Anche quest’anno voglio celebrare il 25 aprile con la rilettura di alcune lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Dopo Cesare Dattilo, del quale avevo raccontato nel post Il 25 aprile tutti i giorni, quest’oggi vorrei  dare voce alle donne della Resistenza, lasciando volutamente perdere tutte le polemiche degli ultimi giorni da parte dei politici “alti”.

Dallo stesso libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana – 8 settembre 1943-25 aprile 1945” (Einaudi), ho scelto le lettere di due partigiane fucilate entrambe nel 1944, la prima in Emilia, la seconda nei pressi di Savona.
Ho scelto queste due con lo stesso criterio che l’anno scorso mi portò, tra tante, a scegliere quella di Cesare Dattilo alla fidanzata: sono lettere di donne normali, donne come tante, sorelle, madri, figlie, esattamente come quelle di oggi, non dotate di particolare coraggio, credo, né di spirito eroico, solo donne con la loro vita.

Al di là di ogni retorica, però, posso facilmente immaginare come la scelta possa essere stata difficile e sofferta per tante di loro, molto più che per un uomo. Le donne negli anni ‘40 erano cittadine di serie B, se non peggio. Non votavano, non avevano voce in capitolo, ma durante gli anni della guerra, e durante la Resistenza in particolare, fecero per bene quello che dovevano fare. Non solo le staffette, non solo le combattenti, ma anche le operaie che entrarono in sciopero in tante fabbriche del nord Italia, le mondine, le contadine della Pianura Padana e tutte le altre.

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(Immagine da internet)

Sestola, da la “Casa del Tiglio”, 10 agosto 1944

*Carissimo Piero, mio adorato Fratello,

la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l’ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l’invitavo qui, fra l’altro mi rispose “che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?” E’ vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l’idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta.
“Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare”, mi ha detto il comandante, “la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì”. Eppure mi aveva veduto solo due volte.
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascerà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d’azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un’anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l’immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po’ dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte,

Tua sorella                                                                                                                                                                                       Paggetto

Ringrazia e saluta Gina.

*Irma Marchiani (Anty)

**Mimma cara,

la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre agli zii che t’allevano, amali come fossi io.
Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere o vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi

la tua infelice mamma.

**Paola Garelli (Mirka)

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5 Comments

3 commenti a “Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne”

  1. gibilix scrive:

    "Non devi piangere o vergognarti per me."

    Mi ha fatto molta impressione, la consapevolezza che a quel tempo una madre partigiana fosse più difficile da accettare di un padre partigiano.

  2. Niki scrive:

    Le scelte delle donne sono sempre difficili, proprio perché sono donne a farle. Mi sono chiesta: come verrebbe considerata ai giorni nostri una donna che lascia i figli ai parenti per andare dietro ai "ribelli"? Ecco, ho immaginato come potesse essere allora. E non solo per quelle che decisero di schierarsi in questo modo, ma anche a quelle che misero a rischio tutto quel che avevano tutti i giorni nelle campagne e nelle fabbriche. Non è facile ora, quasi impossibile a quei tempi.

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Additional comments powered by BackType

  • 25 April 2009 at 11:36 Niki Costantini
    Il mio modestissimo contributo :)
  • 25 April 2009 at 11:37 Federì
    super "chapeau" !! :)
  • 25 April 2009 at 11:42 Niki Costantini
    Mi piace ricordarli così ogni anno. Lo faccio dal 1997, dall'anno scorso sul blog, per l'anno prossimo racconterò una storia...