Lo dico chiaramente da cliente Ikea: a me che un commesso stia all’impiedi con una smorfia di stanchezza e di dolore a causa dei piedi gonfi mentre mi dà tutte le informazioni sulla libreria Leksvik non mi restituisce affatto l’idea di una “maggiore efficienza e sollecitudine” nei miei confronti. Anzi, mi augurerei che in quel preciso momento non mi stia maledicendo in cuor suo.

Ci sono tante ragioni per le quali Ikea mi è sempre stata simpatica, non solo perché la mia anima un po’ nordica (e il mio portafogli) mi fa apprezzare lo stile fresco e pulito dei suoi mobili e  le polpettine con la salsa di mirtilli, ma soprattutto per la sua tradizionale politica di attenzione nei confronti dei clienti, del lavoro e dell’ambiente.

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Foto di yassan-yukky

Mi ha quindi stupito e un po’ seccato leggere la storia degli sgabelli negati agli addetti ai punti d’ascolto. Che cosa sta succedendo? Forse che in Italia Ikea è un po’ meno Ikea, un po’ meno corretta politicamente? Un po’ meno interessata al benessere dei suoi dipendenti? Sinceramente le motivazioni addotte dalla dirigenza mi lasciano quanto meno confusa: non credo proprio che un commesso incaricato della cura dei clienti  trasmetta loro la sensazione di essere più sollecito ed efficiente  perché in posizione eretta.  Sono state condotte ricerche di mercato sul livello di percezione dell’efficienza dei dipendenti Ikea? I commessi di un grande centro commerciale quale Ikea è con l’affluenza di pubblico di Ikea, non devono avere vita facile; non sarebbe quindi il caso di facilitare loro il compito di essere cortesi e solerti, magari anche amichevoli, invece di torturarli nel mio nome?  I piedi che fanno male non favoriscono di certo il sorriso e la gentilezza nei confronti della clientela: pensateci dirigenti delle relazioni con il pubblico.

Mi chiedo inoltre come la scelta di far sparire gli sgabelli si concili con la normativa vigente in materia di  salute  e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di  lavoro; mi pare comunque un peccato che un’azienda altrove così sensibile a certe problematiche in Italia stia subendo un imbarbarimento, cedendo a quelle dinamiche che sono tanto diffuse e accettate  in Italia ma che non ci fanno di certo onore.

E poi su, andiamo, Ikea che requisisce i seggiolini è a dir poco ridicolo.

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8 commenti a “Ikea: not in my name (ovvero ridate gli sgabelli ai commessi!)”

  1. liliansi scrive:

    Mi ha stupito molto il tuo post in quanto è raro che il cliente si immedesimi in chi sta dall’altra parte del bancone. Dimostra che sei un persona molto sensibile :) Per il resto…senti, io lavoro in un grande supermercato…molto criticato per la sua politica maltratta-dipendenti. E anche io mi son sempre chiesta cosa ci guadagnano a trattare male, a far letteralmente soffrire le persone che lavorano per loro. Apparentemente sembrerebbe controproducente far lavorare una cassiera 10 ore al giorno con 15 minuti di pausa in cui devi scegliere se mangiare, bere, andare in bagno o fumarsi una sigaretta (e io scelgo sempre quest’ultima) perchè le palle girano non poco e ovviamente la cassiera in questione non sarà tutta sorrisi e buone maniere con il cliente. Poi ho capito. Quando lavori in un posto del genere il tuo datore di lavoro non è il supermercato o il direttore, è il cliente. E il cliente gode a vedere i suoi sottoposti soffrire. Gode a trattar male la cassiera e a vedere che questa non può rispondere. Gode a sentirsi superiore e a vedere la faccia stanca e tirata di chi gli sta di fronte mentre lui/lei se ne sta bel bello a fare acquisti. Perchè la verità è che siamo tutti frustrati dalla vita, dal lavoro e dalla società e abbiamo bisogno di rifarcela con qualcuno e avere qualcuno da poter far sentire frustrato quanto lo siamo noi. Credo che gli sgabelli dell’Ikea rappresentino questo, è un simbolo per dire: “i dipendenti Ikea non sono qui a far la bella vita ma a soffrire e subordinarsi al cliente”. E la mia tesi viene avvalorata dal fatto che ho notato che la migliore arma per tener testa al cliente che ti maltratta è sorridere. Se rispondi male o a tono gliela dai vinta (e rischi il posto di lavoro)…ma quando sorrido mentre mi trattano come una pezza da piedi li spiazzo e li faccio incavolare come delle mine :)

