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	<title>Diario Semistupido &#187; Lettere</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>Caro Friendfeed, volevo dirti&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 18:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Caro Friendfeed, &#160; per celebrare il nostro terzo anniversario &#8211;  un traguardo importante per ogni convivenza che si rispetti, specialmente per i tempi della rete &#8211; ho sentito il bisogno di scriverti una lettera. Lo trovi strano? Non lo è così tanto, se ci pensi. In fondo, lettere ne ho sempre scritte, perché non
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">Caro Friendfeed,</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;">
<p>per celebrare il nostro terzo anniversario &#8211;  un traguardo importante per ogni convivenza che si rispetti, specialmente per i tempi della rete &#8211; ho sentito il bisogno di scriverti una lettera. Lo trovi strano? Non lo è così tanto, se ci pensi. In fondo, lettere ne ho sempre scritte, perché non a te dunque?</p>
<p>Prima di ogni altra cosa, e ci tengo moltissimo a questo: vorrei esprimerti tutta la mia più profonda gratitudine. Grazie a te ho conosciuto e incontrato persone belle e amici importanti, mi sono innamorata di un uomo con il quale sto progettando una prossima convivenza e, non per ultimo, ho avuto occasione, ogni singolo giorno per tre anni, di imparare qualcosa di nuovo, di confrontarmi, di venire a contatto con persone di idee, esperienze, sentimenti diversi dai miei.<br />
In poche parole, con te ho trovato un mezzo formidabile di conoscenza e condivisione.<br />
Ti ricordi com’eri allora, tre anni fa?<br />
Chi ti ha incontrato da poco stenterebbe a riconoscerti: non c’erano i like, non c’erano commenti, nessuna discussione, solo utenti &#8211; pochi &#8211; che aggregavano i loro feed in un flusso che comprendeva Twitter e qualche suo clone, i post sui blog e pochissimo altro, tramite un’interfaccia che chiamare basic sarrebbe stato il minimo. Poi ci hai dato la possibilità di scrivere direttamente i nostri pensieri, di importare quello di cui volevamo discutere, o solo sottoporre all’attenzione dei nostri subscribers, aggiungere file e foto ed è stato bellissimo. Thread interessanti, meme simpatici e coinvolgenti (sono sicura che non hai scordato quello del  <a title="Cin Cin 2.0" href="http://www.youtube.com/watch?v=jz1o9z7hBno" target="_blank">cin-cin 2.0</a> o quello per il <a title="FF Towel Day" href="http://www.youtube.com/watch?v=DX5Zj8n0jeY" target="_blank">Towel Day</a>), il Giocone di Adamo, i tanti incontri “di persona”.<br />
In un certo senso eravamo tutti uguali: si discuteva, ci si incazzava anche, i flame partivano ogni tre per due, ma eravamo, almeno la maggior parte di noi era, in buona fede. Cazzeggiavamo anche molto, ovviamente, perché non è che fossimo sempre lì a discutere dei massimi sistemi, ma pure il cazzeggio aveva un certo suo senso e una sua specifica leggerezza che lo rendevano interessante.</p>
<p>Quand’è che le cose hanno cominciato a cambiare tra noi?<br />
Quando, nonostante il mio attaccamento, ho cominciato a non sentirmi più emotivamente coinvolta da te? E soprattutto, perché è accaduto?<br />
Credo sia successo poco meno di un anno fa. Un giorno mi sono svegliata e mi sono accorta che interagire tra noi era diventato all’improvviso una fatica enorme. Non ti bastava più che fossimo com’eravamo sempre stati, ma dovevamo per forza dimostraci i più simpatici, acuti, arguti, piagnoni, fotogenici, provocatori per poter riscuotere sempre più like, sempre più commenti. E per me che non sono mai stata particolarmente simpatica, acuta, arguta, piagnona, fotogenica o provocatrice (e nemmeno gattamorta, aggiungo) quello che fino a poco tempo prima era stato un piacere,  si è trasformato ad un tratto in un’inutile gara di popolarità, con tanto di ansia da prestazione. Da parte mia, certo, ma anche di tanti altri che vedevo dispiacersi quando nessuno notava i loro post o quando nessuno li commentava.<br />
Per fortuna, ho sempre avuto bene in mente il gioco dei ruoli tra noi due, così ho sempre accettato come regola di questo gioco il fatto che fosse statisticamente impossibile piacere o essere simpatica a tutti o che a qualcuno potesse non piacere quello che scrivevo o che lo potesse trovare noioso o risibile. Non è anche questo il bello dell’internet, in fondo?</p>
<p>Devo darti atto, però, caro Friendfeed, che la mia disaffezione non è dipesa da te in quanto piattaforma, anche se, a suo tempo, la storia del passaggio a Facebook destabilizzò parecchi animi. Hai avuto il (de)merito di diventare popolare e una massa di nuovi utenti si è aggiunta a chi c’era già.<br />
