A Natale siamo tutti più buoni. Mica vero: chi è stronzo rimane stronzo, c’ è poco da illudersi. E perché poi aspettarsi il contrario?
Piuttosto, a Natale molti hanno un pretesto per fare pace con se stessi e un po’ anche per far tacere la coscienza con qualche soldo distribuito qua e là, se non altro perché arriva la tredicesima.
Si vede che non credo molto nei buoni sentimenti ispirati dal periodo? So per certo che, paradossalmente e nonostante tutto l’amore che riempie i cuori, per tanti questo è il momento più difficile dell’anno, o, come dicevo, un motivo per rinnovare il loro essere stronzi.
A Natale quindi divento più incostante del solito e mentre tutto il mondo sembra correre verso quell’unico giorno io punto direttamente al 26, che mi piace chiamare come fanno gli inglesi, boxing day. Il Natale di chi nella vita viene dopo.
È nei resti della celebrazione da parata che comincia la mia vera festa. Combattuta tra il desiderio di partire e la voglia di restare, l’eccitazione di poter godere del tempo – giorni interi anche a fare nulla se volessi, il languore dei ricordi di bambina, il piacere della casa al buio e nel silenzio e dei miei angoli preferiti. L’insonnia come una vecchia amica ritrovata. La consapevolezza che forse, finalmente, sono cresciuta anch’io. E le persone alle quali tengo.
Il Natale in fondo è questo: una somma di contraddizioni. Un po’ come l’albero che allestimmo in terza elementare: un ramo spoglio con addobbi di cartone, medaglie dalla doppia faccia con un dritto e un rovescio. Perché non posso guardare il mio bell’albero dal sapore vittoriano, rigorosamente oro e rosso per richiamare abbondanza e buona fortuna, senza pensare a chi ha poco o nulla, a chi aveva e ha perso tutto, a chi non c’è più.
Credo sia questo in fondo il valore del Natale, il suo dualismo. La morte e la nascita, la partenza e il ritorno, il vecchio e il nuovo. Simboli antichi che vanno al di là di ogni tradizione e valenza religiosa, anche per chi crede. È la magia di questo mese, dei giorni così bui e corti – in Australia com’è che fanno? – dei rituali antichi, più antichi ancora di quelli cristiani, che bene o male, fanno parte del nostro dna.
Naturalmente rimangono ancora senza risposta i grandi interrogativi che mi pongo ogni anno:
“Che senso ha, per chi crede, cantare in chiesa a mezzanotte e agli altri non dedicarsi mai? Non pensare che per tanta gente questa festa e’ solo un giorno per sentirsi più soli, più poveri, più abbandonati del solito? Può bastare a un credente che il Natale si traduca solo nel pensiero del cenone, del pranzo, dei regali, del capodanno in montagna o ai tropici senza allungare mai la mano verso il prossimo? Chi non crede, chi considera il Natale solo un periodo di vacanza, il momento giusto per comprarsi l’ultimo gingillo hi-tech, in qualche modo e’ giustificato. Ma chi si professa credente e partecipa alla messa come se fosse una prima all’opera come si giustifica? Quanti la vivono con la sincerità nel cuore questa festa?” (Natale 2007).
Tanti auguri laici a tutti.
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2 commenti a “Una specie di post natalizio”
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Meraviglioso.
Stampo e faccio leggere a chi so io, gente uno punto zero che spero gli faccia bene.
Clap clap.
Onorata Clock. Sperando che a quella gente serva.