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	<title>Diario Semistupido &#187; compleanno</title>
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		<title>44, come i gatti (ritardatari)</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 21:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se non sono mai stati in fila per sei. Anzi,  è già da un po&#8217; che ho notato questo fatto: la mia vita si è sempre svolta su base dieci. Quelli dal 1980 al 1989 sono stati gli anni perfetti dell&#8217;adolescenza e della spensieratezza; dal 1990 al 2000 sono stata moglie e diventata madre;
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anche se non sono mai stati in fila per sei.<br />
Anzi,  è già da un po&#8217; che ho notato questo fatto: la mia vita si è sempre svolta su base dieci. Quelli dal 1980 al 1989 sono stati gli anni perfetti dell&#8217;adolescenza e della spensieratezza; dal 1990 al 2000 sono stata moglie e diventata madre; nel 2001 è iniziato, per chiudersi lo scorso 31 dicembre, il decennio della consapevolezza, quello nel quale posso ben dire di essere diventata adulta (anche se di crescere ancora non se ne parla), di aver capito chi sono e cosa voglio e soprattutto dove ho imparato, per amore e per forza, le mie lezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il mio compleanno, ieri, ho iniziato un nuovo ciclo. E ho fatto il sunto di cosa non voglio più nella mia vita.<br />
Non ho bisogno di negatività, di scarsa trasparenza, di disonestà intellettuale, di vacuità contrapposta alla solidità della sostanza. Di chiacchiere inutili, di battaglie combattute per interposta persona. Non ne ho bisogno, posso farne a meno. È il bello di quest&#8217;età dopotutto, il poter cancellare con un colpo di spugna senza remore, ripensamenti o sensi di colpa immotivati; e sapere esattamente da dove iniziare.<br />
Quello che si è aperto ieri sarà il decennio del ritorno, la chiusura del cerchio.</p>
<p style="text-align: justify;">*****</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sto rendendo conto che ieri, per la prima volta, ho festeggiato il mio compleanno con un viaggio. Un&#8217;ora e poco più di treno tra valli e nebbia, d&#8217;accordo, ma sempre di uno spostamento si è trattato. Un viaggio breve, ma non più da sola: Alessandro e io lo abbiamo cominciato insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">*****</p>
<p style="text-align: justify;">44 come i gatti. E come un gatto sono io. Dicono abbiano sette vite, che cadano sempre in piedi, ben fermi sulle zampe, nonostante tutto. Bestie fortunate.</p>
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		<title>Venti</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 08:05:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proprio oggi, due anni fa, scrivevo sull&#8217;altro mio blog: Il 25 ottobre di diciotto anni fa sono diventata mamma. Di quel giorno ricordo tutto perfettamente: era giovedì, c’era la nebbia e faceva caldo, proprio come quest’anno. Ricordo  le persone, e tutto l’affetto che mi hanno dato in quei momenti difficili e importanti per me. Ricordo
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Proprio oggi, due anni fa, scrivevo sull&#8217;altro mio blog:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Il 25 ottobre di diciotto anni fa sono diventata mamma.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di quel giorno ricordo tutto perfettamente: era giovedì, c’era la nebbia e faceva caldo, proprio come quest’anno. Ricordo  le persone, e tutto l’affetto che mi hanno dato in quei momenti difficili e importanti per me.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ricordo gli occhi del mio bimbo appena nato, come ci siamo guardati e immediatamente piaciuti, creando un legame indissolubile e perfetto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi piace ricordare Paolo, un amico che proprio a quest’ora venne a trovarmi in ospedale e che disse, appena mi vide, due parole per le quali gli sarò grata per sempre: sei bellissima. Non era vero, naturalmente. Ero solo una ragazzina di ventitré anni arruffata ed esausta, con un neonato di sei ore tra le braccia, ma fu come se mi avesse fatto il regalo più bello del mondo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi mio figlio ha diciotto anni, è un uomo e io non potrei essere più orgogliosa di lui, della strada percorsa fin qua e di come siamo cresciuti insieme. Tanti auguri tesoro.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, dopo due anni, voglio segnare un&#8217;altra data importante nella via di mio figlio, quella dei vent&#8217;anni.<br />
Mi fa effetto questo numero, molto più del raggiungimento della maggiore età, che pure è stato un traguardo. Un traguardo ideale, certo, e sicuramente dal punto di vista burocratico, ma di fatto non è che le cose siano cambiate di molto tra i 17 e i 18 anni.<br />
I suoi vent&#8217;anni mi emozionano, invece, non solo perché ancora una volta ritorno con la memoria al giorno della sua nascita e me lo rivedo guardarmi ad occhi spalancati accoccolato sulla mia pancia, ma perché ho qui di fronte a me uno splendido giovane uomo che, proprio oggi, con questo numero, entra a far parte di una generazione diversa. È la generazione delle fondamenta, dei progetti e delle strategie. E dei sogni da realizzare, dell&#8217;impegno che occorrerà per cercare di farli avverare.</p>
