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agosto, 2008

Mi fanno paura

Dal blog di Marco Camisani Calzolari:

 

Mi fanno paura perché parlano di quello che non conoscono.

Mi fanno paura perché dicono di voler controllare i contenuti di quanto viene pubblicato o caricato in rete e questo è inconcepibile, anzi concepibilissimo per qualcuno evidentemente, ma inaccettabile per me. E’ pericolossissimo essere governati da chi si arroga anche il diritto di decidere che cosa e come i cittadini possano leggere o vedere; oggi è YouTube per mere ragioni economiche, domani potrebbe essere qualunque altro organo di informazione.

Mi fanno paura perché parlano sempre di servizi a pagamento, quasi che la libertà di espressione e di informazione sia merce in vendita soggetta alle leggi di mercato. Come anche la cultura, un tot al chilo.  Se hai soldi abbastanza da poterti permettere di pagare abbonamenti e servizi vari, meglio per te, sennò stai senza, è così che va il mondo.

Mi fanno paura perché quando parlano c’è che li ascolta. Sono quelli che non sanno cosa sia internet, che credono sia il male: il posto dove stanno i pedofili, dove circolano i filmati hard girati nelle scuole, dove ci sono i pirati informatici che rubano soldi; sono quelli che in buona fede ritengono sia giusto limitare internet perché con internet si diventa stupidi ed è pericoloso, succede di tutto lì; sono quelli per i quali pluralità significa poter decidere tra L’isola dei famosi, il culo delle veline e le esternazioni di Emilio Fede.

Mi fanno paura perché sembrano esagerati e non lo sono. Ho la convinzione che a più di qualcuno piacerebbe replicare la notte di Bolzaneto e magari ritornare ad un’Italia in cui chi sparava sulla folla che protestava per fame e lavoro prendeva medaglie.

Mi fanno paura perché il capo del governo in carica è di fatto capo anche di tre canali televisivi, di case editrici, di organi di stampa e tanti dei parlamentari della maggioranza lavorano anche in questi network.
Mi hanno detto che durante i colpi di stato si sono sempre occupate, per prime, radio e televisione…

Donne che amano (riamate) uomini più giovani

Questo è uno di quei post che mandano all’aria il mio labile ordine mentale per quanto concerne le cose da scrivere qui. Da giorni avevo in mente tutt’altro, ma poi, come capita spesso e volentieri, ho sbattuto contro l’ennesima coincidenza che coincide troppo e mi sono persa nei ragionamenti. Non ero nemmeno sicurissima di volerlo rendere pubblico perché, nonostante sia successo altre volte che abbia parlato di sentimenti e di relazioni tra uomini e donne, mi sono sempre tenuta a distanza dal troppo personale, non avendo a suo tempo aperto questo blog per raccontare i fatti miei.

Al ritorno dal mio viaggio scozzese ho iniziato a leggere un paio di libri molto gustosi di un autore che amo molto, Alexander McCall Smith. La protagonista è una filosofa quarantenne, saggia, razionale, sempre molto responsabile, un po’ fuori dal mondo, che si trova perennemente a fare i conti con mille dubbi e innamorata di un ventottenne. Sono molto affezionata a questo personaggio, mi fa molta simpatia, mi ci riconosco nel temperamento, ma soprattutto abbiamo in comune il fatto di essere innamorate di un uomo più giovane, guarda caso.

Anche io mi sono tormentata con dubbi di ogni genere durante i primissimi tempi della nostra storia.
Oltre a riflettere molto su gli undici anni che ci separano,  tendevo a cercare conforto e supporto pensando a coppie come la nostra di cui mi avevano raccontato, o rifacendomi a coppie letterarie (i vip del cinema proprio non li ho mai considerati, nonostante ci sia sempre qualcuno che tira in ballo Golino e Scamarcio). Una su tutte: Agatha Christie e il suo secondo marito Max Mallowan. Si incontrarono durante un viaggio in oriente, lui ventisei anni e lei quaranta, e non si lasciarono più. Certo, parlando del marito Agatha Christie ebbe a dire che “un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più diventa vecchia, più sarà interessante per lui”, ma ritengo che tutto sommato non sia fondamentale avere un compagno che si occupa di ruderi per essere considerate attraenti da un uomo più giovane.

Facendo una normale ricerca con il solito Google, ho scoperto che è un argomento di cui si parla, specialmente nei forum di “cose femminili”. Non sono sicura che sia una cosa del tutto positiva però. Ho sempre pensato che della normalità si discute poco, non c’è bisogno di aggiungere molto a quello che che culturalmente acquisito. Una coppia dove lui abbia qualche anno in meno è ancora argomento da articoli su riviste varie, online e non, cosa che non succede mai nel caso contrario, ossia quando è lui ad essere più maturo. In tempi non sospetti, quasi un anno fa, quando non consideravo i baldi trentenni con particolare trasporto – mi era capitato di leggere un bell’articolo su DWeb. Molto ironico, per fortuna, ma non privo di fondatezza.

