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febbraio, 2009

Sempre più piccolo, sempre meno libero

Mi pare che negli ultimi mesi le cose stiano volgendo decisamente al peggio per quanto concerne le libertà individuali e di espressione.

Non è solo per via dell’aria pessima che si respira in Italia di questi tempi, ma per una specie di virata generale anche da parte di quei paesi che hanno sempre fatto della libertà della persona un caposaldo.

Internet fa davvero paura. Non so se si possa scorgere, alle spalle di certe decisioni, una specie di ordine superiore per il controllo del web, o piuttosto una sorta di deformazione mentale di chi governa, diversa e peculiare da Paese a Paese, ma sempre indicativa di quanto la rete disturbi il sonno di molti. Penso alle polemiche di questi giorni in Regno Unito dove,  seppure la carta di identità venga vista come un abominio,  il governo di Gordon Brown (laburista) ha emanato in rapida successione due leggi che stanno minando alla base tutte le certezze dei suoi connazionali in materia di privacy e libertà di espressione.

In poche parole, all’inizio di quest’anno è stato varato un nuovo piano con il quale viene data alla polizia piena libertà di indagare nei computer dei cittadini (file, email, chat, traffico, ecc.) in remoto  e senza alcun mandato della magistratura; inoltre, solo qualche giorno fa, un’altra legge ha reso illegale fare fotografie agli agenti di polizia. Ovviamente alle numerose proteste, sia per il primo che per il secondo caso, gli organi governativi hanno risposto che tali misure sono necessarie alla prevenzione di crimini vari e terrorismo. Certo è che la seconda legge pone più di un dubbio sulla sua reale legittimità: i fotoreporter potrebbero essere perquisiti e indagati anche solo in presenza di semplici sospetti e anche fotografare un agente per errore comporterebbe multe e pene fino a 10 anni di reclusione.

Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/
Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/

Dall’altra parte del mondo le cose non vanno meglio. Da mesi in Australia si protesta contro la censura preventiva di tutti quei siti internet considerati dal governo illegali o “non idonei” per i cittadini. Sono così tante queste pagine che diverse associazioni per la salvaguardia dei diritti umani si sono unite a compagnie leader del settore, mondo accademico e investitori per ” proteggere la libertà di espressione e i diritti alla privacy degli utenti”.  L’associazione Human Right Watch si è spinta al punto di affermare che “esiste un reale pericolo che una “cortina virtuale” divida internet, proprio come la Cortina di ferro faceva durante la Guerra fredda, perché molti governi temono la potenzialità della rete e vogliono controllarla”.
Proteste anche in Nuova Zelanda contro la legge appena emanata a protezione dei diritti d’autore, probabilmente la più repressiva al mondo. In breve, ogni internet provider, senza alcuna prova o motivo evidenti  può accusare chiunque di violazione dei diritti d’autore e impedire agli accusati di accedere alla rete, senza ulteriori giustificazioni. Ancora più grave, secondo questa legge viene considerato provider chiunque fornisca un qualsiasi servizio internet, come scuole, biblioteche, uffici pubblici vari, ecc. Inutile dire che i fornitori – quelli veri – non hanno alcuna intenzione di assumere il ruolo di controllori del traffico dei loro stessi clienti e decidere chi e cosa vada contro la legge.

Tutto questo è indice di un certo clima, e ho paura che quel che accade all’estero possa fornire un modello, in negativo, ai nostri governanti che sembrano più che mai  ansiosi di poter estendere un controllo forte su ogni aspetto della nostra vita. Perché il presidente del Consiglio potrà anche essere considerato “unfit” da certi organi di stampa esteri, ma sono più che sicura che è facile mettere tutti d’accordo quando si tratta di controllare quello che avviene in rete, specialmente quando si può contare sull’effetto “omeopatico” di certa politica – ci si abitua a tutto, se somministrato a piccole dosi – e se sostenuti da grandi interessi economici.

Alla fine la rete sarà, sempre di più, l’ago della bilancia;  farà la vera differenza tra Paesi ricchi e poveri, liberi e meno liberi, avanzati e arretrati.

Aggiornamento: è proprio di oggi, 1 marzo, questo articolo di Ernesto Belisario: ecco cosa sta succedendo in Europa.

