Viaggi e prove del nove

Foto di liquene 

Archiviata la trasferta copenaghese, Alessandro e io abbiamo trascorso parte della mattinata domenicale a parlare del prossimo piccolo viaggio che faremo. Data ancora da destinarsi, ma varie mete papabili già in lista, bisogna solo decidere quale affrontare per prima. Abbiamo preso in considerazione città in Europa facilmente raggiungibili e particolarmente adatte a dei fine settimana lunghi: avuto conferma che possiamo viaggiare insieme con parecchia soddisfazione reciproca, ci siamo scatenati, se non altro col pensiero.
Il prossimo viaggio sarà una specie di ratifica a quella che ho sempre chiamato “la prova del nove di Copenhagen”.
In effetti, non c’è nulla che metta alla prova una nuova coppia – o un gruppo di amici –  come un viaggio insieme: le dinamiche quotidiane vengono del tutto ribaltate ed è letteralmente un disastro se non si hanno lo stesso concetto e la stessa filosofia del viaggiare.  Ragione questa per la quale ho sempre preferito partire da sola o con mio figlio quand’era più piccolo. Molto più facile seguire i miei ritmi, che adattarmi con compromessi a quelli altrui; molto meglio fare quello che amo veramente, anziché seguire il resto del gruppo.
Per fortuna, sia io che Alessandro siamo viaggiatori solitari; restava da vedere se potessimo essere viaggiatori solitari insieme. Il fine settimana a Copenhagen ha confermato che non solo abbiamo lo stesso modo di concepire il viaggio (la famoso prova del nove), ma che possiamo felicemente viaggiare in due senza alcuna sofferenza: condividiamo l’interesse nullo per i villaggi turistici, terme, spiagge tropicali, la predilezione per tempi rilassati, lunghe camminate metropolitane e, su tutto, una sana curiosità per quello che succede attorno a noi.

Non è fatto scontato trovare dei compagni di viaggio compatibili, mi è capitato di sentire di liti terribili anche in famiglie e in coppie collaudatissime, per esempio discussioni e musi lunghi su un tour della Germania in bicicletta contro un rilassante soggiorno al mare, compromessi scomodi tra un viaggio in Grecia in moto e un paio di settimane in montagna . Scene di vera vita vissuta. A proposito, mi ricordo di una trasmissione di qualche anno fa che andava in onda su La7 (ma potrebbe essere stato anche un altro canale) in cui due nuclei famigliari del tutto diversi per composizione e per abitudini di viaggio, vivevano l’esperienza di uno scambio di vacanza. Due settimane da trascorrere insieme, prima secondo le modalità di una famiglia e poi secondo quelle dell’altra. Reality interessante, con risultati a volte esilaranti o tragici, con tappi – metaforici – che saltavano e pregiudizi che venivano distrutti o rafforzati, a seconda dei casi. Perché non conta solo la filosofia che sta dietro al viaggio, ma anche le destinazioni che si scelgono: alcune hanno il potere di tirare fuori il meglio o il peggio dalle persone e questo non è mai bello quando si è lontani da casa e dal proprio ambiente.

Ripensando all’esperienza di Copenhagen, ho deciso che marzo, lavoro e soldi permettendo, è un mese perfetto per le partenze: non più troppo freddo per i paesi del nord (e il freddo ha un suo fascino sottile), non ancora troppo caldo per quelli del sud. Inoltre, non sono molti quelli che viaggiano in questo mese e ci si può permettere di visitare luoghi che durante il periodo estivo sono affollatissimi per ragioni che a noi non interessano: per me le spiagge affollate hanno smesso di essere attraenti attorno ai trent’anni e la vita notturna caciarona anche prima.
Ad esempio, nella nostra lista abbiamo inserito Creta e Rodi (la Grecia mi manca del tutto e mi stuzzica), ma sarebbe più problematico – e meno divertente – visitarle col caldo e i turisti di luglio e agosto o col brutto tempo di dicembre e gennaio. Certo, è anche questione di suggestioni e atmosfere ma trovo molto più difficile lasciarmi suggestionare o farmi rapire dall’atmosfera quando imbottigliata tra villeggianti sudati, fosse solo per tre giorni.
Anche per questo, penso, prediligo mete più settentrionali, senza spiagge e senza sole cocente, dove posso sentirmi comunque a mio agio pallida e senza segni di abbronzatura, nonostante le temperature basse. Altro vantaggio: sono poco appetibili per le vacanze fighette e di tendenza, quindi poco frequentate dai vacanzieri confusionari e all-included, che entrambi sopportiamo pochissimo.
Conclusione: viaggiare è un modo meraviglioso per imparare a interagire con chi è diverso da me e per mettermi alla prova, ma con alcuni proprio non posso farcela.



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Postato Da Niki

  • 14 March 2011 at 18:31 Alessandro Di Nicola
    Uniti anche contro le vacanze ciavattone. :***********************************
  • 14 March 2011 at 18:31 Niki Costantini
    Dio che brutta cosa! :**********************************
  • 14 March 2011 at 18:38 Francesco
    sicuramente nel viaggio è molto frequente toccare i propri limiti e quindi della convivenza. Ci sono anche viaggi al contrario (ovvero danno illusione di poter vivere sempre felici e contenti) ma sono effettivamente di meno. Sono ampiamente d'accordo con tutto l'articolo eccezion fatta per l'affermazione a proposito delle mete settentrionali: "Altro vantaggio: sono poco appetibili per le vacanze fighette e di tendenza". Ecco di recente le vedo fin troppo di tendenza :)
  • 14 March 2011 at 18:39 Niki Costantini
    Anche fuori stagione, Francesco? Fa troppo freddo per i fighetti lassù ;)
  • 14 March 2011 at 18:40 Alessandro Di Nicola
    Orribile, orribile: masse sudaticce, abbrutimenti alla crema solare, allegria obbligatoria. (Tra le città inserite nella mirabile listona, pure Dublino e Porto.) :******************************************
  • 14 March 2011 at 18:43 Francesco
    Niki io ci vado per lavoro e devo dire che negli ultimi anni Copenaghen e Stoccolma sono frequentate proprio da fighetti - semmai dobbiamo cercare di capire per fighetti chi intendiamo ;) tutti con il naso per aria ad apprezzare caffè, designe e wifi :D
  • 14 March 2011 at 18:48 Niki Costantini
    Francesco, sì, non ho dubbi sul fighettismo a nord, però la scorsa settimana abbiamo solo incrociato un'altra coppia di italiani in un museo. Buon segno, non per gli italiani in quanto italiani, giusto perché non amo tantissimo la confusione fine a se stessa e condividere spazi "altrove" con connazionali vacanzieri. Sarebbe come non partire affatto.
  • 14 March 2011 at 18:50 Niki Costantini
    (In lista anche Valencia, Siviglia, Carcassonne :)******************************)
  • 14 March 2011 at 18:53 Francesco
    Siviglia a Maggio era un classico del grand tour :)
  • 14 March 2011 at 18:56 Alessandro Di Nicola
    Siviglia vista e rivista, non mi stanco mai di tornarci. Città splendida. ;)

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