  2. Niki scrive:

    Sarò sincera: quanto racconti mi lascia perplessa. Non so per quale supermercato tu lavori, ma la tua analisi mi pare un po’ azzardata. Non ho mai considerato i commessi e i cassieri dei supermercati o dei centri commerciali come miei sottoposti, solo come persone che stavano svolgendo un lavoro e di certo non mi viene spontaneo riversare le mie frustrazioni, caso mai ne avessi, su di loro. Quello che pretendo è che svolgano bene quello che sono chiamati a fare e di avere un rapporto tra esseri umani (mi succede spesso di averli molto amichevoli, in effetti).
    Tra l’altro, questa cosa degli sgabelli, non è pratica universalmente applicata in tutti i centri Ikea, fin’ora si è verificato solo in quelli di Torino e Parma, quindi non è parte delle politiche aziendali della casa madre.
    Non mi piace nemmeno l’idea che un commesso possa soffrire e subordinarsi a me: se mi accorgessi che il supermercato che frequento favorisse certe abitudini, non mi limiterei di certo a cambiare negozio. Credimi :)

  3. Giovy scrive:

    @liliansi scusami, ma mi sento di dissentire totalmente da quello che affermi.
    Non so in che posto lavori nè tantomeno che gente lo frequenti, ma da cliente non ho MAI goduto in alcun modo della sofferenza di commessi, cassiere ed addetti vari, anzi.
    Capisco bene quanto possa essere stressante e frustrante avere a che fare con la clientela (nel mio lavoro anch’io ho centinaia di “clienti” ed a me tocca risolvere problemi ben più rognosi), ma sono dell’idea che se il cliente per primo è gentile e cordiali, l’addetto alla vendita lo sarà altrettanto, spero. Certo, potrà anche esserci il momenti di scazzo da ambo le parti, ma davvero… penso siano in pochi i clienti che “godano” della sofferenza dell’addetto (che MAI e poi MAI considererei un mio sottoposto, ci mancherebbe!).

  4. Alberto scrive:

    Ciao Niki, è la prima volta che scrivo nel tuo blog, anche se già lo conoscevo per averlo “frequentato” quando ti trovavi nella piattaforma wordpress.com
    Intervengo sull’argomento indirettamente, poichè non sono dipendente di una grande catena di supermercati o centri commerciali, o comunque servizi dove devi confrontarti col cliente.
    E ti confesso, ringrazio il cielo di non doverlo fare più… Dio me ne salvi!
    Liliansi lavorerà sicuramente per quella catena di distribuzione, dove un paio di anni fa moltissimi dipendenti avevano intrapreso delle azioni legali per mobbing, e di cui sinceramente non capisco perchè se ne parlò poco. Dove vivo io, tra Milano e Bergamo, ho avuto la possibilità di frequentare 2 Ikea, e in entrambe gli sgabelli x i dipendenti sono presenti, ma non in tutti i reparti, solo in alcune aree. Ritorno sull’argomento cliente-dipendente, proprio perchè quest’ultimo è il ruolo peggiore che secondo me possa avere un uomo nella sua vita lavorativa.
    Siamo tutti uguali, cioè lavoratori, però cosa succede quando abbiamo le “armi” dalla nostra parte? Cioè il denaro?
    Al supermercato, al momento di pagare, ci sentiamo degli Dei, siamo autorizzati a trattar male la commessa di turno, a sbraitare se qualcosa non funziona, a sentirci superiori solo perchè pensiamo: Vedi, io che pago e compro qui, do da mangiare a voi, quindi dovete servirmi…
    Da qui penso che poi il commesso sia giustificato a comportarsi in un determinato modo.
    Come diceva liliansi, siamo tutti fustrati, corriamo, non ci fermiamo mai, siamo sempre sotto stress, e l’unico modo di scaricarsi è prendersela col “Più Debole”, per la comune regola del “Mal Comune, Mezzo Gaudio”.
    E’ un peccato, perchè quando io mi rivolgo gentilmente verso un commesso, spesso vengo rimbalzato da sportello a sportello, o da banco a banco, ma molto più spesso vengo accolto da un’altrettanto sorriso che mi indica di seguirlo e mi aiuta nella mia ricerca e spesso risolvono i miei dubbi immediatamente, se non trovo qualcosa.
    Provo giornalmente ad essere gentile con tutti, e non vi dico la fatica che faccio…
    E’ davvero molto più facile essere sgorbutici e maleducati, ma è davvero triste esserlo.
    E siccome sono molto fragile emotivamente, non riuscirei ad essere dalla parte del commesso se mi ritrovassi un cliente maleducato… Lo manderei a quel paese per direttissima…
    Il fatto è che è già successo!
    Proprio per questo motivo non lavorerò mai più a contatto col cliente che deve pagare soldi alla mano.
    I soldi sono la nostra rovina, e di chi ci circonda!
    Adesso scusatemi, ma devo andare a giocare il superenalotto… :D
    Ciao!!!