E’ vero, le cose intorno stanno cambiando velocemente; ed è sacrosanto quanto scritto da Maria Daniela Raineri: “Davvero le donne scelgono compagni più giovani perché, come scrivono i giornali, sono diventate belle, ricche e di successo? Perfettamente in grado di badare a loro stesse e perciò non più alla ricerca di uomini che debbano provvedere economicamente per loro? Davvero gli uffici, i bar, i centri commerciali pullulano di signore come Madonna e Susan Sarandon che, circondate da un’aura di benessere, hanno scelto come compagno di vita non già un magnate ricchissimo ma irrecuperabilmente offeso dal tempo, bensì un ragazzo giovane, bello, sano, sessualmente vivace? Le cerchi, queste donne sfavillanti. Ne trovi poche. Tra le tue conoscenze intime e di vecchia data, praticamente nessuna. Ti imbatti invece in quarantenni scombinate e simpatiche, piene di progetti strampalati, che devono ancora fare i conti per arrivare a fine mese, bevono troppo alle cene aziendali e si svegliano tardi la domenica. E inizi a pensare che forse il successo e il potere, in molti casi, c’entrano poco o niente. Che forse la questione è più semplice e banale. Tu e molte altre, quando vi siete tuffate tra le braccia del vostro amato, non avete proprio fatto caso a quei cinque, dieci, dodici anni di differenza. Vi siete scordate degli anni che passano.”

E in effetti, non ci pensavo all’età mentre mi stavo innamorando di lui. E’ successo e basta. Ci siamo trovati, come due persone adulte, come succede ogni secondo tra persone adulte in ogni parte del mondo. Per me è semplicemente perfetto. E alla fine aveva ragione mio figlio, diciottenne molto assennato: ti piace? Tu piaci a lui? E allora che t’importa dell’età.

Vacanze, vacanze!

Perché le donne tendenzialmente si fanno problemi a partire per le vacanze da sole?

Me lo sono sempre chiesta e naturalmente ancora di più in questi ultimi tempi, considerato il periodo. Mi ha sempre meravigliato un po’ questo fatto. Mi è capitato spesso e mi capita di sentire di donne capaci, indipendenti, realizzate, vivaci, che rinunciano a partire, pur amando viaggiare, solo perché sole, dove il sole in questo caso sta per: con mariti, compagni, fidanzati non disponibili ad accompagnarle per motivi vari ed eventuali.

Sono sempre stata portata a credere che per queste donne fosse per lo più una specie di costrizione o una scelta non personale quella di rimanere a casa o di seguire sempre pedissequamente i loro uomini. Un adattarsi sbuffando o soffrendoci anche (perché io ci ho sempre sofferto molto).  Riflettendoci però, mi sono resa conto che spesso non è così: preferiscono proprio non andare  se non con un accompagnatore maschio e adulto. Rimane fermo il fatto che per molti uomini – non tutti per fortuna, sicuramente nemmeno la maggioranza, stamattina mi sento ottimista – scendere a compromessi sulle vacanze risulta essere impresa quasi impossibile. Il classico “una settimana là e una settimana qua” è improponibile. E non mi si venga a dire che anche tanti uomini devono adattarsi, è vero questo, ma sinceramente non mi è mai successo di sentirlo rimarcare spesso.

Io parto da sola generalmente, o al massimo con mio figlio, specialmente quando era più piccolo. L’ho sempre fatto, fin dalla fine del mio matrimonio, e non mi è mai pesato. Non ho mai considerato un problema non avere compagni di viaggio o il mio fidanzato con me. Tutt’altro. Ci sono stati dei momenti della mia vita in cui allontanarmi è stata una vera esigenza fisica e psicologica, altri in cui sono partita per il puro piacere di andare per poi tornare. Di vedere, di scoprire, di prendermi dei giorni solo per me soltanto. Di fare le cose “da sola”. Per me è importante esserne in grado. Viaggiare è un bel modo per imparare a cavarsela e per non essere psicologicamente dipendenti da un altro essere umano, cosa che mi spaventa molto.

Sono tornata a farlo spesso quest’anno, nonostante alcune svolte inaspettate e importanti della mia vita e tutte le distrazioni che ne sono derivate. Allontanarsi, staccare anche solo per qualche giorno per me è fondamentale ma,  a prescindere dalle esigenze dello spirito, viaggiare è qualcosa che mi piace veramente fare.

Allora, secondo me non c’è nulla di più energetico che preparare una valigia e andare: da sola, con le amiche, con i figli piccoli. Per me è stata la Scozia qualche giorno fa: un giro meraviglioso delle Highlands, una cosa tra donne, chilometri e pensieri condivisi, risate, confidenze. Ho preso un aereo da sola e sono andata nonostante il mio compagno non fosse con me, proprio perché non poteva essere con me. Non una ripicca, non sono tipo, ma il modo per condividere una esperienza al ritorno.

Certo, sarebbe stato meraviglioso e perfetto farlo con lui, per la prima volta nella mia vita avrei veramente voluto il mio uomo accanto, perché anche il piacere di partire andrebbe sempre condiviso in una coppia; così come il piacere di scoprire posti nuovi, vicini o lontani, o di fare nuove esperienze, di crescere insieme anche in questo senso. Ma quando questo non è possibile? Perché dover rinunciare? Non c’è stato un solo momento in cui non abbia desiderato di averlo fisicamente vicino, mi è mancato tantissimo, ma serei stata più felice se fossi rimasta a casa ad aspettarlo? Decisamente no.

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