﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Diario Semistupido &#187; Libri e Letture</title>
	<atom:link href="http://www.diariosemistupido.it/category/libri-e-letture/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.diariosemistupido.it</link>
	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Nov 2011 20:09:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>I Vicerè e il filo d&#8217;olio</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2011/10/05/i-vicere-e-il-filo-dolio/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2011/10/05/i-vicere-e-il-filo-dolio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 12:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Federico De Roberto]]></category>
		<category><![CDATA[I Viceré]]></category>
		<category><![CDATA[risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Simonetta Agnello Horny]]></category>
		<category><![CDATA[Un filo d'olio]]></category>
		<category><![CDATA[unità d'italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=2898</guid>
		<description><![CDATA[Da qualche giorno ho finito di leggere I Vicerè di Federico De Roberto. Se dovessi stilare l&#8217;elenco dei libri più belli letti nel corso di quest’anno, senza alcun dubbio questo ne farebbe parte. È stata una lettura appassionante, intensa e molto coinvolgente. Non solo perché è un romanzo storico e io sono un’amante del genere,
Nessun post simile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche giorno ho finito di leggere <em>I Vicerè</em> di Federico De Roberto. Se dovessi stilare l&#8217;elenco dei libri più belli letti nel corso di quest’anno, senza alcun dubbio questo ne farebbe parte. È stata una lettura appassionante, intensa e molto coinvolgente. Non solo perché è un romanzo storico e io sono un’amante del genere, ma anche perché racconta della dualità del cambiamento: i grandi mutamenti politici e sociali, gli scontri generazionali, i vecchi e i giovani, quello che era e che non è più ma, soprattutto, quello che pare diverso e che tanto diverso non è.</p>
<p style="text-align: justify;">I Vicerè è, poi, la una storia di famiglia, anzi, è la storia della Famiglia. Una storia risorgimentale, certo, ma del tipo più agro, priva sia della grancassa retorica sull&#8217;Unità d&#8217;Italia che di ogni nostalgia. Mentre leggevo, non solo pensavo alla straordinaria attualità di questa saga siciliana, ma sempre di più accumulavo elementi per interpretare meglio una terra e la sua gente. Una terra che mi affascina e che amo ma che non potrebbe essere più diversa da me.<br />
L&#8217;avevo cominciato, quindi, con molta curiosità e molte aspettative, salvo poi provare un&#8217;insolita sensazione di dejà vu già dopo le prime pagine. La descrizione del palazzo degli Uzeda e dei suoi abitanti al momento della morte della capostipite mi aveva subito richiamato alla mente altre pagine lette di recente, in un altro libro di memorie. Memorie di famiglia, non romanzate ma rivissute attraverso i ricordi e i sapori dell&#8217;infanzia: <em>Un filo d&#8217;olio</em>, di Simonetta Agnello Hornby. Anche di questo mi ero incuriosita. Non conoscevo l&#8217;autrice se non di nome, mi ero sentita attirata soprattutto dall&#8217;atmosfera da &#8220;circolo della cucina&#8221; che traspariva dalla sinossi. Lo immaginavo una lettura gradevole e rilassante. E infatti l&#8217;ho letto con piacere e interesse, quasi fosse una finestra aperta su un mondo a me totalmente estraneo, quella della Sicilia “nobile” contemporanea. Le ricette del filo d’olio (non tante e non molto rilevanti, in realtà) sono passate subito in secondo piano, divenendo un pretesto per dire altro: la cronaca delle vacanze estive in campagna attraverso gli occhi di una bambina, sì, ma anche il rendiconto di una cultura e di una società che ho trovato fin troppo simili a quelle raccontate da De Roberto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual era la distanza tra gli anni &#8217;50 dell&#8217;800 e gli anni &#8217;50 del secolo scorso? Non così tanta, a me pare.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha commesso un indicibile atto di crudeltà nei confronti della Sicilia e della sua gente: dall&#8217;Unità in poi è stata lasciata del tutto fuori da ogni avvenimento che potesse rafforzarne l&#8217;identità nazionale &#8220;dal basso&#8221;. Penso all&#8217;esperienza della Resistenza e della guerra di Liberazione, su tutte. Così si è compiuto quell&#8217;isolamento insulare che ha fatto sì che negli anni &#8217;50 del 900 si parlasse, tra l&#8217;altro, ancora di baroni, campieri, contadini e garzoni schierati gerarchicamente con la coppola in mano, latifondi, blasoni e nobiltà.<br />
Una storia particolare, non integrata, che ha lasciato divisioni e segni profondi finanche nella storia contemporanea, quella nostra che viviamo tutti i giorni e alla quale  in tanti, in Sicilia, non intendono rinunciare.</p>
<p>Nessun post simile</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2011/10/05/i-vicere-e-il-filo-dolio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supersconti vietati sui libri: la legge anti Amazon non aiuterà i piccoli librai</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2011/08/24/supersconti-vietati-sui-libri-la-legge-anti-amazon-non-aiutera-i-piccoli-librai/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2011/08/24/supersconti-vietati-sui-libri-la-legge-anti-amazon-non-aiutera-i-piccoli-librai/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 17:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[acquisti online]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[legge anti Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Levi]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[librerie]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e letture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=2843</guid>
		<description><![CDATA[Ieri ho approfittato degli ultimi sconti di Amazon.it per comprare un paio di libri a prezzo stracciato. Nulla che non avrei potuto comprare in altro momento, ma i prezzi erano davvero troppo invitanti per lasciarmi sfuggire l&#8217;occasione dello sconto del 40%. In effetti, restano solo pochissimi giorni per poter acquistare volumi superscontati: dal primo di
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/07/01/femminile-e-anti-femminile/' rel='bookmark' title='Femminile e anti femminile'>Femminile e anti femminile</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/13/una-notte-tiepida-dottobre-tra-oro-libri-e-last-minute-market/' rel='bookmark' title='Una notte tiepida d&#8217;ottobre tra oro, libri e Last Minute Market'>Una notte tiepida d&#8217;ottobre tra oro, libri e Last Minute Market</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/09/28/arte-libri-e-strani-personaggi/' rel='bookmark' title='Arte, libri e strani personaggi'>Arte, libri e strani personaggi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/29/perche-domani-a-roma-manifestero-contro-la-legge-gelmini/' rel='bookmark' title='Perché domani a Roma manifesterò contro la legge Gelmini'>Perché domani a Roma manifesterò contro la legge Gelmini</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/02/23/sempre-piu-piccolo-sempre-meno-libero/' rel='bookmark' title='Sempre più piccolo, sempre meno libero'>Sempre più piccolo, sempre meno libero</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho approfittato degli ultimi sconti di Amazon.it per comprare un paio di libri a prezzo stracciato. Nulla che non avrei potuto comprare in altro momento, ma i prezzi erano davvero troppo invitanti per lasciarmi sfuggire l&#8217;occasione dello sconto del 40%.<br />
In effetti, restano solo pochissimi giorni per poter acquistare volumi superscontati: dal primo di settembre entrerà in vigore la Legge Levi, scandalosa e illiberale, che impedirà ai venditori di applicare sconti maggiori del 15% sui prezzi di copertina dei libri appena pubblicati (solo in casi particolari potranno salire al 20% e al 25%).<br />
La legge, approvata il 20 luglio scorso, dovrebbe servire allo scopo di “salvare” le piccole librerie dalla concorrenza delle grandi catene, ma soprattutto dei grandi venditori online, Amazon, su tutti. Di fatto si tratta proprio di una legge contro Amazon, la quale, da quando un anno fa ha introdotto la sua attività anche in Italia, sembra aver creato parecchio scompiglio, con buona pace della crisi, dei consumatori, delle percentuali bassissime di lettori in Italia.</p>
<p>Sarà una legge efficace?</p>
<p>Facendo parte della categoria dei lettori &#8220;forti&#8221;, mi sono chiesta se dal primo settembre cambieranno le mie abitudini in fatto di acquisto di libri. La risposta che mi sono data è: non di una virgola.<br />
Continuerò a preferire la comodità delle compere online (su Amazon e Ibs, in primis, ma anche altrove, ovunque ci siano libri che m’interessano), senza variare la frequenza di visita alle mie librerie preferite (Melbookstore, ECoop e Feltrinelli, nell’ordine) e riservando ai piccoli rivenditori lo spazio che dedico loro di solito, ossia durante i viaggi e preferendo comunque i negozietti di libri usati e le bancarelle.</p>
<div>
<p>Insomma, a parità di prezzo e di sconti tra le varie tipologie di negozio, non mi sentirò spinta a diventare nuova cliente di un piccolo libraio.<br />
A maggior ragione, anzi, continuerò a ordinare i libri da casa (e ne ordino parecchi nell’arco di un anno), ricevendoli comodamente nel giro di quarantott&#8217;ore, usufruendo di un catalogo illimitato e della possibilità di trovare tutto quanto è di mio interesse &#8211; recensioni, opinioni, informazioni varie &#8211; senza varcare la porta di casa. Non mi interessa instaurare un rapporto di amicizia o di fiducia con il venditore di libri, ma questo, lo riconosco, è solo un mio problema. Le librerie che preferisco, infatti, sono quelle medio-grandi, non claustrofobiche, dove posso circolare liberamente e comodamente, sedermi per &#8220;saggiare&#8221; i libri che mi incuriosiscono, bere un té e fare due chiacchiere nel contempo.</p>
