Un paio di sera fa esaurisco il credito del cellulare e, ovviamente visto che io sono io, mi dimentico di ricaricare. Ieri pomeriggio, in macchina, mi torna in mente e decido di fermarmi al primo tabaccaio che vedo, uno di quelli che si trovano nel mio paesello sulla costa ravennate.

Entro, chiedo due carte di ricarica (una anche per mio figlio) ed estraggo il bancomat per poter pagare. L’esercente,  tanto gentile e sorridente alla mia entrata in negozio, mi dice che non posso pagare così. Perché, chiedo io. E lui candidamente: perché con le “cose statali”  (?) io non ci guadagno e il pos invece lo pago.

Protesto – educatamente. Non ho esattamente l’abitudine di alzare la  voce e inveire contro le persone e non ho nemmeno un aspetto minaccioso – e faccio notare che in vetrina è chiaramente esposto il simbolo del Pagobancomat, che comprende anche il circuito della mia carta, Cirrus Maestro, e che quindi è tenuto, visto il contratto che ha stipulato, ad accettare sempre la tessera per i pagamenti. Tutti.

Oche giulive
Foto di Pacamanca

 

E invece no, perché secondo il tabaccaio con-anni-di-esperienza, le regole le fa lui considerato che il negozio è il suo. E non importa che ci sia un cartello che indica chiaramente che esiste un contratto in essere al quale ha aderito di sua spontanea volontà, visto che non c’è una legge che obbliga ad avere il pos in negozio.

Peccato, inoltre, che io la comodità di poter usare il bancomat debba pagarla tot al mese e che mi incazzi alquanto se questa possibilità mi viene negata ingiustamente.

Conclusione della storia: ho presentato reclamo all’istituto di credito che fornisce alla tabaccheria il pos. Il tabaccaio furbacchione (oltre che cartolaio e altro), per evitare una piccolissima perdita, ha invece perso una cliente come minimo, tenuto conto che sarà mia cura  spargere la voce presso amici e conoscenti e che quasi di sicuro rimedierà  un richiamo ufficiale.

Troppo rumore per nulla? Probabilmente, ma ne faccio una questione – anche – di principio. Le regole sono regole, se si vuole offrire un servizio al cliente lo si dà per intero e non secondo i gusti personali o le piccole convenienze.
E’ una storia minima questa, una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, di brutte abitudini generalizzate e radicate in questo paese. Non mi piace essere considerata solo un pollo da  spennare; non mi piace nemmeno lamentarmi sempre e non fare mai nulla di concreto. Le piccole furberie, i giochetti sporchi probabilmente non sono un affare di stato se presi singolarmente, ma tutti insieme danno la misura della civiltà di un’intera nazione e, purtroppo,  di un’intera categoria di professionisti per lo più seri.

E’ una guerra tra poveri combattuta a suon di centesimi? Non so, forse. O forse la crisi dà solo a qualcuno una scusa valida per condotte scorrette. Mi dicono che tanti tabaccai fanno lo stesso e pure molti gestori di pompe di benzina. Alcuni, ho letto, appendono cartelli dove si indica la spesa minima perché un pagamento con pos sia accettato. Bene, questo non lo accetto io e mi ribello, perché, oltre a non essere un pollo non sono nemmeno un’ochetta che fa qua qua e basta.

 

Post scriptum:

Per segnalare episodi analoghi a quello che ho raccontato qui sopra o avanzare reclamo,  si  deve mandare una mail, completa dei dettagli riguardanti l’esercizio commerciale in questione, al Consorzio Bancomat Cogeban: auditing.consorziobancomat@abi.it

In questa pagina, invece, tutte le informazioni utili agli utenti Bancomat (specialmente in casi come quello che ho descritto).

 

Aggiornamento del 1/2/2011:

È successo di nuovo, ieri sera. Altra tabaccheria (tra l’altro abilitata tramite Lottomatica ad accettare pagamenti per tutte le utenze come bollette varie, abbonamento RAI, bollo auto, oltre alle solite ricariche telefoniche). E proprio al pagamento del bollo auto mi sono sentita rifiutare il pagamento POS anche se in vetrina era chiaramente esposto l’adesivo Pagobancomat. Usanza diffusa tra i tabaccai, a quanto pare, quella di non volere il pagamento tramite Bancomat di quei servizi che non portano un guadagno diretto, in quanto partite di giro.

