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aprile, 2009

Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne

Anche quest’anno voglio celebrare il 25 aprile con la rilettura di alcune lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Dopo Cesare Dattilo, del quale avevo raccontato nel post Il 25 aprile tutti i giorni, quest’oggi vorrei  dare voce alle donne della Resistenza, lasciando volutamente perdere tutte le polemiche degli ultimi giorni da parte dei politici “alti”.

Dallo stesso libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana – 8 settembre 1943-25 aprile 1945” (Einaudi), ho scelto le lettere di due partigiane fucilate entrambe nel 1944, la prima in Emilia, la seconda nei pressi di Savona.
Ho scelto queste due con lo stesso criterio che l’anno scorso mi portò, tra tante, a scegliere quella di Cesare Dattilo alla fidanzata: sono lettere di donne normali, donne come tante, sorelle, madri, figlie, esattamente come quelle di oggi, non dotate di particolare coraggio, credo, né di spirito eroico, solo donne con la loro vita.

Al di là di ogni retorica, però, posso facilmente immaginare come la scelta possa essere stata difficile e sofferta per tante di loro, molto più che per un uomo. Le donne negli anni ’40 erano cittadine di serie B, se non peggio. Non votavano, non avevano voce in capitolo, ma durante gli anni della guerra, e durante la Resistenza in particolare, fecero per bene quello che dovevano fare. Non solo le staffette, non solo le combattenti, ma anche le operaie che entrarono in sciopero in tante fabbriche del nord Italia, le mondine, le contadine della Pianura Padana e tutte le altre.

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(Immagine da internet)

Sestola, da la “Casa del Tiglio”, 10 agosto 1944

*Carissimo Piero, mio adorato Fratello,

la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l’ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l’invitavo qui, fra l’altro mi rispose “che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?” E’ vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l’idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta.
“Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare”, mi ha detto il comandante, “la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì”. Eppure mi aveva veduto solo due volte.
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascerà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d’azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un’anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l’immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po’ dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte,

Tua sorella                                                                                                                                                                                       Paggetto

Ringrazia e saluta Gina.

*Irma Marchiani (Anty)

**Mimma cara,

la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre agli zii che t’allevano, amali come fossi io.
Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere o vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi

la tua infelice mamma.

**Paola Garelli (Mirka)

Perché l’Italia è quel che è, ossia piccole furberie quotidiane

Un paio di sera fa esaurisco il credito del cellulare e, ovviamente visto che io sono io, mi dimentico di ricaricare. Ieri pomeriggio, in macchina, mi torna in mente e decido di fermarmi al primo tabaccaio che vedo, uno di quelli che si trovano nel mio paesello sulla costa ravennate.

Entro, chiedo due carte di ricarica (una anche per mio figlio) ed estraggo il bancomat per poter pagare. L’esercente,  tanto gentile e sorridente alla mia entrata in negozio, mi dice che non posso pagare così. Perché, chiedo io. E lui candidamente: perché con le “cose statali”  (?) io non ci guadagno e il pos invece lo pago.

Protesto – educatamente. Non ho esattamente l’abitudine di alzare la  voce e inveire contro le persone e non ho nemmeno un aspetto minaccioso – e faccio notare che in vetrina è chiaramente esposto il simbolo del Pagobancomat, che comprende anche il circuito della mia carta, Cirrus Maestro, e che quindi è tenuto, visto il contratto che ha stipulato, ad accettare sempre la tessera per i pagamenti. Tutti.

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Foto di Pacamanca

 

E invece no, perché secondo il tabaccaio con-anni-di-esperienza, le regole le fa lui considerato che il negozio è il suo. E non importa che ci sia un cartello che indica chiaramente che esiste un contratto in essere al quale ha aderito di sua spontanea volontà, visto che non c’è una legge che obbliga ad avere il pos in negozio.

Peccato, inoltre, che io la comodità di poter usare il bancomat debba pagarla tot al mese e che mi incazzi alquanto se questa possibilità mi viene negata ingiustamente.

Conclusione della storia: ho presentato reclamo all’istituto di credito che fornisce alla tabaccheria il pos. Il tabaccaio furbacchione (oltre che cartolaio e altro), per evitare una piccolissima perdita, ha invece perso una cliente come minimo, tenuto conto che sarà mia cura  spargere la voce presso amici e conoscenti e che quasi di sicuro rimedierà  un richiamo ufficiale.

Troppo rumore per nulla? Probabilmente, ma ne faccio una questione – anche – di principio. Le regole sono regole, se si vuole offrire un servizio al cliente lo si dà per intero e non secondo i gusti personali o le piccole convenienze.
E’ una storia minima questa, una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, di brutte abitudini generalizzate e radicate in questo paese. Non mi piace essere considerata solo un pollo da  spennare; non mi piace nemmeno lamentarmi sempre e non fare mai nulla di concreto. Le piccole furberie, i giochetti sporchi probabilmente non sono un affare di stato se presi singolarmente, ma tutti insieme danno la misura della civiltà di un’intera nazione e, purtroppo,  di un’intera categoria di professionisti per lo più seri.