<p>Facendo poi una riflessione più approfondita, questa è una legge anacronistica, dal sapore ottocentesco &#8211; come molto altro in Italia &#8211; che di fatto ignora le dinamiche di funzionamento del commercio elettronico e del mercato globale e di fatto le reali esigenze di chi i libri li compra. Mi ricorda, a tutti gli effetti, le polemiche che in tempi passati suscitavano i grandi supermercati in contrapposizione alle botteghette di alimentari di quartiere. Per fortuna non venne in mente a nessun politico di calmierare gli sconti sugli alimentare, a protezione dei piccoli esercenti.<br />
Inoltre, chi potrà vietare a una azienda qualunque di vendere libri in lingua italiana al prezzo desiderato in un qualsiasi altro Paese dell&#8217;UE? A ben pensarci, è quello che già in una certa misura succede con i libri in lingua: li compro direttamente in UK dove posso averli super scontati (da 5 a 8 euro al cambio) e dove le spese di spedizione verso l’Italia vengono ammortizzate dai bassi costi, pur rimanendo comunque convenienti.</p>
<p>Non occorre essere degli analisti per capire che è una legge tutta storta, dunque, che va contro gli interessi di tutti, anche quelli dei piccoli librai stessi. Sarò curiosa di vedere tra un anno i dati reali di vendita di questi esercizi, tra diffusione di ebook  e commercio elettronico, senza dimenticare che i libri, quelli cartacei, ormai si trovano ovunque: dall&#8217;edicola al supermercato, fino all&#8217;ufficio postale.<br />
Non ci sarà uno spostamento di acquirenti verso le piccole librerie grazie a questa Legge: gli italiani semplicemente compreranno ancora meno libri, avranno un pretesto in più, quindi, per leggere ancora meno di quanto già non facciano. Non male in Paese dove si fa di tutto, strategicamente o solo per incuria e ignoranza, per screditare e svilire ogni idea anche solo minimamente legata al concetto di Cultura.</p>
</div>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/07/01/femminile-e-anti-femminile/' rel='bookmark' title='Femminile e anti femminile'>Femminile e anti femminile</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/13/una-notte-tiepida-dottobre-tra-oro-libri-e-last-minute-market/' rel='bookmark' title='Una notte tiepida d&#8217;ottobre tra oro, libri e Last Minute Market'>Una notte tiepida d&#8217;ottobre tra oro, libri e Last Minute Market</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/09/28/arte-libri-e-strani-personaggi/' rel='bookmark' title='Arte, libri e strani personaggi'>Arte, libri e strani personaggi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/29/perche-domani-a-roma-manifestero-contro-la-legge-gelmini/' rel='bookmark' title='Perché domani a Roma manifesterò contro la legge Gelmini'>Perché domani a Roma manifesterò contro la legge Gelmini</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/02/23/sempre-piu-piccolo-sempre-meno-libero/' rel='bookmark' title='Sempre più piccolo, sempre meno libero'>Sempre più piccolo, sempre meno libero</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2011/08/24/supersconti-vietati-sui-libri-la-legge-anti-amazon-non-aiutera-i-piccoli-librai/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di gattemorte</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/31/a-proposito-di-gattemorte/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/31/a-proposito-di-gattemorte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 18:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[chiara moscardelli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[gattemorte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e letture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=2630</guid>
		<description><![CDATA[Confesso che le gattemorte, intese come esseri umani di sesso femminile, non mi sono mai piaciute molto. Non è per un fatto ideologico o per partito preso, ma perché distantissime dal mio modo di essere. Dopo aver letto diversi articoli sull&#8217;uscita di questo libro, però, mi sono diventate quasi simpatiche. A dire il vero, non
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/02/26/a-proposito-di-wveltroni/' rel='bookmark' title='A proposito di WVeltroni'>A proposito di WVeltroni</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Confesso che le gattemorte, intese come esseri umani di sesso femminile, non mi sono mai piaciute molto. Non è per un fatto ideologico o per partito preso, ma perché distantissime dal mio modo di essere. Dopo aver letto diversi articoli <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/05/05/news/gatte_morte_pezzo-15826661/?ref=HRERO-1" target="_blank">sull&#8217;uscita di questo libro</a>, però, mi sono diventate quasi simpatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero, non ho un&#8217;idea precisa della specie, ma ne ho incontrate più d&#8217;una nel corso degli anni così ho potuto constatare che, tralasciando le varie sfumature intermedie, esistono fondamentalmente due tipi di gattemorte: le inconsapevoli e le consapevoli.<br />
Le prime fanno poco testo, sono gattemorte per nascita e senza consapevolezza di esserlo.  Vivono in una dimensione parallela che rimane al di fuori dei limiti di comprensione degli altri comuni mortali. Inutile dire che queste vengono identificate come gattemorte di rango solo se dotate di un aspetto gradevole, altrimenti sprofondano nella condizione di normali bruttine svampite nel migliore dei casi, di tristi e patetiche nel peggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra storia sono le consapevoli. Perché non è vero che il gattamortismo sia solo una dote naturale, come sembra sostenere l&#8217;autrice del volume, anzi, la maggior parte lo acquisisce col tempo,  a coronamento di un preciso percorso strategico e molta applicazione. Non dev&#8217;essere un compito facile, di questo bisogna dar loro atto e merito, perché il risultato finale sarà un altro esemplare di felina languida, sempre vagamente annoiata, elegante, sorniona, costantemente presente a se stessa e mai al di fuori delle righe.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che meraviglia non è tanto il fenomeno in sé &#8211; le gattemorte esistono da sempre &#8211;  quanto il fatto che ciclicamente sia di tendenza parlarne &#8211; tanto da scriverne libri a proposito, intendo &#8211; e mi viene spontaneo chieder perché tanto risentimento nei confronti di queste donne. Giusto per darvi un&#8217;idea del fenomeno: ho controllato su Facebook (sempre più usato come termometro delle tendenze internettiane) e ho potuto contare almeno una ventina di gruppi aperti contro le gattemorte e manco uno a supporto della protezione della specie. Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine e in maniera nemmeno tanto nascosta, il gattamortismo non è altro che la riproposta del modello femminile maggiormente diffuso fino a una sessantina di anni fa, prodotto culturale giunto fino ai giorni nostri direttamente da una concezione sette/ottocentesca del femminile. Niente di nuovo dunque. Potranno non piacere, ma perché invidiarle o odiarle?<br />
Insomma, le gattemorte sono delle nostalgiche, damine di altri tempi trapiantate ai giorni nostri &#8211; niente di più, niente di meno &#8211;  che scelgono come campo di gioco uno spazio lasciato volutamente libero dalle altre donne, giustamente impegnate a fare altro. Non ci può essere competizione perché i due schieramenti partecipano a gare diverse. Ecco perché non capisco la presa di posizione, seppure ironica, nei loro confronti. Si tratta come sempre di decidere cosa e come si vuole essere, se seguire i consigli delle bisnonne su come acchiappare un marito (fidanzato, amante, compagno, avventura di una notte), o rischiare di essere come si è nel bene e nel male. Non è comunque il caso di invidiarle, non sono nemmeno sicura abbiano una vita così semplice, a me starebbe strettissima, ad esempio. Inoltre, siete sicure che quegli uomini che soccombono alle grazie di queste feline soccomberebbero ugualmente se queste all&#8217;improvviso scomparissero lasciando campo libero a tutte le altre? Io ho idea di no, che gli uomini che si lasciano prendere da queste gatte siano, in fondo, quelli che le vanno a cercare, meritandosele in pieno.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, quelli che apprezzano il tipo della gattamorta consapevole non si sentirebbero mai attirati da chi gattamorta non è, così come le antigatte non dovrebbero essere a loro volta attirate da uomini così. E non è perché queste ultime, come erroneamente scrive Chiara Moscardelli, siano delle goffe rancorose e delle insicure imperfette, mai contente di nulla e dai gusti impossibili, ma perché certi uomini non saprebbero che farsene di loro. La cosa brutta, infatti, è che se il mito del principe azzurro ben si confà a una gattamorta, dovrebbe invece essere ben superato (felicemente) dalle altre.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, è anche vero che in ognuna di noi è possibile riscontrare tracce di gattamortismo, inutile negarlo. Sono una specie di residuo di cervello primordiale che ci trasciniamo come un peso. Dovrebbero esserne felici, le invidiose: diventare gattemorte è veramente possibile per tutte, basta volerlo veramente. La dimostrazione? Prendiamo proprio Chiara Moscardelli: solo una vera gattamorta nell&#8217;anima poteva pensare di scrivere un libro del genere e suscitare così la simpatia, il senso di solidarietà e i pat pat di conforto di centinaia di sorelle di sventura guadagnandoci sopra anche qualche euro.</p>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/02/26/a-proposito-di-wveltroni/' rel='bookmark' title='A proposito di WVeltroni'>A proposito di WVeltroni</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/31/a-proposito-di-gattemorte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La disgregazione della memoria (prima che sia troppo tardi)</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/06/la-disgregazione-della-memoria-prima-che-sia-troppo-tardi/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/06/la-disgregazione-della-memoria-prima-che-sia-troppo-tardi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 May 2011 18:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[1 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[marina di ravenna]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[mutamenti]]></category>
