- 4 luglio 2010
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Un po’ più Venezia, un po’ meno Camp
4 luglio 2010 Postato Da Niki
Sono appena rientrata da tre giorni veneziani durante i quali ho cercato di mettere insieme una piccola vacanza e la mia partecipazione alla prima Geek Girls Dinner Nordest e al VeneziaCampo 2010.
Se la parte della vacanza, della quale racconterò nel prossimo post, è stata del tutto soddisfacente, non posso dire lo stesso per la parte “eventi” (uso questa parola solo per comodità di definizione in quanto, in realtà, non ho mai considerato questi appuntamenti degli happening particolari, ma occasioni per rivedere gli amici, conoscere nuove persone e imparare qualcosa in più): per una serie di ragioni e mio malgrado ho perso la Geek Girls Dinner e non posso nascondere una certa delusione per quanto riguarda la giornata finale del Camp, sabato 3 luglio.
Confesso che a suo tempo mi ero iscritta a questo VeneziaCamp sull’onda dell’entusiasmo per quello molto riuscito dello scorso ottobre e sperando in una sua replica, se non per i contenuti, almeno per quel tipo di atmosfera che si era creata e che così tanto aveva contribuito a rendere quel camp una bella esperienza di partecipazione e di incontro. Ieri, invece, ho trovato in parte altro.
Come sempre, voglio specificare che di seguito parlerò di impressioni ed esperienze del tutto personali e che, di conseguenza, tutto deve essere preso considerando questa premessa.
Il primo elemento che mi è parso “sbagliato” è stato quello della tempistica, non tanto per ragioni di temperatura, quanto per motivi logistici. Lo scorso VeneziaCamp si era svolto alla fine di ottobre e una sua replica a soli otto mesi di distanza ha stemperato il desiderio di partecipazione di molti che pure erano intervenuti allora; di sicuro si è rivelata una scelta sbagliata per affrontare certe tematiche, come “la scuola che funziona”, solo per citare un esempio: forse non era fatto notorio che ai primi di luglio si è nel pieno degli esami di Stato e che questo è un grandissimo ostacolo per la partecipazione di coloro i quali hanno in una scuola che funziona, i principali interessi: docenti e studenti.
Perché io proprio a questi ultimi avrei dato e darei maggiore spazio. Nella scuola vengono portati avanti, nonostante tutte le numerose difficoltà, splendidi progetti che proprio in un Veneziacamp potrebbero ritagliarsi degnamente uno spazio per proiettarsi all’esterno.
Questo conduce direttamente al secondo elemento strano: la totale mancanza di pubblico esterno, a parte tre turiste straniere che si erano perse e un paio di vigili del fuoco in servizio. Perché uno dei piaceri più grandi per chi segue o è appassionato di certi argomenti è quello di vedere la curiosità di chi non ne sa nascere poco a poco, rispondere alle domande, veder montare l’interesse. Ricordo lo scorso anno incontri con classi in visita, spettatori, partecipanti, discussioni estemporanee, anche nei momenti meno ufficiali del camp. Pochissimo di questo ho ritrovato quest’anno.
Insomma, la mia impressione generale è che al di là delle buone intenzioni e dell’impegno di chi ha lavorato per la sua realizzazione e di chi ha presentato gli speech, il VeneziaCamp abbia risentito di un clima fin troppo politicizzato e istituzionalizzato, fino a perdere del tutto il suo spirito originario e finendo con l’essere associato e confuso con altro che non dovrebbe essere
Continuo a pensare, però, che di portarlo avanti ne valga la pena, auspicandomi, tuttavia, per le prossime edizioni una decrescita e un ritorno alle origini, un suo svincolarsi da certe filosofie che di certo non hanno pagato. Proprio in quest’ottica mi piace citare ad esempio un altro camp, meno importante, meno pubblicizzato, molto più raccolto ma infinitamente più stimolante e vivo. In fin dei conti, un camp generalista come questo di Venezia, potrebbe diventare davvero un contesto privilegiato per una infinità di contenuti, se solo si avesse il coraggio di compiere il passo successivo – o di ritornare sui propri passi, in questo caso.
Altro rammarico che, devo ammetterlo, ha molto a che fare con un certo mio idealismo che ancora e nonostante tutto tende a manifestarsi quando si tratta di persone, è stato dover arrendermi all’evidenza che per molti partecipare o meno a “eventi” di questo tipo è strettamente legato a un tornaconto personale che poco concorda con lo spirito di condivisione e confronto di esperienze, e molto con un certo marketing di se stessi, che nulla ha a che vedere con esperienze più o meno aziendali, più o meno tecniche, più o meno di innovazione.
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Me lo instapapero e me lo leggo domani, non ti dispiace vero Niki? Ah, mi pare che ci sia stato pure un flammone su Venezia in questo WE, quello lo salto però ;-)
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No Dema, fai pure :) Un flammone dici? Peccato, io mentre flammavano me la stavo spessando in giro per calli in compagnia di belle persone :)
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Letto, firmato e sottoscritto!