E io una parola su questi utenti novelli vorrei dirtela perché è anche a causa loro se hai smesso di essere quello che eri stato fino a un certo punto: divertente. Persone che ti consideravano un mezzo dove “per lo più si cazzeggia” che contributo potevano portare? E quelle che cercavano il flame a tutti i costi per poi denunciare i conseguenti linciaggi e le “logiche da branco” (ma per favore)? Le altre alla ricerca costante di un pubblico coglionamente plaudente? E quelle che si gettavano nella mischia senza considerare dinamiche di discussione radicate e preesistenti al loro arrivo e che erano tue proprie, caro Friendfeed?<br />
Le cose sono precipitate rapidamente: all’improvviso mi sono ritrovata senza più nulla da comunicare, proprio io, che avevo passato gli ultimi quindici anni a interagire online, anche se su media diversi. Ho smesso di postare mie foto perché non volevo dessero adito a fraintendimenti strani, vista l’aria che tirava. Dei fatti miei non ne parlavo già, se non in maniera generica, poi ho desistito del tutto: a chi potevano veramente interessare?</p>
<p>Le mie opinioni da utente normale, non marchettara, senza alcuna predisposizione per presenzialismo o promozione personale, le mie esperienze e contaminazioni in rete lunghe più un decennio, la mia insistenza a portare avanti un certo discorso di coerenza di pensiero potevano contare più delle fotine osé, della mancanza di leggerezza, ironia e buona fede?<br />
Risultato: non solo non avevo più nulla da aggiungere ma trovavo del tutto inutile anche solo provare a darmi la pena di condividere il contenuto altrui che trovavo degno di nota.<br />
È vero, probabilmente sono cambiata anch’io nel corso del tempo, non dico di no. Fortunatamente si cresce, si migliora o si peggiora, a seconda dei casi. Io, nello specifico, mi sono resa conto di un certo abbassamento  nella mia personalissima soglia di pazienza. Sono peggiorata, dunque; ho cominciato a trovare irritanti fenomeni che prima non avrei detto fastidiosi: le claque, tanto per fare un esempio; il poveraccismo di certi post, la provocazione ottusa di certi altri.<br />
E i piagnistei, le paolecaruso, le monique e i relativi terremoti, i concorsi a premi con quelli bravi di qua e i figli di un dio minore di là, gli sfigati e le reginette della festa, quelli che pensano di aver capito tutto e invece no, le groupie e gli sbavanti ad oltranza, chi vorrebbe e non può, quelli con le doppie e triple vite, quelli che non hanno mai superato i quindici anni di età, con la testa.<br />
Così è successo che dal non bloccare alcun utente perché “non si sa mai cosa può portare anche chi non mi piace e non seguo” (ti ricordi? Ne avevo fatto una specie di filosofia, insieme a quella cosa della serendipità come tuo punto di forza), sia passata negli ultimi dodici mesi  a una decina e più di blocchi, senza considerare gli spammer conclamati.<br />
Ci sarebbero state ragioni a sufficienza per lasciarti definitivamente, tanti lo hanno fatto per molto meno. lo sai. E d’altro canto non puoi non aver notato come tanti altri si siano man mano ritirati dalle conversazioni e siano divenuti meno attivi, quasi circospetti.</p>
<p>Nonostante tutto questo, però, non riesco ad andarmene. Un po’ per una questione di correttezza: non sarebbe giusto nei confronti di chi negli ultimi tre anni ha commentato i miei thread e nei confronti di quelli ai quali ho lasciato commenti nei loro; un po’ per quella mia cosa di continuare a credere in te in quanto mezzo eccezionale di condivisione. Vero, l’80% di quello che vedo è fuffa o del tutto trascurabile, ma rimane pur sempre quel 20% che mi fa resistere. Resistere, sì, ma in silenzio, anche se continuo a leggere articoli, post, interventi da occhio silenzioso, un po’ in disparte e al di fuori da ogni desiderio di polemica. Proprio io, che ho sempre trovato polemizzare piuttosto divertente.</p>
<p>Chiamala saggezza, se vuoi. O stanchezza. Per il momento è così (un momento lungo un anno, già). Chissà, potrei anche cambiare domani e ritornare ad essere quella che ero quando ci siamo conosciuti. Per ora questo ti dovevo: uno sfogo e una spiegazione.<br />
Buon anniversario, con immutato affetto.</p>
</div>
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		<title>Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 10:26:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno voglio celebrare il 25 aprile con la rilettura di alcune lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Dopo Cesare Dattilo, del quale avevo raccontato nel post Il 25 aprile tutti i giorni, quest&#8217;oggi vorrei  dare voce alle donne della Resistenza, lasciando volutamente perdere tutte le polemiche degli ultimi giorni da parte dei