  5. Niki scrive:

    Ciao Alberto e grazie per avermi seguita anche di qua.
    A questo punto non so che dire: io qui, dove vivo, episodi di maleducazione dei clienti nei confronti dei commessi non be ho mai visti.
    Nemmeno il contrario ad essere sincera.

    L’unico episodio, successo a me direttamente, è capitato con una cassiera dal Mediaworld, e lo so che mi ha odiato in quel momento, ma solo perché le ho fatto chiudere la cassa per un “inconveniente”: voleva farmi pagare un articolo dieci euro in più del suo vero prezzo. Non sono solita trattare male le persone, non in generale e meno che mai quelle che lavorano nei negozi. Devi riconoscere che in alcuni di questi, però, si respira una certa aria di sufficienza nei confronti dei clienti (non parlo di grande distribuzione), una scuola di comportamento a certi commessi la farei fare di sicuro.

    • Dipendente Ikea scrive:

      Ciao Niki, Alberto e tutti gli altri,
      la vostra discussione mi ha interessato parecchio, soprattutto perchè avete cercato di immedesimarvi con i dipendenti, beh allora perchè non portare la mia diretta esperienza?

      Concordo a pieno con Alberto per quanto riguarda l’atteggiamento di molti clienti, non tutti e non dappertutto, io lavoro per l’Ikea di Milano e spesso mi trovo a fare i conti con clienti maleducati, che mi trattano male non perchè loro pagano il mio mutuo, ma solo per la diffusissima idea che un commesso sia uno stupido incapace che è li solo perchè è un fallito, e che di conseguenza si credono superiori ed autorizzati a scaricare le loro frustrazioni sul primo che capita e che non può rispondere.

      Non a caso la maggior parte delle discussioni contengono frasi del tipo:

      - “TU” non sai chi sono io
      - oppure devono elencare i titoli di studio, sono avvocato, architetto (il 50% dei miei colleghi sono architetti), ecc.
      - ed infine la mia preferita, tutta italiana, voglio parlare col direttore.

      Tutte frasi per far prevalere la posizione di potere che in quel momento hanno su di noi.

      Poi fortunatamente non sono tutti così, io ringrazio gli anziani milanesi che parlano solo in dialetto e che umilmente cercano di italianizzare le frasi, davvero impagabili, o tutte le persone che alla fine dell’ordine mi stringono la mano e mi ringraziano.

      Ogni lavoro ha i suoi pro e i suoi contro quello che mi fa imbestialire è essere giudicato maleducato o indisponente da un rozzo burino che mi piacerebbe davvero vedere al mio posto.