		<category><![CDATA[revisionismo storico]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=2594</guid>
		<description><![CDATA[Ultimamente sto facendo attenzione al modo in cui i luoghi intorno a me cambiano: quasi impercettibilmente ma in maniera significativa. Un rifacimento qua, una demolizione là, un condominio che dall&#8217;oggi al domani sorge dove prima c&#8217;era una piazza, un parcheggio al posto di vecchi caseggiati. Il nuovo avanza e il vecchio gli lascia il posto,
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/06/20/esercizi-di-memoria/' rel='bookmark' title='Esercizi di memoria'>Esercizi di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente sto facendo attenzione al modo in cui i luoghi intorno a me cambiano: quasi impercettibilmente ma in maniera significativa.<br />
Un rifacimento qua, una demolizione là, un condominio che dall&#8217;oggi al domani sorge dove prima c&#8217;era una piazza, un parcheggio al posto di vecchi caseggiati.<br />
Il nuovo avanza e il vecchio gli lascia il posto, è inevitabile. La cosa non sarebbe nemmeno tanto male se non fosse per il fatto che questi cambiamenti in dosi omeopatiche hanno l&#8217;effetto di non lasciare tracce evidenti di memoria, cosicché un giorno può succedere di risvegliarsi e di accorgersi di non ricordare più com&#8217;era prima. O, come è successo a me, di non riconoscere più il posto dove mi trovavo.</p>
<p>Tornare a vivere nello stesso luogo dopo dieci anni che lo avevo lasciato ha avuto su di me un effetto straniante. Un po’ come incontrare per strada un vecchio compagno delle elementari: stessa faccia ma con lineamenti diversi.<br />
I primi tempi li ho passati a cercare di non sentirmi una specie di straniera in un ambiente che era rimasto uguale nelle forme ma che non riconoscevo nei particolari. Le strade mi sembravano quelle e non più quelle, distinguevo le nuove costruzioni ma avevo dimenticato del tutto quelle vecchie. Tentavo di recuperare gli anni in cui ero stata via, cercando di capire quello che nel frattempo era successo e andando a caccia delle differenze tra ciò che avevo lasciato e quanto avevo ritrovato.</p>
<p>Ora faccio sempre più caso a come la città e il paese si assoggettino ai mutamenti, tanto da tenere una sorta di contabilità quotidiana di quanto vedo modificarsi man mano. Proprio l’altro giorno mi è tornato in mente che nel viale coi pini che percorro ogni giorno per rientrare a casa una volta erano piantate delle acacie. Quand&#8217;è avvenuta questa sostituzione di alberi? Pezzi importanti della mia storia personale non esistono più e non ho fatto nemmeno in tempo a fermarli con delle foto.</p>
<div style="text-align: justify;">***</div>
<p>Cosa che invece fece alla fine del XIX secolo Ettore Roesler Franz a Roma.<br />
Quando, dopo il 1870,  seppe che il nuovo piano regolatore avrebbe fatto il suo corso modificando in modo impietoso e inesorabile l&#8217;aspetto della città, questo artista e fotografo d&#8217;antan si affrettò a documentare quello che era Roma prima che interi quartieri, insieme a monumenti e siti archeologici, sparissero per sempre.<br />
Ho trovato questo libro sulla Roma scomparsa nelle foto di E. Roesler Franz durante il mio ultimo soggiorno romano, in una di quelle librerie sotterranee che per entrarci bisogna scendere almeno una rampa di scale dal livello stradale.<br />
Ne sono rimasta colpita, non solo per la bellezza delle foto, tutte preparatorie ai suoi acquerelli, ma per la sensazione di toccare il tempo che passa e che è già passato.<br />
Parlando strettamente di Roma, non so se questa corsa alla modernità abbia giovato del tutto. Via Nazionale e via Cavour sono belle strade, così come via dei Fori Imperiali, che mi piace particolarmente; sicuramente saranno state necessarie, ma mi resta la curiosità, destinata a rimanere per sempre insoddisfatta, di sapere che cosa si è dovuto sacrificare, a cosa abbiamo dovuto rinunciare noi, che siamo arrivati molto dopo.<br />
È una domanda che mi pongo spesso quando vedo che sempre di più si sceglie la strada della non conservazione in favore di quella della cementificazione selvaggia.</p>
<div style="text-align: justify;">***</div>
<p>Processo che negli ultimi tempi si sta verificando anche in altri settori. È la questione della memoria che invece di venire preservata subisce tentativi fraudolenti di manomissione, anche in nome di un certo modernismo.<br />
Abbiamo celebrato da poco 25 Aprile e 1 Maggio e mai come quest&#8217;anno queste due giornate hanno subito attacchi pesanti. In maniera scientifica e mirata da parte di alcuni, quasi in buona fede da parte di altri.<br />
C&#8217;è chi desidera una sorta di riappacificazione che venga ad appiattire il valore reale del 25 Aprile, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato perché &#8220;è tempo di superare e di andare oltre&#8221;; ci sono quelli che tentano operazioni varie di revisione storica, di comparare vincitori e vinti, di disperdere il messaggio della Resistenza. E il 1 maggio che troppi vorrebbero si celebrasse lavorando, dimenticando che la questione dei diritti dei lavoratori rimane una piaga aperta e piuttosto dolorosa nella vita di questo Paese.</p>
<div style="text-align: justify;">***</div>
<p>La crisi, che a volte c&#8217;è e a volte non c&#8217;è a seconda dei bisogni retorici del momento, sembra diventata la panacea per tutti i mali, causa e fine di ogni cambiamento, simbolo di un odioso modernismo al quale molti vorrebbero sacrificare quello che è stato, esattamente come nel 1936, Federico Mastrigli, scrittore del fascismo, scriveva nel volume &#8220;Roma nei suoi Rioni&#8221;: &#8220;È tempo di fare la definitiva liquidazione delle nostalgie, dei rimpianti e dei languori, degli sdilinquimenti per l&#8217;equivoco, per l&#8217;insidioso &#8220;pittoresco&#8221;. Il paragone e la citazione non sono casuali, ovviamente.<br />
Altri cambiamenti in dosi omeopatiche che hanno lo stesso effetto di non lasciare tracce evidenti di memoria, cosicché un giorno succederà che ci sveglieremo e non ricorderemo più com&#8217;era prima, pezzi della nostra storia collettiva andati per sempre.</p>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/06/20/esercizi-di-memoria/' rel='bookmark' title='Esercizi di memoria'>Esercizi di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2011/05/06/la-disgregazione-della-memoria-prima-che-sia-troppo-tardi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>27 gennaio</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2011/01/27/27-gennaio/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2011/01/27/27-gennaio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[giorno della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Zwi Bacharach]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=2346</guid>
		<description><![CDATA[Ricordo che quando in quinta elementare leggemmo tutti insieme alcuni brani tratti da &#8220;Se questo è un uomo&#8220;, compresa&#160; l&#8217;omonima poesia, la maestra, quella della quale ho già parlato tante volte nei miei post, concluse il discorso con: bisogna parlare di queste cose perché non accadano più. Usava spesso quella frase durante le spiegazioni. Che
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/01/27/chi-salva-una-vita-salva-il-mondo-intero/' rel='bookmark' title='&#8220;Chi salva una vita salva il mondo intero&#8221;'>&#8220;Chi salva una vita salva il mondo intero&#8221;</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordo che quando in quinta elementare leggemmo tutti insieme alcuni brani tratti da &#8220;<em>Se questo è un uomo</em>&#8220;, compresa&nbsp; l&#8217;omonima poesia, la maestra, quella della quale ho già parlato tante volte nei miei post, concluse il discorso con: bisogna parlare di queste cose perché non accadano più.<br />
Usava spesso quella frase durante le spiegazioni.<br />
Che fosse un&#8217;insegnate particolare, l&#8217;ho sempre saputo. Credeva fermamente nell&#8217;educazione alla memoria; così a dieci anni, mentre immaginavo e cercavo di capire come dovesse essere una donna per assomigliare a una rana d&#8217;inverno, ricevetti una lezione importante: impara, ricorda, trasmetti, affinché certi episodi della storia non si ripetano.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi mi legge sa quanto io abbia a cuore certe date: il 25 aprile, la giornata contro la violenza sulle donne, quella dedicata al ricordo della Shoah. Oggi.<br />
Ogni anno, in queste giornate speciali, scrivo un post. Per non dimenticare un certo evento del passato prossimo o meno prossimo, certo, ma anche per porre l&#8217;attenzione su ricorrenze che devono entrare a far parte di un patrimonio di ricordo collettivo.<br />
Una occasione per immedesimarsi, anche, per provare, sebbene a distanza, a mettersi in quei panni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un processo semplice, quello dell&#8217;immedesimazione, soprattutto perché a noi a mancano i riferimenti di un passato che non è lontano in termini temporali, ma distante anni luce per quelli culturali. Ci manca l&#8217;esperienza, semplicemente. O forse, per qualcuno si tratta di un rifiuto psicologico, quel che è passato è passato e là deve rimanere. Si dice che il sonno della ragione genera mostri. Io dico che quelli generati dall&#8217;indifferenza sono mostri più grassi e molto più longevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa motivo, oggi, Giorno della Memoria, ho voluto far parlare le vittime della Shoah. Non i sopravvissuti, gli altri. Quelle voci possono trasmettere l&#8217;esperienza che noi, solo per la fortuna di essere nati in altro tempo e in altro luogo, non abbiamo vissuto.<br />
Affinché queste cose non accadano più, come diceva la mia maestra allora.<br />
Non aggiungo altro.<br />
Qui sotto, per ricordare, riporto una lettera, la 32, che ho scelto da questo bel libro edito da Laterza  &#8220;<em>Le mie ultime parole &#8211; Lettere dalla Shoah</em>&#8221; a cura &nbsp;Zwi Bacharach.<br />
