- 12 giugno 2010
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Tag:cartine, cartografia, Esperienze, Guy Browning, itinerari, mappe, Maps of my life, The Guardian, Viaggi
Le mappe della mia vita
12 giugno 2010 Postato Da Niki
L’altro giorno, mentre navigavo tra le pagine del Guardian, mi sono imbattuta in un libro scritto da Guy Browning, columnist di quel giornale, che mi ha attirato subito per il titolo: Maps of my life. Il libro, per chi ha famigliarità col genere, è sullo stile di alcuni racconti di Bill Bryson, ossia una biografia umoristica costruita come un memoriale di viaggio.
Questa, però, prende spunto dall’amore che l’autore ha sempre provato per la geografia, le mappe e la cartografia in genere.
Mentre aggiungevo il libro alla mia wish list di Amazon, mi sono resa conto che anche io ho sempre avuto un’insolita passione per mappe e cartine e, se quelle di Parigi e Madrid le ho perse – non smarrite – nel corso degli anni, se quelle del mio viaggio americano sono ancora chiuse in uno degli scatoloni del trasloco che mi ha condotto qui, ne ho comunque un buon numero conservate in un cassetto.
La verità? Mi piace collezionarle e averle con me, anche se le mie sono meno decorative e meno elaborate di quelle che Browning ha inserito nel suo libro. Immagino che se dovessi sottopormi ad un’analisi psicologica per questa mia mania, ne verrebbe fuori che le cartine stradali mi danno un grande senso di sicurezza. Ricordo con profondo disagio i primi due giorni del mio unico viaggio a Parigi, quando mi limitai a ciondolare in giro a rimorchio di una guida senza capire dove stessi andando e dove mi trovassi, finché un passante al quale avevo chiesto come arrivare in Place de la Madeleine mi regalò una cartina. Da quel momento il mio soggiorno svoltò, nonostante abbia comunque mantenuto con la città un rapporto conflittuale al punto di non volerci tornare più.
Non sono cambiata con gli anni: sebbene ora abbia a disposizione anche altri strumenti che mi aiutano a ritrovare la strada (il navigatore gps e l’iPhone sono tra i migliori acquisti che abbia mai fatto), non manco mai di mettere una o due cartine in borsa quando viaggio.
Rovistando nel mio cassetto, è risultato che la mia collezione conta soprattutto di cartine della Scozia e di Roma. La cosa ha una sua logica considerato che, per motivi diversi, sono luoghi fondamentali della mia vita.
Ho pensato allora che anch’io avrei potuto raccontarli questi luoghi per raccontare anche un po’ di me. In effetti, la vita segue le sue corsie preferenziali e a me piace tenerne traccia sulle mappe. Segno col pennarello rosso gli itinerari di viaggio, prendo piccoli appunti, conservo scontrini e biglietti per poi tornarci sopra a distanza di tempo, aprendole sul pavimento, rivivendo il gusto della scoperta o della rilassante quotidianità che tendo a ricreare quando viaggio.
È anche vero che alcuni di questi viaggi sono stati solo un pretesto per stacchi e fughe strategiche quando ho avuto bisogno di mettere dei punti e accapo e per chiudere porte. O magari, solo per considerare la situazione da una prospettiva diversa, uno spartiacque tra un prima e un dopo, ma sempre accompagnata dalla mie cartine: per essere autosufficiente, per non perdere la strada, ma soprattutto per ritrovare quella di casa.
Allo stesso modo considero questo post: un ennesimo nuovo inizio. Quel che seguirà saranno dei percorsi di viaggio, non solo metaforicamente parlando, ma anche racconti di veri itinerari: la Scozia per cominciare, poi Roma, poi forse altri, senza una cadenza predeterminata ma comunque sempre seguendo col dito sulla cartina strade già percorse.
