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	<title>Diario Semistupido &#187; libertà di espressione</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>Le brutture del politicamente corretto</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 09:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se mi dovessero chiedere il significato di &#8220;politicamente corretto&#8221; risponderei che trattasi del tentativo di non offendere nessun dando a tutti parità di trattamento anche quando, palesemente, bisognerebbe liquidare certe questioni archiviandole direttamente sotto la voce &#8220;immondizia&#8221;. Essere politicamente corretti non è sbagliato a priori, non è sbagliato cercare di guardare le cose dalla prospettiva
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se mi dovessero chiedere il significato di &#8220;politicamente corretto&#8221; risponderei che trattasi del tentativo di non offendere nessun dando a tutti parità di trattamento anche quando, palesemente, bisognerebbe liquidare certe questioni archiviandole direttamente sotto la voce &#8220;immondizia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere politicamente corretti non è sbagliato a priori, non è sbagliato cercare di guardare le cose dalla prospettiva altrui, tutt&#8217;altro, &nbsp;ma è facile che la correttezza si trasformi in miopia: &#8220;Non sono razzista, non ho mia votato per (nome a piacere) però gli riconosco una certa coerenza e soprattutto gli riconosco quello che di buono ha ottenuto (treni in orario, ordine, ecc.)&#8221;. La correttezza politica lascia fin troppo spazio al benaltrismo, ci sono sempre problemi più grandi per i quali valga veramente la pena indignarsi o pretestare, e al senonaltrismo che ubbidisce alla regola di guardare ciò che accontenta immediatamente la massa &#8211; i treni in orario e l&#8217;ordine, appunto &#8211; senza disturbarsi di considerare il quadro generale.<br />
La correttezza politica fa emergere meriti anche in chi di meriti non ne ha e non ne ha mai avuti; è il fast food dell&#8217;impegno, il sonnifero delle coscienze. Si appropria di parole che non dovrebbero appartenere al normale dialogo democratico, ammette aperture quando invece le condanne dovrebbero essere ferme e unanimi.</p>
<p style="text-align: justify;">La correttezza politica ha poco a che vedere con la Giustizia di trattamento e la Libertà di parola, ha molto a che vedere con la politica, appunto, e con l&#8217;ipocrisia strisciante. Mi fa pensare a compromessi più o meno leciti, alla brutta abitudine di fare le banderuole che girano secondo il vento del momento, di essere in un modo e apparire in un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Di essere politicamente corretta non mi interessa, mi interessa essere corretta e basta. Il dialogo a tutti i costi non è sempre auspicabile, mi auguro invece di avere la forza necessaria per seguire le mie idee, di lasciare al prossimo lo spazio per poter esprimere le sue ma, soprattutto, la coerenza di chiudere le porte quando queste devono essere chiuse. A doppia mandata, se necessario.</p>
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		<title>Le mie considerazioni sparse sul caso Google e la responsabilità di espressione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 19:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi si occupa anche solo marginalmente di web, la notizia del giorno ieri è stata quella della sentenza che ha decretato la condanna a sei mesi di reclusione per tre dirigenti Google, con la motivazione di aver violato la privacy  e per non aver impedito la diffusione di un video su un episodio di
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per chi si occupa anche solo marginalmente di web, la notizia del giorno ieri è stata quella della sentenza che ha decretato la condanna a sei mesi di reclusione per tre dirigenti Google, con la motivazione di aver violato la privacy  e per non aver impedito la diffusione di un video su un episodio di bullismo ai danni di uno studente autistico in un istituto tecnico di Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene molti credono che al termine di tutto l&#8217;iter giudiziario (i tre manager hanno già presentato appello) la sentenza sarà comunque cassata, questa non fa altro che facilitare il compito di quanti negli ultimi tempi stanno cercando in tutti i modi di limitare, controllare e censurare i contenuti del web. La sentenza di Milano produce il risultato di confondere le acque, sposta l&#8217;attenzione del grande pubblico dalla responsabilità personale al mezzo,  che di per sé è neutro, trasformandolo in complice. Esattamente come se un fornitore di linea telefonica venisse condannato perché correo delle molestie di un eventuale stalker.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono convinta che chi non conosce le dinamiche della comunicazione in rete, e quindi la maggioranza della popolazione e dell&#8217;opinione pubblica di questo Paese, sta plaudendo alla sentenza del tribunale di Milano; fin troppo facile assegnare l&#8217;etichetta di &#8220;cattivo&#8221; a chi ha permesso che un video del genere venisse pubblicato.<br />