Leggetelo, se vi capita, è un regalo importate che farete a voi stessi.</p>
<p style="text-align: center;">****</p>
<p><em>Druja, campo di concentramento, prima della fucilazione, di nascosto.<br />
Martedì, ore 4 del mattino, 16 giugno 1942<br />
Addio</em></p>
<p>Un estremo saluto a tutti da Fanja e da tutti i familiari. Miei cari! Scrivo questa lettera prima della fine. Non so esattamente il giorno in cui io e i miei congiunti moriremo per il solo fatto di essere &#8220;ebrei&#8221;. Tutti i nostri fratelli e sorelle ebrei sono morti di una morte ignobile per mano di criminali&#8230; Io stessa non so chi della nostra famiglia sopravviverà e chi avrà l&#8217;onore di leggere la mia lettera e il mio fiero, estremo saluto a tutti coloro che amo, ai miei cari, da parte di chi soffre per mano di criminali. Cara Chajacko! Caro Monuska! Forse rimarrete in vita. Vivete pienamente e felicemente. Noi tutti andiamo incontro alla morte con orgoglio. Questo è il nostro destino. Per quanto ne sappiamo, Bljuma e la sua famiglia sono già morti. Non posso scrivere oltre. Tutti i famigliari piangono e si rammaricano della loro sorte. Lascio la lettera al nostro migliore amico, che ha già fatto per noi tanto di buono finora.</p>
<p>La vostra Fanja e tutti i familiari.</p>
<p>Siamo tutti sdraiati in una fossa. Sono assolutamente sicura che verrete a sapere dov&#8217;è la nostra tomba. Mamma e papà resistono a stento. La mia mano trema molto, non possono neanche finire di scrivere. Sono fiera di essere ebrea. Muoio per il mio popolo. Non ho detto a nessuno che sto scrivendo una lettera prima della nostra fine&#8230; Ah!&#8230; Come vorrei vivere ancora e raggiungere qualcosa di meglio. Tutto è ormai perduto&#8230; Addio. La vostra affezionata Fanja a nome di tutti: papà, mamma, Sima, Sonja, Zusja, Rasja, Chatsa e la piccola Zeldocka, che nulla può comprendere.</p>
<p>La vostra Fanja</p>
<p>Dio è giusto e il suo giudizio è giusto. Abbiamo peccato. I nostri miseri averi sono nascosti in casa. Ma abbiamo perso le nostre vite. Tutto è finito. Fratelli di ogni paese, vendicateci. Siamo condotti come pecore al macello.</p>
<p>Fania [Barbakov]</p>
<p>[Fanja aveva 19 anni al momento della sua morte].</p>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/01/27/chi-salva-una-vita-salva-il-mondo-intero/' rel='bookmark' title='&#8220;Chi salva una vita salva il mondo intero&#8221;'>&#8220;Chi salva una vita salva il mondo intero&#8221;</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2011/01/27/27-gennaio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pensieri sparsi su scrittura e scrittori (aspiranti)</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2010/10/23/pensieri-sparsi-su-scrittura-e-scrittori-aspiranti/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2010/10/23/pensieri-sparsi-su-scrittura-e-scrittori-aspiranti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 07:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[aspiranti scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e letture]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=641</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Perché pensano che esprimersi sia più importante di avere pudore?&#8221;(*) Di recente ho detto a un Aspirante Scrittore Esordiente (dove “scrittore” sta per “persona che viene pagata per scrivere libri”) che se gli editori snobbano suoi manoscritti è perché questi non vengono considerati adatti ad essere pubblicati. Gli ho anche detto che le case editrici
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/12/07/thyssenkrupp-e-altri-pensieri-sparsi/' rel='bookmark' title='ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi'>ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/09/14/anobii-quando-pubblicita-non-fa-rima-con-comunita/' rel='bookmark' title='aNobii: quando pubblicità non fa rima con comunità'>aNobii: quando pubblicità non fa rima con comunità</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/01/09/marcovaldo-e-la-crisi/' rel='bookmark' title='Marcovaldo e la crisi'>Marcovaldo e la crisi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/18/la-fatica-di-scrivere/' rel='bookmark' title='La fatica di scrivere'>La fatica di scrivere</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="internal-source-marker_0.6122297249713846" style="text-align: center;">&#8220;Perché pensano che esprimersi sia più importante di avere pudore?&#8221;(*)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di recente ho detto a un Aspirante Scrittore Esordiente (dove “scrittore” sta per “persona  che viene pagata per scrivere libri”) che se gli editori snobbano suoi  manoscritti è perché questi non vengono considerati adatti ad essere  pubblicati. Gli ho anche detto che le case editrici serie quando  riconoscono, tra l’ammasso di materiale che ricevono, uno scritto idoneo  a diventare un loro prodotto, sono più che pronte ad investirci tempo e  denaro. Non è il caso di quelle che chiedono, loro, soldi perché un  libro venga pubblicato (e sto parlando di somme piuttosto ingenti).<br />
Ho  dovuto per forza però accennare anche all’altra faccia della medaglia,  ossia che non tutto quanto viene dato alle stampe e venduto sugli  scaffali &#8211; reali o virtuali &#8211; delle librerie offre contenuti di qualità,  anzi. Può succedere che si arrivi alla pubblicazione per pura fortuna, o  in virtù di contatti e conoscenze, cioè che anche nell’editoria le cose  funzionano come di &nbsp;solito funzionano in Italia, ossia all’italiana,  dove la pratica degli “amici degli amici” non è solo diffusa a livello  capillare, ma anche socialmente accettata. Il resto viene lasciato  all’onestà intellettuale dell’autore: c’è chi ce l’ha e chi no.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi  sono sempre tenuta a debita distanza dagli amici Aspiranti Scrittori  Esordienti che mi chiedevano un giudizio, in quanto lettrice, sulle loro  opere, magari pubblicate a pagamento e dopo vari affanni. Sono caduta  nella trappola una volta e mi sono trovata in grande difficoltà perché  il libro, regalatomi dagli autori con dedica, non era questo granché.  Avrei voluto essere onesta fino in fondo e dire loro cosa effettivamente  ne pensassi, ma mi sono mancati cuore e coraggio. Non tanto perché ero a conoscenza della passione che ci avevano messo, delle speranze e  della fatica che quel libro era costato, ma &nbsp;perché sicura che non  l’avrebbero preso per niente bene il mio giudizio spassionato.<br />
È  una specie di processo automatico con gli amici Aspiranti Scrittori Esordienti:&nbsp;  loro che ti chiedono in buona fede una critica, &nbsp;anche spietata, e tu  dall’altra parte che ne offri una inconsciamente edulcorata per non  ferirli.<br />
Così evito per vigliaccheria.<br />
Il che significa che i loro libri li leggo pure, ma coi miei tempi e i miei modi, e non glielo dico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  capitolo a parte meritano gli Aspiranti Scrittori Esordienti e Molesti.  Con questi sono dolori o, meglio, sono bolle (d&#8217;orticaria).<br />
Intendiamoci,  non c&#8217;è nulla di male nel voler promuovere quello che si scrive, ma  farlo con la sicurezza di aver compilato Il Capolavoro della letteratura  italiana, questo mi da il mal di pancia, oltre alle bolle.<br />
Si  creano gruppi di ASEM entusiasti che parlano dei loro libri,  recensiscono i loro libri, distribuiscono ad &nbsp;amici e conoscenti i loro  libri, creando conventicole che sono più dei gruppi di supporter che  lettori chiamati ad esprimere un giudizio sincero su opere prime (o  seconde). Come se questo non bastasse, si sentono autorizzati allo spam  più bieco per pubblicizzare la loro creatura. Diventano utenti attivi in ogni social network esistente per crearsi contatti,  mandano mail e inviti ad eventi farlocchi, e si arrabbiano quando dici  loro che il libro non ti interessa. Sono queste reazioni così scomposte  che me li fanno diventare antipatici, più che altro. Così, grazie no,  del vostro libro ne faccio volentieri a meno &nbsp;- anche perché non mi  basterebbe un’altra vita per leggere tutto quello che vorrei &#8211; e se  davvero fosse il prossimo capolavoro della letteratura italiana,  pazienza, vorrà dire che metterò in coda anche quello.</p>
<p style="text-align: justify;">Non  fraintendetemi però, non sono una killer di sogni altrui, anzi, sognando ancora  molto ad occhi aperti io stessa, credo fermamente siano i primi  fondamentali passi per ottenere quello che si desidera nella vita.<br />
A  proposito, ricordo con molto piacere una conferenza tenuta da Cristiano  Cavina, scrittore (vero e molto amato dai giovani) mio conterraneo, a  una platea di adolescenti. Perché al di là di ogni aspirazione  adolescenziale, l’importante è tener duro e non rinunciare ai propri  sogni, anche per chi desidera diventare un Aspirante Scrittore  Esordiente. È un bel messaggio a quell’età, un invito a non omologarsi, a  credere alle passioni, coltivarle e a impegnarsi per metterle in  pratica, nonostante tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla  fine, al mio Aspirante Scrittore Esordiente ho suggerito di aprire un  blog. Non equivale a scrivere un libro e non è come avere un libro  pubblicato, ma è un buon modo per “uscire allo scoperto” e porsi  nell’ottica del confronto con un pubblico di lettori. Insomma, è un buon  esercizio per imparare ad assorbire le critiche, soprattutto quelle  feroci, e per fare esercizio di scrittura e di onestà. A me, da non  scrittrice né da aspirante, il blog ha insegnato il piacere della  condivisione e della disciplina. Non è affatto poco, molto più di quanto  tanti pennivendoli siano disposti ad ammettere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h5 style="text-align: justify;">(*)  La frase fa parte del post di un amico, che ringrazio per il prestito: “L&#8217;imbarazzo di  ascoltare amiche che leggono le loro poesie e s&#8217;aspettano un commento.  Versi ovviamente bruttissimi (mix di cantautorato d&#8217;annata e floreale  regressione infantile). Più che altro mi chiedo: gente colta, letture  non sparute, io non ipertrofico (almeno in apparenza). Perché pensano  che esprimersi sia più importante di avere pudore?”.</h5>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/12/07/thyssenkrupp-e-altri-pensieri-sparsi/' rel='bookmark' title='ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi'>ThyssenKrupp e altri pensieri sparsi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/09/14/anobii-quando-pubblicita-non-fa-rima-con-comunita/' rel='bookmark' title='aNobii: quando pubblicità non fa rima con comunità'>aNobii: quando pubblicità non fa rima con comunità</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/01/09/marcovaldo-e-la-crisi/' rel='bookmark' title='Marcovaldo e la crisi'>Marcovaldo e la crisi</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/' rel='bookmark' title='25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria'>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/10/18/la-fatica-di-scrivere/' rel='bookmark' title='La fatica di scrivere'>La fatica di scrivere</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2010/10/23/pensieri-sparsi-su-scrittura-e-scrittori-aspiranti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Panchine</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2010/07/12/panchine/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2010/07/12/panchine/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose personali]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[helensburgh]]></category>
