- 10 novembre 2008
- Attualità, Notizie, Politica, Web
- 7 Comments
-
Tag:antonio di pietro, Attualità, blog, blogger, censura blog, ddl c-1269, levi-prodi, libertà di espressione, Notizie, opinioni, pubblicità, rete, roc, Web
Ma a chi fanno paura i blogger?
10 novembre 2008 Postato Da Niki
Poco più di un anno fa, appena aperto questo blog, mi trovai a scrivere un post piuttosto appassionato sull’allora disegno di legge Levi-Prodi che aveva lo scopo, come molti ricorderanno, di istituire uno speciale registro, il ROC, per tutti i prodotti editoriali che avessero “finalità di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”. Ci fu una mobilitazione generale tra il popolo della rete e il disegno incriminato alla fine non passò, non so dire se proprio a conseguenza di tutto il clamore generato.
Sinceramente: non è che mi fossi veramente illusa che dopo lo scampato pericolo di un anno fa nessuno ci avrebbe più riprovato; è che speravo, ingenuamente, che dopo un anno le cose fossero un minimo cambiate nella percezione che la politica ha del web. Pare non sia così, o forse è così pure troppo, perché, come ho appreso da un articolo sul blog di Antonio Di Pietro, l’hanno rifatto.
Il sei novembre scorso, quattro giorni fa, senza che trapelasse nulla dalla stanza dei bottoni, la Levi-Prodi è stata riesumata, rivestita con un nuovo testo (C-1269) e assegnata alla VII Commissione Cultura della Camera, senza sostanziali cambiamenti da quella dell’anno scorso. Dice Di Pietro: “Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile“.
E’ bello vedere come, su certe questioni, maggioranza e opposizione trovino sempre un comune terreno di dialogo (e sì, sono sarcastica).
Ora tutto dipende da una risposta dell’Agenzia delle Entrate. Il busillis sembra sia quello della pubblicità presente sugli spazi blog. L’articolo 3 del disegno di legge versione 2008 specifica che: “Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro“. Una interpretazione sembra essere quella che la presenza di banner e annunci pubblicitari possa essere equiparata ad una attività continuativa a fini di lucro e quindi costituire impresa.
Di fatto questo porrebbe fuori legge tutti i blog con pubblicità non iscritti al ROC e li assoggetterebbe a tutta la normativa che regola gli organi di stampa tradizionali.
Un anno fa mi chiedevo che bisogno ci fosse di una legge come questa. Me lo sto chiedendo di nuovo ora. A chi fanno veramente paura questi blogger? Non stride ancor di più oggi? Se da un lato si plaude al modello di interconessione tra web, politica e società che ha portato all’elezione di Barack Obama negli Stati Uniti, se si legge e rilegge del divario digitale tra Italia e resto d’Europa, se il nostro Paese è sempre quello che arranca in fatto d’uso dei nuovi media e delle nuovo tecnologie, dall’altro si tende a voler esercitare un controllo sempre più pressante su chi usa la rete per esprimere liberi pensieri e punti di vista. Un anno fa mi capitò di parlare con giornalisti che auspicavano l’introduzione della Levi-Prodi: a salvaguardia della loro professionalità, mi si disse. E ora?
Ora ho paura che lo scenario sia ben diverso. Stiamo attraversando un periodo di particolare tensione sociale, probabilmente tra i peggiori degli ultimi quarant’anni. Le notizie, “quello che succede veramente”, corrono in rete in tempo reale. L’informazione si genera dal basso, si buttano sassi per creare onde nello stagno. E nessuno, al momento, ha la possibilità di controllare questo, com’è giusto che sia. I media di informazione tradizionale non solo non riescono a stare al passo, ma sono tutti, chi più chi meno, addomesticabili o addomesticati. Non dimentico infatti le dichiarazioni di qualche giorno fa di Marcello dell’Utri: «Le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c’è modo e modo di comunicarle». In quest’ottica, una legge che di fatto limiterebbe il flusso di notizie, nella migliore delle ipotesi, ha una sua logica. E nella peggiore: quanti blogger continuerebbero a scrivere con la minaccia continua di incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa senza la copertura legale che solo le maggiori testate possono garantire a chi scrive per loro?
Sign for No alla Legge AntiBlog
Comments
Powered by Facebook Comments
Related posts:










7 Responses to “Ma a chi fanno paura i blogger?”
Il punto da chiarire è la diversificazione tra blog e blog. E qui entra in scena anche l’etica, che, nei confronti di chi gestisce un blog SOLO per ricavarne un guadagno, dovrebbe fare la differenza. Ma quando c’è di mezzo la libertà, non si può pretendere che sia una libertà a senso unico, per cui l’attendibilitò di un blog andrebbe misurata unicamente per i propri contenuti, non per la classifica technorati o il numero di accessi giornalieri. Altrimenti prima o poi una limitazione, giustificata o no che sia, arriverà comunque.
Like or Dislike:
0
0
Incredibile, non sapevo di questa proposta… è chiaro che la verità in Italia fa male, soprattutto per una classe dirigente incapace e fannullona.