Purtroppo, in Italia, non so se per ragioni storiche o per una specie di difetto congenito, è molto difficile non cadere nelle trappole delle reazioni di pancia e nella tentazione di voler soffocare a tutti i costi ciò che spesso non si comprende; il tutto spesso accompagnato dalla malafede di alcuni organi di informazione più tradizionale. Non è cosa da poco questa, in un Paese che risulta essere tra gli ultimi in Europa per quanto concerne investimenti di settore e uso di internet.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1372" title="160198015_d68500f151" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/02/160198015_d68500f151.jpg" alt="160198015_d68500f151" width="500" height="339" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/markcoggins/160198015/sizes/m/" target="_self">Mark Coggins</a></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;estero le reazioni non si sono fatte attendere. La parola &#8220;Italy&#8221; ieri ha fatto tendenza e non in maniera positiva.<br />
Tutte le maggiori testate, dalle più autorevoli a quelle più specializzate, ne hanno parlato in prima pagina. Tutte pongono l&#8217;accento sulla gravità di creare un tale precedente, anche in ambito europeo, sulle indubbie ripercussioni politiche ed economiche, sul dubbio legittimo che in Italia possa non esistere più una vera libertà di espressione. Se ogni piattaforma, se ogni social network sarà costretto a misure drastiche per il controllo dei contenuti che gli utenti intendono condividere, solo in due modi potrà farlo: decidendo di abbandonare del tutto il mercato italiano o introducendo strumenti di controllo analoghi a quelli attualmente in uso in Cina o in Iran.<br />
A voler ben guardare, già si avvertono alcuni cambiamenti nell&#8217;aria che si respira tra gli addetti ai lavori: c&#8217;è una maggiore preoccupazione, una nuova ritrosia nel buttarsi e investire in nuovi progetti, una cautela esasperata nel voler evitare guai legali (e <a href="http://www.diariosemistupido.it/2010/02/15/wordpress-com-un-brutto-caso-di-censura-preventiva/" target="_self">il caso di Sybelle e WordPress</a> ne è un esempio)</p>
<p style="text-align: justify;">E dire  che risale solo all&#8217;inizio di febbraio <a href="http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE61307020100204" target="_self">la notizia di una sentenza</a> che va esattamente nella direzione opposta. La questione riguardava un internet provider e la violazione del diritto d&#8217;autore in Australia, vicenda dai presupposti diversi quindi, ma che ha messo in evidenza il fatto che chi fornisce un servizio  non deve diventare un organo di polizia che applica misure di controllo preventivo sugli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il caso Google, il nodo è difficile da sciogliere in quanto molti fattori entrano in gioco, non per ultime le motivazioni della sentenza che saranno rese pubbliche solo tra qualche settimana. A me pare che il punto focale però sia solo uno ossia che mancando una vera cultura della rete si tenda ad equiparare servizi come Google non a delle bacheche globali e aperte sulle quali il controllo non solo è problematico ma anche e soprattutto non auspicabile, ma a delle testate che producono contenuti propri e quindi soggette a precise leggi e regolamenti. In poche parole: Google non è una testata giornalistica, non ha una sua &#8220;linea editoriale&#8221;, non dispone di una redazione, non si limita a precisi confini geografici. È una piazza, un contenitore di servizi messi a disposizione di quanti intendono avvalersene sottoscrivendo alle policy d&#8217;uso. Sono gli utenti, quindi, che devono mettere in atto quelle azioni atte a mantenere il tutto nell&#8217;ambito della legalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace pensare che ognuno debba essere in grado di prendersi le responsabilità di quello che fa. Mi piace molto meno l&#8217;idea di organi &#8211; statali o privati &#8211; che si arrogano il diritto di decidere a priori che cosa si possa pubblicare o meno.</p>
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		<title>Rete libera tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 22:14:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dicono che  la rete così non va bene. Fa da cassa di risonanza ai facinorosi, dà voce a chi istiga all&#8217;odio, più altre varie ed eventuali sul tema. Bisogna limitarla, oscurarla, filtrarla. A me pare che molti non capiscano una cosa: la rete non è un &#8220;ambiente&#8221;, non ci sono porte da chiudere o cancelli
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dicono che  la rete così non va bene. Fa da cassa di risonanza ai facinorosi, dà voce a chi istiga all&#8217;odio, più altre varie ed eventuali sul tema. Bisogna limitarla, oscurarla, filtrarla.</p>