		<category><![CDATA[panchine]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Scozia]]></category>
		<category><![CDATA[via della domus aurea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=1888</guid>
		<description><![CDATA[A volte, vagando tra gli scaffali virtuali degli amici si trovano tesori che non solo vorresti possedere e leggere all&#8217;istante, ma che spalancano finestre su ricordi e pensieri. L&#8221;unica cosa che puoi fare, allora, è affacciarti con curiosità. Questo &#8220;Panchine&#8220;, aggiunto immediatamente alla lista dei prossimi acquisti, mi ha fatto ritornare alle tante panchine della
Nessun post simile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A volte, vagando tra gli scaffali virtuali degli amici si trovano <a href="http://www.anobii.com/books/Panchine/9788842086338/016720fe962c90bbb0/" target="_self">tesori</a> che non solo vorresti possedere e leggere all&#8217;istante, ma che spalancano finestre su ricordi e pensieri. L&#8221;unica cosa che puoi fare, allora, è affacciarti con curiosità.<br />
Questo &#8220;<em>Panchine</em>&#8220;, aggiunto immediatamente alla lista dei prossimi acquisti, mi ha fatto ritornare alle tante panchine della mia vita. Le panchine sono sedili all&#8217;aperto che non fanno notizia per maggior parte del tempo, ma anche luoghi dove si consumano momenti fondamentali che rimangono incisi nell&#8217;anima per sempre. Sono diventate, nell&#8217;immaginario collettivo, simboli di romanticismo perfetto o di estrema disgrazia, andando dai fidanzatini di Peynet ai senzatetto che lì sopra si addormentano. Tutto quello che scorre in mezzo è vita ed è bello che qualcuno abbia voluto scrivere un libro su questo.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1902" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/07/12/panchine/97130581_dbf67656c1-1/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1902" title="97130581_dbf67656c1" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/07/97130581_dbf67656c1-1.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/roberto_ferrari/97130581/sizes/m/in/photostream/" target="_self">Roby Ferrari</a></p>
<p style="text-align: justify;">Io stessa mi sono resa conto di aver citato più volte le panchine nei miei post. In effetti, anche la mia vita ne è piena e alcune sono diventate dei veri e proprio monumenti personali, mentre altre esistono solo nei miei ricordi perché scomparse da tempo. Cosa piuttosto curiosa: quasi tutte le mie panchine sono legate a figure maschili che in qualche modo sono entrate nella mia vita per periodi più o meno lunghi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima in ordine di tempo è sul molo di casa mia, quello che da sotto il faro si affaccia da un lato su yacht e barche a vela ormeggiati nella calma del porto turistico. Fa parte di una serie di panchine collocate proprio al centro del molo, con la doppia seduta: da una parte il Candiano e le navi che entrano, dall&#8217;altro le barche da diporto. Panchine antipatiche, devo dirlo, che non hanno alcun rispetto per l&#8217;intimità di chi si siede lì. Non so dire quale sia esattamente quella sulla quale siamo rimasti a parlare sotto il sole tiepido del primo di maggio il mio ex compagno ed io, ho rimosso del tutto quei minuti,  i discorsi fatti e anche lui, nonostante siano passati solo due mesi.<br />
Adesso ricordo solo che era il primo giorno caldo di una primavera impazzita, la mia maglietta viola, i sandali ai piedi- finalmente &#8211; e il mio viso rivolto al sole di mezzogiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Andando ancora più indietro torno a Roma. Altra panchina nel marzo gelido di due anni fa, lungo Via della Domus Aurea. Erano le nove di mattina, ancora una giornata di sole e un flirt consumato con i raggi che filtravano tra i cipressi e finivano sui Ray Ban vecchio modello di lui. Solo un episodio come tanti, ma la Via della Domus Aurea mi è rimasta nel cuore, è uno dei posti dove torno sempre, la percorro in discesa e poi un po&#8217; in salita, mi siedo all&#8217;ombra degli alberi in &#8216;estate, con un gelato e un libro e non so come possa succedere che il traffico mi sembra sempre distante e io sempre pazzescamente felice. Non c&#8217;è nulla da esorcizzare a Roma, nonostante tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">La panchina a lato della chiesa di San Francesco a Bologna è una di quelle che sono diventati monumenti. Stanno là ad imperitura memoria di un giorno speciale. Mi ricordo un lungo abbraccio, una passeggiata mano nella mano e quella panchina per tutto il pomeriggio. Era il 3 di dicembre e non faceva freddo. Pure se lo fosse stato, comunque non l&#8217;avrei sentito di certo. Il giorno successivo scrissi, su altre pagine, queste parole: &#8220;<em>Il giorno dopo è sempre come risvegliarsi da un sogno. Il senso del tempo si modifica, era ieri ma è talmente lontano, impossibile che sia stato solo ventiquattr&#8217;ore fa. E pare incredibile che eravate proprio voi due quelli e non due adolescenti a sbaciucchiarsi su una panchina. Fino a quando è lecito sbaciucchiarsi? Parlavo della levità di certe situazioni: è bellissimo ritrovarla a quarant&#8217;anni, un giorno tra tutti gli altri, un giorno che magari si avrà dimenticato tra un anno, ma che pure c&#8217;è stato, è esistito</em>&#8220;.<br />
Di anni ne sono passati più di tre, tante cose sono cambiate nel frattempo, ma quel giorno non l&#8217;ho scordato. Certo, ha assunto i contorni sfumati, come sempre succede col tempo che passa, e colori meno vividi, ma altro è rimasto: l&#8217;affetto, un legame di amicizia, esperienze condivise, confidenza. Di questo sono grata.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra mia panchina si trova sul lungomare di Helensburgh, sulla costa occidentale della Scozia. Ellensburgh è una località turistica dal sapore proleterio-vittoriano. Mi raccontavano di come i glaswegians, gli abitanti di Glasgow, prima della guerra, ma anche immediatamente dopo, la domenica usassero raggiungerla a bordo del vapore Waverly per una vacanza di qualche ora: un gelato, una passeggiata sul pontile, un po&#8217; di musica.<br />
Non c&#8217;è mai molto folla, a dire il vero, né molto da fare, nemmeno d&#8217;estate. Qualche anziano che passeggia, ragazzetti con la faccia imbronciata e i pungi in tasca a far la fila per fish and chips.<br />
La strada principale si affaccia sulla costa, i palazzi e i negozi su un lato e dall&#8217;altro il Clyde. Lì ho condiviso una cena con i gabbiani in una serata di luglio di qualche tempo fa: pesce, patatine e baci. E tutt&#8217;intorno, con il sole ancora alto, le colline a perdita d&#8217;occhio. Mi ricordo di essermi alzata da quella panchina guardandomi attorno e pensando &#8220;questa è la mia terra&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1903" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/07/12/panchine/230315101_1aa27b43ca/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1903" title="230315101_1aa27b43ca" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/07/230315101_1aa27b43ca.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/ztephen/230315101/sizes/m/in/photostream/" target="_self">ztephen</a></p>
<p style="text-align: justify;">Di un&#8217;altra panchina diventata monumento avevo <a href="http://www.diariosemistupido.it/2009/10/15/1982/" target="_self">già raccontato</a>. È quella alla quale non posso fare a meno di lanciare un&#8217;occhiata quando passo per quella strada, cosa che capita almeno un paio di volte al giorno. È il simbolo della mia adolescenza, di quel periodo che è un salto nel buio per molti versi, ma che bisogna affrontare per crescere. Ho ricordi dolci di canzoni, chiacchiere, sorrisi e molta timidezza. Ci ripenso come a un film di qualche anno fa, a colori, certo, ma con i personaggi fuori moda. Luca e io, che in tanti mesi di passeggiate pomeridiane non abbiamo mai osato tenerci per mano. Ma su quella panchina, almeno, stavamo vicini, jeans contro jeans, ginocchia contro ginocchia. E mio figlio, al quale ho raccontato, che mi prende in giro ogni volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ultime panchine sono quelle che non esistono più perché eliminate o perché del tutto dimenticate. Ce ne sono tante, ma le mie preferite rimangono quelle del parco pubblico di quando ero bambina: dipinte di verde scuro, con le doghe in ferro, arroventate durante i mesi estivi, scivolose e scomode sempre, tanto da farmi desiderare di rimanere seduta lì il meno possibile. A ripensarci, una vera e propria strategia.</p>
