Attualmente sei su

Me stessa

44, come i gatti (ritardatari)

Anche se non sono mai stati in fila per sei.
Anzi,  è già da un po’ che ho notato questo fatto: la mia vita si è sempre svolta su base dieci. Quelli dal 1980 al 1989 sono stati gli anni perfetti dell’adolescenza e della spensieratezza; dal 1990 al 2000 sono stata moglie e diventata madre; nel 2001 è iniziato, per chiudersi lo scorso 31 dicembre, il decennio della consapevolezza, quello nel quale posso ben dire di essere diventata adulta (anche se di crescere ancora non se ne parla), di aver capito chi sono e cosa voglio e soprattutto dove ho imparato, per amore e per forza, le mie lezioni.

Con il mio compleanno, ieri, ho iniziato un nuovo ciclo. E ho fatto il sunto di cosa non voglio più nella mia vita.
Non ho bisogno di negatività, di scarsa trasparenza, di disonestà intellettuale, di vacuità contrapposta alla solidità della sostanza. Di chiacchiere inutili, di battaglie combattute per interposta persona. Non ne ho bisogno, posso farne a meno. È il bello di quest’età dopotutto, il poter cancellare con un colpo di spugna senza remore, ripensamenti o sensi di colpa immotivati; e sapere esattamente da dove iniziare.
Quello che si è aperto ieri sarà il decennio del ritorno, la chiusura del cerchio.

*****

Mi sto rendendo conto che ieri, per la prima volta, ho festeggiato il mio compleanno con un viaggio. Un’ora e poco più di treno tra valli e nebbia, d’accordo, ma sempre di uno spostamento si è trattato. Un viaggio breve, ma non più da sola: Alessandro e io lo abbiamo cominciato insieme.

*****

44 come i gatti. E come un gatto sono io. Dicono abbiano sette vite, che cadano sempre in piedi, ben fermi sulle zampe, nonostante tutto. Bestie fortunate.

Venti

Proprio oggi, due anni fa, scrivevo sull’altro mio blog:

Il 25 ottobre di diciotto anni fa sono diventata mamma.

Di quel giorno ricordo tutto perfettamente: era giovedì, c’era la nebbia e faceva caldo, proprio come quest’anno. Ricordo  le persone, e tutto l’affetto che mi hanno dato in quei momenti difficili e importanti per me.

Ricordo gli occhi del mio bimbo appena nato, come ci siamo guardati e immediatamente piaciuti, creando un legame indissolubile e perfetto.

Mi piace ricordare Paolo, un amico che proprio a quest’ora venne a trovarmi in ospedale e che disse, appena mi vide, due parole per le quali gli sarò grata per sempre: sei bellissima. Non era vero, naturalmente. Ero solo una ragazzina di ventitré anni arruffata ed esausta, con un neonato di sei ore tra le braccia, ma fu come se mi avesse fatto il regalo più bello del mondo.

Oggi mio figlio ha diciotto anni, è un uomo e io non potrei essere più orgogliosa di lui, della strada percorsa fin qua e di come siamo cresciuti insieme. Tanti auguri tesoro.


Oggi, dopo due anni, voglio segnare un’altra data importante nella via di mio figlio, quella dei vent’anni.
Mi fa effetto questo numero, molto più del raggiungimento della maggiore età, che pure è stato un traguardo. Un traguardo ideale, certo, e sicuramente dal punto di vista burocratico, ma di fatto non è che le cose siano cambiate di molto tra i 17 e i 18 anni.
I suoi vent’anni mi emozionano, invece, non solo perché ancora una volta ritorno con la memoria al giorno della sua nascita e me lo rivedo guardarmi ad occhi spalancati accoccolato sulla mia pancia, ma perché ho qui di fronte a me uno splendido giovane uomo che, proprio oggi, con questo numero, entra a far parte di una generazione diversa. È la generazione delle fondamenta, dei progetti e delle strategie. E dei sogni da realizzare, dell’impegno che occorrerà per cercare di farli avverare.

Dicevo, in quel post per i suoi diciotto anni, che non avrei potuto essere più orgogliosa di lui. Mi sbagliavo: oggi lo sono cento volte di più, per come è diventato. Maturo, ma altrettanto appassionato e generoso. Un ottimo musicista, un uomo che sa ascoltare, che assorbe i colpi, li elabora e li rispedisce indietro. Un cittadino del mondo, indipendente e desideroso di scoprire cosa c’è oltre. Un amico per tanti.
E ancora, più di tutto il resto, una persona col sorriso negli occhi e nel cuore.

