- 21 luglio 2009
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Tag:aNobii, Facebook, friendfeed, identità, identità virtuale, social media
Il problema della riconoscibilità in rete
21 luglio 2009 Postato Da Niki
Chi mi conosce sa quanto mi piaccia colloquiare online.
Se fino a qualche anno i fa i “luoghi” dove poterlo fare erano in numero limitato, con la nascita dei media sociali le possibilità di scambio e di dialogo sono cresciute in modo esponenziale. Mi sono accorta però che, per quanto mi riguarda, tengo a voler conservare un rapporto di tipo “umano” nonostante il mezzo, ossia ho sempre e comunque bisogno di riconoscere chi ho di fronte e non m’interessa la conversazione per la conversazione.
Non ho sempre la pretesa di voler conoscere i miei interlocutori con nome e cognome, né di volerli associare ad un volto che sia il loro reale, ma quella di poterli rintracciare e quindi di attribuire loro una riconoscibilità ben precisa.
Nonostante abbia delle regole diverse per stabilire contatti a seconda dei vari social network che frequento, in tutti ho bisogno di dare una connotazione ben precisa ai nick, agli avatar, ai nomi di quelli con i quali mi trovo a scambiare i miei pensieri. A seconda delle piattaforme che mi trovo ad utilizzare, ci sono diversi modi per attribuire una personalità agli utenti che non conosco ancora. Su aNobii guardo principalmente i libri che leggono, i commenti che scrivono, gli interventi che fanno nei gruppi di discussione; su Friendfeed, similarmente, leggo i post sui loro blog personali, gli articoli condivisi, guardo le loro foto su Flickr (che strumento formidabile è Friendfeed per scoprire cose nuove!); su Facebook la prima discriminante è nome e cognome, poi controllo il profilo personale, gli eventuali amici in comune, ecc.

Foto di piccadillywilson
Cosa succede quando non è possibile associare ad un utente una identità perché non si hanno elementi per poterlo in qualche modo riconoscere? Ci sono delle regole di comportamento non scritte che andrebbero osservate da tutti in questo senso? Chi intende avvalersi di un medium sociale come luogo di conversazione non dovrebbe come prima cosa rendersi in qualche modo riconoscibile con una specie di “mappa di identità personale” che sia più articolata di un semplice nickname? È difficile conversare pubblicamente di fatti anche solo vagamente personali se non selezionando gli interlocutori in base a elementi che danno loro una qualche connotazione. Certo, nella maggioranza dei casi si creano rapporti reciprocità, ma questo non può avvenire in tempi brevissimi e servono comunque costanza e attenzione.
Vorrei precisare ancora una volta che non sto parlando degli identificativi legati alla vita offline. Un nick name ha la stessa valenza e lo stesso significato di nome e cognome se in quel modo un utente è universalmente riconosciuto, non importa quale ruolo abbia nella vita di tutti i giorni. Certamente, per me l’ideale rimane quello di una perfetta corrispondenza tra la persona off line e quella online. Mi pare, però, che sempre di più si tenda a questo tipo di modello: nonostante tutte le difficoltà, internet sta diventando parte della vita di tante persone, non solo come mezzo, ma anche come messaggio, così da trovare sempre più corrispondenza tra modo di essere nella vita di tutti i giorni e modo di essere in rete. Non a caso sono nati particolari “biglietti da visita”, dai servizi che aggregano tutte le identità online di una persona (Google Profiles, ad esempio), o veri e propri dispositivi elettronici per lo scambio reale di tutte le informazioni che “fanno” una persona nella rete e fuori (Poken e simili).
Rimangono comunque quelli che per qualche motivo preferiscono mantenere separate le due realtà, scelta rispettabilissima e necessaria in alcuni casi. Allo stesso modo però, chi opta per questa condizione deve poter essere riconosciuto e collocato, non si può limitare a un identificativo qualsiasi esclusivamente per scrivere parole tramite tastiera. L’atteggiamento che era tipico delle chat line è stato ampiamente superato negli ambienti dei media sociali e non può che suscistare diffidenza chi lo “usa” in questi ambienti, specialmente se connotati da una forte interazione “personale”.
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d'accordo
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se la rete fosse fatta solo di "persone online" (prendo la tua nomenclatura), smetteresti di conversare?
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Frieda, sinceramente non ho capito la tua domanda. Ossia?
