodio di cui ho raccontato – credo sia controproducente soprattutto per chi svolge la professione di giornalista. Ecco perché mi auguro che si giunga all’eliminazione dell’ordine: i più bravi, i più preparati, i più autorevoli, i più coraggiosi avranno modo di emergere e di far sentire la loro voce al di fuori del coro. Al di là di ogni corporazione.
Idealista? Forse. Sono cosciente che non viviamo in un mondo perfetto, ma ritengo che a volerci provare magari un giorno riusciremo a vivere in un mondo almeno decente.



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Postato Da Niki

    9 Responses to “Chi dice cosa e dove (una riflessione su giornalismo e giornalisti sul web)”

  1. Gianni scrive:

    Mah. L’Italia è un paese arretrato. Il fatto che si possa “offendere” una categoria e che questo possa da qualcuno essere considerato addirittura reato è realmente incomprensibile.

    La legge italiana sulla diffamazione è tendenzialmente illiberale, e liberticida, come ha scritto per anni su Prima Comunicazione Oreste Flamminii Minuto, e i giornalisti dovrebbero essere i primi a combatterla.

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  2. metakappa scrive:

    Com’e’ andata a finire poi con la Levi Prodi ? adesso vado ad informarmi. Su internet, naturalmente

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  3. Fac scrive:

    Il giornalista può benissimo prendere una linea editoriale differente da quella del suo giornale.
    Certo è che “sputtanare” la copertina del giornale in cui si lavora quando sta uscendo è controproducente.
    Compreresti un giornale in cui un giornalista che ci lavora non è d’accordo con la copertina??
    Se non ci credono loro che sono i primi…

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  4. nikicustardinpie scrive:

    Il fatto e’ che per me non e’ sputtanare: e’ dire come la si pensa. Forse l’unico errore e’ stata la scelta del termine.
    Io un giornale cosi’ lo comprerei pure piu’ volentieri perche’ sarebbe un segnale di liberta’, anche all’interno della stessa testata, e un arricchimento per chi legge.

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  5. dating4uitalia scrive:

    @nikicustardinpie Grazie dell’eccitante citazione :-)

    @Fac un giornale non è un’automobile. Sarebbe grave che un concessionario dicesse che le automobili che vende sono scadenti (anche se sarebbe però onesto); altro discorso è invece un giornale dove il prodotto è corale. Il vero padrone di una testata giornalistica, la linea editoriale di un quotidiano dovrebbe essere la verità non gli interessi di qualcuno o meglio dei soliti noti.

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  6. remo scrive:

    sono un giornalista, sono uno scrittore, collaboro con un paio di case editrici leggendo o segnalando manoscritti.
    allora, sulla libertà di stampa e sulla casta.
    la situazione italiana non è bella e non può essere bella, e vi spiego perché: perché se voi scrivete una virgola che non va a questo o a quel potente vi beccate una querela grande come una casa. io, scusate l’immodestia, sono un collezionista di querele (se qualcuno passa da bergamo, il 14 maggio alle ore 10, gli offro un caffè, aspettando la prima udienza).
    poi, ci sono giornali e giornali.
    il grande giornale con redattori pagati 6mila euro; quello piccolo dove ne prendi 1000.
    e dove magari rischi facilmente il posto per notizie che possono infastidire qualcuno (e di cui nessun lettore saprà mai).
    ma il discorso è lungo.
    certo, i giornalisti tendono a difendersi, così come fan tutte le categorie.
    io dico che è giusto criticare, ma sui giornali, spesso, si giudica in modo frettoloso.
    e vi parlo, ora, della scrittura.
    a volte, questioni di tempo, si debbono scrivere 3mila battute in pochi minuti, di getto. si fa un titolo sempre di getto e si manda in stampa.
    vi dicevo, prima, che leggo manoscritti; questo secondo lavoro mi porta anche a leggere i libri al rallenty: solo così vedo cacofonie, anacoluti, errori.
    ebbene, vi ho detto prima i tempi del giornalismo, che son frenetici e nevrotici.
    per un libro non solo c’è tutto il tempo che si vuole, ma ci sono uno, due, tre editing.
    eppure l’erroraccio scappa (esempio, è appena uscito un libro di un bravo autore, pubblicato da un editore grande; ma è sfuggita una particella pronominale sbagliata, un dirgli, anziché un dirle, riferito a una donna; e c’è un libro, premiato, con un congiuntivo sbagliato; e ne ho qualche altro, di esempio, se volete…).
    senza contare, poi, gli errori che si fanno di… logica.
    e poi guardate, gli errori li fanno tutti: basta essere stanchi e avere la testa altrove che succede.
    ma ho rubato troppo spazio
    buon proseguimento di discussione

    scusate: condivido il primo commento, di Gianni.

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  7. remo scrive:

    ancora una cosa, scusate.
    credo che per capire sia necessario non dico sapere, perché sapere tutto non si può, ma cercare di immedesimarsi.
    anche il giornalista deve cercare immedesimarsi quando scrive di qualcuno: e questo, credetemi, è più importante di un congiuntivo dimenticato
    (del resto, i migliori medici, ho sempre sostenuto, son quelli ch son stati anche malati…).
    difendo il mio lavoro, i mie colleghi certo, quando vanno difesi. quando sbagliano (io dirigo un giornale) chiedo che domandino scusa.
    e succede.
    mi sento libero di scrivere di giornalismo, e qui concludo. tra due anni, anche meno, chiuderò l’esperienza giornalistica per dedicarmi di più all’editoria.
    scusate la seconda intrusione, stavolta ho lasciato traccia del mio blog. sempre disposto a confrontarmi, su libri e giornali.
    buone cose ancora

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  8. darjee scrive:

    Spero di non esagerare e di non uscire troppo OT nel citare il fatto che in italiano non esista un termine corrispondente all’inglese whistleblower, vale a dire il “non connivente” con la società per cui lavora, colui che ne denuncia una scorrettezza, figura tutelata da leggi specifiche: in questo caso una carenza linguistica ci segnala una triste mancanza reale nel nostro Paese, quella di riconoscere l’importanza di una verifica “dal basso” e “dall’interno”.
    Anche per questo mi piace quanto dici, Niki, quando parli nel commento n. 3 di libertà all’interno della stessa testata, è quello che cerco anch’io. Oltre ovviamente alla cancellazione dei diritti di casta…

    ciao Niki, lieto di trovarti anche qui :o )

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  9. nikicustardinpie scrive:

    Ciao darjee anche io lieta di vederti e grazie :)
    E grazie a tutti per i vostri contributi :)

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