Ho preso ad odiare questa giornata, lo dico a chiare lettere. Ogni anno spero sia l’ultimo, che non ce ne sia più bisogno di avere una giornata dedicata alle donne. Al contrario, mi piacerebbe che ci fossero 365 giorni dedicati alla Persona. Un bel sogno.
Mi dispiace molto, e mi fa anche vagamente imbestialire, quando molti e molte prendono l’8 marzo come un festa. Non lo è. Non si celebra niente oggi, non c’è nulla da celebrare, se non il fallimento. Il fallimento di cambiamenti culturali che dovevano essere e non sono stati del tutto, il fallimento di tante speranze. Lo vedo negli atteggiamenti, lo sento e leggo nelle parole di tanti uomini ma anche di tante donne, specialmente di quelle più giovani. La spinta propulsiva dei reggiseni bruciati, delle lotte per l’autodeterminazione e per il diritto di scelta – divorzio e aborto – si è esaurita, impantanata nel torpore generalizzato di questi ultimi trent’anni.
Foto di lchjejag
Odio che che in questa giornata si pensi alle bisbocce tra amiche e agli spogliarelli maschili quali segni di una uguaglianza becera e falsa e odio che per tanti sia più che altro un contentino, un’ora d’aria tra diritti negati, scelte difficili e obbligate, etichette e mercificazione. E, per favore, niente auguri: mi suonano sempre come una sottile presa per i fondelli.
Quello che mi rattrista di più è che molte non hanno la percezione che essere donne ancora significa essere cittadine di serie B. Mi duole riconoscere che spesso sono proprio le più giovani, come dicevo, a non vedere il problema.
Non sono una di quelle che pensano che le donne sono le naturali nemiche di loro stesse, anzi, ma l’impressione che ho è che il gap generazionale abbia creato un ulteriore “noi” contro “loro”.
E la colpa è anche nostra, di chi era bambina negli anni ’70. Non siamo state protagoniste delle lotte, ne abbiamo solo respirato l’aria da lontano. Non avendole provate sulla nostra pelle, siamo cresciute con la convinzione che tutto quanto era stato conquistato fosse nostro di diritto, mentre non è mai stato così.
Lo senti nei discorsi di certi uomini, lo vedi nei tentativi reiterati di togliere alle donne per legge il diritto di decidere del proprio corpo, nei dati delle statistiche, nella sottocultura di voler relegare le donne in ruoli che non sono frutto di scelte personali, ma sempre e solo imposti.
Nel fatto che la principale causa di morte, tra le donne di tutto il mondo, è la violenza. Odio l’8 marzo anche per questo: non si fa abbastanza, non si sa abbastanza.
Per questa ragione sono stata contenta di aderire all’iniziativa di lettura collettiva di Collettivovoci: i brani scelti sono stati tratti da “I monologhi della vagina”, niente di meglio per prendere coscienza di noi stesse, nel bene, nel male, in quello che siamo, in quello che potremmo essere. Dentro e fuori.
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Tags: 8 marzo, collettivovoci, diritti delle donne, donne, femminismo, i monologhi della vagina
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sottoscrivo in pieno. grazie per dirlo molto meglio di me!
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Alla fine dei conti non è una giornata allegra. Grazie a te lasacco.
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No, non è una giornata allegra, vista la sua origine. Però proprio per questo, secondo me, è l'occasione per ricordare tutte le donne che con fatica, coraggio, costanza, fierezza, sofferenza e serietà sono diventate -in vari campi- motivo d'orgoglio per l'umanità, senza rinunciare mai al loro essere donne. E pensando a loro, ci si sente più forti; sono uno stimolo ad andare avanti, a migliorarsi, a non aver paura.
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mi piace. Anche io ho detto la mia:)
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mitì tesora :) io la vedo un po' fuori tempo sai? e parlo della festa, non delle motivazioni sottese, sia chiaro. Questo è il senso che ho dato al mio post/riflessione.