<p>Nessun post simile</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2010/07/12/panchine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le mappe della mia vita</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2010/06/12/le-mappe-della-mia-vita/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2010/06/12/le-mappe-della-mia-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 09:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose personali]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[cartine]]></category>
		<category><![CDATA[cartografia]]></category>
		<category><![CDATA[Guy Browning]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>
		<category><![CDATA[Maps of my life]]></category>
		<category><![CDATA[The Guardian]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=1746</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno, mentre navigavo tra le pagine del Guardian, mi sono imbattuta in un libro scritto da Guy Browning, columnist di quel giornale,  che mi ha attirato subito per il titolo: Maps of my life. Il libro, per chi ha famigliarità col genere, è sullo stile di alcuni racconti di Bill Bryson, ossia una biografia
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/03/14/viaggi-e-prove-del-nove/' rel='bookmark' title='Viaggi e prove del nove'>Viaggi e prove del nove</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/02/24/il-senso-della-fuga/' rel='bookmark' title='Il senso della fuga'>Il senso della fuga</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro giorno, mentre navigavo tra le pagine del <a href="http://www.guardian.co.uk" target="_self"><em>Guardian</em></a>, mi sono imbattuta in un libro scritto da Guy Browning, columnist di quel giornale,  che mi ha attirato subito per il titolo: <a href="http://www.amazon.co.uk/Maps-My-Life-Guy-Browning/dp/0224082728" target="_self"><em>Maps of my life</em></a>. Il libro, per chi ha famigliarità col genere, è sullo stile di alcuni racconti di Bill Bryson, ossia una biografia umoristica costruita come un memoriale di viaggio.<br />
Questa, però, prende spunto dall&#8217;amore che l&#8217;autore ha sempre provato per la geografia, le mappe e la cartografia in genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre aggiungevo il libro alla mia wish list di Amazon, mi sono resa conto che anche io ho sempre avuto un&#8217;insolita passione per mappe e cartine e, se quelle di Parigi e Madrid le ho perse &#8211; non smarrite &#8211; nel corso degli anni, se quelle del mio viaggio americano sono ancora chiuse in uno degli scatoloni del trasloco che mi ha condotto qui, ne ho comunque un buon numero conservate in un cassetto.<br />
La verità? Mi piace collezionarle e averle con me, anche se le mie sono meno decorative e meno elaborate di quelle che Browning ha inserito nel suo libro. Immagino che se dovessi sottopormi ad un&#8217;analisi psicologica per questa mia mania, ne verrebbe fuori che le cartine stradali mi danno un grande senso di sicurezza. Ricordo con profondo disagio i primi due giorni del mio unico viaggio a Parigi, quando mi limitai a ciondolare in giro a rimorchio di una guida senza capire dove stessi andando e dove mi trovassi, finché un passante al quale avevo chiesto come arrivare in Place de la Madeleine mi regalò una cartina. Da quel momento il mio soggiorno svoltò, nonostante abbia comunque mantenuto con la città un rapporto conflittuale al punto di non volerci tornare più.<br />
Non sono cambiata con gli anni: sebbene ora abbia a disposizione anche altri strumenti che mi aiutano a ritrovare la strada (il navigatore gps e l&#8217;iPhone sono tra i migliori acquisti che abbia mai fatto), non manco mai di mettere una o due cartine in borsa quando viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Rovistando nel mio cassetto, è risultato che la mia collezione conta soprattutto di cartine della Scozia e di Roma. La cosa ha una sua logica considerato che, per motivi diversi, sono luoghi  fondamentali della mia vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho pensato allora che anch&#8217;io avrei potuto raccontarli questi luoghi per raccontare anche un po&#8217; di me. In effetti, la vita segue le sue corsie preferenziali e a me piace tenerne traccia sulle mappe. Segno col pennarello rosso gli itinerari di viaggio, prendo piccoli appunti, conservo scontrini e biglietti per poi tornarci sopra a distanza di tempo, aprendole sul pavimento, rivivendo il gusto della scoperta o della rilassante quotidianità che tendo a ricreare quando viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">È anche vero che alcuni di questi viaggi  sono stati solo un pretesto per stacchi e fughe strategiche quando ho avuto bisogno di mettere dei punti e accapo e per chiudere porte. O magari, solo per considerare la situazione da una  prospettiva diversa, uno spartiacque tra un prima e un dopo, ma sempre accompagnata dalla mie cartine: per essere autosufficiente, per non perdere la strada, ma soprattutto per ritrovare quella di casa.<br />
Allo stesso modo considero questo post: un ennesimo nuovo inizio. Quel che seguirà saranno dei percorsi di viaggio, non solo metaforicamente parlando, ma anche racconti di veri itinerari: la Scozia per cominciare, poi Roma, poi forse altri, senza una cadenza predeterminata ma comunque sempre seguendo col dito sulla cartina strade già percorse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/03/14/viaggi-e-prove-del-nove/' rel='bookmark' title='Viaggi e prove del nove'>Viaggi e prove del nove</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/02/24/il-senso-della-fuga/' rel='bookmark' title='Il senso della fuga'>Il senso della fuga</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2010/06/12/le-mappe-della-mia-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>25 aprile, Schegge di Liberazione, Resistenza e Voci di memoria</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networking]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[condannati a morte della resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[partigiani]]></category>
		<category><![CDATA[post resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[schegge di liberazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=1382</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue è quello che ho scritto per  Schegge di Liberazione. Lo ripropongo qui come mio post per il 25 aprile e per ringraziare il Many che ha organizzato il tutto. Non è un racconto di fantasia ispirato ai fatti dell&#8217;epoca, non è la trascrizione dei ricordi di nonni e zii, è semplicemente il
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/04/25/ancora-25-aprile-ancora-resistenza-quella-delle-donne/' rel='bookmark' title='Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne'>Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/04/25/il-25-aprile-tutti-i-giorni/' rel='bookmark' title='Il 25 aprile tutti i giorni'>Il 25 aprile tutti i giorni</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/05/06/la-disgregazione-della-memoria-prima-che-sia-troppo-tardi/' rel='bookmark' title='La disgregazione della memoria (prima che sia troppo tardi)'>La disgregazione della memoria (prima che sia troppo tardi)</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/06/20/esercizi-di-memoria/' rel='bookmark' title='Esercizi di memoria'>Esercizi di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1668" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/postresistenti/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1668" title="postresistenti" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/04/postresistenti.png" alt="" width="238" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo che segue è quello che ho scritto per  <a href="http://barabba-log.blogspot.com/2010/04/schegge-di-liberazione-un-ebook.html" target="_self">Schegge di Liberazione</a>. Lo ripropongo qui come mio post per il 25 aprile e per ringraziare <a href="http://barabba-log.blogspot.com/" target="_self">il Many</a> che ha organizzato il tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un racconto di fantasia ispirato ai fatti dell&#8217;epoca, non è la trascrizione dei ricordi di nonni e zii, è semplicemente il mio personalissimo percorso di memoria. Del resto lo dico anche nell&#8217;articolo: mi sono accorta di non riuscire ad inventare su questo argomento. Dopo numerosi tentativi, ho dovuto ammettere che era una specie di senso di colpa quello che sentivo, quasi che immaginare certi avvenimenti, io che non ho mai avuto veramente fame,  freddo, paura, fosse un atto irriguardoso nei confronti di chi allora si trovò a viverli. Il risultato lo potete leggere qui sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come me, tanti altri hanno aderito all&#8217;iniziativa Schegge di Liberazione. Tutti i post, i racconti, i pensieri, i disegni e perfino un  monologo teatrale sono stati raccolti in un e-book che potete scaricare <a href="http://www.miomarito.it/barabba/schegge_di_liberazione.pdf" target="_self">qui</a> e <a href="http://www.miomarito.it/barabba/schegge_di_liberazione_eco.pdf" target="_self">qui</a> (in una versione più &#8220;leggera&#8221; ed ecologica).</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo, in questa occasione, un appello a tutte le A.N.P.I., agli Istituti Storici della Resistenza, ai Centri Studi, ai Musei (tra i quali quello di casa mia,  Il Museo della Battaglia del Senio di Alfonsine), di liberare documenti in loro possesso.<br />
Diffondeteli, per favore. Aprite i vostri archivi, rendeteli disponibili alla consultazione in internet, pubblicateli in e-book, distribuiteli gratuitamente con le licenze Creative Commons. Fate in modo che le idee circolino e che siano sempre più visibili.<br />