<p style="text-align: justify;">A me pare che molti non capiscano una cosa: la rete non è un &#8220;ambiente&#8221;, non ci sono porte da chiudere o cancelli da serrare, o almeno, non nel modo che tanti pensano. La rete è in realtà un nuovo alfabeto.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è sempre qualcuno pronto a limitare il diritto altrui di saper leggere e scrivere. Dovremmo esserci avvezzi qui in Italia, è così da sempre. Chi crede che l&#8217;accesso alla rete vada limitato non è molto diverso da chi un secolo fa riteneva che non ci fosse alcun bisogno che il volgo sapesse leggere e scrivere. A che serviva in fondo?<br />
C&#8217;era tutta una serie di personaggi che si occupava di dire cosa fare e come farlo, dal padrone della terra che si zappava a quello della filanda dove si lavora dodici ore al giorno, dal prete al sindaco.</p>
<p style="text-align: justify;">Una attenzione molto italica quella per le idee del suo popolo. Una cura che ha portato come risultato il fatto di avere negli anni &#8217;60, gli anni del boom economico, dell&#8217;industrializzazione, un maestro Manzi che insegnava agli adulti analfabeti in tv. Quarant&#8217;anni fa, non nel diciannovesimo secolo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1221" title="2446173085_01cef607ce" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/12/2446173085_01cef607ce.jpg" alt="2446173085_01cef607ce" width="500" height="362" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/_skylark_/2446173085/sizes/m/" target="_blank">Flòra</a></p>
<p style="text-align: justify;">Ora si parla di limitare l&#8217;uso della rete, di &#8220;regolamentarlo&#8221;. Un po&#8217; come dire nell&#8217;ottica contemporanea: &#8220;insegniamo a leggere solo da qui a lì, e non di più&#8221;. Oppure: &#8220;scrivere sì, ma solo alcune cose e non altre ché poi la gente legge e la scrittura  serve da cassa di risonanza per le idee balzane&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poco da girarci intorno: avere una rete libera significa oggi avere i mezzi per leggere e per scrivere; significa essere in grado di far sentire la propria voce, di dissentire, di verificare le notizie, di ricorrere direttamente alle fonti di informazione. Significa poter scegliere e non doversi accontentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un paese che cerchi di limitare l&#8217;uso di questo nuovo alfabeto è un paese destinato ad arrancare e a perdere un mondo di opportunità, sia nel breve che nel medio e lungo termine.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero, molti scrivono cazzate, le urlano ai microfoni, ma mica per questo bisogna chiudere le tipografie e le emittenti televisive. Gli stadi sono pieni di violenza e di istigatori d&#8217;odio, eppure si continua a giocare a calcio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche a volerla guardare da lontano questa storia della censura, non riesco  a fare a meno di pensare come questi siano i tentativi da parte di un paese conservatore &#8211; non solo in senso strettamente politico &#8211; di resistere al nuovo che non soltanto avanza, ma che fa già parte della vita quotidiana di tante persone. Non si tratta più di una attività a parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non occorre essere particolarmente lungimiranti per comprendere che tornare indietro a vent&#8217;anni fa non si può e non si deve.</p>
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		<title>Tirando le somme (con compleanno mancato)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 07:52:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica di consuntivi dopo qualche bilancio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trascorso i giorni passati ancora trasportata dall&#8217;energia del mio <a href="http://www.diariosemistupido.it/2009/10/03/fare-la-liberta/" target="_self">sabato romano</a>. Giornata intensa e sfiancante, tredici ore di viaggio per quattro ore di manifestazione in Piazza del Popolo ma sono felice e molto orgogliosa di averlo fatto. Bisognava esserci, fisicamente. Bisognava riempirla quella piazza e per fortuna le aspettative &#8211; anche le mie &#8211; non sono state tradite.  Tra tutti gli interventi me ne sono rimasti nel cuore due, quello di Neri Marcoré con la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tUEhAuRcZt4" target="_blank">lettura di un brano di Alexis de Tocqueville sulla democrazia</a> e quello di Jasmine Trinca con un bel ricordo di Anna Politkovskaya.</p>
<p style="text-align: justify;">Sentire le parole di Anna, in quel momento, in quel particolare frangente è stata una specie di illuminazione. Ne ho parlato poi con alcuni dei miei compagni di viaggio &#8211; un manipolo di simpatici vecchietti molto agguerriti &#8211; sul perché avessi voluto esserci, nonostante tutto: non voglio avere nulla da rimproverarmi se le cose andassero per la via sbagliata. Non voglio vivere con la sensazione di aver potuto fare qualcosa, per quanto piccola, e non averla fatta. Non voglio che mio figlio e i figli di mio figlio debbano pensare che ho consegnato loro un paese meno democratico senza aver nemmeno tentato di contrastare il meccanismo perverso che si è innescato in Italia. Se mi dovessero chiedere di rendere conto delle mie azioni, in un prossimo futuro, voglio poter dire che non me ne sono stata alla finestra a guardare.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1088" title="3978676383_4c1d537724" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/10/3978676383_4c1d537724.jpg" alt="3978676383_4c1d537724" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/mikuzz/" target="_self">Mikuzz</a></p>