La mia nuova casa

Eccola qua, trasloco effettuato. Finalmente sono riuscita a trasferirmi dopo giorni e giorni di lavoro intenso. Sono abbastanza orgogliosa di poter dire che ho fatto tutto da sola, salvo una piccolissima consulenza e qualche consiglio di tipo pratico che ho dovuto per forza chiedere nei momenti di crisi.

Probabilmente a un occhio esperto non sfuggirà che tutto è “fatto in casa”, ci sono imperfezioni sparse qua e là che spero di sistemare nei prossimi giorni e l’aspetto è ancora spoglio, ma aggiungerò presto tutto quello che manca. Che dire? E’ stata una bella sfida e un bel progetto da portare a termine. D’altro canto, non poteva essere che questa l’evoluzione naturale del mio Diario, l’ultimo stadio, per così dire.

Dicevo che sono soddisfatta del risultato finale: volevo un tema semplice ma non freddo, colori rilassanti che richiamassero quelli del tema precedente, un aspetto pulito, non troppo severo ma nemmeno frivolo. Spero di esserci riuscita. Mi sono anche concessa la civetteria di una mia foto sulla home page. In realtà la foto ha una sua ragione d’essere: dare a chi mi legge la possibilità di associare il mio nome a un viso; insomma, ci metto anche la faccia, non solo le parole. E’ una foto non bella, piuttosto banale, si vedono le rughette e le occhiaie, ma va bene così, sono proprio io quella.

Per il resto il Diario continuerà come sempre, sono ormai affezionata a questa mia creatura, nonostante i tanti dubbi degli ultimi tempi. Non ho un particolare talento per la scrittura, ma scrivere qui mi piace, mi piace discutere ed è una bella valvola di sfogo. Non aggiungo altro, faccio solo un in bocca al lupo a me stessa e ringrazio di cuore chi mi aiutato e incoraggiato sempre.

Com’è un golpe?

Ho scritto tanto di quanto certe situazioni in Italia mi facessero paura. In queste ultime ore sto avendo la prova che le mie paure non erano infondate.

Sono disgustata, arrabbiata e mi viene da piangere. La Democrazia in questo paese sta morendo: oggi, 6 febbraio 2009 ha ricevuto un attacco forte. I colpi di stato hanno un nuovo lessico, ma i risultati sono gli stessi.

Il Capo dello Stato: “Sono rammaricato, è incostituzionale”. Il premier: “Se non posso usare i decreti legge, cambio la Costituzione”

(http://www.repubblica.it/2009/02/dirette/sezioni/cronaca/eluana/6-febbraio/index.html)

San Valentino: rieccolo

Anche per quest’anno ci risiamo e siccome, come dicono i saggi, prevenire è meglio che curare, anche per quest’anno metto le mani avanti.

Avevo già scritto di come non abbia mai festeggiato S. Valentino in tutta la mia vita e quindi, no, non festeggerò nemmeno questa volta.

E per favore, basta. Basta con questo delirio collettivo che si innesca a metà gennaio per poi propagarsi fino al suo acme il 14 febbraio. Basta con i dolci a cuore, bigiotteria a cuore, accessori a cuore, cenette a cuore, sorrisi a cuore, sesso color rosa come le tradizionali manette di pelo. Abbiate pietà!

Dirò di più: visto che il santo del giorno dopo, San Faustino, quello mesto anche di nome, è stato già assunto come protettore dei single, io quest’anno dichiaro il 13 febbraio giorno di tutti gli innamorati infelici e santa Maura (che poverina è anche martire) la loro protettrice. Tra l’altro, quest’anno il 13 cade di venerdì, così la catarsi potrà dirsi completa.

Rientrano nella categoria degli innamorati infelici: gli innamorati felici ma distanti geograficamente e che quindi non avranno proprio un bel sorriso sulle labbra, gli innamorati infelici di ogni ordine e grado, gli “it’s complicated” di Facebook, e tutti gli “altri”, nel senso di lui lei l’altro, lei lui l’altra, ossia quelli che il 14 saranno costretti a stare e sorridere in rosa con qualcuno, e invece vorranno essere con tutt’altra persona in tutt’altra situazione. Consolatevi perché quest’anno potrete festeggiare due volte.

