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Cartadoc.it: un progetto della regione Emilia-Romagna

Passata la  giornata dedicata ai pesci d’aprile (particolarmente vivaci quest’anno) scrivo per  segnalare un progetto avviato in Emilia-Romagna tra l’Assessorato alla scuola, formazione professionale, università, lavoro e pari opportunità e l’Ufficio Scolastico Regionale: Carta DOC.

Ieri ho ricevuto anche io, in quante dipendente del sistema scolastico regionale, la mia Carta Doc. Cito dalla nota informativa allegata: “Una tessera riservata ai docenti e al personale in servizio presso il sistema scolastico regionale che offre l’opportunità di acquistare beni e servizi di natura culturale a condizioni particolarmente agevolate“.
Una bella cosa, non è vero? Ne parlo anche perché né il sito delle Regione Emilia-Romagna, né quello dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno messo in evidenza questa iniziativa (per Google addirittura non esiste).

Cartadoc
www.cartadoc.it

Ancora dalla nota informativa: “Il progetto regionale Carta DOC è stato approvato il 29 dicembre 2008 dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna su proposta dell’Assessore alla scuola, formazione professionale, università, lavoro e pari opportunità Paola Manzini. Realizzato insieme all’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, il progetto nasce da una serie di considerazioni. A favore degli studenti esistono varie forme di agevolazione per l’accesso alle attività culturali e sportive, proposte da enti locali, gestori di servizi culturali e associazioni. Nulla di simile è invece previsto per coloro che lavorano nel mondo della scuola e per i docenti, figure centrali e decisive per accrescere ulteriormente il livello qualitativo del sistema scolastico regionale e per promuovere una società capace di accogliere e creare innovazione, fondata sui principi di equità e coesione, sensibile e aperta alla produzione e fruizione di cultura.
Agevolare l’accesso ad attività, beni e servizi di natura culturale (lettura, cinema, teatro, arte) rappresenta un piccolo segnale di attenzione e di rispetto al ruolo complesso svolto da chi opera ogni giorno nel mondo della scuola, oltre ad una occasione per diversificare ed ampliare le opportunità di crescita professionale e conoscere più a fondo il contesto in cui si lavora
“.

Aggiungo qualche informazione: la sperimentazione del progetto è partita il primo di marzo. Si tratta, in pratica, di una serie di convenzioni e accordi fatti con vari esercizi (librerie, teatri, cinema, ecc.) che in tutta la regione hanno aderito all’iniziativa con particolari offerte e condizioni economiche di favore.

Contestualmente all’inizio della sperimentazione doveva essere messo online il sito dedicato www.cartadoc.it. Peccato che dopo un mese esatto questo stia ancora in fase di lavori in corso. A tutt’oggi manca quindi la lista degli esercizi e delle attività di riferimento. Sarebbe stato meglio, forse, aprire il sito web, anche se incompleto, e poi provvedere alla distribuzione delle card, in modo che si potesse cominciare ad usarla (e a “sperimentare”) da subito.

A parte questo, è un progetto interessante;  mi piace perché è la prova provata che, seppure nelle condizioni tragiche in cui versa il nostro sistema scolastico, c’è ancora spazio per le idee e la collaborazione fattiva. È un piccolo gesto, appunto, ma comunque un segnale quanto mai importante nel clima attuale.

Venendo al lato pratico, costa poco e rappresenta un modello replicabile anche in altre regioni. È una piccola opportunità in più per chi usufruirà dei benefici di questa carta. Prevedo già che gli sconti applicati non saranno altissimi, è un inizio e, chissà, se la cosa funzionasse, si potrebbe pensare di estendere i servizi anche a corsi di formazione, seminari, conferenze sugli argomenti più disparati, ingressi scontati a mostre e fiere, riduzioni su biglietti ferroviari e altro.

La cosa veramente importante però, è che tra i tanti problemi, tra i tagli di bilancio e di personale, tra doversi inventare ogni giorno un modo per “fare scuola”  si è voluto allargare l’attenzione all’insegnate e al suo ruolo, dopo la pesante delegittimazione avvenuta negli ultimi tempi sui media e nell’opinione generale e questa non è cosa da poco.