<p style="text-align: justify;">La mia fugace partecipazione alla manifestazione è stata anche un pretesto per respirare un po&#8217; di Roma dopo un anno che mancavo. Ne ho il bisogno fisico di tornarci ad intervalli regolari. Roma è una delle città dove sono sempre incredibilmente felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì scorso poi, ho celebrato in silenzio il secondo compleanno di questo blog.  Anche quest&#8217;anno ho registrato le modifiche di percorso, per così dire: sempre meno post che raccontano pensieri e sentimenti, sempre più quelli che riguardano il  mio &#8220;mondo esterno&#8221;. Mi mancano un po&#8217;, in effetti, i miei discorsi su uomini e donne. In compenso ho sempre più voglia di scrivere del passato, di cercare di trasmettere il senso del ricordo. Anche in questa ultima settimana ho composto nella mia testa almeno una decina di articoli diversi su questo. Ultimamente non posso non notare come le cose stiano cambiando velocemente intorno a me &#8211; luoghi, persone &#8211; e fermare su questo quaderno virtuale certe immagini del mio passato sta diventando un bisogno sempre più impellente. Vedremo se riuscirò a dare seguito a questa necessità. Sento dire spesso che il blog, come mezzo di espressione in rete, stia esalando i suoi ultimi respiri. Non so se sia vero, per me si tratta di una esperienza relativamente recente, ma per quanto mi riguarda, non ho mai scritto tanto come in questi ultimi mesi. Pubblicare quello che scrivo e tutt&#8217;altra storia però. Ho in coda un&#8217;ottantina di post e so già che tanti di questi non vedranno mai la luce perché, nonostante tutto, sono e rimango anarchica e disordinata anche nella scrittura. D&#8217;altro canto lo scrivevo pure l&#8217;anno scorso e non sono cambiata di una virgola da allora &#8220;Scrivere continua ad essere una gran fatica per me, ma mi dà gioia, mi tiene nei ranghi, mi costringe a pensare con calma e ordine. Mi ha insegnato il metodo e la pazienza. Non una cosa da poco per una come me che pensa decisamente troppo e che tende a lasciarsi trasportare dalle leggi del caos&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri sera poi la <a href="http://www.nottedoro.it/home.htm" target="_self">Notte d&#8217;Oro</a> qui a Ravenna. Una magnifica serata anche quest&#8217;anno, davvero un&#8217;aria diversa nella mia piccola città di provincia, con musica e parole in ogni angolo e una marea di gente. Ne ho approfittato per <a href="http://www.lastminutemarket.org/book.html" target="_self">liberare qualche libro</a> alla Biblioteca Classense, visitare mostre e monumenti che di solito sono chiusi al pubblico, passeggiare tra la folla e per una puntatina alla Feltrinelli dove, nonostante l&#8217;enorme disagio che provo ogni volta entrando in una loro libreria, sono riuscita anche a fare qualche acquisto. Non so come mai, ma l&#8217;unica che sento veramente &#8220;casa&#8221; è quella di Largo Argentina a Roma. Guarda caso.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Fare la libertà</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 05:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 19 Iniziai ad andare a scuola nel grigio profondo
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			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><em>“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”</em></h4>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn">Dichiarazione Universale dei Diritti Umani</a>, art. 19</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Iniziai ad andare a scuola nel grigio profondo dei primi anni &#8217;70, in bianco e nero come la tv dell&#8217;epoca.<br />
In terza elementare, nel &#8217;75,  arrivò una nuova maestra e il mio piccolo mondo si aprì a  Sciascia, Calvino, Brecht, Levi, Gandhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio libro di lettura non conteneva filastrocche o favole. Parlava di mafia, di lavoro minorile, di inquinamento, della guerra in Mozambico. Un&#8217;altra cosa che la maestra introdusse fu il giornalino di classe, anzi, i giornalini. Ce n&#8217;erano cinque, uno per ogni gruppo in cui eravamo divisi, e un&#8217;edizione speciale che raccoglieva il meglio di tutti due volte l&#8217;anno. Il sabato ci esibivamo in un &#8220;telegiornale dal vivo&#8221;: leggevamo gli articoli scritti durante la settimana con il commento degli inviati speciali. Si organizzavano interviste da raccogliere con il magnetofono (una bella parola desueta) tra gli abitanti del mio paesello di mare, suonando ai campanelli, entrando nei negozi, fermando i passanti. Gli argomenti erano quelli di sempre: l&#8217;inquinamento, la pace, la lotta al razzismo &#8211; nei confronti allora di chi proveniva da altre regioni d&#8217;Italia -.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa fu la mia scuola. Mi insegnò la  libertà.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1071" title="logo" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/10/logo.jpg" alt="logo" width="375" height="282" /></p>