A tutti, per la serata del 13, propongo: maratone di film horror  (non deve mancare almeno un film della serie cult Venerdì 13), tutta la filmografia di Bruce Willis con particolare attenzione ai vari Die Hard, cena a base di pizza e birra scura o frittata con cipolle.

Ovviamente saranno vietatissimo film con riferimenti anche vaghi a storie d’amore – e per dirlo io che ho ancora gli occhi  sbirluccicanti dopo aver visto Australia

Felice Santa Maura a tutti.

Chi fa da sé…

L’altra sera mi sono accorta, non senza un certo stupore, che sono trascorse ben due settimane dal mio ultimo post. I giorni volano via fin troppo velocemente, gennaio è passato e mi sembra che le giornate siano sempre più corte e io sempre con più cose da fare.

Una di queste è un certo progetto che mi sta molto a cuore e al quale mi sto dedicando da un po’ con  impegno e con una certa fatica. Proprio questo è il punto: sto tentando di portare avanti questa cosa senza voler chiedere l’aiuto di nessuno, nemmeno quello di chi ne sa tanto più di me e che per risolvere i miei problemi impiegherebbe una frazione del tempo che ci metterei io.

Per questo l’altro giorno ho preso una lavata di capo all’ennesimo mio rifiuto a voler essere aiutata. Mi sono sentita dire che: “la verità è che tu non vuoi condividere con nessuno e ti nascondi dietro a questa virtuale socializzazione…”.

Ovviamente di primo acchito ci sono rimasta male, perché non mi aspettavo una reazione di quel tipo a un lato di me  che mi ha sempre reso piuttosto orgogliosa, così ci ho riflettuto un po’ sopra: e se il rifiutare l’aiuto disinteressato sia una forma sottile ed estrema di egoismo?

 

Il bello è che già da tempo ho imparato a chiedere ed accettare l’aiuto da parte di chi mi vuole bene per quanto riguarda questioni non pratiche, superando la mia innata ritrosia. Ho capito che come certi regali, anche il supporto e il conforto possono essere dati solo ed esclusivamente per amicizia e rifiutarli significherebbe offendere chi li offre. Lo so perché mi risulta più naturale dare la mano piuttosto che cercare quella altrui. Per  le questioni più prosaicamente materiali no, vorrei sempre riuscire a far da sola, e non è che non abbia dei buoni motivi.

Il primo è che non sempre gli aiuti sono lì a disposizione e a me non piace disturbare. Penso sempre che alle persone faccia piacere rendersi disponibili ma poi diventa un impegno e io non voglio impegnare nessuno. E ancora: sono abituata a cavarmela, voglio imparare e ci provo, poi casomai chiedo quando non riesco. Ultimo ma non ultimo, sono una donna e non voglio cadere nello stereotipo delle donne che  “non capiscono un cazzo e pretendono sempre di venire aiutate”.

La verità è che sono abituata a far per conto mio da tempo. Parlo con orgoglio di quello che ho conquistato da sola negli ultimi otto anni; ho affrontato prove, fatto esperienze e superato difficoltà. Ho comprato casa, tirato su mio figlio, risolto problemi pratici senza disturbare nessuno, senza aver bisogno di uomo al mio fianco, non fisicamente almeno. La sera, una volta chiusa la porta di casa, ad affrontare i miei problemi rimanevo sempre io, senza la possibilità di prendere le decisioni importanti con qualcuno. E con il tempo, giorno dopo giorno, sono diventata così indipendente da voler sempre bastare a me stessa anche quando questo comporta lasciar fuori tutti altri.
Ecco, riconosco che la forma più alta di egoismo sia proprio quella di voler fare a meno del prossimo.

Per questa ragione sono molto grata al mio compagno. Alla fine mi ha aiutato senza che io gli chiedessi nulla. Sapeva quello che volevo e mi ha dato il suo aiuto. E io, da parte mia, per una volta, non ho protestato, non ho rifiutato, ho accettato con il cuore quello che mi veniva offerto con il cuore, dicendo solo grazie.

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