- 9 gennaio 2011
- Attualità, Esperienze, Le mie riflessioni, Società
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Dico spesso, a chi non la conosce, che Ravenna è una piccola e graziosa città dove si vive bene.
È a misura d’uomo, si circola in bicicletta, ci sono i mosaici patrimonio dell’umanità, le valli e le pinete, che dovrebbero pure esserlo per la bellezza non sfacciata di certi paesaggi che abbiamo qui.
Ravenna è anche una città di turisti e visitatori che su turisti e visitatori vive. Nulla da dire su chiese e monumenti, del resto quelli ce li siamo ritrovati belli e pronti, anche se, e lo sottolineo, l’impegno e lo sforzo per la conservazione sono sempre stati costanti. Ma può una città che intende candidarsi a Capitale Europea della cultura per il 2019 accontentarsi solo di questo (tra l’altro, una Fondazione creata con un intento del genere e che non riesce a spendere qualche migliaio di euro per affidare la cura del sito a un professionista che non sia fermo al 1995 non gioca certo a favore della buona impressione, ma questa è un’altra storia)?
Da una candidata a Capitale Europea della cultura mi aspetto come minimo una certa vivacità culturale e invece è successo che cercando online con il mio compagno su “cose da fare” in città il prossimo fine settimana, è risultato che in città, a parte visitare i monumenti, non c’è assolutamente nulla da fare. Non una mostra di qualche spessore, nessun allestimento d’arte, niente di niente, se non le piccole cose del MAR. Può essere abbastanza per una capitale della cultura? Non credo. Forse è il caso di rivedere alcuni punti, primo fra tutti che una città che si dice turistica non può permettersi periodi di vuoto. Una bella mostra sui Preraffaelliti si è conclusa il giugno scorso, la mostra Histrionica sul teatro in epoca romana e allestita nel Complesso di San Nicolò, spazio espositivo molto gradevole e che amo particolarmente, a settembre. Da allora più nulla, se si escludono le iniziative tipiche delle festività natalizie.
Risultato: domenica prossima ce ne andremo a Ferrara, visto che là le mostre, belle e importanti, riescono a farle, con la speranza che qualcosa di interessante inizi a primavera.
Mi sono vergognata un po’ della mia piccola e graziosa città, lo ammetto. Nonostante i sogni di gloria, non riesce a trovare una strada che la conduca fuori dalla dimensione di città di provincia – e non parlo solo di numero di abitanti. Sono le piccole cose importanti che fanno la differenza, come l’esclusione dai grandi circuiti artistici (altre piccole città stanno facendo moltissimo in questo senso, come Ferrara, appunto, o Treviso, solo per citarne un paio), il fatto che non esistano punti di wi-fi pubblico e libero, nemmeno in centro, che l’inverno sia considerato un periodo in cui ci si può permettere di non offrire nulla di nuovo, almeno per quanto riguarda l’arte, sono tutti punti non degni di una capitale europea. I fasti bizantini non possono bastare da soli, così come eventi, conferenze e concerti, che hanno una rilevanza solo e del tutto locale.
Occorre altro, insomma, accanto al Ravenna Festival in estate, che faccia associare a questa città il pensiero di novità, apertura verso l’esterno, movimento e vivacità intellettuale, tutte cose che si sposano molto bene con l’idea di Cultura.