<p style="text-align: justify;">La libertà necessita di essere insegnata. Non nasciamo con la predisposizione ad essere liberi, quasi fosse una caratteristica fissata nel DNA. Se si dà per diritto acquisito e immutabile nel tempo,quello di essere liberi, si corre il rischio di non riconoscere quando si comincia a non esserlo più o ad esserlo meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi a Roma manifesterò perché stampa ed informazione di questo paese possano tornare ad essere quello che dovrebbero essere:  pluraliste, giuste, più libere e legittimate a svolgere la funzione che hanno in tutti i paesi democratici. Manifesterò prima di tutto come cittadina italiana, poi come blogger/utente che usa la rete per scriverci sopra. Non sono giornalista, non sono pubblicista, ma riconosco l&#8217;anomalia pericolosa che stiamo vivendo.<br />
Non sono solo &#8220;rogne tra giornalisti&#8221; come ho sentito dire, che pure ci sono ma che non m&#8217;interessano e non m&#8217;interessa chi cerca di svicolare l&#8217;attenzione e sminuire l&#8217;importanza di una manifestazione come quella di oggi con le battute del genere &#8220;sono come le zoccole che manifestano a favore della verginità&#8221;. Chi lo dice non può che essere in malafede sapendo di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono egoista: manifesto per il mio diritto a non vivere in un paese di fatto imbavagliato, dove c&#8217;è chi deve rendere conto del suo operato e non lo fa, dove i giornali non si chiudono ma si denunciano, i giornalisti si licenziano, dove si minaccia di togliere la tutela legale ai pochissimi che fanno ancora giornalismo d&#8217;inchiesta serio, dove, se non hai la possibilità di informarti altrove, la tv per lo più ti fa credere che tutto va bene madama la marchesa. Dove ogni tre per due provano a far passare leggi per imbavagliare l&#8217;unico canale di espressione e di diffusione delle notizie ancora veramente libero: internet. Dove si sta pianificando per modificare l&#8217;art. 21 della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo avevo già scritto nel <a href="http://www.diariosemistupido.it/2009/07/14/oggi-alzo-la-voce-e-non-sciopero-contro-il-decreto-alfano/" target="_self">post contro il decreto Alfano</a>: si sta giocando con uno dei capisaldi che fanno di un paese un paese democratico. C&#8217;è chi dice che la manifestazione di Roma nulla abbia che vedere con la libertà di stampa, che è solo politica, come se questo fosse una ragione per diminuirne valore e valenza. Certo che lo è, ma non nel modo che si vorrebbe lasciare intendere. Il significato di una manifestazione come questa è profondamente politico, ma in modo trasversale. Dovrebbe far capire che il problema riguarda tutti, che non si tratta solo dei nostri panni sporchi, ma di una questione molto più ampia che da mesi sta interessando anche gli <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-30/rassegna-1ottobre/rassegna-1ottobre.html" target="_self">organi di informazione esteri</a>, che per molti versi sono diventati il termometro del profondo malessere che stiamo vivendo qui. Per fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà una giornata importante.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Oggi alzo la voce (e non sciopero) contro il decreto Alfano</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 11:04:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Premessa doverosa: nella giornata di oggi, parlare di sciopero per quanto riguarda i blogger non professionisti (ossia quelli che non vengono pagati per scrivere su un blog), categoria della quale faccio parte, ritengo non abbia molto senso. Già è sbagliato il termine. Sciopero è una parola che porta con sé un carico enorme di significati, prima di tutto quello del sacrificio. Perché scioperare costa. Non si va in vacanza quando si è in sciopero, ma si rinuncia a una parte di stipendio, guadagno o quello che è.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, non scrivere oggi a me non sarebbe costato nulla, anzi. Questo è un blog di tipo personale sul quale scrivo a titolo del tutto gratuito (non c&#8217;è nemmeno la pubblicità) quello che mi piace condividere. Non ho alcuna pretesa di fare scoop o di trasmettere verità rivelate.  Parlo di quello che vedo e di come lo vedo. Insomma, ai fini della protesta di oggi potrebbe essere benissimo incasellato sotto la voce: &#8220;mi si nota di più se scrivo o se esco per negozi?&#8221;. Per questo non aderisco allo sciopero: non mi costerebbe nulla aderire. Ho scelto invece di aderire a una protesta scrivendo, e questo sì mi costa, perché ora come ora preferirei certamente fare altro. Ritengo però importante aggiungere la mia voce alle altre, per quanto flebile e ininfluente possa essere se presa singolarmente.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio di quest&#8217;anno <a href="http://www.diariosemistupido.it/2009/02/23/sempre-piu-piccolo-sempre-meno-libero/" target="_self">avevo già scritto</a> di come la tendenza generale in Europa e nel resto del mondo occidentalizzato (Australia e Nuova Zelanda) fosse quella di tentare di limitare le libertà personali in rete, anche adducendo motivazioni che a prima vista potevano sembrare del tutto ragionevoli ai fini di sicurezza e legalità.<br />