Grazie per tutto quello che mi hai insegnato negli ultimi vent’anni, tesoro. Ancora una volta tanti auguri.

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli,
viventi frecce,
sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante, così ama l’arco che saldo rimane.

(da: “Il Profeta” di Khalil Gibran, 1923)

In amicizia

Gli adulti parlano poco di amicizia. Si perdono in lunghi discorsi sull’amore o sul sesso, ma sull’amicizia no.
Ho visto persone piangere per la rottura di una storia d’amore, ma mai per la rottura di una amicizia. Forse perché si pensa che degli amici si possa fare a meno? O che quelli che si chiamano amici non sono altro che conoscenze transitorie destinate comunque a perdersi? Non l’ho mai capito.
Di sicuro l’amicizia è un sentimento sottovalutato, anche dai libri. Ho fatto una prova su ibs.it: 397 titoli trovati per “amicizia” (compresi Barbie amiche per sempre, un manuale per trovare amicizia, amore e sesso in chat e il solito Alberoni) contro i 4.491 per “amore”. D’altro canto, lo dicevano gli antichi: amor vincit omnia. Dell’amicizia non è dato sapere.

Mi torna sempre in mente quella canzone di Riccardo Cocciante che uscì quando ero ragazzina, “Per un amico in più”. Mi è sempre piaciuta la parte in cui diceva che per un amico sarebbe andato “a piedi certamente a Bologna”, mi faceva ridere questa cosa di voler andare a Bologna per forza camminando, quando c’erano molti altri modi per arrivarci più rapidamente.
Al di là del mio buon senso di bambina però, sono arrivata alla conclusione che gli adulti sono intimoriti dall’amicizia perché è vero che le amicizie più grandi e perfette si possono vivere solo negli anni dell’infanzia e della prima giovinezza. Sono quelle che rimangono per sempre, che resistono all’usura del tempo perché vivono nel nostro immaginario.

“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?” [Cit.]


Foto di freeparking

Crescendo si fa spesso l’errore di voler considerare le amicizie con il metro di quegli anni, forse alla luce di un inconscio ottimismo. Le amicizie dell’età matura possono essere ugualmente intense, ma nascono da presupposti diversi.
Un paio di anni fa scrissi: “Da ragazzina avevo solo amiche femmine, come credo sia normale, poi dal liceo i miei migliori amici sono stati i maschi, uno su tutti, Stefano, il miglior amico di sempre. Pure ora ho poche amiche donne e più amici uomini. Stefano l’ho perso di vista da diversi anni ma credo sia uno di quegli amici che una parte nella mia vita l’avranno sempre”.

Oggi mi ritengo un cane sciolto dell’amicizia. Ho rapporti fraterni con amiche e amici a migliaia di chilometri di distanza. Quelli più vicini variano dai 200 ai 500, non ci sentiamo tutti i giorni, non ci vediamo una volta a settimana, non organizziamo uscite di shopping compulsivo insieme, ma è bello ritrovarsi ogni volta come se il discorso tra noi continuasse da un mese all’altro. La vita di tutti i giorni scorre a lato: il lavoro, i figli, i problemi personali, separazioni, i lutti, le nuove unioni. Ci conosciamo, è questo quello che conta. So che ci sono, sanno che ci sono io e questo conta anche di più. È ancora più bello per le amicizie nate nella maturità, quasi per colpi di fulmine o per predestinazione. Le vivo con pieno trasporto, con maggiore libertà, con rinnovata consapevolezza, anche quelle ritrovate dopo tanti anni, quasi trenta, grazie ad internet. Esattamente al punto in cui le avevo lasciate allora.

La nuova faccia di Ornella Muti

Non posso dire che sia una novità. Sono diversi giorni ormai che le immagini  della nuova Ornella Muti appaiono sulle prime pagine delle testate online. Io non riesco ad abituarmi. Non è per il biondo dei capelli o per il look rinnovato: è proprio che quella faccia non riesco ad associarla al nome che porta.

