- 15 ottobre 2009
- Cose personali, Esperienze, Le mie riflessioni, Me stessa
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Ho la sensazione che il 1982 sarebbe stato un anno scialbo come tanti se l’Italia non avesse vinto quell’estate i mondiali di calcio.
Per me è stato un anno importante per altri motivi, un anno da non dimenticare, proprio come il titolo di uno di quei film giovanilistici che tanto andarono di moda negli anni ’80.
In effetti, pure il 1980 fu fondamentale per ragioni diverse e non solo perché chiuse un periodo storico ben preciso per aprirne un altro. Ci fu la strage di Bologna quell’agosto e prima ancora Ustica. Per me rappresentò il passaggio, lo spartiacque tra l’infanzia e la giovinezza. Dopo quell’estate, a tredici anni, non fui più una bambina e credo proprio che per tanti della mia età fu lo stesso. L”80 fu un anno complicato per molti.
L”82 tutt’altra cosa. Presi consapevolezza di quel che ero.
Fu l’anno del primo viaggio all’estero senza genitori, del primo bacio (dato appunto all’estero) a cui seguì il secondo e il terzo. Fu l’anno della scoperta dei maschi, intesi proprio come esseri umani di sesso maschile tanto interessanti da esserne completamente incuriosita e attirata. E terrorizzata, in qualche misura. Quelli furono gli anni di Luca, che veniva in Vespa da Bagnacavallo verso il mare per vedermi.

Mi accorgo che ultimamente penso spesso a quel periodo, e forse non è una coincidenza che di recente abbia ritrovato a casa dei miei il mio diario di scuola proprio dell”82. E anche queste giornate d’autunno mi riportano alla mente quei giorni: le passeggiate di interminabili chiacchiere con le mie amiche, le distese di foglie secche, le gallerie di platani e pini, la luce già bassa dopo i compiti; le ore passate con Luca camminando per chilometri e finire sempre sulla nostra panchina. Non ci siamo mai nemmeno tenuti per mano, eravamo proprio imbranatissimi.
Non sono, per carattere, una che indulge spesso alla nostalgia del bel tempo che fu; sono stata un’adolescente molto felice, ho vissuto anni splendenti di spensieratezza, specialmente quell’anno e specialmente quell’anno devo averlo portato dentro di me tutto questo tempo. Un bel po’ di emozioni sopite in effetti.
Peccato, lo dico ora con un po’ di rimpianto, che non abbia molte fotografie di allora; non se ne facevano tante quante oggi. E perché poi fotografare dei giorni che per noi erano del tutto normali?

A proposito di fotografie. A differenza della mia amica Rosella, non ho mai particolarmente amato Baglioni, nemmeno allora, ma c’è una sua canzone che riascoltata ora mi provoca strane sensazioni. Ogni volta mi sembra di tornare ad avere 15 anni, quasi come attraversare una porta che mi conduce dritta a quei giorni. Sarà che Rosella la cantava sempre.
Ci ripenso e mi si riempie il cuore di tenerezza per com’eravamo, tutti noi. Credo non ci sia una generazione più tradita della nostra e con aspettative più deluse delle nostre.
Adesso ricordo e ritrovo quelle ore in questi primi giorni di freddo. Anche se sono molte le cose cambiate intorno a me quelle fondamentali sono ancora lì. La mia panchina, per esempio, e pini. Di Rosella, nonostante nel frattempo sia arrivata internet con Facebook, gli annessi e i connessi e il mondo sia diventato molto più piccolo di come fosse nel 1982, ho perso le tracce anni fa; Luca lo vedo ogni tanto, uno splendido quarantacinquenne brizzolato, con gli stessi occhi di allora. Ci salutiamo ancora, sempre un po’ ammiccando, come dire: mi ricordo, non mi sono dimenticato. Fotografie di Baglioni l’ho riascoltata spesso, anche ora mentre sto scrivendo ce l’ho in sottofondo.
Non ho mai pensato di voler rivivere quelle giornate, è un’età alla quale non tornerei. Con gli anni ’80 si è chiuso anche un capitolo della mia vita. Nel 1990 mi sono sposata e ho avuto mio figlio e sono andata avanti. Rimane la nostalgia, ogni tanto, delle ore passate con Rosella a parlare di ragazzi e a cantare e per come eravamo: fiduciosi.
Resisto stoicamente ad ogni tentativo di ritrovarsi oggi dopo tanti anni. Non credo molto nelle operazioni “com’eravamo”: le poche esperienze degli anni anni scorsi mi fanno pensare che sia molto meglio conservare il ricordo che affrontare quello che siamo diventati nel frattempo. Inoltre non è mai divertente vedersi invecchiati negli occhi degli altri, specialmente dopo ventisette anni.
Ecco, ad avere una Delorean volante (l’unica vera macchina del tempo per noi ragazzi degli anni ’80), magari una capatina ogni tanto ce la farei nel 1982, solo per rinfrescarmi la memoria e sorridere nel rivedermi. Non pensavamo molto al nostro futuro allora, già non assomigliavamo più ai nostri genitori. Assomigliamo ai nostri figli invece, quasi che il gap generazionale tra noi e loro si fosse man mano colmato. Devo ancora decidere però se sia una cosa positiva o no, ma ovviamente questa è tutta un’altra storia.