POST SCRIPTUM

Secondo quanto scritto sulla home page di cartadoc.it, da oggi 27 aprile 2009 dovrebbe essere è online l’elenco dei primi esercizi che hanno aderito all’iniziativa e quindi da oggi sarà anche possibile cominciare ad usare la carta.

Resta inteso che la promozione di questo progetto è ancora in corso e che man mano gli elenchi verranno aggiornati.

Per ulteriori informazioni e contatti:

Regione Emilia-Romagna

Assessorato scuola, formazione, lavoro, università
Tel. 051 5274081 – 5273029 – 5274030
Fax 051 5273578
email: lavoroform@regione.emilia-romagna.it
Viale Aldo Moro, 38
40127 Bologna

Perché domani a Roma manifesterò contro la legge Gelmini

Ho sempre creduto che ci sono dei settori della cosa pubblica che non dovrebbero mai sottostare alla logica industriale della produzione e del guadagno ad ogni costo, ma a quella di essere in grado di dare un servizio al cittadino, efficiente e di qualità, anche se in perdita. L’istruzione è uno di questi.

Questa mattina la legge Gelmini è stata approvata. Una legge ingiusta che di fatto non considera la pubblica istruzione come un patrimonio da salvaguardare  ma come un problema economico da risolvere, una specie di male necessario ma fastidioso, non una risorsa, ma un covo di riottosi da ridurre all’ordine.

E’ una legge nata per recuperare fondi che servono a tappare buchi. E’ nata per un Paese che invece di andare avanti si vuole che guardi indietro. Ed è nata perché l’istruzione, quella che forma i cittadini, che insegna loro a pensare, che dà loro gli strumenti necessari affinché diventino membri attivi e critici della società, sia ridotta al minimo. Perché entri, nel normale ordine delle cose, che non siamo tutti uguali: c’è chi può, e c’è chi non può, condannato, quest’ultimo, a non potere mai e a vivere di fatto in una posizione di svantaggio, psicologicamente più debole, come quelli che una volta si toglievano il cappello quando parlavano al dottore o all’avvocato.
In un paese come questo, dove l’immobilismo sociale ha già smesso da tempo di essere un fenomeno per diventare un problema, si sta creando una scuola di serie A e una di serie B.

E’ una legge questa, fatta perché si torni agli anni ’50: classi da trenta alunni, classi differenziate per chi è diverso, orari di lezione ridotti, senza considerare che non siamo più quelli di cinquant’anni fa. Una scuola che invece di puntare all’innalzamento dell’obbligo scolastico, perché si sa, più s’impara e maglio è, e di combattere la dispersione (in molte aree è ancora tragica la quantità di alunni che lasciano la scuola dopo quella dell’obbligo e in diversi casi anche durante), conta a comprimere le ore di insegnamento.
La legge Gelmini è destinata ad avere ripercussioni gravi per tutta la società, come noi oggi la conosciamo.

Piero Calamandrei ebbe a dire proprio nel 1950, durante il discorso pronunciato al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma:

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Per questo domani sarò a Roma. Insieme a mio figlio manifesterò contro questa legge: perché la scuola pubblica si pubblica veramente, ma soprattutto di qualità e degna del futuro di chi a un futuro deve poter aspirare.

Voglio poter dare un segnale importante in questo senso, anche da genitore.
Sono nata alla fine degli anni ’60 e non ho vissuto il ’68, non ho preso parte alle proteste degli anni ’70. Sono stata una studentessa liceale negli anni ’80, anni tranquilli, di benessere, ma che, per molti versi, hanno contribuito a creare l’illusione che non ci dovesse essere più motivo di manifestare dissenso, di impegnarsi, di tenere la guardia alta. Vado a manifestare con mio figlio, domani, perché credo sia importante fare tutto quello che posso per cercare di cambiare le cose, in prima persona.

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