Di politica (un altro sfogo)

In questi ultimi giorni mi sono scoperta più confusa del solito: non so se essere nauseata, preoccupata, arrabbiata o dichiararmi sconfitta. Le cose vanno sempre peggio e non mi riferisco all’attuale situazione economica, per la quale non si ride di certo. Tutti i timori, tutti i presagi negativi che avevo avuto qualche mese fa si stanno avverando un giorno alla volta, dandomi la sensazione di una caduta libera nel vuoto.

Non è solo la vittoria di una parte politica, è la vittoria di una certa politica e di una certa visione della cosa pubblica che rendono di fatto questo paese territorio privato di caccia e conquista di pochi, sulle spalle e alla faccia dei molti. E’ la vittoria della volgarità, dell’ignoranza, del coattismo istituzionale, della furbizia come valore primo, del pugno sbattuto sul tavolo. Di una concezione talmente ingiusta e arrogante del governare che non posso rimanere indifferente. Da qui la rabbia e la nausea.

Alessandro Gilioli nel suo ultimo articolo in Piovono Rane ha riassunto con estrema lucidità il concetto: “In fondo è lì, tra l’Hollywood e l’Eleven, che si ritrova il cascame del neoliberismo lombardo, quello che di giorno specula e di notte pippa, quello che ha sempre visto come nemici da abbattere lo Stato, le leggi, le regole, il modello 740 e i divieti di sosta”.
E ancora la fiducia della Camera sul decreto Gelmini. Per la prima volta nella storia di questa repubblica viene posta la fiducia su un decreto che riguarda l’istruzione pubblica (o quella che dovrebbe essere pubblica), senza un dibattito ampio e articolato tra le parti.
Il clima di intolleranza, il legittimare e plaudire azioni di forza che non fanno di questo Paese un posto più sicuro, ma solo più incivile.
L’abbruttimento causato dalle negazione della Cultura, nel suo significato più ampio.

Non si vive bene in un paese così. E non è questione di destra o sinistra. Questa non è neppure destra, di cui non condivido le idee nè i valori, ma che rispetto. Questo è un marasma becero e forcaiolo, che si ispira a un egoismo becero e forcaiolo, alle scenette da varietà, che fa della Politica, nazionale e internazionale,  una barzelletta da caserma e della Giustizia materia da libri di fantascienza. E dall’altro lato il nulla assoluto.

Ecco la grande delusione: non esiste una opposizione vera, una controparte solida. Come ho già avuto modo di scrivere, tanti italiani non hanno più nemmeno gli occhi per piangere e la sinistra se la passa tra salotti, attici, party vip. Da che parte devono mettersi quelli che non arrivano a fine mese?



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Postato Da Niki

    3 Responses to “Di politica (un altro sfogo)”

  1. guccia scrive:

    Noi dopo il congresso di rifondazione che ha messo in minoranza una dirigenza che ha fatto davvero troppi sbagli e dopo la ventata di fiducia portata dalla partecipazione di massa alla manifestazione dell’11 settembre, come al solito, come dai miei quattordici anni, proviamo a rimboccarci le maniche e, soprattutto, a crederci ancora.
    Sono comunista e non mi vergogno a dirlo ma, come dici tu, questa non è più una lotta politica, è una lotta di civiltà.
    E la cultura è la nostra prima rivoluzione.

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  2. guccia scrive:

    *11 ottobre (scusa)

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