      Ciao a presto

  6. Alberto scrive:

    Ciao Niki!
    Grazie per avermi risposto!
    Io sfortunatamente ho assistito a diversi battibecchi da entrambe le parti, e ti assicuro non è un belvedere…
    Si, una scuola di comportamento per certi elementi sarebbe necessario, ma anche una buona dose di buonsenso da parte di chi acquista dovrebbe essere necessaria.
    A te capita mai che ti diano un resto maggiore del previsto?
    A me tutte le volte che è successo li ho sempre avvisati dell’errore, una volta un edicolante anziano mi ha dato il resto di 50€ al posto di 10€, quando glielo ho fatto presente sapessi come mi ha ringraziato!
    E puntualmente mi danno del fesso perchè non me li intasco… Immagino il poveretto a ritrovarsi soldi in meno alla fine della giornata.
    Non ce la farei assolutamente a fare una cosa simile.
    Odio invece tutte quelle cassiere, spesso dei bar(chissà perchè???) che invece gli do 50€ e mi danno il resto di 10€ perchè distratte mentre parlano… Quanto le odio!!!!
    Devi stare lì a spiegar loro che si sono distratte e convincerle che non li sto truffando…
    E poi le vedi che quando capiscono l’errore, con un sorriso forzato, senza ammettere pubblicamente il loro sbaglio, ti dicono, si si va bene…scusa…
    E vabbè, che ci vuoi fare! :D
    Ciao e a presto!

  7. Apa. scrive:

    Ciao a tutti, sono un nuovo personaggio del Diario Semistupido ed ex sindacalista.
    Niki… permettimi di intervenire nella vicenda IKEA,che peraltro, conosco un pochino bene e che condivido le affermazioni di “Not in my name” e di “Liliansi”, poiché, i lavoratori non protestano solo per una situazione che riguarda gli sgabelli, ma in generale per il nuovo atteggiamento che l’azienda ha assunto con la nuova locazione territoriale a Collegno.
    L’IKEA ha triplicato l’area di distribuzione, mantenendo il numero del personale a tempo indeterminato inalterato rispetto alla precedente locazione, ha assunto personale interinale e a contratto a tempo determinato, per coperture festive, non sufficientemente preparato ed adeguato alla esigenza interna,in posti di importanza strategica di distribuzione e ha limitato le necessità organizzative, programmatiche e funzionali del personale, togliendo anche i più elementari diritti acquisiti in 18 anni di attività, compreso gli sgabelli, al solo personale operante, lasciandolo alla clientela che, di necessità operativa nell’arco delle 8 ore, non sembra assolutamente richiesta, anche per il semplice motivo che , il cliente, per quanto affezionato al negozio, non trascorre quotidianamente 8 ore lavorative, come deve fare il dipendente, per eseguire continuamente e soddisfare le richieste,le esigenze e in molti casi anche le pretese del cliente.
    Si potrebbe scrivere un libro, su come si comporta la gente, quando frequenta la grande distribuzione,che richiederebbe anche per loro una scuola particolare nel rispetto verso il dipendente, in modo particolare al dipendente delle aziende private, facile di licenziamento, simile all’Ikea, gli insulti gratuiti,le minacce, gli urli demenziali, che vengono rivolte ai dipendenti, in modo particolare a coloro che lavorano nell’area destinata ai bimbi,un’area peraltro, di grande responsabilità ed un servizio offerto gratuitamente al cliente ed ai suoi bimbi, che ha regole precise per la tutela dell’integrità fisica, mentale, psicologica del bambino e che è composta da personale professionalmente preparato, così come richiesto dalle norme legislative, per gli addetti all’assistenza e all’educazione dei bambini.
    Una precisazione, rispetto ad alcune affermazioni apparse su Repubblica.
    L’IKEA..non ha più nulla di SVEDESE,se non il solo marchio, poiché ha cambiato la proprietà e per ciò che riguarda il rispetto verso il personale,ha acquisito il degradante comportamento ITALIOTA, in tutto il personale responsabile, compreso il Direttore che non ha il sorriso SVEDESE,ma quello Olandese di nascita.

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