Mi pare che negli ultimi mesi le cose stiano volgendo decisamente al peggio per quanto concerne le libertà individuali e di espressione.

Non è solo per via dell’aria pessima che si respira in Italia di questi tempi, ma per una specie di virata generale anche da parte di quei paesi che hanno sempre fatto della libertà della persona un caposaldo.

Internet fa davvero paura. Non so se si possa scorgere, alle spalle di certe decisioni, una specie di ordine superiore per il controllo del web, o piuttosto una sorta di deformazione mentale di chi governa, diversa e peculiare da Paese a Paese, ma sempre indicativa di quanto la rete disturbi il sonno di molti. Penso alle polemiche di questi giorni in Regno Unito dove,  seppure la carta di identità venga vista come un abominio,  il governo di Gordon Brown (laburista) ha emanato in rapida successione due leggi che stanno minando alla base tutte le certezze dei suoi connazionali in materia di privacy e libertà di espressione.

In poche parole, all’inizio di quest’anno è stato varato un nuovo piano con il quale viene data alla polizia piena libertà di indagare nei computer dei cittadini (file, email, chat, traffico, ecc.) in remoto  e senza alcun mandato della magistratura; inoltre, solo qualche giorno fa, un’altra legge ha reso illegale fare fotografie agli agenti di polizia. Ovviamente alle numerose proteste, sia per il primo che per il secondo caso, gli organi governativi hanno risposto che tali misure sono necessarie alla prevenzione di crimini vari e terrorismo. Certo è che la seconda legge pone più di un dubbio sulla sua reale legittimità: i fotoreporter potrebbero essere perquisiti e indagati anche solo in presenza di semplici sospetti e anche fotografare un agente per errore comporterebbe multe e pene fino a 10 anni di reclusione.

Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/
Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/

Dall’altra parte del mondo le cose non vanno meglio. Da mesi in Australia si protesta contro la censura preventiva di tutti quei siti internet considerati dal governo illegali o “non idonei” per i cittadini. Sono così tante queste pagine che diverse associazioni per la salvaguardia dei diritti umani si sono unite a compagnie leader del settore, mondo accademico e investitori per ” proteggere la libertà di espressione e i diritti alla privacy degli utenti”.  L’associazione Human Right Watch si è spinta al punto di affermare che “esiste un reale pericolo che una “cortina virtuale” divida internet, proprio come la Cortina di ferro faceva durante la Guerra fredda, perché molti governi temono la potenzialità della rete e vogliono controllarla”.
Proteste anche in Nuova Zelanda contro la legge appena emanata a protezione dei diritti d’autore, probabilmente la più repressiva al mondo. In breve, ogni internet provider, senza alcuna prova o motivo evidenti  può accusare chiunque di violazione dei diritti d’autore e impedire agli accusati di accedere alla rete, senza ulteriori giustificazioni. Ancora più grave, secondo questa legge viene considerato provider chiunque fornisca un qualsiasi servizio internet, come scuole, biblioteche, uffici pubblici vari, ecc. Inutile dire che i fornitori – quelli veri – non hanno alcuna intenzione di assumere il ruolo di controllori del traffico dei loro stessi clienti e decidere chi e cosa vada contro la legge.

Tutto questo è indice di un certo clima, e ho paura che quel che accade all’estero possa fornire un modello, in negativo, ai nostri governanti che sembrano più che mai  ansiosi di poter estendere un controllo forte su ogni aspetto della nostra vita. Perché il presidente del Consiglio potrà anche essere considerato “unfit” da certi organi di stampa esteri, ma sono più che sicura che è facile mettere tutti d’accordo quando si tratta di controllare quello che avviene in rete, specialmente quando si può contare sull’effetto “omeopatico” di certa politica – ci si abitua a tutto, se somministrato a piccole dosi – e se sostenuti da grandi interessi economici.

Alla fine la rete sarà, sempre di più, l’ago della bilancia;  farà la vera differenza tra Paesi ricchi e poveri, liberi e meno liberi, avanzati e arretrati.

Aggiornamento: è proprio di oggi, 1 marzo, questo articolo di Ernesto Belisario: ecco cosa sta succedendo in Europa.



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Postato Da Niki

  • 23 February 2009 at 11:15 Niki Costantini
    E' vero Giovanni, la crisi economica è una delle cause.
  • 23 February 2009 at 11:23 Roberto.aka.tornosubito
    @Niki Ottima analisi. Il tentativo di controllare/imbavagliare la libera espressione (da qualunque parte provenga) in rete è evidente, adducendo motivazioni che di questi tempi (grazie anche alla disinformazione delle masse e all'appoggio dei media tradizionali) trovano terreno molto fertile
  • 23 February 2009 at 11:29 Niki Costantini
    Non so poi cosa sia peggio, ci stavo pensando questa notte. Sono forme diverse di controllo/censura e tutte ugualmente pericolose.
  • 23 February 2009 at 12:01 Bisax
    colpa delle mutande strette

    2 Responses to “Sempre più piccolo, sempre meno libero”

  1. [...] quello in cui vivo. Ne affronta gli stessi dubbi strizzando l’occhio oltre confine,anche Niki stamattina e la questione che all’apparenza potrebbe essere definita nell’archivio [...]

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  2. [...] di quest’anno avevo già scritto di come la tendenza generale in Europa e nel resto del mondo occidentalizzato (Australia e Nuova [...]

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