Immagino sia diverso per chi lavora nel mondo dello spettacolo (almeno per qualcuno), per chi guadagna anche grazie all’aspetto fisico il tempo che passa deve essere una grossa preoccupazione; trovo però del tutto straniante che si arrivi a dover cambiare completamente i lineamenti fino a diventare un’altra persona. Probabilmente c’è dell’altro, una spinta più intima e profonda, comunque più forte di ogni esigenza professionale, per volersi separare dal viso con il quale si è nate.

Ornella_Muti-d78f9

La foto di Ornella muti castana è presa da internet, la bionda da www.corriere.it

Mi sono chiesta: tu lo faresti? Confesso, come già scritto  qui anche in altra occasione, che non sempre ho un rapporto sereno con il tempo che passa (senza alcuna pretesa di paragonarmi a Ornella Muti). Le rughe non mi rendono felice ma ad alcune sono affezionata. Potendomelo permettere, è vero, a qualche ritocchino qua e là cederei, ma il viso sarebbe proprio l’ultimo che vorrei vedere modificato. Avrei paura di non riconoscermi più allo specchio, di non sapere più chi sono.

Ho l’assoluta certezza che la nostra identità, quella interiore, sia definita anche dall’aspetto che ci accompagna man mano. Non per niente chi si sottopone a interventi chirurgici che comportano una radicale trasformazione in questo senso deve poter contare anche su un adeguato supporto psicologico. Non dev’essere facile entrare in un nuovo “sé”.
Sarebbe arduo per me accettarmi con una faccia diversa da questa che mi ritrovo; io sono io anche grazie a questo viso; le esperienze che ho vissuto fin qui  sono state tali anche per merito o a causa sua.
Ho questa rughetta accanto al sopracciglio sinistro che rimane a ricordo di un grande dolore qualche anno fa, ma che rappresenta anche una rinasciata e una vittoria. Se domani sparisse, sparirebbe un segmento della mia storia. E lo spazio tra gli incisivi lo riconosco come mio segno distintivo, anche dalle foto da bambina piccola: sarei ancora quella se venisse chiuso?

E pure se dovessi dimostrare quindici anni di meno con gli zigomi riempiti, le rughe stirate e le labbra inturgidite, non vorrei mai che le persone che mi amano e mi apprezzano per quella che sono non mi riconoscessero più.
Voglio bene a quella che sono, oggi più di dieci anni fa.
Sicuramente non era lo stesso per Ornella Muti, nonostante le fosse toccato in sorte di invecchiare con una certa grazia. Peccato.

Faccia da 43

Finalmente ci sono arrivata!
Adesso voglio veramente vedere se è vera la storia di quella lettrice di Donna Moderna che una decina di anni fa scrisse al giornale  per lamentarsi dei 43 anni. Sono dieci anni giusti che me la tengo sullo stomaco: esattamente oggi dovrei, secondo lei, entrare in una specie di buco nero, nel quale tutte le donne sono destinate a non essere più guardate, ammirate, corteggiate dagli uomini. L’inizio della fine, insomma.

Invece eccomi qua, mi presento ai 43 con questa faccia. Niente di che, mi si dirà. Vero, ma intanto oggi mi concedo il lusso di festeggiare insieme alla mia autostima e con una punta di orgoglio. Idealmente questo è anche l’anno in cui passo il testimone: ho un figlio che tra qualche mese compirà vent’anni e che si sta misurando per la prima volta con la sua vita da adulto. Questa di per sé è già un’ottima ragione per considerare questo anniversario speciale.

4277336608_d780b7e7d0 (1)

E poi ci sono io. Avevo già in mente una tiritera sulle sicurezze acquisite, sui progetti per il prossimo futuro ma credo che questi li salterò per concentrarmi su una incontrovertibile verità: una donna a 43 anni ha ancora molto da dire,  a qualunque uomo. Altro che buco nero – e non scendo in ulteriori particolari -. L’importante è esserne coscienti per prime.

Per farla breve: buon compleanno a me e grazie a quello che ogni giorno mi fa sentire l’essere più affascinante e sexy di questa terra.

iPhoneography

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.

Tutti i contenuti qui pubblicati (testi, foto, disegni), ove non sia altrimenti indicato, sono di mia proprietà e vengono distribuiti con la seguente Licenza Creative Commons

Creative Commons License

Il tema è stato disegnato da llow e rielaborato da me, così come l'immagine dello sfondo che appartiene a ntr23

UA-10432307-1