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concordo con quello che dici, io uso la parola pathos ( che in questa edizione è mancato...) per esprimere quello che tu dici... su una cosa non sono d'accordo: il programma di quest'anno era più ricco ed assai meglio articolato di quello scorso, ma in fondo cambia poco. dopo due edizioni sperimentali dobbiamo trovare quello che tu chiami "coraggio", se di tornare indietro o di fare un passo avanti non lo so. dipende molto da chi farà parte dell'avventura 2011. sugli aspetti politici però sei abbastanza fuori strada, non sulla presenza ( che c'era ) ma sulla ingerenza sul programma che davvero non c'è stata (a parte una sezione, su 7 dedicata agi eventi VEGA)... vedremo cosa ci aspetta per il futuro...
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Non ho mai scritto che ci sia stata una ingerenza della politica, ma che l'evento è politicizzato e istituzionalizzato. Troppo, secondo il mio punto di vista. Pure senza ingerenza, che non ho mai considerato, questo si nota e genera un sacco di confusione, con la conseguenza diretta che molti preferiscono semplicemente non partecipare.
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ff non è uno strumento utile per capirsi bene però ci provo: avevamo le stesse istituzioni della scorsa volta, anzi mancava la regione veneto. di politici, tranne che per l'inaugurazione non se ne sono visti... nel marketplace c'era solo perugia e la ragione puglia come istituzioni... mi piacerebbe davvero capire dove si genera questa confusione perchè è un aspetto su cui occorre trasparenza pena la fuga di molti come tu dici. magari ne riparliamo presto, appena iniziamo a ragionare sul 2011...
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Va bene, ne riparliamo se vuoi, sempre disponibile a un confronto :)
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Magari una bella e spietata lista di esempi per cominciare, in DM che il flame è in agguato... ;)
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Non si flamma nei miei thread, al limite si discute ;)
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LOL, vorrà dire che flammano fuori ... :D










6 Responses to “Un po’ più Venezia, un po’ meno Camp”
bellissimo post, Niki e sottoscrivo tutte le sensazioni e le riflessioni, le stesse che avrei postato io.
Ancora una volta in sintonia…
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Grazie Lia
Infatti…
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ma insomma, io che pensavo di incontrarti da Pierluca Santoro e invece no, non ti incrocio nemmeno al veneziacamp (o a venezia).
Che dire? io se non mi invitava gino tocchetti alla sua sessione (che era politicizzata ma con la P maiuscola e non quella minuscola) non ci venivo al camp. Un po’ perché non sono un’esperta di camp, tecnologie, comunicazione, 2.0, un po’ perché di questi temi diffido.
La mia impressione è fugace e di parte quindi. Di traverso e indirettamente, ho avuto le stesse sensazioni che descrivi tu e parte di queste sensazioni sono corroborate da conoscenza sulle dinamiche politiche e istituzionali veneziane che ho visto, bipedi, camminare per i due capannoni del camp.
Ho visto anche poca gente e soprattutto poca gente. che avesse voglia di sedersi e parlare, come si fa di norma in un SN. Formula showcase, insomma. Che si può fare per l’anno prossimo?
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Beh Elena, da Pierluca sarei venuta volentieri se non fosse che con febbre e sciatalgia si va poco lontano. Mi è dispiaciuto non esserci ma, tra lavoro e qualche problemino di salute, ho dovuto rinunciare.
Per quanto riguarda il camp, lo stavo dicendo da un po’ che ci sarei andata sabato, anzi ero regolarmente iscritta da tempo, piuttosto non sapevo nulla della tua presenza.
Le mie considerazioni nascono in gran parte dal confronto – inevitabile – con l’edizione dello scorso ottobre che, come dicevo, è stata diversa. Le motivazioni le ho scritte: il periodo che più sbagliato non si può, la collocazione (non ne ho accennato perché adoro l’Arsenale) non adatta a questa stagione dell’anno, la “vicinanza” con altro evento che in qualche modo ha “risucchiato” energie e fatto in modo che in prospettiva il camp fosse qualcosa che non dovrebbe essere. Quando uso la parola “politicizzato”, non mi riferisco solo alla politica istituzionale, ma anche all’altra politica, quella più sottile e terra terra che gira attorno a certi personaggi che di solito frequentano certi camp.
Che si può fare per l’anno prossimo? L’ho scritto: decrescere e recuperare il più possibile lo spirito originario che sta alla base della formula barcamp; fare in modo che la politica sia meno coinvolta, coinvolgere maggiormente i giovani, cambiare rotta, insomma. Io non credo sia impossibile, ma occorrerà un certo sforzo per liberarsi di un modo di pensare e di essere e reinventarne un altro completamente diverso. Almeno per qualcuno.
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Io sono, in principio, d’accordo con quello che dici. In pratica purtroppo, vedo un tentativo di mettere le mani sul veneziacamp come “pezzo di venezia” da conquistare, all’interno di logiche di potere eterodirette ed imposte dall’alto su un “oggetto” (il camp).
Credo che la strada che indichi, recuperare la formula originale, partire dal basso, da chi la rete la vive, ampliare i temi, spostare il periodo, sia la strada giusta, ma bisogna scalzare chi pensa che ormai il veneziacamp sia “roba sua”.
Spero di incontrarti in altre occasioni!
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Ce ne saranno di certo, Elena
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