E’ una guerra tra poveri combattuta a suon di centesimi? Non so, forse. O forse la crisi dà solo a qualcuno una scusa valida per condotte scorrette. Mi dicono che tanti tabaccai fanno lo stesso e pure molti gestori di pompe di benzina. Alcuni, ho letto, appendono cartelli dove si indica la spesa minima perché un pagamento con pos sia accettato. Bene, questo non lo accetto io e mi ribello, perché, oltre a non essere un pollo non sono nemmeno un’ochetta che fa qua qua e basta.

 

Post scriptum:

Per segnalare episodi analoghi a quello che ho raccontato qui sopra o avanzare reclamo,  si  deve mandare una mail, completa dei dettagli riguardanti l’esercizio commerciale in questione, al Consorzio Bancomat Cogeban: auditing.consorziobancomat@abi.it

In questa pagina, invece, tutte le informazioni utili agli utenti Bancomat (specialmente in casi come quello che ho descritto).

 

Aggiornamento del 1/2/2011:

È successo di nuovo, ieri sera. Altra tabaccheria (tra l’altro abilitata tramite Lottomatica ad accettare pagamenti per tutte le utenze come bollette varie, abbonamento RAI, bollo auto, oltre alle solite ricariche telefoniche). E proprio al pagamento del bollo auto mi sono sentita rifiutare il pagamento POS anche se in vetrina era chiaramente esposto l’adesivo Pagobancomat. Usanza diffusa tra i tabaccai, a quanto pare, quella di non volere il pagamento tramite Bancomat di quei servizi che non portano un guadagno diretto, in quanto partite di giro.

Come sempre ricordo che per tutte le informazioni inerenti il servizio Pagobancomat negli esercizi commerciali, bisogna cliccare sulla scheda “Informazioni utili per gli utenti”, sezione FAQ del sito www.bancomat.it

 

Paese Italia

L’Italia è un grande paese. O meglio: l’Italia è un paesone, una piccola città di provincia che si estende da Bolzano a Pantelleria.
Me ne accorgo spesso per gli aspetti più deleteri ma, anche, per i lati positivi della cosa. Ho visto negli ultimi giorni questo paesone mettersi in moto: il pettegolezzo è diventato tam tam, l’inerzia (a volte vera e propria indolenza) trasformarsi in attività virtuosa.

Lo shock  per il terremoto è stato comune, così come il sentimento di cordoglio e la solidarietà verso quelli che hanno perso tutto, è sempre così, purtroppo per noi è diventata prassi consolidata. In questa ultima settimana siamo diventati un po’ tutti abruzzesi, un po’ tutti ci siamo sentiti soli e impauriti;  e proprio perché l’Italia intera è un piccola provincia, tutti ci conosciamo un po’ tra noi, tutti abbiamo parenti, amici e amici di amici che vivono lì, o che sono stati indirettamente coinvolti dal sisma.

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Immagine di Alice Mastroianni


Così è successo che lo scorso lunedì mattina all’alba ho mandato un sms a un amico per sentire come se la fossero cavata i suoi genitori, per scoprire poi che l’amico in questione era fuori Italia e non sapeva nulla di quanto fosse successo durante la notte. Chiamarlo e raccontargli delle macerie che vedevo in tv e dei morti non è stato facile, così come non è stato facile vedere una collega abruzzese  in lacrime che proprio sul posto di lavoro ha saputo del terremoto.

La televisione ci ha uniti, più di cinquant’anni fa, nella partecipazione. Nei miei ricordi di bambina non potranno più essere cancellate le immagini del terremoto in Friuli prima e in Irpinia dopo. E da adulta, quello dell’Umbria e Marche  e lo strazio delle madri di San Giuliano.
Questo terremoto però, questo in Abruzzo, è stato ancora più vicino perché tanti, anche molto lontani, lo hanno vissuto in diretta.

I social network hanno cancellato i proverbiali sei gradi di separazione.
I messaggi che sono partiti in contemporanea proprio durante le scosse su Twitter o FriendFeed sono lì e ci hanno avvicinati tutti insieme. Gli amici che hanno perso la casa sono quelli con i quali parliamo ogni giorno, che conosciamo, anche se non di persona. Molti cercano conoscenti dei quali non sanno più nulla da giorni.
Io insieme ad altri sto cercando Rosaria, Fabrizio invece l’ho letto su Facebook lunedì scorso alle 8.43: “Io e miei familiari bene, stiamo in giardino e non sappiamo cosa fare” e, sempre tramite Facebook ha fatto sapere ieri che è sfollato sulla costa, assieme alla famiglia.
Tramite i social network si è diffusa la notizia, prima ancora che i media tradizionali potessero collegarsi a L’Aquila. E anche le informazioni sugli aiuti viaggiano in rete, da  schermo a schermo in tempo reale, così come quelle sulle condizioni della popolazione coinvolta.

