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Posts Tagged ‘ 3 ottobre 2009 ’

Tirando le somme (con compleanno mancato)

Domenica di consuntivi dopo qualche bilancio.

Ho trascorso i giorni passati ancora trasportata dall’energia del mio sabato romano. Giornata intensa e sfiancante, tredici ore di viaggio per quattro ore di manifestazione in Piazza del Popolo ma sono felice e molto orgogliosa di averlo fatto. Bisognava esserci, fisicamente. Bisognava riempirla quella piazza e per fortuna le aspettative – anche le mie – non sono state tradite.  Tra tutti gli interventi me ne sono rimasti nel cuore due, quello di Neri Marcoré con la lettura di un brano di Alexis de Tocqueville sulla democrazia e quello di Jasmine Trinca con un bel ricordo di Anna Politkovskaya.

Sentire le parole di Anna, in quel momento, in quel particolare frangente è stata una specie di illuminazione. Ne ho parlato poi con alcuni dei miei compagni di viaggio – un manipolo di simpatici vecchietti molto agguerriti – sul perché avessi voluto esserci, nonostante tutto: non voglio avere nulla da rimproverarmi se le cose andassero per la via sbagliata. Non voglio vivere con la sensazione di aver potuto fare qualcosa, per quanto piccola, e non averla fatta. Non voglio che mio figlio e i figli di mio figlio debbano pensare che ho consegnato loro un paese meno democratico senza aver nemmeno tentato di contrastare il meccanismo perverso che si è innescato in Italia. Se mi dovessero chiedere di rendere conto delle mie azioni, in un prossimo futuro, voglio poter dire che non me ne sono stata alla finestra a guardare.

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Foto di Mikuzz

La mia fugace partecipazione alla manifestazione è stata anche un pretesto per respirare un po’ di Roma dopo un anno che mancavo. Ne ho il bisogno fisico di tornarci ad intervalli regolari. Roma è una delle città dove sono sempre incredibilmente felice.

Lunedì scorso poi, ho celebrato in silenzio il secondo compleanno di questo blog.  Anche quest’anno ho registrato le modifiche di percorso, per così dire: sempre meno post che raccontano pensieri e sentimenti, sempre più quelli che riguardano il  mio “mondo esterno”. Mi mancano un po’, in effetti, i miei discorsi su uomini e donne. In compenso ho sempre più voglia di scrivere del passato, di cercare di trasmettere il senso del ricordo. Anche in questa ultima settimana ho composto nella mia testa almeno una decina di articoli diversi su questo. Ultimamente non posso non notare come le cose stiano cambiando velocemente intorno a me – luoghi, persone – e fermare su questo quaderno virtuale certe immagini del mio passato sta diventando un bisogno sempre più impellente. Vedremo se riuscirò a dare seguito a questa necessità. Sento dire spesso che il blog, come mezzo di espressione in rete, stia esalando i suoi ultimi respiri. Non so se sia vero, per me si tratta di una esperienza relativamente recente, ma per quanto mi riguarda, non ho mai scritto tanto come in questi ultimi mesi. Pubblicare quello che scrivo e tutt’altra storia però. Ho in coda un’ottantina di post e so già che tanti di questi non vedranno mai la luce perché, nonostante tutto, sono e rimango anarchica e disordinata anche nella scrittura. D’altro canto lo scrivevo pure l’anno scorso e non sono cambiata di una virgola da allora “Scrivere continua ad essere una gran fatica per me, ma mi dà gioia, mi tiene nei ranghi, mi costringe a pensare con calma e ordine. Mi ha insegnato il metodo e la pazienza. Non una cosa da poco per una come me che pensa decisamente troppo e che tende a lasciarsi trasportare dalle leggi del caos”.

Ieri sera poi la Notte d’Oro qui a Ravenna. Una magnifica serata anche quest’anno, davvero un’aria diversa nella mia piccola città di provincia, con musica e parole in ogni angolo e una marea di gente. Ne ho approfittato per liberare qualche libro alla Biblioteca Classense, visitare mostre e monumenti che di solito sono chiusi al pubblico, passeggiare tra la folla e per una puntatina alla Feltrinelli dove, nonostante l’enorme disagio che provo ogni volta entrando in una loro libreria, sono riuscita anche a fare qualche acquisto. Non so come mai, ma l’unica che sento veramente “casa” è quella di Largo Argentina a Roma. Guarda caso.

