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2012, un film che è la fine del mondo

Scusandomi per il gioco di parole nel titolo – una stupidata –  segnalo che questo post, pur non contenendo informazioni specifiche sulla trama del film, può rappresentare uno spoiler per chi non sia ancora andato a vederlo. Tornate quindi a leggerlo dopo, se volete.

Lo dico fin da subito: adoro John Cusack, da sempre. Lo seguo, guardo i suoi film, leggo quello che scrive in giro (ha un blog su Huffington Post), è un attore piuttosto raffinato ed è  impegnato politicamente – dalla parte giusta -. È vero, di solito non si produce in film d’azione, non è il tipo Chuck Norris, tanto per capirsi, ma è anche vero che in quanto a ruoli ha spaziato parecchio.
Fin da subito dico anche che amo i film catastrofici in genere: incendi, terremoti, inondazioni, naufragi e attacchi alieni, non mi faccio mancare nulla. Anche se ultimamente mi provoca sempre un po’ d’ansia assistere a scene di morte e distruzione, non riesco a resistere.

Mi duole dire quindi, soprattutto dopo il clima di attesa creato attorno alla sua uscita, che 2012 è uno dei film con la trama più scontata e retorica che abbia mai visto, un bel contenitore di luoghi comunissimi.

john_cusack_history

Immagine  da internet*

Gli effetti speciali sono incredibilmente spettacolari, è vero, ma non c’è niente di più, tanto da far pensare che il biglietto lo si debba pagare solo per quelli.
Mi aspettavo qualcosa di diverso, un film epico, forse, visto l’argomento trattato; magari anche un tocco di misticismo non ci sarebbe stato male, il tema è di per sé affascinante, ma non l’ennesima replica dei buoni buoni, dei cattivi cattivi, dei buoni che sopravvivono, i cattivi che periscono, con in più il messaggio della sacralità della famiglia mamma-papà-figli e l’eliminazione fisica del terzo incomodo.

L’acme dello stereotipo però è stato raggiunto quando si è fatto scegliere di far trapassare il primo ministro italiano “raccolto in preghiera”  [cit.] in Piazza San Pietro (con subitaneo scoppio di risate in sala). Umorismo del tutto involontario da parte degli sceneggiatori, presumo, ma degno del migliore Zelig.

E anche un po’ di politica estera furbetta ci ho visto, in questo 2012. I cinesi saranno sì comunisti, ma improvvisamente tutti belli, buoni e bravi: se la specie umana si salva è solo grazie a loro. Insomma, i mercati si allargano, gli equilibri cambiano; tutti guardano all’est come nuovo paese di Bengodi, giusto tenerne conto anche nell’Apocalisse.

Non dubito: sarà un successo. Alla fine abbiamo tutti bisogno di esorcizzare. La paura più grande, quella che in qualche modo segna il nostro DNA di esseri umani, dev’essere in qualche modo risolta, specialmente ora che ci stiamo avvicinando alla data fatidica, specialmente ora che da ogni lato giungono quotidianamente notizie su una eventuale fine del mondo (un esempio? Questo è l’ultimo) ma certo si poteva fare in maniera meno prevedibile e noiosa (dovendo dare per scontato l’epilogo).

*Mio personale omaggio a John Cusack

iPhoneography

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