ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi

E’ da tanto che non scrivo, lo so.
E’ che ultimamente non ho avuto testa (e cuore) per farlo, ma un post per ricordare la strage dell’anno scorso dovevo scriverlo, anche se un po’ in ritardo.

Sono fissata con questa cosa della memoria, lo so bene.
E’ importante ricordare, non tanto per il presente, quanto per il futuro, ma purtroppo ho dovuto rendermi conto di vivere in un Paese che è capace di grandi manifestazioni emotive, di grandi esternazioni di dolore collettivo salvo poi dimenticare tutto nel brevissimo termine. Certo, la vita deve andare avanti, viviamo in un momento particolarmente complesso, i problemi sono tanti e i morti rimangono comunque morti.  Dimenticarsene, però, non fa altro che ammazzarli ancora una volta.
A parte questo, trovo sia giusto parlarne. E’ una maniera per rimanere focalizzata. E’ un modo per ricordare tutti gli altri, non per ultimi quelli della mia città, tredici nel 1987, che in qualche modo hanno toccato pure la mia famiglia. E’ anche per mio papà che sto scrivendo questo, per lui che quella strage ha dovuto vederla da vicino.

Non è giusto morire di lavoro. Non è giusto morire di lavoro così. Lavorare non serve solo a guadagnare il necessario per vivere. Il lavoro ci dà una identità sociale, ci dà un ruolo e dignità. Non tanto perché nobilita, anzi, non ci ho mai creduto fino in fondo a questa storia, ma proprio perché lavorare ci compie come cittadini che sono parte di una comunità viva e attiva.

In questo senso ho sempre pensato al lavoro come ad una attività che presuppone uno scambio equo. In Italia però il meccanismo mi pare si sia inceppato o, più probabilmente, non ha mai funzionato a dovere.

Si muore troppo di lavoro, abbiamo questo primato in Europa, e questo sembra essere stato acquisito come fatto normale e ineluttabile. Non fa quasi più notizia, ci siamo abituati  a leggere ogni giorno dell’ennesima morte bianca. Quello che noto, inoltre, è come in questo Paese la concezione del lavoro e dell’imprenditoria  sia molto simile a quella ottocentesca. Mi pare che in questi ultimi anni ci sia stata una accelerazione in questo senso, ovvero quello di considerare i lavoratori unità, numeri.
Me ne accorgo quando leggo certe esternazioni (http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/thyssen/samy-gattegno/samy-gattegno.html), perché mi sembrano di una gravità inaudita pur nella loro pacatezza. Anzi, sono sicura che più di qualcuno accarezza con piacere il pensiero di mandare in campo un novello Bava Beccaris alla prima occasione.

E d’altro canto, come potrebbe essere diversamente? L’attuale governo sappiamo da che parte sta. Già si vuole mettere mano al Testo Unico varato dal governo Prodi e entrato in vigore nel maggio scorso perché troppo sbilanciato sulle pene da infliggere ai datori di lavoro in caso di infortunio. Altri segnali non mancano: l’assenza di rappresentanti del governo alla commemorazione dei caduti della Thyssen a Torino l’altra sera dice più di mille parole. Chi ci governa si è formalmente dissociato, non tanto dai morti, quanto nel voler riconoscere la causa e le responsabilità di quei morti, come se fosse un fatto che non riguarda l’esecutivo, ma solo la sfera privata di chi l’ha vissuto da vicino, fosse anche un’intera città o un’intera regione.

Tanto basta.

 

L’immagine fa parte della fotogallery del Sole 24 Ore “ThyssenKrupp, per non dimenticare”.

 



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Postato Da Niki

    2 Responses to “ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi”

  1. marca arnaldo scrive:

    le tue riflessioni sulla strage della Thyssen mi hanno toccato!Purtroppo mi sto accorgendo che per certe morti la memoria è a breve termine!vi è una rimozione mediatica che a volte fa paura!da quando sono in pensione e mi sono avvicinato,dopo tanta pigrizia mentale al PC ,mi sto accorgendo che tante persone non si degnano di utilizzare questi strumenti moderni al servizio della memoria collettiva!E si che ,in questi giorni,bastava anche un solo minuto per ricordare gli eventi tragici sul lavoro a conforto di quanti sono stati lasciati soli nel proprio dolore!piacere di averti conosciuta!ciao

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  2. Andrea scrive:

    Beh, almeno La 7 si è distinta anche stasera per una televisione di alta qualità con un documentario che altri canali-spazzatura possono solo sognare..
    Una bellissimo ricordo per onorare le vittime della Thyssen e delle altre tragedie quotidiane sul lavoro troppo presto dimenticate..

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