- 18 ottobre 2008
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Tag:blog, blogging, diario, discussioni, friendfeed, leggere, lettura, Libri e letture, rete, scrittura, scrivere, social media, Twitter
La fatica di scrivere
18 ottobre 2008 Postato Da Niki
In questi ultimi giorni, in diversi luoghi del web che frequento, ho seguito discussioni su come (forse) i vari social media stiano minando la scrittura sui blog. Se ne è parlato qui e qui, ad esempio. Non so se questo sia vero. Forse si scrive in modo diverso, forse si scrive di meno per scrivere in maniera più attenta, come se si seguisse una sorta di selezione naturale, o, più semplicemente, forse prima si scriveva troppo. Questione di corsi e ricorsi, probabilmente.
Anche io scrivo molto meno rispetto a qualche mese fa. Scrivo con meno frequenza in questo spazio, scrivo poco anche nei gruppi di discussione, dove ho sempre partecipato a conversazioni fiume su argomenti vari, e questo non per mancanza di idee. Ci sarebbe così tanto da dire, ho in coda abbozzati diversi post, mi piacerebbe avviare riflessioni sui temi più disparati, ma pare che per me scrivere sia diventato all’improvviso più difficoltoso del solito.
Con la parola scritta ho un rapporto meraviglioso ma molto sui generis. Se per me leggere è un’attività del tutto spontanea, ho cominciato a cinque anni per non smettere più, scrivere per altri oltre che per me stessa mi richiede concentrazione massima, applicazione e una certa disciplina. Non riesco a farlo al volo(*), ho bisogno di buttare giù idee per poi riordinarle, di riflettere, di ricercare. Soprattutto ho bisogno di divertirmi, mi deve dare gioia. Non scrivo per mestiere, scrivo per piacere.
E’ normale quindi che quando non ne ho voglia, non scrivo. E non perché magari preferisco i 140 caratteri di Twitter, o prendere parte alle discussioni sulle piattaforme social. Anzi, ho notato come tanti spunti per raccontare la mia visione delle cose – e in fondo il Diario è nato proprio per questa ragione – li ricavi proprio dai thread “social”, dove non solo le persone si mescolano, ma le idee prendono forma e ne contaminano altre.
Insomma, è un periodo un po’ così, non sempre me la sento. Le energie che di solito spendo nella scrittura ho bisogno di impiegarle altrove, sto cercando di risolvere diverse cose con me stessa.
Un lato positivo in tutto questo però c’è: sono tornata a leggere molto. Ho ripreso a macinare libri su libri, ad aggiungerne sempre dei nuovi alle mie liste dei desiderati e a ricercarne dei diversi, perché per me i libri sono sempre stati delle ancore di salvezza.
Mi sto rendendo conto, tuttavia, proprio adesso mentre lo sto scrivendo, di come anche le motivazioni che mi spingono a cercare certi libri invece di altri siano cambiate da quando ho questo blog. Il piacere di scrivere, anche se con meno frequenza e in maniera del tutto discontinua, libera e svincolata da qualsiasi forma di costrizione, mi fa volere di saperne sempre di più.
Le due attività, leggere e scrivere, due tra quelle che mi danno più gioia in assoluto, si sono strettamente intrecciate tanto da essere diventate imprescindibili l’una dall’altra. Non ho ben chiaro, però, se questo sia un bene o meno.
(*) Per i miei pensieri al volo, quelli veloci che qui non avrebbero la loro giusta collocazione, ho aperto quest’altro diario.
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12 Responses to “La fatica di scrivere”
Penso che una delle prima cose che si fermano quando ci sono “problemi da risolvere nella vita” sia proprio la scrittura.
Mi è accaduto e continua ad accadere.
