- 10 marzo 2011
- Esperienze, Le mie riflessioni, Viaggi
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Tag:città di mare, Copenaghen, Copenhagen, Danimarca, nord, Viaggi
Verso nord: la luce di Copenhagen
10 marzo 2011 Postato Da Niki
La primissima cosa che ho visto della Danimarca, ancora sull’aereo, è stato il mare ghiacciato. Dall’alto si vedeva questo ghiaccio bianco che per metri e metri ricopriva il blu scuro dell’acqua, a partire da una costa sabbiosa e frastagliata. Lo so che potrà sembrare una sciocchezza, ma io il mare ghiacciato non l’avevo mai visto prima, sono abituata a un mare diverso, all’Adriatico che non gela mai, nemmeno in quell’inverno dell’85 quando le temperature scesero per giorni a parecchi gradi sotto lo zero.
La seconda cosa che mi ha colpito, poi, è stata la luce del cielo riemergendo dalla stazione metro di Kongens Nytorv a Copenhagen. Già virava all’indaco della sera, ma era limpido, cristallino, senza veli di foschia. E freddissimo. Probabilmente non è stata solo suggestione di luce, ma anche di silenzi: in quel momento la città mi è sembrata stranamente senza rumori o, meglio, senza il rumore tipico del grande agglomerato urbano, quel boato di sottofondo che è impossibile escludere del tutto.
Oggi, a qualche giorno di distanza, se avessi a disposizione solo qualche parola per raccontare quello che ho amato di più di questa città credo userei proprio “acqua, ghiaccio e luce”.
L’acqua è quella del mare e il mare me lo porto nel DNA. Mi sento sempre come a casa nelle città di mare, con le loro banchine, gli attracchi, e, sullo sfondo, gru e magazzini; hanno un profumo diverso e Copenhagen non fa differenza, anche se qui è più sottile, forse a causa del freddo.
I suoi canali bianchi di ghiaccio sono diventati il simbolo di questo viaggio. Mi piaceva affacciarmi dai ponti e vedere sotto quell’acqua solida e immobile, mi rendeva felice come una bambina guardare i frammenti galleggianti che riflettevano la luce del sole mentre passeggiavamo, Alessandro e io, lungo le banchine. Ed è piuttosto strano questo perché, pur soffrendo moltissimo il freddo, qui mi pareva di non sentirlo tanto, nonostante le temperature piuttosto basse. Sospetto addirittura che ad averla visitata in una stagione diversa, chessò, in piena estate, l’avrei trovata quasi banale, non molto differente da altre città affacciate sui mari del nord.
E invece è bella Copenhagen in questo periodo, con i suoi contorni netti e i suoi colori accesi. È una città che ti accoglie e non respinge, così piccola l’ho sentita subito amica.
Mi ci sono trovata bene, immediatamente, non solo perché ho una speciale predilezione per le latitudini più settentrionali, ma anche perché tutto sembra scorrere più lentamente, in modo ordinato e secondo un meccanismo collaudato e infallibile.
Mi ci sono riconosciuta nella sua freddezza atmosferica e nel contrasto del calore degli interni, che non è solo questione di riscaldamento acceso, ma soprattutto di grazia, di accoglienza, di amore per i dettagli e per le atmosfere raccolte. Per una storia passata affascinante come una fiaba ma ancora viva nel presente.
È una città fatta per camminare, come piace a me, dove forse non ci si perde, ma che riserva belle sorprese: piazzette nascoste, localini seminterrati, negozi dal sapore antico.
Anche qui ho adottato degli angoli, anonimi per chiunque altro, ma che per qualche ragione ho sentito subito miei: Havnegade, Holmens Bro e Gammel Strand con il canale che scorre lì accanto.
Acculturata, ma senza ostentazione, è ricchissima di musei e di gallerie d’arte che sono la mia passione sempre e ovunque, e mi è rimasto il rimpianto di non aver avuto abbastanza tempo per visitarli tutti, a tappeto, in special modo quelli dedicati al mare e alla marineria. Qui i musei sono luoghi vivi e aperti, mantenuti con cura e molto accoglienti, probabilmente anche perché rappresentano un bel modo di trascorrere il tempo nelle giornate invernali, che qui sono lunghe – e buie – per davvero.
Alla fine del viaggio mi sono chiesta come sarebbe viverci in una città così, dove la tradizione si unisce senza rotture e senza traumi alla modernità ipertecnologica e super efficiente, le biciclette e le piste ciclabili alla metropolitana senza conducente, gli smørrebrød alla cucina francese.
Mi sono chiesta cosa devono aver provato alla vista di Roma i liceali danesi con i quali abbiamo condiviso il volo di ritorno in Italia: erano stati sufficientemente preparati al caos, all’affollamento, al frastuono della capitale, a questa città dove spesso mi sento fuori posto anche io, pur amandola tanto? Confesso, il confronto non è stato indolore.
Con Copenhagen il discorso è rimasto in sospeso, torneremo senza dubbio, lo abbiamo già deciso, magari in un altro periodo dell’anno, se non altro per assaggiare gli smørrebrød e poter dire che sì, la Sirenetta l’abbiamo vista.
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7 Responses to “Verso nord: la luce di Copenhagen”
Vedo che non sono l’unica ad aver apprezzato questa città! Anche io ci sono stata di questo periodo qualche anno fa. E’ vero il freddo era come non sentirlo così tanto.. Sarà che intorno era tutto così “leggero” e bello. Saluti!
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Vero, Marilena, leggero e bello, con un’aria cristallina
Pensare che molti non la considerano nemmeno…
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Mi sono commosso leggendo il post. Sul serio. :********************
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Lo prendo come un complimento
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È un piccolo attestato di perpetua meraviglia, amore.
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Grazie :*************************
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