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno voglio celebrare il 25 aprile con la rilettura di alcune lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Dopo Cesare Dattilo, del quale avevo raccontato nel post <a href="http://www.diariosemistupido.it/2008/04/25/il-25-aprile-tutti-i-giorni/" target="_self"><em>Il 25 aprile tutti i giorni</em></a>, quest&#8217;oggi vorrei  dare voce alle donne della Resistenza, lasciando volutamente perdere tutte le polemiche degli ultimi giorni da parte dei politici &#8220;alti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dallo stesso libro &#8220;<a href="http://www.anobii.com/books/Lettere_di_condannati_a_morte_della_Resistenza_italiana/9788806178864/014181c8a19a5628d6/" target="_self"><em></em></a><em><a href="http://www.anobii.com/books/Lettere_di_condannati_a_morte_della_Resistenza_italiana/9788806178864/014181c8a19a5628d6/" target="_blank">Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana &#8211; 8 settembre 1943-25 aprile 1945</a></em>&#8221; (Einaudi), ho scelto le lettere di due partigiane fucilate entrambe nel 1944, la prima in Emilia, la seconda nei pressi di Savona.<br />
Ho scelto queste due con lo stesso criterio che l&#8217;anno scorso mi portò, tra tante, a scegliere quella di Cesare Dattilo alla fidanzata: sono lettere di donne normali, donne come tante, sorelle, madri, figlie, esattamente come quelle di oggi, non dotate di particolare coraggio, credo, né di spirito eroico, solo donne con la loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di ogni retorica, però, posso facilmente immaginare come la scelta possa essere stata difficile e sofferta per tante di loro, molto più che per un uomo. Le donne negli anni &#8217;40 erano cittadine di serie B, se non peggio. Non votavano, non avevano voce in capitolo, ma durante gli anni della guerra, e durante la Resistenza in particolare, fecero per bene quello che dovevano fare. Non solo le staffette, non solo le combattenti, ma anche le operaie che entrarono in sciopero in tante fabbriche del nord Italia, le mondine, le contadine della Pianura Padana e tutte le altre.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-786" title="25aprilesempre1" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/04/25aprilesempre1.jpg" alt="25aprilesempre1" width="250" height="359" /><br />
(Immagine da internet)</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: right;"><em>Sestola, da la &#8220;Casa del Tiglio&#8221;, 10 agosto 1944</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*Carissimo Piero, mio adorato Fratello,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l&#8217;ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?<br />
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l&#8217;invitavo qui, fra l&#8217;altro mi rispose &#8220;che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?&#8221; E&#8217; vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l&#8217;idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta.<br />
&#8220;Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare&#8221;, mi ha detto il comandante, &#8220;la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì&#8221;. Eppure mi aveva veduto solo due volte.<br />
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascerà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.<br />
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d&#8217;azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un&#8217;anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l&#8217;immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po&#8217; dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tua sorella                                                                                                                                                                                       Paggetto</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ringrazia e saluta Gina.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>*</em><a href="http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=82&amp;presentazione=1" target="_self">Irma Marchiani (Anty)</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>**Mimma cara,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre agli zii che t&#8217;allevano, amali come fossi io.<br />
Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere o vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.<br />
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la tua infelice mamma.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>**</em><a href="http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=244&amp;presentazione=1&amp;lingua=it" target="_self">Paola Garelli (Mirka)</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;">