Viviamo tempi cupi, oggi vietano &#8211; ancora una volta &#8211; &#8220;Bella ciao&#8221;, domani cos&#8217;altro? Mostrate a tutti di cosa furono capaci allora, fate in modo che i giovani ne siano orgogliosi.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Voci di memoria</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>per Schegge di Liberazione 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È difficile raccontare storie di Resistenza per chi non l&#8217;ha vissuta. Per noi che siamo nati lontano da quegli anni si tratta perlopiù di fare esercizio di immaginazione. Non posso dire di non averci provato: ho trascorso ore e ore in compagnia di vecchi film sull&#8217;argomento &#8211; li preferisco a quelli più recenti -, da <em>Roma città aperta</em> a <em>Le quattro giornate di Napoli</em>, ma non riesco ad andare più in là del tentativo di immedesimarmi per empatia e di chiedermi &#8220;com&#8217;era viverla veramente&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;">Per me, che a inventare storie non sono brava, è come cercare di rimettere insieme i frammenti di una lettera strappata: ci sono i ricordi dei nonni, le mie tante letture, le vecchie fotografie, anche quelle dei luoghi dove vivo e che riconosco, pur sembrando così diversi e lontani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono i documentari che la televisione degli anni &#8217;70 trasmetteva più spesso di quanto non faccia ultimamente, con le immagini in bianco e nero di italiani dalle guance scavate e con abiti troppo larghi e gli applausi lungo i corsi delle città liberate. Ci sono le foto di chi non poté festeggiarla la Liberazione e le centinaia di lapidi sparse nelle province d&#8217;Italia a tener conto dei nomi dei morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi i miei luoghi della memoria, piccoli e personalissimi: gli alberi lungo un bel viale a Bassano del Grappa, con i nomi dei partigiani che lì vennero impiccati; il cimiterino sull&#8217;Appennino con le piccole targhe commemorative attaccate ai muri di mattoni rossi, i monumenti ai martiri della mia città, Ravenna.<br />
Avrei voluto raccontare della mia terra e della sua Resistenza, tra le valli e le pinete di casa mia. Avevo pensato a storie minime di uomini e di donne, ché sono quelle che mi piacciono di più e che più si prestano a questi luoghi fatti d&#8217;acqua, di nebbia e di gente schietta. Mi sono accorta che per quanto scrivessi, per quanto tentassi di mettere insieme le parole, non riuscivo a restituirle come volevo. Come potevo rendere il terrore per i rastrellamenti e le rappresaglie nell&#8217;estate del &#8217;44 o i giorni di quell&#8217;autunno terribile di pioggia e di fango?  Non riesco a inventare su questo e non posso riportare le esperienze altrui senza correre il rischio di sminuirle, perché è facile per chi non c&#8217;era cadere nella pomposità e nella retorica da commemorazione, nei discorsi altisonanti ma in fondo sempre un po&#8217; vuoti di chi ha avuto la fortuna di nascere che la guerra era finita da più di vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ancora una volta ho preferito lasciar parlare chi c&#8217;era.<br />
Dal 1997, un libro trovato e letto quasi per caso è diventato uno dei miei più cari, quello che racchiude le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana. È tutto lì dentro il significato del 25 aprile, nelle loro parole più intime, private e sincere, quelle non destinate a un pubblico postero ma alle persone amate, incise sui muri delle prigioni, scritte di fretta su fogli abbandonati lungo i sentieri, in lettere scarabocchiate a mogli, figli, compagni di battaglia e madri, spesso tracciate reggendo il lapis con le mani ferite e le ossa spezzate dalle torture, affidate a sconosciuti con fede e speranza. Quelle stesse parole che tanti altri hanno solo potuto recitare in silenzio o gridare negli ultimi istanti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Com&#8217;era viverla veramente&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno faccio parlare Cesare Dattilo dal carcere di Marassi a Genova, e me lo immagino con gli occhi vivaci a ventitré anni, battuto ma non vinto che si preoccupa dell&#8217;opinione che la fidanzata e la famiglia di lei possano avere di lui: &#8220;<em>I tuoi genitori sono al corrente di noi due? Certamente si faranno un brutto concetto di me, sapendomi a Marassi. Capirai, un fidanzato in prigione. Ma sappi Nucci, che non ho nulla da pentirmene per il motivo di cui mi trovo a Marassi</em>&#8220;; Leone Ginzburg da Regina Coeli che scrive d&#8217;amore e speranza alla moglie Natalia: &#8220;<em>Una delle cose che più mi addolora è la facilità con cui le persone attorno a me (e qualche volta io stesso), perdono il gusto dei problemi generali dinanzi al pericolo personale. Cercherò di conseguenza, di non parlarti di me, ma di te. La mia aspirazione è che tu normalizzi appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori, scriva e sia utile agli altri. (&#8230;) Non ti preoccupare troppo per me. Immagina che io sia un prigioniero di guerra; ce ne sono tanti, soprattutto in questa guerra; e nella stragrande maggioranza torneranno. Auguriamoci di essere nel maggior numero, non è vero Natalia</em>?&#8221; Faccio parlare le donne, le madri come Paola Garelli di Savona e la vedo torcersi le mani mentre pensa alla sua bambina affidata agli zii: &#8220;<em>Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo</em>&#8220;. Gli operai, i contadini, gli intellettuali, gli studenti. Faccio parlare tutti loro e taccio io, perché le mie parole potrebbero essere d&#8217;intralcio, filtrate da una realtà che quella realtà riconosce a fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi siedo, chino la testa e ascolto. A volte piango ancora, e lo ammetto a fatica, nonostante quelle lettere le abbia lette e rilette nel corso degli anni. E raccolgo il testimone, che non è solo quello di mantenere vivo il ricordo di quello che fu la Resistenza, e di rinnovarne i valori, ma soprattutto quello di fare una scelta anche a nome di chi allora non la fece e di quelli che ritengono di non scegliere ora &#8220;perché sono fatti lontani&#8221;, &#8220;la guerra è finita da sessantacinque anni&#8221;.<br />
È un po&#8217; come riannodare il filo di un discorso iniziato in quei giorni, guardare mio figlio e pensare che tanti alla sua età si trovarono coinvolti in quell&#8217;evento straordinario così più grande di loro. Come si resiste a vent&#8217;anni a 36 ore ininterrotte di tortura?  Come si nasce e si cresce nella repressione, nei diritti civili cancellati, nelle libertà individuali calpestate? E come si può, nonostante tutto, negli ultimi giorni o perfino minuti che rimangono prima di morire, non avere un dubbio, un ripensamento sulla bontà delle decisioni prese?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Com&#8217;era viverla veramente&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;">Le risposte le ritrovo ogni volta tra le pagine delle &#8220;Lettere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Faccio mio quanto mi scrisse un caro amico, proprio per il 25 aprile di due anni fa: “Forse dovremmo cominciare a non dare più per scontato cosa ricorre il 25 aprile. È triste anche solo pensare che non bastino più quelle due parole per indicare qualcosa che a noi sembra così notorio da essere pleonastico aggiungere che si tratta dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo.<br />
Il rischio in caso contrario e che si trasformi in festa di riconciliazione e di ricordo di tutti i morti (anche fascisti), che diventi una sorta di nazional-popolare “volemose bene” e che lo diventi, prima ancora che con legge, nella percezione che ne hanno gli italiani. Se corriamo questo rischio, lo dobbiamo anche ad una certa “sinistra” che, tra scopi personali da perseguire e insipienza politica, sembra non capire che così facendo scava il terreno su cui poggia la nostra Costituzione.<br />
E allora lo prendo come un proposito per il futuro: ricordare – ché i ricordi non sono solo personali, ma collettivi – quegli anni, ricordare quei fatti, ricordare quei morti e quei feriti, proprio ora che per motivi anagrafici i testimoni diretti diventano ogni anno sempre meno numerosi. Grazie a quegli uomini e a quelle donne oggi non abbiamo bisogno di fucili per resistere alla barbarie; ci bastano le parole e dovremmo sentirci moralmente costretti ad usarle non fosse altro che per rispetto verso coloro che hanno rischiato e pagato prezzi altissimi per darci la possibilità di adoperarle, le parole”.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Caro professore,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>la mattina del giorno 11.5.44 il destino ha segnato per me la fine. Io, come sai, sono sempre forte come sono state forti le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro i quali hanno lottato per le stesse idee e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio Paese e degli amici miei.<br />
Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spezza e non si piega. Abbiatemi sempre presente in tutti i Vostri lavori e specialmente in tutte le opere che compirete per il bene della Patria così martoriata.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Muoia tutto &#8211; Viva la nostra Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tuo aff. Peppino Testa</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">(Giuseppe Testa, 19 anni. Da &#8220;Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. 8 settembre 1943 &#8211; 25 aprile 1945&#8243;. Einaudi.</p>
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/04/25/ancora-25-aprile-ancora-resistenza-quella-delle-donne/' rel='bookmark' title='Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne'>Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/04/25/il-25-aprile-tutti-i-giorni/' rel='bookmark' title='Il 25 aprile tutti i giorni'>Il 25 aprile tutti i giorni</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/05/06/la-disgregazione-della-memoria-prima-che-sia-troppo-tardi/' rel='bookmark' title='La disgregazione della memoria (prima che sia troppo tardi)'>La disgregazione della memoria (prima che sia troppo tardi)</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2008/06/20/esercizi-di-memoria/' rel='bookmark' title='Esercizi di memoria'>Esercizi di memoria</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/' rel='bookmark' title='Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;'>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2010/04/23/25-aprile-schegge-di-liberazione-resistenza-e-voci-di-memoria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ancora le voci delle donne: una mia lettura da &#8220;I monologhi della vagina&#8221;</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/</link>