<p style="text-align: justify;">Dicevo, in quel post per i suoi diciotto anni, che non avrei potuto essere più orgogliosa di lui. Mi sbagliavo: oggi lo sono cento volte di più, per come è diventato. Maturo, ma altrettanto appassionato e generoso. Un ottimo musicista, un uomo che sa ascoltare, che assorbe i colpi, li elabora e li rispedisce indietro. Un cittadino del mondo, indipendente e desideroso di scoprire cosa c&#8217;è oltre. Un amico per tanti.<br />
E ancora, più di tutto il resto, una persona col sorriso negli occhi e nel cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per tutto quello che mi hai insegnato negli ultimi vent&#8217;anni, tesoro. Ancora una volta tanti auguri.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><em>E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.<br />
E lui disse:<br />
I vostri figli non sono figli vostri.<br />
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.<br />
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,<br />
e sebbene siano con voi non vi appartengono.<br />
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.<br />
Poiché hanno pensieri loro propri.<br />
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,<br />
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,<br />
che voi non potete visitare neppure in sogno.<br />
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli<br />
come voi siete.<br />
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.<br />
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli,<br />
viventi frecce,<br />
sono scoccati innanzi.<br />
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,<br />
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano<br />
andare veloci e lontano.<br />
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;<br />
poiché se ama il dardo sfrecciante, così ama l’arco che saldo rimane.</em></p>
<p style="text-align: right;">(da: &#8220;Il Profeta&#8221; di Khalil Gibran, 1923)</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Faccia da 43</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente ci sono arrivata! Adesso voglio veramente vedere se è vera la storia di quella lettrice di Donna Moderna che una decina di anni fa scrisse al giornale  per lamentarsi dei 43 anni. Sono dieci anni giusti che me la tengo sullo stomaco: esattamente oggi dovrei, secondo lei, entrare in una specie di buco nero,
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finalmente ci sono arrivata!<br />
Adesso voglio veramente vedere se è vera la storia di quella lettrice di Donna Moderna che una decina di anni fa scrisse al giornale  per lamentarsi dei 43 anni. Sono dieci anni giusti che me la tengo sullo stomaco: esattamente oggi dovrei, secondo lei, entrare in una specie di buco nero, nel quale tutte le donne sono destinate a non essere più guardate, ammirate, corteggiate dagli uomini. L&#8217;inizio della fine, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece eccomi qua, mi presento ai 43 con questa faccia. Niente di che, mi si dirà. Vero, ma intanto oggi mi concedo il lusso di festeggiare insieme alla mia autostima e con una punta di orgoglio. Idealmente questo è anche l&#8217;anno in cui passo il testimone: ho un figlio che tra qualche mese compirà vent&#8217;anni e che si sta misurando per la prima volta con la sua vita da adulto. Questa di per sé è già un&#8217;ottima ragione per considerare questo anniversario speciale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1267" title="4277336608_d780b7e7d0 (1)" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/01/4277336608_d780b7e7d0-1.jpg" alt="4277336608_d780b7e7d0 (1)" width="283" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">E poi ci sono io. Avevo già in mente una tiritera sulle sicurezze acquisite, sui progetti per il prossimo futuro ma credo che questi li salterò per concentrarmi su una incontrovertibile verità: una donna a 43 anni ha ancora molto da dire,  a qualunque uomo. Altro che buco nero &#8211; e non scendo in ulteriori particolari -. L&#8217;importante è esserne coscienti per prime.</p>
<p style="text-align: justify;">Per farla breve: buon compleanno a me e grazie a quello che ogni giorno mi fa sentire l&#8217;essere più affascinante e sexy di questa terra.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quarantadue (e non è la mia taglia)</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2009/01/16/quarantadue-e-non-e-la-mia-taglia/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 08:46:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eppure il mio viso non è tanto cambiato da quando avevo sedici anni, è sempre quello, lo riconosco. Anche gli occhi sono gli stessi, continuano a gonfiarsi come allora se mangio troppe patatine fritte o troppa cioccolata, ma ho pianto e riso così tanto nel corso degli anni che qualche segnetto è spuntato. Mi ci
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Eppure il mio viso non è tanto cambiato da quando avevo sedici anni, è sempre quello, lo riconosco. Anche gli occhi sono gli stessi, continuano a gonfiarsi come allora se mangio troppe patatine fritte o troppa cioccolata, ma ho pianto e riso così tanto nel corso degli anni che qualche segnetto è spuntato.<br />
Mi ci sono affezionata a questi segni sulla faccia (non che li ami, dubito sempre di chi dice di amare le proprie rughe), ognuno ha un suo motivo d&#8217;essere e tutti insieme hanno disegnato quella che sono ora, qui, in questo momento.<br />