In Italia, si è tentato &#8211; di nuovo &#8211; con il decreto Alfano.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di quanto succede all&#8217;estero, il decreto Alfano non interviene solo per quanto concerne le cose di rete &#8211; e già questo sarebbe grave &#8211; ma mette mano a quello che è uno dei capisaldi di ogni democrazia: la libertà di stampa (o di quello che ne rimane, visto che d&#8217;Italia stiamo parlando). È questa la ragione principale per la quale oggi aderisco alla protesta contro il decreto, non standomene in silenzio sul blog, ma scrivendo queste parole. È una protesta contro una normativa che giudico ingiusta, nella sua interezza, per principio e che mi riguarda da vicino, non solo come blogger, quanto come cittadina italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ingiusta e pericolosa, aggiungo. Leggi che regolano l&#8217;informazione già ci sono, a che pro un&#8217;altra e per di più come questa? <span> </span>È una legge talmente mal fatta da lasciare troppi spazi a interpretazioni anche molto fantasiose (e perverse) ed è questo che veramente mi preoccupa. La libertà di stampa (e di espressione) è garantita dall&#8217;art. 21 della Costituzione. Per <a href="http://www.rsf.org/-francais-.html" target="_self">Reporters sans frontierès</a> nel 2008 l&#8217;Italia si è piazzata al <a href="http://www.rsf.org/fr-classement33-2008.html" target="_self">44mo posto per libertà di stampa</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3486" target="_self">Qui un parere sulla legge</a> da parte di due giuristi esperti rispettivamente in diritto costituzionale e diritto penale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Post scriptum</strong>: <span>tengo a sottolineare che, pur non aderendo allo &#8220;sciopero&#8221;  di oggi come forma di protesta (non condivido la forma, appunto, non la sostanza), rispetto ogni tipo di altra scelta in questo senso, che non ridicolizzo chi ha preferito il silenzio, che non la considero una forma stupida di manifestare dissenso, ma solo un atto simbolico diverso dal mio.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sempre più piccolo, sempre meno libero</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 09:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi pare che negli ultimi mesi le cose stiano volgendo decisamente al peggio per quanto concerne le libertà individuali e di espressione. Non è solo per via dell&#8217;aria pessima che si respira in Italia di questi tempi, ma per una specie di virata generale anche da parte di quei paesi che hanno sempre fatto della
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi pare che negli ultimi mesi le cose stiano volgendo decisamente al peggio per quanto concerne le libertà individuali e di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo per via dell&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx" target="_blank">aria pessima</a> che si respira in Italia di questi tempi, ma per una specie di virata generale anche da parte di quei paesi che hanno sempre fatto della libertà della persona un caposaldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet fa davvero paura. Non so se si possa scorgere, alle spalle di certe decisioni, una specie di ordine superiore per il controllo del web, o piuttosto una sorta di deformazione mentale di chi governa, diversa e peculiare da Paese a Paese, ma sempre indicativa di quanto la rete disturbi il sonno di molti. Penso alle polemiche di questi giorni in Regno Unito dove,  seppure la carta di identità venga vista come un abominio,  il governo di Gordon Brown (laburista) ha emanato in rapida successione due leggi che stanno minando alla base tutte le certezze dei suoi connazionali in materia di privacy e libertà di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article5439604.ece" target="_blank">è stato varato un nuovo piano</a> con il quale viene data alla polizia piena libertà di indagare nei computer dei cittadini (file, email, chat, traffico, ecc.) in remoto  e senza alcun mandato della magistratura; inoltre, solo qualche giorno fa, un&#8217;altra legge ha reso <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/7892273.stm" target="_blank">illegale fare fotografie agli agenti di polizia</a>. Ovviamente alle numerose proteste, sia per il primo che per il secondo caso, gli organi governativi hanno risposto che tali misure sono necessarie alla prevenzione di crimini vari e terrorismo. Certo è che la seconda legge pone più di un dubbio sulla sua reale legittimità: i fotoreporter potrebbero essere perquisiti e indagati anche solo in presenza di semplici sospetti e anche fotografare un agente per errore comporterebbe multe e pene fino a 10 anni di reclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_557" class="wp-caption aligncenter" style="width: 