Come sempre ricordo che per tutte le informazioni inerenti il servizio Pagobancomat negli esercizi commerciali, bisogna cliccare sulla scheda “Informazioni utili per gli utenti”, sezione FAQ del sito www.bancomat.it

 



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Postato Da Niki

  • 16 April 2009 at 12:28 catepol
    vengo a leggere
  • 16 April 2009 at 14:05 Niki Costantini
    xlthlx, il bancomat è compreso nel costo del conto come le carte di credito, ecc. che non è altissimo tutto sommato ma c'è e lo devo pagare. Purtroppo quando l'ho aperto, dieci anni fa, non c'erano ancora i conti correnti online e le condizioni erano piuttosto vantaggiose per chi depositava lo stipendio (e per chi avesse stipulato un mutuo come poi ho fatto quando ho comprato casa per conto mio) :)
  • 16 April 2009 at 14:07 PaperDoll
    Niki, hai fatto benissimo.
  • 21 March 2011 at 13:34 ArMyZ e S.elene
    ho scritto il mio parere :) S.
  • 22 March 2011 at 07:12 Niki Costantini
    Grazie Selene, appena possibile ti rispondo di là :)
  • 22 March 2011 at 07:23 Camphora
    O offri un servizio o non lo offri. Tra l'altro sbaglio o il tono dei tizio è di minaccia? Del tipo se non cancelli ti denuncio. Tra l'altro l'indirizzo è rimasto visto che hanno commentato 'sul forum' anche loro,
  • 22 March 2011 at 07:28 Niki Costantini
    Certo che è una minaccia e infatti gliel'ho anche scritto nella mia risposta.

    20 Responses to “Perché l’Italia è quel che è, ossia piccole furberie quotidiane”

  1. stered scrive:

    Hai fatto benissimo

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  2. Niki scrive:

    Quello che mi ha veramente dato i nervi è stato l'atteggiamento strafottente, come se fossi stata io dalla parte del torto. Peccato che pur non avendo un aspetto minaccioso divento una schiacciasassi quando me le fanno girare.

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  3. iFLUK scrive:

    Hai fatto benissimo e concordo sull'azione boicottatrice dell'esercizio commerciale. :-)

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  4. catepol scrive:

    hai fatto benissimo. Ce l'ha il pos? Il cliente lo deve poter usare. Fine.

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  5. MassiGrassi scrive:

    In effetti tutto dipende dall'atteggiamento … mi ricordo di una libreria che vendeva libri usati a Clusone (nella bergamasca) che gentilmente mi ha chiesto di poter pagare in contanti dato che l'ammontare era sotto i 10 euro.

    Di solito sono il primo a pretendere di pagare con carta o pagobancomat ma se l'esercente mi chiede un favore e la cosa non mi mette in difficoltà cerco di venirgli incontro.

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  6. Niki scrive:

    Il fatto è che il bancomat lo uso ovunque, anche per somme molto basse e nessuno ha mai avuto da ridire. Lo trovo comodo non avere troppo contante, anche perché tendo a tenere meglio sotto controllo le spese così. Il pos è un servizio che il negoziante offre al cliente, certo gli costa, ma credo che abbia un buon rientro in cambio.

    MassiGrassi, infatti l'atteggiamento è tutto. Però ripeto, non si è obbligati ad avere il pos, se avessi avuto contanti sufficienti in quel momento avrei pagato con quelli…

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  7. ellelle scrive:

    Le commissioni sui pagamenti fatti col bancomat sono in % che mediamente sono uno zerovirgolaqualcosa per cui si tratta di pochi centesimi e poi i tabaccai hanno sempre delle ottime convenzioni, se per lui questo fa la differenza faceva più bella figura a dirti che il pos non funzionava ma tant'è.

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  8. Niki scrive:

    Quello di sicuro. Avrebbe comunque ammortizzato la piccolissima percentuale di perdita nell'arco di un'ora o forse meno, con il vantaggio che io lì ci sarei ritornata anche per altri generi di acquisti.

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  9. Hoshimem scrive:

    In effetti per pochi centesimi di perdita, che avrebbe recuperato subito vendendo liquirizie gommose a 10cent ognuna, ha perso ben più soldi. Ben gli sta.

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  10. [...] This post was mentioned on Twitter by Valentina Perazzo, Alessandro Di Nicola. Alessandro Di Nicola said: Perché l’Italia è quel che è, ossia piccole furberie quotidiane http://bit.ly/hXUfJe [...]