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eheheh. Criptica, scusa. E' che penso di avere un punto di vista diametralmente opposto al tuo. Il mio "problema" quando mi muovo in rete è la mia riconoscibilità, non quella dei miei interlocutori. Chi sono, cosa faccio, quali dei miei dati divulgo e quali no. Una volta deciso questo, che io parli con un IP o con nome+cognome (sapendo che sono reali e non un nick) non mi cambia veramente la vita. La mia "esperienza" di riconoscibilità trascende da chi è una persona: così s’anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo, chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch’è la sua?
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Ora è più chiaro, grazie :) Io parto da un presupposto: dall'altra parte ho sempre comunque persone con le quali mi relaziono, alle quali dico delle cose, che imparo a conoscere e loro a conoscere me. A me la vita la cambia tutto questo, in modo piccolo, forse, ma comunque importante. Per esempio la maggioranza di queste persone poi le incontro dal vivo, diventano amiche. Se io incontrassi Romeo che si chiama Romeo e basta e non avessi altro modo per identificarlo, non mi interesserebbe parlare con lui. Al contrario, se Romeo fosse solo un nome e la sostanza altra e per me riconoscibile potrebbe anche cambiare dieci nick al giorno, per me non farebbe differenza.
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Idem sul "dal vivo" e sulla riconoscibilità siamo d'accordo :-) Mi ricorda una vecchissima conversazione con un'amica sul tema "Ma il blog lo scrivi per te stessa o per i tuoi lettori?"
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In che modo te lo ricorda? Racconta...
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Giriamo attorno a un tema che (credo) viviamo in maniera molto simile, ma quando ce lo raccontiamo ci sembra molto diverso. E tutto sommato la sottile differenza è importante..
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uhm. Ok, caffè. Ho l'impressione di arrotolarmi su me stessa quanto a chiarezza più vado avanti!
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chilometricamente commentato sul blog :)
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Ti ho risposto di là Roberto :)










3 Responses to “Il problema della riconoscibilità in rete”
Condivido pienamente il tuo pensiero.
Il fatto di essere identificabili sul web non è legato al fatto di essere riconducibili a una persona fisica (vorrei però evitare di usare il termine “nodo” perché mi pare brutto).
Come ho già espresso più volte, quasi sempre le persone conosciute attraverso il web erano esattamente come me le aspettavo, grazie a una paziente opera di ascolto e di conversazione.
Questo però presuppone che il nostro interlocutore “voglia” essere identificato.
Ogni netizen può essere identificabile in base ai pensieri che condivide, ai contenuti che pubblica, alle piattaforme che frequenta, alla propria rete di relazioni sociali, agli amici che frequenta più spesso, al modo in cui si esprime (ad esempio a me danno estremamente fastidio le persone sboccate), al modo in cui si relaziona.
Il fatto di utilizzare un avatar o meno secondo me è indice del livello di (a)socialità di una persona: non costa poi così tanta fatica mettere un avatar farlocco, l’importante è che rispecchi la personalità dell’individuo. E’ un po’ come quelle persone che stanno con le braccia conserte anziché distese (un po’ di psicologia comportamentale).
Personalmente, a parte PTWG che è stranoto chi sia e come la pensi (l’aspetto è un dettaglio), io non ho e non voglio contatti senza avatar.
Concludo dicendo che una persona può avere mille motivi per non voler essere identificato in rete e che non può essere biasimata per questo: questa però non deve essere una scusante per fare i “brillanti” con chi invece ha scelto di metterci la faccia o per farsi mille problemi che non dovrebbero appartenere a chi non è identificabile.
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Grazie Roberto. Paul The Wine Guy è un esempio emblematico perché pur non sapendo chi si nasconda dietro al nick e al suo non-avatar è perfettamente identificabile e collocabile per quello che scrive, che fa, che dice.
La mia discriminante è questa proprio perché non mi interessa l’attività di chat o una interazione basata solo sulle parole e scevra di ogni altra contestualizzazione personale.
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Condivido
Ci sono diversi “personaggi” che seguo e conosco solo per nick, e ne delineo gusti, modi di pensare e preferenze in base a dove e come scrivono. Di solito non li aggiungo però su Facebook, dove cerco di tenere gente “selezionata” per reale conoscenza o grande fiducia virtuale
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