Inoltre questo è un altro modo per raggranellare soldi dalle tasche dagli italiani, così con una fava si prendono 2 piccioni…
Like or Dislike:
0
0
Ciao,
Io sono assolutamente pro-blogger, intanto perchè ne gestisco uno, ma sopratutto perchè una volta che ci si crea un “giro” si ha accesso a un mondo di opinioni spesso contrastanti, commenti, fiammate… Spesso non sono completamente d’accordo con tutti, ma mi piace leggere i pareri anche di chi non la pensa come me.
Invece per chi ha gli armadi pieni di scheletri, tanto da aver bisogno di addomesticare i mass media, la libertà di parola è una spina nel fianco.
Un blogger può essere provocatorio, divertirsi a lanciare sassi in piccionaia, essere impreciso per amore delle proprie argomentazioni. Un giornalista no. La diffamazione a mezzo stampa è un reato grave. Rischi di ritrovarti a lavorare tutta la vita per pagare i danni al politico corrotto che hai osato nominare in un tuo post.
Io la firma nella petizione ce la metto, però NON mi spaventa molto questo provvedimento! Se anche diventasse legge, sarebbe impensabile leggersi tutti i post di tutti i blog italiani. E poi c’è sempre l’ironia, qualcosa in cui i blogger generalmente eccellono e i politici non capiscono.
In un modo o nell’altro vinceremmo sempre noi!
Ciao e lieto di averti conosciuta.
A presto
Simo
Like or Dislike:
0
0
Ci ho pensato un po’ su.
Ancora di più ho la conferma di come il nostro è un paese anomalo.
Per me è già grave aver pensato di poter istituire un registro, al di la di ogni pericolo di reale censura. Già abbiamo un ordine dei giornalisti che sarebbe da abolire, non esiste in nessun altro paese, e qui si pensa alla registrazione di massa. Perché ho paura che di fatto si crei per forza quella suddivisione tra blogger di serie A (iscritti, quindi professionisti, quindi più autorevoli) e quelli di serie B (non iscritti, quindi dilettanti, quindi non autorevoli).
Robi, dovrebbe essere sempre come dici tu, ovvero l’attendibilità di un blog dovrebbe sempre essere misurata in base ai contenuti, e non da chi è iscritto a un registro.
Ieri stavo leggendo su Repubblica l’articolo di Zambardino in merito. A me è sembrato un po’ cerchiobottista, come dire: il rischio è reale ma…
Forse perché sono molti i giornalisti a spingere per una norma che vada nel senso del C-1269?
Inoltre dice: “Ora gran parte degli opinionisti della rete ha taciuto in modo paradossale quando sono state discusse le norme sulla diffamazione dov’era in ballo il carcere per i giornalisti. Facile capire perché: “quelle riguardano il mainstream” si è pensato. Questa idea che ci sia una libertà dei giornalisti e una dei blogger è cieca e non vede il pericolo reale, che oggi sta in un “metodo” di decisione che sottrae ad ogni pubblico esame la decisione politica.”
Non è che che ci sia una libertà dei giornalisti e una dei blogger, è che nella stragranze maggioranza i giornalisti hanno anche i mezzi per potersi difendere, e mi pare siano loro i primi a voler fare certi distinguo tra chi è e chi non è giornalista. Condivido invece l’anomalia del “metodo”.
Nba, infatti.
Portapizze, lo so la legge sarebbe comunque facilmente aggirabile e poi la rete solo in parte è fatta da blog, ma è comunque un segnale grave. Piacere mio
Like or Dislike:
0
0
In ogni paese civile, lo scambio di opinioni è visto come una crescita culturale.
Evidentemente in Italia non è così, perché scambiarsi opinioni, soprattutto in una fase politica dove il Parlamento è lontano anni luce dalla visione del popolo che l’ha eletto, forse è visto come una forma di lotta nei confronti di un padre/padrone…
La censura è stata cancellata anni fa… ma evidentemente fa gola a tutti, destra-centro-sinistra, controllare l’informazione e la cultura… come se avere giornali, tv, radio, periodici e altro non sia già abbastanza per condizionare l’opinione pubblica!!
L’unica sponda libera era internet, ed ecco che si attacca anche lo spazio virtuale, ultimo baluardo di libertà e democrazia!
Like or Dislike:
0
0
[...] ALLA CESURA Approfondimenti : – PUNTO INFORMATICO – Analisi DL di Daniele Minotti – DdL C. 1269 – Ma a chi fanno paura i blog – BUZZES – FIRMA LA [...]
Like or Dislike:
0
0
il roc già esiste e, perlappunto, serve per la registrazione in caso di ricavi (http://www.mcreporter.info/stampa/roc_2.htm). il punto potrebbe essere questo, a chi fanno veramente paura questi blogger?. a qualcuno.
ma, sono certo, chi vorrà essere memoria civile e chi avrà le motivazioni per essere una voce diversa, non si farà scoraggiare da un’eventuale registrazione.
sta di fatto che mi sembra esercizio ‘autoritario’ il voler ridurre una libertà che, a partire dall’articolo 21, abbiamo potuto realizzare anche nella rete.
Like or Dislike:
0
0