- 3 agosto 2009
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Tag:amici, aNobii, ruyi, storie, venezia, Viaggi, whaiwhai
A cercare il Ruyi a Venezia di notte
3 agosto 2009 Postato Da Niki
Un paio di anni fa, nel breve periodo in cui questo blog era localizzato altrove, scrissi un piccola cosa su Venezia.
Dicevo allora “...nessuna sensazione che non fosse il normale stupore che provo ogni volta al cospetto di questa città. Sono secoli che Venezia è così: la stessa gente, le stesse voci, lo stesso movimento.
I canali fangosi, i rifiuti negli angoli, l’odore forte della decadenza. I mercanti e i compratori, popoli d’oriente e d’occidente.
Venezia è una città di fantasmi. Si mescolano ai turisti, camminano con loro per le calli, si aggrappano ai muri umidi con i polpastrelli scarni. Forse è per questo che è rimasta uguale a se stessa per così tanto tempo.
Venezia è fedele, non cede ai secoli che passano. Il tempo è inesorabile per ogni condizione umana, ma non per questa città che respira la stessa aria del passato. Se si ascolta attentamente, se si spiano gli angoli nascosti con la coda dell’occhio, è ancora possibile vedere le cortigiane, gli schiavi scalzi nel fango, i dottori della peste con il becco bianco e il mantello nero, i mercanti coperti di broccati. Sono ancora tutti lì. Nei rari momenti di silenzio, se si sentono risuonare dei passi, sono i loro. Se si apre lo sguardo, se si guarda lontano, al di là del primo ponte, non è quella che il Canaletto vide e dipinse?
Per questo mi affascina così tanto: in nessun altro luogo presente e passato si toccano fino a creare un tempo proprio, una quinta dimensione fatta di riflessi che si perdono nell’acqua. I volti che ci si specchiano non sono solo i nostri, ma anche i loro.”
Nonostante il tono un po’ aulico del mio vecchio post, non ho cambiato opinione. A Venezia ho sempre quella sensazione di straniamento che mi porta a divagare sul passato. Quasi che la città fosse permeata da un qualcosa che per forza mi fa dimenticare la massa dei turisti sudati, i ratti che passeggiano sulle banchine, il rumore di sottofondo.

Foto di Astridula
Non è per caso quindi che sabato scorso ho partecipato ad una bellissima riunione notturna tra amici a Venezia. Il tutto è partito come uno dei tanti raduni che si organizzano su aNobii, comunità online di lettori e appassionati di libri – e di amici, per quanto mi riguarda -, ma questo nello specifico aveva per oggetto una caccia al tesoro, quella al Ruyi, fantomatico scettro portato in occidente da Marco Polo.
La caccia al Ruyi è ben più di un gioco dove storia e fantasia si mescolano: è un modo per scoprire i segreti di una città, per guardarla con occhi diversi, per non essere semplici turisti ma curiosi visitatori. Soprattutto significa meravigliarsi di continuo.
Il Whaiwhai, piattaforma della quale fa anche parte la ricerca del Ruyi è in definitiva una storia interattiva. Si ripercorrono giocando luoghi, episodi, personaggi antichi e spesso sconosciuti di una città. Attraverso la risoluzione di enigmi e misteri e la caccia ad indizi nascosti si entra nel vivo nelle sue leggende, si percorrono sentieri poco battuti, si diventa protagonisti di una scoperta “viva”. Insomma, in questo caso la X indica sempre il punto dove è nascosto un tesoro.
È naturalmente un gioco dove la tecnologia è coinvolta, ma non in maniera esasperata; occorrono un cellulare normale, anche vecchio, che sia in grado di mandare e ricevere sms e un piccolo investimento ( 27 euro) per l’acquisto del quaderno di gioco. Solo questo per un vero viaggio nel tempo. È stata questa la sensazione che mi ha accompagnato per tutta la notte sabato scorso a Venezia: una città completamente fuori da ogni riferimento temporale, diversa da quella solita. Ho percorso calli dove i turisti non passano mai, ascoltato il silenzio, sperimentato lo strano sortilegio di certi luoghi (provate a sostare in Corte Nova alle tre di notte), imparato cose che non sapevo prima e ho avuto solo per me una piazza S. Marco completamente deserta. Anche questa è una vera magia.
Oggi, dopo due giorni, ricomincerei d’accapo, subito. E non solo di nuovo a Venezia, ma anche a Roma, Firenze e Verona, le città dove per il momento è possibile giocare a Whaiwhai.
Il gioco ha anche dei piacevoli effetti collaterali (almeno per me): la voglia di saperne ancora di più, di leggere altre storie e quindi di comprare libri sulla località che vado via via scoprendo. È una risorsa interessante anche per gli insegnanti, tanto è vero che nel sito del Whaiwhai c’è una sezione interamente dedicata a loro.
Per ogni informazione www.whaiwhai.com
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ehi ma hai messo la mia foto :)
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Sì Astrid, spero non ti dispiaccia. È una bella foto :)
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Bedda la foto, proprio bedda!
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ma certo che non mi dispiace, anzi!
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Grazie! :D
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mmmhh da veneziana non so se questa descrzione della città regga molto, almeno per me. pero e intrigante davvero ^^
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Elena, sono sensazioni del tutto personali. Nello specifico nel post ho parlato della caccia al Ruyi, ma anche tutto il resto è solo frutto di quello che io ho sempre provato a Venezia. Non ha la pretesa di essere una descrizione oggettiva della città dove, tra l'altro, non ho mai vissuto :)
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infatti per questo dico che è molto intrigante per chi la vive come una quotidianità fatta di poste, zanzare, portare le 6diacqua su per i ponti, di 3dinotte silenziossime, nebbie gelide e canali puzzoni! E il vantaggio di vivere a venezia che in molti ti raccontano quello che non vedi più. grazie!!
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Prego, per me è sempre un gran piacere :)























5 Responses to “A cercare il Ruyi a Venezia di notte”
grazie di cuore per il tuo splendido report dell’esperienza. è personale e appassionato, ci fa sentire orgogliosi. ancora grazie e se sei d’accordo vorremmo citarti in un nostro post nel blog di WHAIWHAI. A presto
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Certamente fate pure, anzi grazie a voi. E naturalmente complimenti ancora.
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[...] Goldman di wi-fiplanet quello che facciamo e ne è uscito un post per cui lo ringraziamo molto; Diario Semistupido e Giovy’s blog hanno poi raccontato la loro sfida WHAIWHAI Venezia. Grazie infinite anche a [...]
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eccoci qua…http://blog.whaiwhai.com/2009/08/partenze_dicono_di_noi/
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Grazie mille Giulia
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