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  11. Di Prinzio Isabella - Righetto Massimo TABACCHI e LOTTO scrive:

    Interveniamo sul suo forum a seguito di segnalazioni a noi pervenute da nostri clienti abituali (pienamente soddisfatti per il servizio da noi reso quotidianamente ed al tempo stesso stupiti dalla lettura del suo articolo) per replicare a quanto da lei sostenuto.
    Ci conceda innanzitutto di premettere che in tanti anni di attività di esercizio dell’attività della tabaccheria mai avremmo immaginato di finire su un forum per un fatto così banale ed ancor più di essere stati da lei etichettato come “furbacchione” (non si capisce poi per che cosa!), con conseguente lesione della nostra immagine.
    Il “grande” problema da lei sostenuto riguarda la prassi (del tutto legittima) seguita non solo da noi, ma dalla stragrande maggioranza degli operatori del settore, consistente nel rifiutare di ricevere il pagamento di prodotti di modico valore mediante carta bancomat.
    L’intento da noi seguito con tale prassi è evidente: il pagamento mediante bancomat è per noi (sfortunatamente) un costo che, seppure apparentemente minimo per la singola operazione, diventerebbe piuttosto oneroso se tutti i clienti pagassero in tale modo per acquisti di basso valore.
    Sarebbe certamente molto più facile per noi assecondare ogni richiesta del cliente (e di norma così lavoriamo), ma ci permettiamo di chiedere alla nostra clientela un minimo di collaborazione, soprattutto per operazioni che normalmente (ma evidentemente non per lei) non comportano disagio.
    Crediamo, quindi, di aver chiarito la vicenda, non dimenticando di dissentire da come lei si è comportata, creando un polemica sterile e tutt’altro che costruttiva e per la quale, qualora dovesse continuare, non ci faremo scrupoli a seguire altre vie per tutelare la nostra immagine.

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    • Niki scrive:

      Entrando subito nel merito del vostro commento, non sono d’accordo quando definite il fatto banale. Non lo è. Non vi piace la parola “furberia”? Mi dispiace, ma a me sembrava rendesse bene un modo di fare le cose che mi capita di riscontrare sempre e solo in Italia, con mio immenso dispiacere. Vi siete mai messi nei panni di un turista straniero abituato a pagare tutto (e intendo veramente tutto, anche il biglietto del bus o una telefonata di pochi minuti) con le carte? No?
      Ancora una volta, devo dissentire con la “prassi legittima” che legittima non è come avreste dovuto riscontrare voi stessi se vi foste dati la pena di seguire i link del mio post verso la pagine dell’Ente, il Cogeban, che gestisce i bancomat negli esercizi commerciali. Nel caso copio qui quanto compare nella pagina faq dell’Ente suddetto http://www.bancomat.it/it/infoutenti/titolari/faq_titolari.html#risposta4:

      “Un esercizio che espone il marchio PagoBANCOMAT può rifiutarsi di accettare un pagamento in questa modalità se c’è troppa coda alle casse o in particolari giorni della settimana?

      Qualunque esercizio esponga il marchio PagoBANCOMAT non può porre alcun limite di utilizzo del servizio a meno di dichiarate e oggettive difficoltà tecniche che l’esercente deve aver cura di segnalare al proprio manutentore al fine di risolverle quanto prima.
      Esiste un importo soglia sotto o sopra il quale è possibile che un esercente rifiuti di accettare un pagamento PagoBANCOMAT?

      Qualunque esercente sottoscriva un contratto per l’accettazione dei pagamenti con carta PagoBANCOMAT e ne esponga il marchio si impegna ad accettare pagamenti su questo circuito per importi di qualsiasi entità senza alcun vincolo se non quelli legati alla disponibilità stessa della carta.
      Un esercente che espone il marchio PagoBANCOMAT può chiedere un sovrapprezzo nel caso di pagamento in tale modalità?

      La normativa del Consorzio BANCOMAT, cui tutte le banche consorziate devono sottostare, sancisce la gratuità del servizio e non impone alcun limite al suo utilizzo, pertanto, i comportamenti che violano tali principi sono da considerarsi non conformi”.

      Mi pare quindi che la prassi, consolidata per alcuni negozianti (non la stragrande maggioranza, come voi ritenete, solo qualcuno appartenente a precise categorie commerciali), sia ritenuta “non conforme” dal Cogeban.
      Sono cosciente dal fatto che per i commercianti il pagamento tramite POS rappresenti un costo, ma la collaborazione che voi richiedete (e sottolineo il fatto che questo capita solo in Italia), rientra in qualcosa che il cliente ha già pagato tramite le spese bancarie. Inoltre, nessun negoziante è obbligato a offrire il questo tipo di servizio, se lo fa, sottoscrivendo un contratto, deve anche accettare il fatto che i contratti si rispettano. E se non ci fosse un ritorno, perché continuare ad offrirlo con tanto di adesivo in vetrina?
      Credo con questo di non aver altro da aggiungere.
      Il post rimane com’è. Cancellerò il vostro indirizzo in quanto non ho veramente né tempo né voglia di impelagarmi in dispute legali sul nulla (e a prescindere dalla minacce), ma questo non significa che non continuerò a segnalare alle autorità competenti in materia ogni “prassi non conforme” a un regolamento che esiste è che verificabile in ogni momento, anche da voi stessi.