A volte il blog è un modo per mettere su “carta” il proprio stream of consciousness (m’è sempre piaciuta questa espressione inglese, non mi piace tradurla
), altre volte, in quanto pubblico, è il luogo meno adatto dove mettere in luce le proprie vulnerabilità…
Dai tempo al tempo e priorità a ciò su cui ritieni più importante riversare le tue energie…
ciao
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E’ vero… scrivere deve essere un piacere…ci sono giorni che saresti capace di fare un post per ogni cosa che pensi, tanto che quando hai finito di pensarla, pensi: peccato che me la scorderò!
Diffffficile da spiegare!!!!
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Sì, in effetti è proprio così Hoshimem. Scrivo molto nella mia testa, prendo appunti, ma poi tutto è talmente difficile che lascio perdere per lo più. Non sai quante volte negli ultimi tempi ho aperto finestre di commento a blog, discussioni, ecc. per poi richiuderle. E ne avrei da dire… solo non riesco. Aspetto che passi e intanto leggo
Nelson, sempre un piacere!
E hai perfettamente ragione: proprio per evitare di dimenticare le idee ho sempre una moleskine in borsa. La cosa triste è che ultimamente non l’ho aperta per niente…
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Ciao,
non sono d’accordo quando si scinde la “blogosfera” dagli altri social network, perché anch’essa è un gigantesco social network. Parte della rete stessa è un social network. Sono tutte forme diverse della stessa cosa: “La Comunicazione”.
Evito di farmi prendere da queste manie, personalmente le considero così. Quali manie? Quella di dover mettere per iscritto sul blog qualsiasi cosa che mi viene in mente.
Penso che prima di tutto si deve avere voglia di scrivere, la vogliamo chiamare “ispirazione” !? Non mi piace scindere il blogging dal microblogging, per me fanno parte tutte della stessa cosa: “Il piacere di scrivere”. Così le metto tutte nello stesso posto.
Quello che mi interessa di più è il pensiero. Leggere, scrivere e quant’altro fanno parte della medesima cosa: “arricchire la mia mente”. Anche se poi leggo o scrivo cose non appartengono ad una mente eccelsa. È semplicemente la mia, e null’altro.
(IMHO)
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Per me twitter è un’estensione elettronica di un taccuino fitto fitto di pensieri scritti con calligrafia nervosa (o dei margini dei libri) più la condivisione che – per le forme brevi – è difficile altrimenti.

Anch’io, da quando ho sperimentato queste piattaforme, scrivo meno sul blog, ma è anche una questione di tempo. Comunque twitter, nelle lunghe ore di studio, fa tanta compagnia
Ad anobii non rinuncerei mai – con più facilità chiuderei il blog – grazie ai suoi preparatissimi utenti mi aiuta ad “orientarmi” in libreria, a tenere memoria dei libri più belli che mi passano fra le mani.
Ma soprattutto non rinuncerei mai a leggere e scrivere, in qualsiasi forma
Che piacere averti sentita “cinguettare”, sei un mondo affascinate tutto da scoprire
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Maurizio, io tendo a pensarla come te, anche se con dei distinguo che dipendono del tutto da come io mi approccio, non tanto dalla rete in sé. Parlo proprio di livelli di emotività, di tempo a disposizione, di voglia di approfondire un argomento, ecc. Sul resto hai ragione: sempre di comunicazione si tratta.
Guccia grazie
Su aNobii scrivo molto molto meno. Ricordo discussioni memorabili su argomenti anche molto impegnativi: filosofia, etica, diritto, storia, società, rete, ecc. Ora di interventi così non ne faccio quasi più, perché lo trovo particolarmente faticoso. Continuo a seguire le discussioni che ritengo interessanti, anche quelle mi danno continui spunti di pensiero, ma in modo meno assiduo. Devo anche dire che ho ripreso a dormire: la scrittura notturna era principalmente dovuta all’insonnia.
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io banalmente penso che friendfeed e facebook ormai assorbano tutto il tempo prima dedicato alla scrittura. e se vogliamo anche twitter è sempre di più un surrogato del blog.