Fare la libertà

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 19

Iniziai ad andare a scuola nel grigio profondo dei primi anni ’70, in bianco e nero come la tv dell’epoca.
In terza elementare, nel ’75,  arrivò una nuova maestra e il mio piccolo mondo si aprì a  Sciascia, Calvino, Brecht, Levi, Gandhi.

Il mio libro di lettura non conteneva filastrocche o favole. Parlava di mafia, di lavoro minorile, di inquinamento, della guerra in Mozambico. Un’altra cosa che la maestra introdusse fu il giornalino di classe, anzi, i giornalini. Ce n’erano cinque, uno per ogni gruppo in cui eravamo divisi, e un’edizione speciale che raccoglieva il meglio di tutti due volte l’anno. Il sabato ci esibivamo in un “telegiornale dal vivo”: leggevamo gli articoli scritti durante la settimana con il commento degli inviati speciali. Si organizzavano interviste da raccogliere con il magnetofono (una bella parola desueta) tra gli abitanti del mio paesello di mare, suonando ai campanelli, entrando nei negozi, fermando i passanti. Gli argomenti erano quelli di sempre: l’inquinamento, la pace, la lotta al razzismo – nei confronti allora di chi proveniva da altre regioni d’Italia -.

Questa fu la mia scuola. Mi insegnò la  libertà.

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La libertà necessita di essere insegnata. Non nasciamo con la predisposizione ad essere liberi, quasi fosse una caratteristica fissata nel DNA. Se si dà per diritto acquisito e immutabile nel tempo,quello di essere liberi, si corre il rischio di non riconoscere quando si comincia a non esserlo più o ad esserlo meno.

Oggi a Roma manifesterò perché stampa ed informazione di questo paese possano tornare ad essere quello che dovrebbero essere:  pluraliste, giuste, più libere e legittimate a svolgere la funzione che hanno in tutti i paesi democratici. Manifesterò prima di tutto come cittadina italiana, poi come blogger/utente che usa la rete per scriverci sopra. Non sono giornalista, non sono pubblicista, ma riconosco l’anomalia pericolosa che stiamo vivendo.
Non sono solo “rogne tra giornalisti” come ho sentito dire, che pure ci sono ma che non m’interessano e non m’interessa chi cerca di svicolare l’attenzione e sminuire l’importanza di una manifestazione come quella di oggi con le battute del genere “sono come le zoccole che manifestano a favore della verginità”. Chi lo dice non può che essere in malafede sapendo di esserlo.

Sono egoista: manifesto per il mio diritto a non vivere in un paese di fatto imbavagliato, dove c’è chi deve rendere conto del suo operato e non lo fa, dove i giornali non si chiudono ma si denunciano, i giornalisti si licenziano, dove si minaccia di togliere la tutela legale ai pochissimi che fanno ancora giornalismo d’inchiesta serio, dove, se non hai la possibilità di informarti altrove, la tv per lo più ti fa credere che tutto va bene madama la marchesa. Dove ogni tre per due provano a far passare leggi per imbavagliare l’unico canale di espressione e di diffusione delle notizie ancora veramente libero: internet. Dove si sta pianificando per modificare l’art. 21 della Costituzione.

Lo avevo già scritto nel post contro il decreto Alfano: si sta giocando con uno dei capisaldi che fanno di un paese un paese democratico. C’è chi dice che la manifestazione di Roma nulla abbia che vedere con la libertà di stampa, che è solo politica, come se questo fosse una ragione per diminuirne valore e valenza. Certo che lo è, ma non nel modo che si vorrebbe lasciare intendere. Il significato di una manifestazione come questa è profondamente politico, ma in modo trasversale. Dovrebbe far capire che il problema riguarda tutti, che non si tratta solo dei nostri panni sporchi, ma di una questione molto più ampia che da mesi sta interessando anche gli organi di informazione esteri, che per molti versi sono diventati il termometro del profondo malessere che stiamo vivendo qui. Per fortuna.

Sarà una giornata importante.

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