Egotismi vari ed eventuali

Uno degli aspetti peggiori dell’essere italiani è il retaggio del “lei non sa chi sono io”. Magari non sono più in molti a dirlo, ma sotto sotto e nemmeno tanto nascostamente, sono in molti a pensarlo. Quando ci penso io, mi tornano alla mente certi film degli anni ’50, quei ritratti dell’italietta del dopoguerra con il cummenda, il palazzinaro, la servetta e l’immancabile onorevole che appunto tutti erano tenuti a sapere chi fosse.

Certe cose sono dure a morire. In tanti sembrano avere buone ragioni per salire su un piedistallo – anche se alto pochi centimetri – dal quale guardare chi sta più in basso. Basta diventare mediamente popolari per trasformarsi in una Vanda Osiris che scende la scala, nella convinzione radicata che popolarità significhi sempre importanza.
Altro aspetto del fenomeno è lo strano birignao della prima persona plurale, a sottolineare l’appartenenza a una élite: noi artisti, noi giornalisti, noi guru. Insomma il caso classico della miss di provincia che si rivolge al suo pubblico cominciando ogni frase con “noi attrici”. O quello di un noto scrittore di romanzi gialli che dopo la pubblicazione del suo primo libro si atteggiava a maître à penser dell’intellighenzia italica, salvo poi dare in escandescenze ad ogni critica – legittima – appellandosi alla solita invidia che il prossimo dovrebbe provare nei suo confronti.
O ancora, di chi, per dirla con parole di sordiana memoria, io so’ io e voi non siete un cazzo.

4. gdp-spettac1-10
Immagine da internet

Sarò fuori standard, ma trovo certi atteggiamenti imbarazzanti e vagamente comici.

Nella nostra lingua esistono parole che non vengono più usate spesso, ma che varrebbe la pena riscoprire, “sobrietà”, per esempio.

Non è un valore per educande dei bei tempi andati, ma un modo di essere che dovrebbe essere trasmesso ed insegnato e che tanti dovrebbero fare proprio. È una parola che, guarda caso, fa rima con dignità e che si accompagna bene al senso della misura, alla concretezza della sostanza invece che alla forma. La sobrietà è quella che non ama i toni urlati, il presenzialismo esasperato, l’ostentazione forzata.

Essere sobri non significa essere modesti nel senso deleterio del termine, ossia essere sobri non corrisponde a essere falsamente modesti, la falsa modestia è un inganno alla fine. Non corrisponde nemmeno ad una certa ritrosia o, addirittura, a una certa povertà di spirito, come tanti sembrano ritenere. Conosco persone brillantissime, con belle teste pensanti, ma che sono ugualmente molto sobrie. Alcune di queste hanno un senso dell’umorismo fulminante e dissacrante ma non cedono a sbrodolamenti fuori luogo.

Se dovessi fare un paragone, direi che la sobrietà si accomuna a un vecchio maglione di pura lana, magari un po’ liso sui gomiti, ma sempre elegante, caldo, pieno di classe e che racconta qualcosa di chi lo indossa, senza mai gridarlo.



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Postato Da Niki

  • 8 January 2010 at 20:08 Alessandra Farabegoli
    Non so perché ma il tuo post mi ricorda un paio di thread di oggi, che ho nascosto per sfinimento..
  • 8 January 2010 at 20:14 Federì
    condivido: ci vedo la differenza fra Lord Bret Sinclair e Danny White... ;)
  • 8 January 2010 at 20:19 Niki Costantini
    Corsi e ricorsi Alessandra. Il post era in coda da circa un mese. Evidentemente certi argomenti non scadono mai :) Federì, ecco, la sostanza è quella, con la differenza che Danny White era piuttosto simpatico :)

    2 Responses to “Egotismi vari ed eventuali”

  1. Hoshimem scrive:

    Bellissimo post e pensiero. Condivido. :)

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