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Mah, Antonio. Forse sono solo cambiati i luoghi. Per esempio: il fatto che su FriendFeed si possa commentare ha tolto traffico ai blog, probabilmente; il fatto che magari si possa postare e ricevere commenti anche per quello che si scrive su Twitter fa in modo di scrivere meno sul blog, ma non di scrivere meno in assoluto. Facebook lo lascio fuori perché è una cosa un po’ a parte (o no?).
Poi vedo che tanti usano altro: Tumblr, Disqus, ecc.
Allora forse mi viene da pensare che si scrive in maniera diversa, e che anche questo è solo un periodo nell’ordine generale delle cose di rete.
Poi io sono un caso a parte, scrivo se me la sento, se ho voglia di dire cose, se sto bene. In questo periodo lo faccio molto meno anche su Friendfeed e su Twitter.
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Scrivere è un piacere e un impegno. Richiede tempo, lucidità ed energie e succede che ci siano dei momenti nei quali queste cose vengono assorbite in altri ambiti. Ultimamente scrivo per lo più cose “leggere” e se un pensiero è faticoso da plasmare – da farle dire quello che intendevo dire – preferisco lasciarlo in forma di bozza e tornarci più avanti, magari per ricominciare da capo.
Probabilmente, come dici tu, il fatto di potersi raccontare in modo diverso nel social -e di commentarsi direttamente lì – influisce sulla quantità di post pubblicati. Ma per fortuna non sempre bastano 140 caratteri.
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Carissima, anch’io ricordo la niki anobiiana di qualche tempo fa
un po’ e’ vero, il tempo che manca, il momento particolare…
un po’ e’ anche lo strumento che (1) ti toglie il tempo e (2) ti frantuma l’atto stesso dello scrivere, anche se non e’ la stessa cosa
a questo proposito, rispondendo a Mike, io pensato che, almeno per un certo verso, non e’ il contenuto la la relazione
voglio dire in molti casi (non sempre ovviamente) si scrive per instaurare una relazione con l’altro, e non serve che ci sia una vera trasmissione di messaggi razionali, una profonda comprensione, un dialogo con scambi reciproci: basta che ci sia una relazione
ancora prima, mi aveva colpito una banalissima considerazione sugli animali da compagnia (http://www.knowledgeecosystem.com/post/54213969/non-amiano-gli-animali-perche-ascoltano-o):
non amiano gli animali perche’ ascoltano o capiscono, ma semplicemente perche’ sono presenti
per esempio, se non dovessi leggere il tuo buongiorno la mattina presto, mi mancherebbe, anche se non corrisponde ad un dialogo, anche se non ci diciamo (dici) niente, che comunque qualcosa ci dici.
perche’ la relazione c’e’. e 140 caratteri sono piu’ che sufficienti
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Sancla, già per fortuna
Confido che prima o poi, spero presto, riprenderò tutte le mie bozze in attesa, anzi credo proprio che altre se ne aggiungeranno.
Gino, sì condivido quello che dici. Succede proprio quello, si crea una relazione e con certi strumenti questo è più facile che con altri. Anzi, credo che Twitter, solo per citarne uno, sia nata soprattutto con quello scopo. E poi come dice la prima legge sulla comunicazione: è impossibile non comunicare. Ritengo che questo sia valido anche online.
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Scrivere forse per rileggerci l’anima come fosse un’immagine riflessa in uno specchio. La mente è a volte infastidita dai troppi pensieri mentre lo scritto è ormai impresso e non si può cambiare. Si pùò solo rileggerlo.
Ci vuole coraggio, perchè scrivere è mostrare una parte di noi, è la possibilità di essere fraintesi, etichettati per quel che si pensa.
Ma il rischio vale, perchè nello scrivere sincero si liberano emozioni, si accendono luci nuove, si costruiscono ponti e si trova l’armonia con se stessi.
Ciao
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