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A me, che vivo una vita da uomo dall'età dell'asilo in poi, queste parole fanno bene, molto bene. Che se ne accorgano le signorine tutte tacchi e ticchettio. Grazie.
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"signorine tutte tacchi e ticchettio" è una figura che presumibilmente userò, in futuro. grazie. :)
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Grazie a tutti :) Fairy, è proprio quello che intendevo: una delle cose più odiose è quella di voler chiuderci all'interno di ruoli che spesso non accettiamo per libera scelta, ma per una imposizione (culturale, psicologica, ecc.) Quando si può scegliere invece, va bene tutto perché siamo in grado di fare tutto: lavori tradizionalmente maschili (ma non è detto che le tradizioni non possano essere cambiate) e camminare sui tacchi quando ce n'è l'occasione. :)




Grazie a te che partecipi con noi a questa cosa
ci tengo molto che il messaggio arrivi forte e chiaro
[...] si rivendica correttamente il ruolo chiave della donna nella società. E mi sembra di capire che non sono l’unico a pensarla [...]
No, non è una giornata allegra, vista la sua origine. Però proprio per questo, secondo me, è l’occasione per ricordare tutte le donne che con fatica, coraggio, costanza, fierezza, sofferenza e serietà sono diventate -in vari campi- motivo d’orgoglio per l’umanità, senza rinunciare mai al loro essere donne. E pensando a loro, ci si sente più forti; sono uno stimolo ad andare avanti, a migliorarsi, a non aver paura.
Cara Mitì, è un’occasione, è vero. Ma è una occasione triste perché è veramente brutto pensare che dobbiamo avere un giorno dedicato per parlare non solo delle grandi donne ma soprattutto di quelle invisibili che ogni giorno lottano, in tanti modi diversi, solo perché sono nate di sesso femminile.
Dovremmo avere il coraggio, la forza e la costanza di ricordarle tutti i giorni e anche arrabbiarci di più non guasterebbe.
La sfida non è “cancellare” l’8 marzo, ma ri-trasformarlo in quello che doveva essere all’origine e che ha ancora bisogno di essere. Una giornata in cui ciascuna di noi ricorda i passi avanti che sono stati fatti, soprattutto dalle generazioni precedenti alla nostra, e si impegna a continuare a camminare per una maggior dignità di tutte le persone. Ma fino a quando ci sarà, nel mondo, anche una sola persona che soffre qualunque tipo di discriminazione per il solo fatto di essere nata femmina, questa giornata non può essere cancellata.
Capisco e condivido il tuo sentire, ma non odio l’8 marzo. Odio in cosa lo hanno trasformato e mi impegno, ogni anno, a ricordare alle persone che mi sono vicine che non è, non deve e non può essere una festa.
Sandra, se leggi tra le righe (ma anche al di fuori di esse) non ho mai scritto di “voler cancellare” l’8 marzo.
D’altro canto non possiamo limitarci – non ancora – a considerarla una giornata per la memoria, visto che la violenza, la discriminazione, i diritti negati sono realtà di tutti i giorni. Lo dico alla fine: lo odio perché (negli altri 365 giorni) non si sa abbastanza, non si fa abbastanza. L’8 marzo va bene, ma non deve diventare una scusa per altro, come giustamente sottolinei anche tu.
ok mi segno per l'anno prossimo che sei una di quelle che odia l'8 marzo
Condivido, nel senso che odio la protervia e l'ignoranza di chi, nonostante tutto, continua a parlare di FESTA e non di GIORNATA della donna.Dovrebbe essere un momento di verifica periodica, per capire, per valutare se la donna sia o meno (almeno oggi) vista e trattata come PARI, e invece il momento viene spacciato per festa, viene mercificato, viene dedicato a un revanchismo fuori luogo e antistorico.Questa giornata è un momento in cui tutti noi, e intendo moltissimi uomini e anche alcune donne, dovremmo vergognarci per non aver fatto significativi e definitivi passi in avanti per una reale parità, prima nelle nostre menti e poi nei fatti.
Non per niente sei una Nikita.Applaudiamo.