Mi piaccio così tanto che indietro non tornerei, non a sedici, non a ventisei, non a trentasei anni. D&#8217;altro canto, ho cominciato a spacciarmi per quarantenne quando ancora ne avevo trentotto.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; una bella età la mia, mi si adatta, mi ci sento bene.<br />
Il mio solito amico la scorsa settimana mi ha chiesto se fossi pronta al mio compleanno. Come non esserlo? Ogni anno che passa è una vittoria, un traguardo conquistato. A quarant&#8217;anni mi sono sentita finalmente liberata dall&#8217;inesperienza, prima di tutto, poi dall&#8217;essere sempre sembrata più giovane di quello che fossi: non m&#8217;interessa più adesso; ma la cosa più bella e che ho ancora la possibilità di fare cazzate, ma le posso fare con un bagaglio adeguato e nessuno, nessuno che possa dar colpa all&#8217;età, finalmente, nemmeno io stessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Per la prima volta mi sento compiuta. Il tempo ha arrotondato certi spigoli del mio carattere e mi ha reso più morbida, più curvilinea, con meno asperità e ruvidezze, non solo nella figura. Riconosco molte più sfumature di grigio tra il bianco e il nero, sono maggiormente disposta a scendere a compromessi, ma stranamente più determinata in quella che sono, perché finalmente posso dire di conoscermi bene. A quarantadue anni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono voluti un po&#8217; di tempo, qualche vittoria e qualche fallimento. Non ho mai pensato veramente molto al mio compleanno come quest&#8217;anno, a parte quello di passaggio dai ventinove ai trenta che ho vissuto come una vera e propria tragedia.<br />
Quello dei quaranta è stato una ratifica, niente di più niente di meno, come mettere un timbro su un atto già in essere. L&#8217;anno scorso, e un po&#8217; mi vergogno pure a dirlo, il mio compleanno me lo sono completamente dimenticato. Quest&#8217;anno ne scrivo.<br />
Per la prima volta comincio un anno della mia vita con uno schermo tutto vuoto di fronte: non so ancora che film verrà proiettato. Conosco i punti fermi, mio figlio, la mia famiglia, gli affetti, ma tutto il resto no&#8230;<br />
Non è una brutta sensazione, forse un po&#8217; destabilizzante all&#8217;inizio, ma di sicuro è come avere qualcuno alle spalle che mi spinge in avanti, che mi sprona a cercare cose nuove e nuove esperienze.<br />
Soprattutto mi costringe ad essere ottimista per quello che verrà:  qualunque cosa sia, tanti auguri a me.</p>
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		<title>Il mio primo compleanno</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2008/10/05/il-mio-primo-compleanno/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, il Diario è arrivato al suo primo anno di vita. E non è stato un anno facile, lo ammetto. E&#8217; tutto cominciato il 5 ottobre del 2007, altra piattaforma stesso nome, per una sfida raccolta. Avrei mai potuto tirarmi indietro? Nel primo articolo riflettevo: &#8220;&#8230;Scrivere comporta delle responsabilità: di coerenza, di impegno, di
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ebbene sì, il Diario è arrivato al suo primo anno di vita. E non è stato un anno facile, lo ammetto.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; tutto cominciato il 5 ottobre del 2007, <a href="http://diariosemistupido.splinder.com/" target="_blank">altra piattaforma stesso nome</a>, per una sfida raccolta. Avrei mai potuto tirarmi indietro? Nel primo articolo riflettevo: &#8220;<em>&#8230;Scrivere comporta delle responsabilità: di coerenza, di impegno, di rispetto per chi legge e io non sono sicura di volerle queste responsabilità. E&#8217; una gran fatica mentale aprire un blog. Di che parlo? Di me? Dei miei pensieri? Di quali? Dei libri che leggo? Le domande sono molte e io non so che risposte dare. Poi c&#8217;è la sfera personale: deve essere sempre tutto visibile? Non posso scegliere quali pensieri condividere e quali tenere per me? Troppo netta questa differenza, o così o così, non mi piace.<br />
Non voglio sembrare intelligente per forza. I blog si dividono in due grandi categorie: quelli stupidi e quelli no. Non potrei stare esattamente a metà? Il limbo della gente ordinaria, nè bella nè brutta, nè bassa nè alta, nè buona nè cattiva. Non credo di essere ordinaria però, è solo che la mediocrità è calda e confortante, meno faticosa di sicuro. Va bene, ci riprovo, ma non mi aspetto niente, lo prendo come viene, come sono io, sicura, ma non meglio definita.</em>&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Non so dire in tutta franchezza se abbia vinto la sfida o meno. So che allora il Diario era diverso, e ad un certo punto non mi è piaciuto più, non era quello che volevo. Ecco perché il nuovo inizio qui, a gennaio. Un impegno maggiore, di certo, ma anche maggiori soddisfazioni da questa mia piccola creatura. Scrivere continua ad essere una gran fatica per me, ma mi dà gioia, mi tiene nei ranghi, mi costringe a pensare con calma e ordine. Mi ha insegnato il metodo e la pazienza. Non una cosa da poco per una come me che pensa decisamente troppo e che tende a lasciarsi trasportare dalle leggi del caos.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi le persone, che sono sempre la parte più bella e importante, per me. Se il tutto fosse limitato alle parole, non sarebbe altrettanto stimolante e prezioso. Grazie a tutti.</p>
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