- 2 novembre 2008
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Tag:30 ottobre, antonio di pietro, Gelmini, manifestazione, Politica, protesta, pubblica istruzione, Repubblica on line, sciopero generale, scuola, scuola pubblica
I giorni dopo la protesta
2 novembre 2008 Postato Da Niki
La mia intenzione era quella di scrivere un post il giorno dopo la manifesazione di Roma.
L’avrei fatto a caldo per raccontare i timori, la preoccupazione per eventuali disordini e cariche della polizia, in fin dei conti c’era anche mio figlio con me e i figli di tanti altri genitori rimasti a casa; l’avrei fatto poi per dire della bellissima esperienza, di una giornata miracolosamente senza pioggia dall’inizio alla fine della manifestazione, dell’entusiasmo, dell’allegria, della volontà forte e limpida di far sentire la propria voce.
Ma soprattutto avrei scritto per parlare della gente, delle centinaia di miglia di persone che si sono riversate nelle strade del centro di Roma, ovunque, un fiume in piena che ha continuato a scorrere per ore e ore, delle manifestazioni autorizzate all’ultimo momento perché troppi erano i partecipanti perché potessero essere contenuti tutti nel percorso ufficiale, delle decine di corriere bloccate sul grande Raccordo Anulare, dei canti, della musica degli studenti, dei lavoratori della scuola, ma anche dei genitori con i passeggini e palloncini colorati.
E’ stata la nostra protesta. Ed è stato un bene che non ne abbia scritto il 31 ottobre ma lo stia facendo oggi, perché già dopo tre giorni il clamore sembra, per la maggior parte, essersi spento. Non dovrebbe essere così. Certo, finiscono le occupazioni, non ci saranno forse più cortei, ma credo sia indispensabile che di scuola e protesta si continui a parlare e non seguire, per una volta, quella curiosa abitudine italiana di accendersi in un attimo e di dimenticare tutto immediatamente dopo.
Soprattutto non si devono dimenticare i fatti di piazza Navona (http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-4/camion-spranghe/camion-spranghe.html). Non bisogna far cadere quello che è accaduto nel dimenticatoio collettivo, perché al di là della gravità dell’episodio in se stesso (http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/ltestimonianza-prof/ltestimonianza-prof.html), tutto quello che l’episodio nasconde è infinitamente più grave e pericoloso. Di questo bisognerebbe continuare a parlare, magari anche tenendo a mente le parole di Di Pietro:
“Nel Cdm abbiamo fatto un applauso corale al ministro Gelmini per avere affrontato in questi giorni un’ondata di falsità e disinformazione”, lo ha detto con incredibile faccia tosta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Questo governo sta scrivendo una triste pagina della democrazia italiana. Un Parlamento esautorato, i media piegati a palinsesti attentamente costruiti per generare consenso, giornali con le redazioni sempre più politicizzate ed un’informazione indipendente relegata solo a chi può accedere alla Rete.
Quello che il sottosegretario all’Interno Francesco Nitto Palma ha dichiarato mostra una bassezza mediatica legata al tentativo di attribuire la colpa dei tafferugli di Piazza Navona a giovani dei collettivi di sinistra. Eppure le poche foto, sapientemente pubblicate e fatte passare e ripassare in tutti i tg, testimoniano che le violenze sono state perpetrate da un gruppo di ragazzi dell’ultra destra muniti di mazze tricolore. Ragazzi stranamente lasciati agire indisturbati finchè magari non si è generata qualche scontata reazione di manifestanti pacifici, stranamente armati di bastoni in una piazza blindata, stranamente chiamati per nome da alcuni esponenti delle forze dell’ordine, come mostrano alcuni filmati.”
E’ un clima che mi spaventa, l’ho già scritto diverse volte qui. Mi spaventano certe esternazioni, mi spaventa le falsità di chi governa. E non per ultimo, mi spavento se le notizie scivolano sempre più in fondo nelle pagine dei giornali e se non si sentono più alla televisione. Per questo, per una volta sono felice di stare scrivendo questo post oggi, in una domenica di festa. Non sono giornalista, non è il mio lavoro raccontare fatti di cronaca, ma sono una di quelli che c’erano e vorrei che tra una settimana si parlasse ancora dell’importanza di una scuola pubblica statale che sia libera e di qualità; ma che soprattutto sia la casa di tutti, perché la scuola pubblica è l’unico laboratorio di vita che supera le differenze di classe sociale, di razza, di nazionalità, di lingua, di territorio.
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2 Responses to “I giorni dopo la protesta”
Avrei voluto esserci anch’io.
E compito anche nostro che non si dimentichi quello che sta accadendo.
Chapeau
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assolutamente d’accordo con te Niki, bellissimo post. Sentito, vissuto. Se avessi potuto, sarei stata con voi a Roma a manifestare in difesa della scuola pubblica. Ne parlavo l’altro giorno con una insegnante, spesso oggi proprio i docenti sono anche dei sostituti di famiglie che se ne fregano dei loro figli e i ragazzi, mai come oggi, hanno bisogno di capire e parlare.
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