Proprio come si usa nei paesi di provincia: tutti si fanno i fatti altrui, ficcando il naso, e anche se questo non è sempre piacevole, quando a qualcuno della comunità capita un guaio grosso, tutti lo vengono a sapere e tutti in qualche modo condividono e partecipano.

Cartadoc.it: un progetto della regione Emilia-Romagna

Passata la  giornata dedicata ai pesci d’aprile (particolarmente vivaci quest’anno) scrivo per  segnalare un progetto avviato in Emilia-Romagna tra l’Assessorato alla scuola, formazione professionale, università, lavoro e pari opportunità e l’Ufficio Scolastico Regionale: Carta DOC.

Ieri ho ricevuto anche io, in quante dipendente del sistema scolastico regionale, la mia Carta Doc. Cito dalla nota informativa allegata: “Una tessera riservata ai docenti e al personale in servizio presso il sistema scolastico regionale che offre l’opportunità di acquistare beni e servizi di natura culturale a condizioni particolarmente agevolate“.
Una bella cosa, non è vero? Ne parlo anche perché né il sito delle Regione Emilia-Romagna, né quello dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno messo in evidenza questa iniziativa (per Google addirittura non esiste).

Cartadoc
www.cartadoc.it

Ancora dalla nota informativa: “Il progetto regionale Carta DOC è stato approvato il 29 dicembre 2008 dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna su proposta dell’Assessore alla scuola, formazione professionale, università, lavoro e pari opportunità Paola Manzini. Realizzato insieme all’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, il progetto nasce da una serie di considerazioni. A favore degli studenti esistono varie forme di agevolazione per l’accesso alle attività culturali e sportive, proposte da enti locali, gestori di servizi culturali e associazioni. Nulla di simile è invece previsto per coloro che lavorano nel mondo della scuola e per i docenti, figure centrali e decisive per accrescere ulteriormente il livello qualitativo del sistema scolastico regionale e per promuovere una società capace di accogliere e creare innovazione, fondata sui principi di equità e coesione, sensibile e aperta alla produzione e fruizione di cultura.
Agevolare l’accesso ad attività, beni e servizi di natura culturale (lettura, cinema, teatro, arte) rappresenta un piccolo segnale di attenzione e di rispetto al ruolo complesso svolto da chi opera ogni giorno nel mondo della scuola, oltre ad una occasione per diversificare ed ampliare le opportunità di crescita professionale e conoscere più a fondo il contesto in cui si lavora
“.

Aggiungo qualche informazione: la sperimentazione del progetto è partita il primo di marzo. Si tratta, in pratica, di una serie di convenzioni e accordi fatti con vari esercizi (librerie, teatri, cinema, ecc.) che in tutta la regione hanno aderito all’iniziativa con particolari offerte e condizioni economiche di favore.

Contestualmente all’inizio della sperimentazione doveva essere messo online il sito dedicato www.cartadoc.it. Peccato che dopo un mese esatto questo stia ancora in fase di lavori in corso. A tutt’oggi manca quindi la lista degli esercizi e delle attività di riferimento. Sarebbe stato meglio, forse, aprire il sito web, anche se incompleto, e poi provvedere alla distribuzione delle card, in modo che si potesse cominciare ad usarla (e a “sperimentare”) da subito.

A parte questo, è un progetto interessante;  mi piace perché è la prova provata che, seppure nelle condizioni tragiche in cui versa il nostro sistema scolastico, c’è ancora spazio per le idee e la collaborazione fattiva. È un piccolo gesto, appunto, ma comunque un segnale quanto mai importante nel clima attuale.

Venendo al lato pratico, costa poco e rappresenta un modello replicabile anche in altre regioni. È una piccola opportunità in più per chi usufruirà dei benefici di questa carta. Prevedo già che gli sconti applicati non saranno altissimi, è un inizio e, chissà, se la cosa funzionasse, si potrebbe pensare di estendere i servizi anche a corsi di formazione, seminari, conferenze sugli argomenti più disparati, ingressi scontati a mostre e fiere, riduzioni su biglietti ferroviari e altro.

La cosa veramente importante però, è che tra i tanti problemi, tra i tagli di bilancio e di personale, tra doversi inventare ogni giorno un modo per “fare scuola”  si è voluto allargare l’attenzione all’insegnate e al suo ruolo, dopo la pesante delegittimazione avvenuta negli ultimi tempi sui media e nell’opinione generale e questa non è cosa da poco.

POST SCRIPTUM

Secondo quanto scritto sulla home page di cartadoc.it, da oggi 27 aprile 2009 dovrebbe essere è online l’elenco dei primi esercizi che hanno aderito all’iniziativa e quindi da oggi sarà anche possibile cominciare ad usare la carta.

Resta inteso che la promozione di questo progetto è ancora in corso e che man mano gli elenchi verranno aggiornati.

Per ulteriori informazioni e contatti:

Regione Emilia-Romagna

Assessorato scuola, formazione, lavoro, università
Tel. 051 5274081 – 5273029 – 5274030
Fax 051 5273578
email: lavoroform@regione.emilia-romagna.it
Viale Aldo Moro, 38
40127 Bologna

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