- 16 gennaio 2009
- Cose personali, Le mie riflessioni, Me stessa
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Eppure il mio viso non è tanto cambiato da quando avevo sedici anni, è sempre quello, lo riconosco. Anche gli occhi sono gli stessi, continuano a gonfiarsi come allora se mangio troppe patatine fritte o troppa cioccolata, ma ho pianto e riso così tanto nel corso degli anni che qualche segnetto è spuntato.
Mi ci sono affezionata a questi segni sulla faccia (non che li ami, dubito sempre di chi dice di amare le proprie rughe), ognuno ha un suo motivo d’essere e tutti insieme hanno disegnato quella che sono ora, qui, in questo momento.
Mi piaccio così tanto che indietro non tornerei, non a sedici, non a ventisei, non a trentasei anni. D’altro canto, ho cominciato a spacciarmi per quarantenne quando ancora ne avevo trentotto.
E’ una bella età la mia, mi si adatta, mi ci sento bene.
Il mio solito amico la scorsa settimana mi ha chiesto se fossi pronta al mio compleanno. Come non esserlo? Ogni anno che passa è una vittoria, un traguardo conquistato. A quarant’anni mi sono sentita finalmente liberata dall’inesperienza, prima di tutto, poi dall’essere sempre sembrata più giovane di quello che fossi: non m’interessa più adesso; ma la cosa più bella e che ho ancora la possibilità di fare cazzate, ma le posso fare con un bagaglio adeguato e nessuno, nessuno che possa dar colpa all’età, finalmente, nemmeno io stessa.
Per la prima volta mi sento compiuta. Il tempo ha arrotondato certi spigoli del mio carattere e mi ha reso più morbida, più curvilinea, con meno asperità e ruvidezze, non solo nella figura. Riconosco molte più sfumature di grigio tra il bianco e il nero, sono maggiormente disposta a scendere a compromessi, ma stranamente più determinata in quella che sono, perché finalmente posso dire di conoscermi bene. A quarantadue anni.
Ci sono voluti un po’ di tempo, qualche vittoria e qualche fallimento. Non ho mai pensato veramente molto al mio compleanno come quest’anno, a parte quello di passaggio dai ventinove ai trenta che ho vissuto come una vera e propria tragedia.
Quello dei quaranta è stato una ratifica, niente di più niente di meno, come mettere un timbro su un atto già in essere. L’anno scorso, e un po’ mi vergogno pure a dirlo, il mio compleanno me lo sono completamente dimenticato. Quest’anno ne scrivo.
Per la prima volta comincio un anno della mia vita con uno schermo tutto vuoto di fronte: non so ancora che film verrà proiettato. Conosco i punti fermi, mio figlio, la mia famiglia, gli affetti, ma tutto il resto no…
Non è una brutta sensazione, forse un po’ destabilizzante all’inizio, ma di sicuro è come avere qualcuno alle spalle che mi spinge in avanti, che mi sprona a cercare cose nuove e nuove esperienze.
Soprattutto mi costringe ad essere ottimista per quello che verrà: qualunque cosa sia, tanti auguri a me.