428px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-557" title="libertaosicurezza" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/02/libertaosicurezza.jpg" alt="Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/" width="418" height="314" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altra parte del mondo le cose non vanno meglio. Da mesi <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/7689964.stm" target="_blank">in Australia</a> si protesta contro la censura preventiva di tutti quei siti internet considerati dal governo illegali o &#8220;non idonei&#8221; per i cittadini. Sono così tante queste pagine che diverse associazioni per la salvaguardia dei diritti umani si sono unite a compagnie leader del settore, mondo accademico e investitori per &#8221; proteggere la libertà di espressione e i diritti alla privacy degli utenti&#8221;.  L&#8217;associazione <a href="http://www.hrw.org/" target="_blank">Human Right Watch</a> si è spinta al punto di affermare che &#8220;esiste un reale pericolo che una &#8220;cortina virtuale&#8221; divida internet, proprio come la Cortina di ferro faceva durante la Guerra fredda, perché molti governi temono la potenzialità della rete e vogliono controllarla&#8221;.<br />
Proteste anche in <a href="http://www.geekzone.co.nz/juha/6247" target="_blank">Nuova Zelanda</a> contro la legge appena emanata a protezione dei diritti d&#8217;autore, probabilmente la più repressiva al mondo. In breve, ogni internet provider, senza alcuna prova o motivo evidenti  può accusare chiunque di violazione dei diritti d&#8217;autore e impedire agli accusati di accedere alla rete, senza ulteriori giustificazioni. Ancora più grave, secondo questa legge viene considerato provider chiunque fornisca un qualsiasi servizio internet, come scuole, biblioteche, uffici pubblici vari, ecc. Inutile dire che i fornitori &#8211; quelli veri &#8211; non hanno alcuna intenzione di assumere il ruolo di controllori del traffico dei loro stessi clienti e decidere chi e cosa vada contro la legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è indice di un certo clima, e ho paura che quel che accade all&#8217;estero possa fornire un modello, in negativo, ai nostri governanti che sembrano più che mai  ansiosi di poter estendere un controllo forte su ogni aspetto della nostra vita. Perché il presidente del Consiglio potrà anche essere considerato &#8220;unfit&#8221; da certi <a href="http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=11050099" target="_blank">organi di stampa esteri</a>, ma sono più che sicura che è facile mettere tutti d&#8217;accordo quando si tratta di controllare quello che avviene in rete, specialmente quando si può contare sull&#8217;effetto &#8220;omeopatico&#8221; di certa politica &#8211; ci si abitua a tutto, se somministrato a piccole dosi &#8211; e se sostenuti da grandi interessi economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine la rete sarà, sempre di più, l&#8217;ago della bilancia;  farà la vera differenza tra Paesi ricchi e poveri, liberi e meno liberi, avanzati e arretrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Aggiornamento:</strong></span> è proprio di oggi, 1 marzo, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/03/01/pacchetto-telecom-lue-non-vuole-una-rete-libera/" target="_self">questo articolo di Ernesto Belisario</a>: ecco cosa sta succedendo in Europa.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ma a chi fanno paura i blogger?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 21:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco più di un anno fa, appena aperto questo blog, mi trovai a scrivere un post piuttosto appassionato sull&#8217;allora disegno di legge Levi-Prodi che aveva lo scopo, come molti ricorderanno, di istituire uno speciale registro, il ROC,  per tutti i prodotti editoriali che avessero &#8220;finalità di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Poco più di un anno fa, appena aperto questo blog, mi trovai a scrivere <a href="http://diariosemistupido.splinder.com/post/14364338/Una+questione+italiana%3A+il+dis" target="_blank">un post</a> piuttosto appassionato sull&#8217;allora disegno di legge Levi-Prodi che aveva lo scopo, come molti ricorderanno, di istituire uno speciale registro, il ROC,  per tutti i prodotti editoriali che avessero &#8220;finalità di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso&#8221;. Ci fu una mobilitazione generale tra il popolo della rete e il disegno incriminato alla fine non passò, non so dire se proprio a conseguenza di tutto il clamore generato.</p>
<p style="text-align:justify;">Sinceramente: non è che mi fossi veramente illusa che dopo lo scampato pericolo di un anno fa nessuno ci avrebbe più riprovato; è che speravo, ingenuamente, che dopo un anno le cose fossero un minimo cambiate nella percezione che la politica ha del web. Pare non sia così, o forse è così pure troppo, perché, come ho appreso da <a href="http://www.antoniodipietro.com/2008/11/no_allammazza_blog.html#comments" target="_blank">un articolo sul blog di Antonio Di Pietro</a>, l&#8217;hanno rifatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Il sei novembre scorso, quattro giorni fa, senza che trapelasse nulla dalla stanza dei bottoni, la Levi-Prodi è stata riesumata, rivestita con un nuovo testo (C-1269) e assegnata alla VII Commissione Cultura della Camera, senza sostanziali cambiamenti da quella dell&#8217;anno scorso. Dice Di Pietro: &#8220;<em>Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile</em>&#8220;.<br />