		<comments>http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 21:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le mie riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[ciudad Juárez]]></category>
		<category><![CDATA[collettivovoci]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[i monologhi della vagina]]></category>
		<category><![CDATA[smileagain]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.diariosemistupido.it/?p=1406</guid>
		<description><![CDATA[Ne avevo parlato nel post dedicato all&#8217;8 marzo di questa iniziativa di Collettivovoci. Le letture stanno continuando anche in questi giorni, con un respiro più ampio di quello concesso da un&#8217;unica data simbolica. La mia è qui. Ho scelto questo brano perché è un pugno nello stomaco. Leggerlo non è stato semplice perché parla di
Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/04/25/ancora-25-aprile-ancora-resistenza-quella-delle-donne/' rel='bookmark' title='Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne'>Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/03/13/specialmente-dedicato-al-sindaco-di-guidonia-vagina-e-una-parola/' rel='bookmark' title='Specialmente dedicato al sindaco di Guidonia: &#8220;vagina&#8221; è una parola'>Specialmente dedicato al sindaco di Guidonia: &#8220;vagina&#8221; è una parola</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/09/27/donne-divise/' rel='bookmark' title='Donne divise'>Donne divise</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/11/25/ce-sempre-piu-bisogno-di-una-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne/' rel='bookmark' title='C&#8217;è sempre più bisogno di una Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne'>C&#8217;è sempre più bisogno di una Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/10/01/contro-gli-uomini-che-odiano-le-donne-io-difendo-madame-bovary/' rel='bookmark' title='Contro gli uomini che odiano le donne, io difendo Madame Bovary'>Contro gli uomini che odiano le donne, io difendo Madame Bovary</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ne avevo parlato nel <a href="http://www.diariosemistupido.it/2010/03/08/odio-l8-marzo/" target="_self">post dedicato all&#8217;8 marzo</a> di questa iniziativa di <a href="http://collettivovoci.tumblr.com/" target="_self">Collettivovoci</a>. Le letture stanno continuando anche in questi giorni, con un respiro più ampio di quello concesso da un&#8217;unica data simbolica.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia è <a href="http://collettivovoci.tumblr.com/post/444127452/sezione-cameo-speciale-festa-della-donna-niki" target="_self">qui</a>.<br />
Ho scelto questo brano perché è un pugno nello stomaco. Leggerlo non è stato semplice perché parla di donne cancellate. Non a caso Eve Ensler ha messo insieme, le une accanto le altre, le donne di Islamabad e di Ciudad Juárez.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo, nascere in un luogo invece che in un altro è solo questione di buona o cattiva sorte. Avrei potuto essere io, a nascere in Messico o in Pakistan, o a ritrovarmi perseguitata e minacciata da un uomo violento.<br />
Mi hanno molto emozionato quelle parole, spero trasmettano a chi ascolta le stesse sensazioni che hanno trasmesso a me, non per ultima la voglia di  saperne di più.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1412" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/acido/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1412" title="acido" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/03/acido.jpg" alt="" width="287" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Immagine da internet</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di &#8220;punire&#8221; le donne sfigurandole con l&#8217;acido solforico è una pratica diffusa in Pakistan e in Bangladesh, ma si registrano casi anche in Nepal e Afghanistan. Basta pochissimo: un innamorato rifiutato, un disaccordo sulla dote della sposa, un marito geloso, un padre contraddetto. O semplicemente, spesso è sufficiente essere troppo belle.<br />
L&#8217;acido in pochi secondi brucia la pelle, distrugge tendini e muscoli, intaccando le ossa. I danni, terribili, sono permanenti e spesso conducono alla morte, anche per suicidio.<br />
Il vetriolo cancella queste donne non solo nei lineamenti, ma anche per la famiglia di origine e per la comunità, dalle quali vengono rigettate. Non esistono più, la polizia si rifiuta di intervenire e nella maggior parte dei casi difende gli aggressori.<br />
<a href="http://www.smileagain.it/smileagain/home.html" target="_self">Smileagain</a> è l&#8217;associazione che in Italia si prende cura di queste donne: <em>&#8220;Non ci si limita ad  agire per rimediare ai danni commessi da individui irresponsabili, ma  s&#8217;intende soprattutto denunciare la violenza intrinseca in tali gesti in  quanto offesa al genere femminile in primo luogo, ed al genere umano  evidenziando in tal modo il problema di un microcosmo femminile che,  purtroppo, oltre a vivere in una regione già interessata da molteplici  contrasti e difficoltà, viene ghettizzato ulteriormente da una violenza  che tende a colpire la donna nel suo essere e nell&#8217;intrinsecazione  dell&#8217;individualità femminile&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne a Juárez vengono fatte sparire, letteralmente, a centinaia. Portate via e ritrovate, a volte, ridotte a brandelli nel deserto. Torturate, uccise e scaricate come rifiuti. Non esistono colpevoli, nella maggior parte dei casi. Dal 1994 sono stati ritrovati corpi a centinaia. Anche per loro è facilissimo sparire: semplicemente non si rientra dal turno in fabbrica la sera. Nessuno sa niente, nessuno vede niente. La polizia è collusa con i carnefici nel peggiore dei casi, inefficiente e disattenta nel migliore. Per le donne di Juárez è stato coniato il termine &#8220;femminicidio&#8221;; restituisce l&#8217;idea del genocidio silenzioso, questa parola.<br />
Le donne di Juárez sono vittime due volte: della povertà che le spinge verso la frontiera in cerca di un lavoro sottopagato nelle maquilas, le fabbriche locali, e vittime dei loro torturatori: stupratori, narcotrafficanti, produttori di snuff movies.<br />
Le madri delle ragazze scomparse o assassinate si sono riunite nell&#8217;associazione <a href="http://www.justiciaparanuestrashijas.org.mx/index.php" target="_self">Justicia Para Nuestras Hijas</a> e insieme chiedono verità e giustizia per le loro figlie.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1413" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/58702525_f5617434bf/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1413" title="58702525_f5617434bf" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/03/58702525_f5617434bf.jpg" alt="" width="463" height="308" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/jimwinstead/58702525/sizes/m/" target="_self">jimw</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire l&#8217;argomento segnalo questi i libri:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217; inferno di Ciudad Juárez. La strage di centinaia di  donne al confine Messico-Usa</em> di Victor Ronquillo, ed. Baldini Castoldi Dalai, € 16,50</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il deserto delle morti silenziose. I femminicidi di Juárez</em> di Alicia Gaspar de Alba, ed.  La Nuova Frontiera, € 18,00</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La città che uccide le donne. Inchiesta a Ciudad Juárez</em> di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal, ed. Fandango Libri, € 16,00.</p>
<p style="text-align: justify;">E il film <em>Bordertown</em> di Gregory Nava, con Antonio Banderas e Jennifer Lopez</p>
<p style="text-align: justify;">Molti forse si chiederanno perché mi stanno a cuore i fatti di donne tanto geograficamente distanti da noi; in effetti non è che qui, nel nostro Paese, oggi, non manchino casi di donne violentate, brutalizzate e uccise, anzi. La situazione è sotto gli occhi di chi vuole vederla, in termini di abusi e in termini di discriminazione.<br />
Sono convinta però che sia importante considerare il tutto nel suo insieme. Il quadro è un mosaico formato da innumerevoli tessere, rimanere nei limiti di una visione particolare rischia di rendere incomprensibile l&#8217;intero rappresentato, ossia l&#8217;esistenza di una questione femminile che travalica i confini e che si manifesta in forme diverse, ma che riguarda tutte in qualche modo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/04/25/ancora-25-aprile-ancora-resistenza-quella-delle-donne/' rel='bookmark' title='Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne'>Ancora 25 aprile, ancora Resistenza: quella delle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/03/13/specialmente-dedicato-al-sindaco-di-guidonia-vagina-e-una-parola/' rel='bookmark' title='Specialmente dedicato al sindaco di Guidonia: &#8220;vagina&#8221; è una parola'>Specialmente dedicato al sindaco di Guidonia: &#8220;vagina&#8221; è una parola</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2009/09/27/donne-divise/' rel='bookmark' title='Donne divise'>Donne divise</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2010/11/25/ce-sempre-piu-bisogno-di-una-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne/' rel='bookmark' title='C&#8217;è sempre più bisogno di una Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne'>C&#8217;è sempre più bisogno di una Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</a></li>
<li><a href='http://www.diariosemistupido.it/2011/10/01/contro-gli-uomini-che-odiano-le-donne-io-difendo-madame-bovary/' rel='bookmark' title='Contro gli uomini che odiano le donne, io difendo Madame Bovary'>Contro gli uomini che odiano le donne, io difendo Madame Bovary</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.diariosemistupido.it/2010/03/13/ancora-le-voci-delle-donne-una-mia-lettura-da-i-monologhi-della-vagina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

