Italia, Argentina

Una piccola premessa: so già che molti, leggendo questo post, solleveranno l’obiezione che il parallelo con la dittatura militare avuta in Argentina tra gli anni ’70 e ’80 è del tutto fuori luogo. Sono d’accordo anche io, non è mia intenzione farlo qui, non stiamo vivendo in una dittatura. Rimane  da vedere se in Italia ci sia o meno un regime; ci sarebbe da discuterne, anche solo a voler seguire la definizione che il De Mauro dà della parola.
Non si discute invece sulle mie associazioni di idee, che sono libere, incontrollabili e del tutto spontanee. Quindi incontrovertibili.

E’ successo che ieri sera, mentre leggevo online le esternazioni del presidente del Consiglio sul mandare la polizia a sgombrare le scuole e gli atenei per impedire le proteste e le occupazioni di questi ultimi giorni, il mio pensiero è corso al film “La noche de los lápices“. Non ho spontaneamente pensato al ’68, alle proteste studentesche degli anni ’70, a quelle più recenti in Francia. No, ho pensato all’Argentina della dittatura militare e a quel film.

Per chi non lo sapesse, viene chiamata “notte delle matite spezzate” tutta una serie di arresti e sequesti ai danni degli studenti dei licei e degli istituti superiori in Argentina nel 1976 a seguito delle loro proteste per l’abolizione del Boleto Escolar Secundario (BES), una tessera che consentiva agli studenti di ottenere sconti sul prezzo dei libri e dei mezzi pubblici. Quelli erano adolescenti che protestavano in maniera allegra e pacifica contro una norma che ritenevano ingiusta e iniqua, senza immaginare che cosa si sarebbe abbattuto su di loro di lì a poco. Ragazzi di 16, 17, 18 anni fatti caricare dalla polizia, battuti, sequestrati, torturati, uccisi.

Ho visto il film più di un anno fa. Ne sono rimasta sconvolta perché c’era mio figlio.
Penso a lui anche in questo momento, in occupazione nel suo liceo da lunedì scorso, all’idealismo da diciottenne, al suo credere fermamente in una protesta pacifica e sacrosanta e vedo le cariche della polizia, le foto degli agenti con i manganelli contro chi non si può difendere in alcun modo. La Diaz di Genova.

Lo ripeto: non sto dicendo che l’Italia di oggi sia come l’Argentina di allora (di un tempo nemmeno tanto distante da noi, a voler ben guardare: la dittatura è terminata negli anni ’80), ma tanto di quanto detto nelle ultime ore non lascia presagire tempi sereni per il futuro. Sono molto preoccupata.
La mia testa funziona a suo modo, qualcosa è scattato e mi ha fatto andare a cercare quel film, immediatamente, anche ieri.  
Per chi fosse interessato, è tutto su Youtube in spagnolo, ma facilmente comprensibile anche da chi, come me, non lo parla.

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Postato Da Niki

    9 Responses to “Italia, Argentina”

  1. sancla scrive:

    Io ero troppo piccola allora, ma ero là: mio cugino aveva l’età giusta e non siamo più riusciti ad avere sue notizie dopo “la noche”.
    L’associazione è venuta spontanea anche a me ed ho cercato d scacciarla assieme al brivido che mi ha procurato.
    Non siamo in Argentina e non c’è la dittatura, ma non dobbiamo credere che un’affermazione come quella che ha fatto Berlusconi sia normale per una democrazia.

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  2. romaguido scrive:

    Devo dire che anch’io ho pensato all’Argentina, mentre i giornali si rifacevano alla Cina.
    Ma un parallelismo molto più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, è stato quello con il G8 di qualche anno fa a Genova.
    Non aggiungo altro.

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  3. natzuka scrive:

    leggendo ho avuto i brividi…ho solo paura a chiedermi quale possa essere la naturale evoluzione di ciò che sta accadendo…

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  4. Melandroweb scrive:

    triste la storia dell’Argentina

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  5. samantha scrive:

    Ciao, sono una mamma studentesa di Genova, io sono meno ottimista di tuti voi, le raccapricicanti affinità con l’Argentina ci sono e come e Berlusconi si comporta davvero come un dittatore ascolta solo se stesso, ha occupato tutte le istituzioni, i mezi di comunicazione e ogni cosa esista in questo paese. L’unica cosa e lottare pacificamente contro il sistema di questo signore che sta distruggendo una nazione diventando consapevoli che la dittatura c’è, sennò non alzaremo mai la testa e alla fine non avere più diritti non ci sembrerà poi così strano!

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  6. keyr scrive:

    le parole di Cossiga sucitano altrettanta preoccupazione……

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  7. ennyts scrive:

    Forse anche a causa della mia sicura ingoranza rispetto a dittature varie, non posso nascondere che a me è sorto spontaneo un raffronto col Fascismo.
    E’ stato davvero agghiacciante sentire Berlusconi su tutte le tv, mentre parlava esplicitamente di reprimere le occupazioni studentesche: ma altrettanto agghiacciante è stato l’atteggiamneto dispotico con cui l’ha detto, e la sua affermazione finale (trasmessa solo dal tg3, tra l’altro) in risposta all’insinuazione che il suo modo di procedere potesse essere considerato uno stato di polizia: “Lo Stato va protetto, e se non vi va bene ci dovrete fare il callo, perchè per altri quattro anni e mezzo le cose vanno così.”
    Sinceramente, tra il controllo praticmente totale dei mezzi di comunicazione di massa, la polizia nelle città, e la graduale privatizzazione dei servizi pubblici, il confronto con un regime sorge davvero spontaneo.
    Ovviamente non sappiamo come si evolverà la situazione, ma nell’eventualità che peggiori c’è da chiedersi se riusciremo ad accorgercene e a reagire in tempo.

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  8. Niki scrive:

    Ci sono segnali che non lasciano presagire nulla di buono. A proposito ecco un bell’articolo di Massimo Giannini su La Repubblica di ieri http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/partito-democratico-21/politica-disprezzo/politica-disprezzo.html

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  9. ganja scrive:

    c’ho pensato anch’io… e mi è rimasta una brutta sensazione dentro…

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