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17 Responses to “Le mappe della mia vita”
E allora buon viaggio e segna sulla cartina così so dove sei
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Fata, grazie. Facilissimo non perdermi, mi posso geolocalizzare in un secondo
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da urbanista le mappe, le carte sono per me sempre dei racconti anche quando fanno finta si essere delle carte tecniche fedeli all’originale (che vorrà dire?).
Ma quando la vita diventa come la mia e tutto è sempre solo viaggio, senza differenza tra essere in un posto che conosci a menadito e uno che non conosci, non so, non riesco a dirlo con chiarezza, ma credo sia diverso. Sicuramente meno bello. Per conoscere e amare il luogo che abiti devi prima conoscerne e amarne un altro, ma quando tutto è altro?
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Non so Elena. Durante i miei lunghi periodi in Scozia, in realtà non avevo bisogno di mappe per muovermi, eppure continuavo a comprarne. Era bello ripercorrere certe strade, ritrovare i luoghi. La stessa cosa faccio qui. Poi c’è la questione che dicevo, quella legata al sentirmi sicura: se non mi sento autosufficiente vado in crisi. È un problema, me ne rendo conto.
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Approvo incondizionatamente le cartine, come strumento pratico, come collezione, simbolo, metafora. Le cartine riportano i nomi, trattengono la memoria e alimentano quella sana illusione di essere in grado di sapere esattamente dove sei (senza essere inchiodato dal gps…). E poi devono essere interpretate. Quindi, buon viaggio.
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Grazie MrPotts, è proprio come dici: a me servono anche per capire esattamente dove sono e da lì ripartire.
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Con molta curiosità aspetto di leggerti alle prese con i percorsi romani
.:.
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Io con le cartine amo farci altre cose. Sarà per questo che andavo male in geografia.
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E cosa ci fai Andrea? (O forse il tuo è un gioco di parole?)
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Le fumavo.
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Ah ecco, avevo visto giusto
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ciao niki,
era tantissimo che non venivo a trovarti… presa da fare anche io il mio piccolo blogghino..tanto per giocherellare un po’, ed ora aprendo trovo questo bellissimo post!
Pensa che io ho mappe e cartine di quando viaggiavo con i miei per l’europa…ed anche quelle dei nonn ( riesco sempre con grande difficoltà a buttare carte..e quindi anche cartine:-) oltre naturalmente a vecchie guide…
Questo però è l’anno del “ripulisti” quindi chi sa che qualcosa non cambi…certo è che ogni volta che decido di buttare scopro qualche curiosità di famiglia e così le ore le passo a leggere e sfogliare!
certo ti seguirò nei tuoi percorsi…ripercorsi.Un abbraccio
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Cara Simonetta, sono contenta della tua visita
È un peccato, però, buttare via le vecchie “carte” di famiglia. Raccontano uno storia. Perché non buttare tutto in una scatola e lasciare che sia qualcun altro a riscoprirle tra qualche anno? Un abbraccio a te.
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Parlando di mappe, mi è tornato in mente che a conclusione del primo progetto di ricerca a cui ho partecipato dopo essermi trasferita a Londra, la grande capa del progetto mi ha regalato una collezione di (copie di) carte di città europee del 700 e 800.
Lo so che sono copie ma per un’urbanista come me e non una collezionista, sono un mondo magico di luoghi e tempi, sono pensare a chi le ha disegnate e perché.
Non voglio rovinare la poesia del post e dei commenti con argomenti noiosi e accademici ma questa mostra è bellissima:
http://www.bl.uk/magnificentmaps/
Ciao, elena
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Grazie del link Elena! Inutile, le mappe, soprattutto se antiche, hanno un fascino irresistibile per me.
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cara niki, tranquilla…non mi sono spiegata …non butto nulla di ciò che sono ricordi miei o della mia famiglia….anche mia figlia ha la stessa mia passione e sta cercando di ricostruire l’albero genealogico…ho radunato tutto in vari scatoloni..e ogni tanto vado a spulciare…. il “ripulisti” riguarda le cartacce…
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Simonetta, per fortuna! Nessuna pietà per le cartacce, invece
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