- 19 settembre 2010
- Le mie riflessioni, Politica, Società
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Se mi dovessero chiedere il significato di “politicamente corretto” risponderei che trattasi del tentativo di non offendere nessun dando a tutti parità di trattamento anche quando, palesemente, bisognerebbe liquidare certe questioni archiviandole direttamente sotto la voce “immondizia”.
Essere politicamente corretti non è sbagliato a priori, non è sbagliato cercare di guardare le cose dalla prospettiva altrui, tutt’altro, ma è facile che la correttezza si trasformi in miopia: “Non sono razzista, non ho mia votato per (nome a piacere) però gli riconosco una certa coerenza e soprattutto gli riconosco quello che di buono ha ottenuto (treni in orario, ordine, ecc.)”. La correttezza politica lascia fin troppo spazio al benaltrismo, ci sono sempre problemi più grandi per i quali valga veramente la pena indignarsi o pretestare, e al senonaltrismo che ubbidisce alla regola di guardare ciò che accontenta immediatamente la massa – i treni in orario e l’ordine, appunto – senza disturbarsi di considerare il quadro generale.
La correttezza politica fa emergere meriti anche in chi di meriti non ne ha e non ne ha mai avuti; è il fast food dell’impegno, il sonnifero delle coscienze. Si appropria di parole che non dovrebbero appartenere al normale dialogo democratico, ammette aperture quando invece le condanne dovrebbero essere ferme e unanimi.
La correttezza politica ha poco a che vedere con la Giustizia di trattamento e la Libertà di parola, ha molto a che vedere con la politica, appunto, e con l’ipocrisia strisciante. Mi fa pensare a compromessi più o meno leciti, alla brutta abitudine di fare le banderuole che girano secondo il vento del momento, di essere in un modo e apparire in un altro.
Di essere politicamente corretta non mi interessa, mi interessa essere corretta e basta. Il dialogo a tutti i costi non è sempre auspicabile, mi auguro invece di avere la forza necessaria per seguire le mie idee, di lasciare al prossimo lo spazio per poter esprimere le sue ma, soprattutto, la coerenza di chiudere le porte quando queste devono essere chiuse. A doppia mandata, se necessario.













