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	<title>Diario Semistupido &#187; giornata contro la violenza sulle donne</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>L&#8217;anima violentata</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 18:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anni fa mi capitò di leggere su un settimanale femminile la lettera di una lettrice. La ricordo ancora dopo tanto tempo perché non mi è mai più successo di percepire così tanto dolore e solitudine attraverso parole stampate.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei era una donna giovane, forse solo qualche anno in più di me allora. Una donna in gamba, avrei detto: una laurea, un bel lavoro, una sua famiglia, un&#8217;ottima posizione sociale. Insomma, una situazione invidiabile. Era una donna con tutte le ragioni per sentirsi soddisfatta, se non proprio felice.<br />
Le parole della sua lettera raccontavano altro: la storia di una donna disperata, sola e molto confusa. Non si spiegava perché sebbene molto apprezzata sul lavoro dove occupava un posto di responsabilità, nonostante tutto l&#8217;impegno dedicato ogni giorno alla casa, a una bimba di pochi anni e al marito, noto professionista, questi continuasse a considerarla una nullità. Non era mai abbastanza secondo lui: abbastanza brillante, abbastanza elegante, abbastanza capace, abbastanza pronta a soddisfarne i desideri.<br />
Era una donna soprattutto esausta, umiliata e molto sola. Si decise a scrivere ad un giornale perché non solo non era riuscita a trovare attorno a sé qualcuno che l&#8217;aiutasse, ma nemmeno qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle.</p>
<p style="text-align: justify;">Più o meno nello stesso periodo ebbi occasione di sentire parlare alcune incaricate di Linea Rosa della mia città. Raccontavano di ordinarie violenze quotidiane, ma non del tipo che lasciano lividi e lesioni evidenti sul corpo, ma di quelle che nessuno vede, che nessuno veramente immagina, ma che infliggono ferite altrettanto gravi all&#8217;anima: le violenze psicologiche.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1189" title="3367900887_c45ed28067" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/11/3367900887_c45ed28067.jpg" alt="3367900887_c45ed28067" width="500" height="394" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/lunpar_lala85/3367900887/sizes/m/" target="_self">lunpar_lala85</a><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/lunpar_lala85/"><strong><br />
</strong></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La violenza psicologica è insidiosa perché è nascosta. Si insinua ovunque, anche nelle famiglie perfette, quelle che in apparenza non hanno problemi. Non è un tipo di violenza che si possa collegare ad ambienti di degrado e di scarsa cultura, anzi, è una violenza che si consuma in famiglie di buon reddito e di elevato livello sociale.<br />
È una violenza che non si indovina, rimane chiusa tra le pareti di casa. È una violenza negata, che lascia da sole perché spesso è difficile credere che certe persone ne siano capaci e fuori non si trova alcuna simpatia né comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di violenza segue il meccanismo subdolo e perverso di compiersi attraverso l&#8217;annullamento della capacità di razionalizzare di chi la subisce. La vittime &#8211; bisogna dare a queste donne il loro giusto nome &#8211; vengono completamente rese incapaci di ogni reazione, un annichilimento che si nutre del legame affettivo, della confusione, del senso di colpa che si arriva a provare nei confronti del carnefice, fino all&#8217;estremo convincimento che sì, sono loro ad essere sbagliate.<br />
Non la si riconosce subito. È normale che in una relazione ci siano momenti di disaccordo o di scontro, succede, ma è un confine molto sottile quello che separa la sana dialettica all&#8217;interno di una coppia (o di una famiglia) da un rapporto che di sano non ha più nulla.<br />
Al senso di colpa si aggiunge la vergogna, verso se stesse prima di tutto, poi nei confronti di chi non sa. Ci si vergogna perché il processo di annientamento a cui si è sottoposte chiude il suo cerchio: da un lato c&#8217;è un&#8217;immagine da proteggere, non solo l&#8217;immagine che di sé si restituisce all&#8217;esterno, ma anche quella legata al &#8220;buon nome&#8221; della famiglia; dall&#8217;altro la consapevolezza, del tutto sbagliata, che la vera violenza sia soltanto quella fisica. Non si ha alcun diritto di lamentela finché non ci sono contusioni e ossa rotte.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ma lui ti picchia?&#8221; Quante volte l&#8217;abbiamo sentito.<br />
Le ferite causate da umiliazioni continue, offese perpetuate nel tempo, abbandono psicologico, dileggio, controllo costante e maniacale, mancanza di libertà di movimento, aggressioni verbali, menzogna, minacce e ritorsioni, ricatto psicologico non richiedono ingessature e cerotti, ma possono essere altrettanto gravi e fatali per la vita di una donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho aderito con questo mio post all&#8217;iniziativa di Donna Moderna nell&#8217;ambito della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_per_l%27eliminazione_della_violenza_contro_le_donne" target="_self">Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</a>. Per aggiungere la mia voce a quella di tutte le altre.</p>
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