- 1 febbraio 2009
- Cose personali, Esperienze, Le mie riflessioni, Me stessa
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L’altra sera mi sono accorta, non senza un certo stupore, che sono trascorse ben due settimane dal mio ultimo post. I giorni volano via fin troppo velocemente, gennaio è passato e mi sembra che le giornate siano sempre più corte e io sempre con più cose da fare.
Una di queste è un certo progetto che mi sta molto a cuore e al quale mi sto dedicando da un po’ con impegno e con una certa fatica. Proprio questo è il punto: sto tentando di portare avanti questa cosa senza voler chiedere l’aiuto di nessuno, nemmeno quello di chi ne sa tanto più di me e che per risolvere i miei problemi impiegherebbe una frazione del tempo che ci metterei io.
Per questo l’altro giorno ho preso una lavata di capo all’ennesimo mio rifiuto a voler essere aiutata. Mi sono sentita dire che: “la verità è che tu non vuoi condividere con nessuno e ti nascondi dietro a questa virtuale socializzazione…”.
Ovviamente di primo acchito ci sono rimasta male, perché non mi aspettavo una reazione di quel tipo a un lato di me che mi ha sempre reso piuttosto orgogliosa, così ci ho riflettuto un po’ sopra: e se il rifiutare l’aiuto disinteressato sia una forma sottile ed estrema di egoismo?
Il bello è che già da tempo ho imparato a chiedere ed accettare l’aiuto da parte di chi mi vuole bene per quanto riguarda questioni non pratiche, superando la mia innata ritrosia. Ho capito che come certi regali, anche il supporto e il conforto possono essere dati solo ed esclusivamente per amicizia e rifiutarli significherebbe offendere chi li offre. Lo so perché mi risulta più naturale dare la mano piuttosto che cercare quella altrui. Per le questioni più prosaicamente materiali no, vorrei sempre riuscire a far da sola, e non è che non abbia dei buoni motivi.
Il primo è che non sempre gli aiuti sono lì a disposizione e a me non piace disturbare. Penso sempre che alle persone faccia piacere rendersi disponibili ma poi diventa un impegno e io non voglio impegnare nessuno. E ancora: sono abituata a cavarmela, voglio imparare e ci provo, poi casomai chiedo quando non riesco. Ultimo ma non ultimo, sono una donna e non voglio cadere nello stereotipo delle donne che “non capiscono un cazzo e pretendono sempre di venire aiutate”.
La verità è che sono abituata a far per conto mio da tempo. Parlo con orgoglio di quello che ho conquistato da sola negli ultimi otto anni; ho affrontato prove, fatto esperienze e superato difficoltà. Ho comprato casa, tirato su mio figlio, risolto problemi pratici senza disturbare nessuno, senza aver bisogno di uomo al mio fianco, non fisicamente almeno. La sera, una volta chiusa la porta di casa, ad affrontare i miei problemi rimanevo sempre io, senza la possibilità di prendere le decisioni importanti con qualcuno. E con il tempo, giorno dopo giorno, sono diventata così indipendente da voler sempre bastare a me stessa anche quando questo comporta lasciar fuori tutti altri.
Ecco, riconosco che la forma più alta di egoismo sia proprio quella di voler fare a meno del prossimo.
Per questa ragione sono molto grata al mio compagno. Alla fine mi ha aiutato senza che io gli chiedessi nulla. Sapeva quello che volevo e mi ha dato il suo aiuto. E io, da parte mia, per una volta, non ho protestato, non ho rifiutato, ho accettato con il cuore quello che mi veniva offerto con il cuore, dicendo solo grazie.