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		<title>Lettera a un (amico) maschio sulla crisi del maschio italico</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 10:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mio caro, quando mi hai parlato di crisi dell&#8217; uomo ieri sera, devo confessare che mi si è rizzato il pelo manco fossi un gatto, mi sono messa subito sulla difensiva. E&#8217; un mare di emerite cazzate questo in cui tanti maschi si immergono con il solo scopo di nascondersi e di evitare di affrontare le
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Mio caro,</p>
<p align="justify">quando mi hai parlato di crisi dell&#8217; uomo ieri sera, devo confessare che mi si è rizzato il pelo manco fossi un gatto, mi sono messa subito sulla difensiva. E&#8217; un mare di emerite cazzate questo in cui tanti maschi si immergono con il solo scopo di nascondersi e di evitare di affrontare le cose. Non è l&#8217;uomo ad essere in crisi, anzi c&#8217;è una enorme richiesta di uomini, è il maschio, o meglio l&#8217;idea che molti maschi hanno di loro stessi nei confronti della società tutta che è miseramente crollata. Questo beneamato maschio è in crisi, è quello che dicono tutti, lo scrivono sui giornali, lo ribadiscono sui notiziari, rimbalza sui blog.  Ve lo dite da soli, lo sbattete in faccia a compagne, amiche, amanti, lamentandovi della contemporanea mascolinizzazione della femmina. Lo hai sbattuto in faccia a me, anche se nella maniera gentile e scanzonata che ti è solita e che mi piace tanto.</p>
<p align="justify">Mascolinizzazione delle donne? No, altra stupidata. Le donne non si sono mascolinizzate, hanno cominciato ad avere nella società il ruolo di &#8220;persone&#8221;, quello status che inconsciamente (o no) molti ancora riservavano agli esseri umani di sesso maschile.</p>
<p align="justify">Mio caro, sei caduto anche tu in questa trappola. Se i maschi non sono in grado di cambiare con la cultura che cambia, con il tipo di società che cambia, saranno sempre in crisi, perché in effetti non sanno attingere ad altre risorse che a quelle strettamente legate alla loro mascolinità. Le donne questo processo hanno dovuto affrontarlo da tempo, a livello personale e a livello sociale. Se hanno voluto far sopravvivere loro stesse e la loro prole (perché per questo siamo state geneticamente disegnate) hanno dovuto attingere anche a quelle risorse che erano più culturalmente maschili che femminili. Un sempio? Chi mandava avanti l&#8217;economia dei paesi in guerra, quando la guerra era (ed è) faccenda prettamente fallocratica?<br />
Pensavano veramente i maschi che finita l&#8217;emergenza le donne se ne potessero tornare al focolare domestico senza protestare? Che riunuciassero ad avere un ruolo attivo nella società civile?<br />
E in tempi più vicini alla nostra generazione di quarantenni,  che rinunciassimo all&#8217;indipendenza conquistata, al poter fare e pensare liberamente, a desiderare un uomo che sia tale e non solo maschio? Qualcuno da ascoltare e che ci ascolti?</p>
<p align="justify">Insomma, quel ruolo così scevro di emotività di tuo nonno  e del mio, quella divisione così rigida di quanto doveva competere a un uomo e a una donna poteva andare bene allora, ora non più. Se i maschi rimangono ancorati a certi stereotipi è solo per una sorta di pigrizia mental-culturale. Che lasciassero perdere certi modelli di riferimento, non ne vogliamo di latin lover claudicanti, diventassero uomini, come noi abbiamo dovuto diventare donne e non limitarci ad essere femmine.</p>
<p align="justify">E&#8217; difficile, ne sono cosciente, soprattutto richiede intelligenza e pazienza. Ma fatelo questo sforzo, anche per noi. Tu fallo per me, perché mi sono stufata di leggere certe esternazioni, non ci fate una bella figura. Siete in tanti ad essere uomini e allora fatene un punto di forza della vostra capacità di ascoltare, di porgere la spalla alle nostre lacrime ormonali, di saper interpretare i silenzi e ancora di più certe parole non dette, certe frasi sibilline che ci vuol poco a comprendere se si pone attenzione. Il vero maschio alfa è questo ora, non quello che comanda il branco, che sbava sulle riviste per soli uomini, che segretamente invidia gli addominali di David Beckham, l&#8217;aggressivo che non chiede mai ma che poi porta a lavare le camicie alla mamma.</p>
<p align="justify">Un uomo è quello che condivide le sue idee, i suoi progetti, il suo entusiasmo, che sa benissimo che comunicare è difficile ma non ci rinuncia, che vive in beta sopportando stoicamente gli incidenti capricornini.</p>
<p align="justify">Con tanto affetto.</p>
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