- 21 marzo 2010
- Cose personali, Esperienze, Le mie riflessioni, Me stessa
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Gli adulti parlano poco di amicizia. Si perdono in lunghi discorsi sull’amore o sul sesso, ma sull’amicizia no.
Ho visto persone piangere per la rottura di una storia d’amore, ma mai per la rottura di una amicizia. Forse perché si pensa che degli amici si possa fare a meno? O che quelli che si chiamano amici non sono altro che conoscenze transitorie destinate comunque a perdersi? Non l’ho mai capito.
Di sicuro l’amicizia è un sentimento sottovalutato, anche dai libri. Ho fatto una prova su ibs.it: 397 titoli trovati per “amicizia” (compresi Barbie amiche per sempre, un manuale per trovare amicizia, amore e sesso in chat e il solito Alberoni) contro i 4.491 per “amore”. D’altro canto, lo dicevano gli antichi: amor vincit omnia. Dell’amicizia non è dato sapere.
Mi torna sempre in mente quella canzone di Riccardo Cocciante che uscì quando ero ragazzina, “Per un amico in più”. Mi è sempre piaciuta la parte in cui diceva che per un amico sarebbe andato “a piedi certamente a Bologna”, mi faceva ridere questa cosa di voler andare a Bologna per forza camminando, quando c’erano molti altri modi per arrivarci più rapidamente.
Al di là del mio buon senso di bambina però, sono arrivata alla conclusione che gli adulti sono intimoriti dall’amicizia perché è vero che le amicizie più grandi e perfette si possono vivere solo negli anni dell’infanzia e della prima giovinezza. Sono quelle che rimangono per sempre, che resistono all’usura del tempo perché vivono nel nostro immaginario.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?” [Cit.]

Foto di freeparking
Crescendo si fa spesso l’errore di voler considerare le amicizie con il metro di quegli anni, forse alla luce di un inconscio ottimismo. Le amicizie dell’età matura possono essere ugualmente intense, ma nascono da presupposti diversi.
Un paio di anni fa scrissi: “Da ragazzina avevo solo amiche femmine, come credo sia normale, poi dal liceo i miei migliori amici sono stati i maschi, uno su tutti, Stefano, il miglior amico di sempre. Pure ora ho poche amiche donne e più amici uomini. Stefano l’ho perso di vista da diversi anni ma credo sia uno di quegli amici che una parte nella mia vita l’avranno sempre”.
Oggi mi ritengo un cane sciolto dell’amicizia. Ho rapporti fraterni con amiche e amici a migliaia di chilometri di distanza. Quelli più vicini variano dai 200 ai 500, non ci sentiamo tutti i giorni, non ci vediamo una volta a settimana, non organizziamo uscite di shopping compulsivo insieme, ma è bello ritrovarsi ogni volta come se il discorso tra noi continuasse da un mese all’altro. La vita di tutti i giorni scorre a lato: il lavoro, i figli, i problemi personali, separazioni, i lutti, le nuove unioni. Ci conosciamo, è questo quello che conta. So che ci sono, sanno che ci sono io e questo conta anche di più. È ancora più bello per le amicizie nate nella maturità, quasi per colpi di fulmine o per predestinazione. Le vivo con pieno trasporto, con maggiore libertà, con rinnovata consapevolezza, anche quelle ritrovate dopo tanti anni, quasi trenta, grazie ad internet. Esattamente al punto in cui le avevo lasciate allora.