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  12. S. scrive:

    Io ho un negozio, offro il pagamento con bancomat e mi sono arrabbiato con i miei collaboratori quando dicevano ai clienti che visto che l’importo era basso se avevano contanti…

    Sarebbe come se un tabaccaio rifiutasse di vendere un francobollo da solo perché ha fatto la fatica di prendere fuori il raccoglitore e dunque o ne prendi tre o non ti vendo nulla.

    Il “saldo” del bancomat lo fai a fine anno, vedi quanto ti è costato in totale e quanto ti ha reso in totale. Se il saldo è attivo lo mantieni, se è passivo lo rendi.

    E’ un servizio che offri, al pari dell’assortimento di prodotti, dell’orario di apertura, della cortesia e competenza che offri. Scegli se offrirlo o meno, se ti costa troppo non offrirlo ma non lamentarti che poi la gente non volti e non lamentarti, anzi ringrazia, perché hai la possibilità di sapere perché non volta in modo, se vuoi, da recuperare la situazione.

    E la situazione si recupera migliorando, non cercando di insabbiare.

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    • Niki scrive:

      Grazie S., il tuo commento mi conforta molto. Perché lo so che la stragrande maggioranza dei negozianti offre un servizio al cliente con il POS come fai tu, e io, da cliente, torno sempre volentieri nei negozi così.

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  13. S.elene scrive:

    Trovo assurdo che un negoziante richieda la ‘collaborazione’ del Cliente nel tamponamento delle spese aziendali.
    Gli esercizi commerciali offrono ai propri clienti una varietà di servizi, e di essi devono trarre l’opportuno guadagno. Non è concepibile che io, cliente, debba andare incontro alle spese di un negozio al quale sto procurando reddito.

    Non sono pochi i carrelli pieni di spesa che ho lasciato alla cassa quando non mi è stato consentito di pagare il conto con carta di credito o bancomat.

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    • Niki scrive:

      Infatti Selene. Preferisco gli esercizi commerciali nei quali le carte siano accettate, per quello controllo sempre che ci sia l’apposito adesivo in vetrina. Quando non lo trovo, chiedo se posso pagare con bancomat per sicurezza, se non ce l’hanno pazienza, posso sempre scegliere tra pagare in contanti o andare altrove. Mi arrabbio, invece, quando l’adesivo Pagobancomat è ben esposto e poi il pagamento mi viene rifiutato per i motivi di cui sopra.

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  14. Alessandro scrive:

    Tra l’altro, l’argomento “collaborazione” per difendere comportamenti del genere è risibile per una ulteriore ragione: non s’è mai vista, infatti, una richiesta di collaborazione che risulti vincolante e forzata come in questi casi, dato che al cliente non viene data la possibilità di scegliere se accettare tale collaborazione o meno, risultandone un obbligo fittizio nella modalità di pagamento. Si tratterebbe di collaborazione nel caso in cui l’esercente dicesse “Ho firmato un contratto che mi obbliga ad accettare pagamenti tramite bancomat qualsiasi sia la somma da pagare. In alcuni casi tale obbligo risulta per me antieconomico: non è che tu cliente puoi supplire alla mia incapacità di stipulare contratti per me vantaggiosi? Ovviamente, se non vuoi collaborare puoi comunque pagare con il bancomat, visto che è un tuo diritto”. Non so, ho l’impressione che una comunicazione al cliente del genere, schietta e sincera, non avvenga granché di frequente.

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    • Niki scrive:

      Ale, esatto. Non è una richiesta di collaborazione, è un’imposizione arbitraria e totalmente in contrasto con quanto espresso da un apposito segnale in vetrina. La questione è ancora più grave, secondo me, quando si tratta di esercizi commerciali abilitati al pagamento di utenze varie (bollette, abbonamento tv, ecc.).

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  15. Maria scrive:

    Il tabaccaio che fa la figura del ‘cioccolataio’. (Non me ne vogliano i cioccolatai).

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