E&#8217; bello vedere come, su certe questioni, maggioranza e opposizione trovino sempre un comune terreno di dialogo (e sì, sono sarcastica).</p>
<p style="text-align:justify;">Ora tutto dipende da una risposta dell&#8217;Agenzia delle Entrate. Il busillis sembra sia quello della pubblicità presente sugli spazi blog. L&#8217;articolo 3 del disegno di legge versione 2008 specifica che: &#8220;<em>Sono esclusi dall&#8217;obbligo dell&#8217;iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un&#8217;organizzazione imprenditoriale del lavoro</em>&#8220;. Una interpretazione sembra essere quella che la presenza di banner e annunci pubblicitari possa essere equiparata ad una attività continuativa a fini di lucro e quindi costituire impresa.<br />
Di fatto questo porrebbe fuori legge tutti i blog con pubblicità non iscritti al ROC e li assoggetterebbe a tutta la normativa che regola gli organi di stampa tradizionali.</p>
<p style="text-align:justify;">Un anno fa mi chiedevo che bisogno ci fosse di una legge come questa. Me lo sto chiedendo di nuovo ora. A chi fanno veramente paura questi blogger? Non stride ancor di più oggi? Se da un lato si plaude al modello di interconessione tra web, politica e società che ha portato all&#8217;elezione di Barack Obama negli Stati Uniti, se si legge e rilegge del divario digitale tra Italia e resto d&#8217;Europa, se il nostro Paese è sempre quello che arranca in fatto d&#8217;uso dei nuovi media e delle nuovo tecnologie, dall&#8217;altro si tende a voler esercitare un controllo sempre più pressante su chi usa la rete per esprimere liberi pensieri e punti di vista. Un anno fa mi capitò di parlare con giornalisti che auspicavano l&#8217;introduzione della Levi-Prodi: a salvaguardia della loro professionalità, mi si disse. E ora?</p>
<p style="text-align:justify;">Ora ho paura che lo scenario sia ben diverso. Stiamo attraversando un periodo di particolare tensione sociale, probabilmente tra i peggiori degli ultimi quarant&#8217;anni. Le notizie, &#8220;quello che succede veramente&#8221;, corrono in rete in tempo reale. L&#8217;informazione si genera dal basso, si buttano sassi per creare onde nello stagno. E nessuno, al momento, ha la possibilità di controllare questo, com&#8217;è giusto che sia. I media di informazione tradizionale non solo non riescono a stare al passo, ma sono tutti, chi più chi meno, addomesticabili o addomesticati. Non dimentico infatti le dichiarazioni di qualche giorno fa di Marcello dell&#8217;Utri: «<em>Le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c&#8217;è modo e modo di comunicarle</em>». In quest&#8217;ottica, una legge che di fatto limiterebbe il flusso di notizie, nella migliore delle ipotesi, ha una sua logica. E nella peggiore: quanti blogger continuerebbero a scrivere con la minaccia continua di incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa senza la copertura legale che solo le maggiori testate possono garantire a chi scrive per loro?</p>
<p style="text-align:center;">
<p><a href="http://firmiamo.it/noallaleggeantiblog">Sign for No alla Legge AntiBlog</a></p>
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		<title>Mi fanno paura</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 08:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Marco Camisani Calzolari: &#160; Mi fanno paura perché parlano di quello che non conoscono. Mi fanno paura perché dicono di voler controllare i contenuti di quanto viene pubblicato o caricato in rete e questo è inconcepibile, anzi concepibilissimo per qualcuno evidentemente, ma inaccettabile per me. E&#8217; pericolossissimo essere governati da chi si arroga
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal blog di <a href="http://www.camisanicalzolari.com/2008/08/non-sapere-di-cosa-si-sta-parlando.html" target="_blank">Marco Camisani Calzolari</a>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.diariosemistupido.it/2008/08/18/mi-fanno-paura/"><img src="http://img.youtube.com/vi/hedoKIIQzaE/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché parlano di quello che non conoscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché dicono di voler controllare i contenuti di quanto viene pubblicato o caricato in rete e questo è inconcepibile, anzi concepibilissimo per qualcuno evidentemente, ma inaccettabile per me. E&#8217; pericolossissimo essere governati da chi si arroga anche il diritto di decidere che cosa e come i cittadini possano leggere o vedere; oggi è YouTube per mere ragioni economiche, domani potrebbe essere qualunque altro organo di informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché parlano sempre di servizi a pagamento, quasi che la libertà di espressione e di informazione sia merce in vendita soggetta alle leggi di mercato. Come anche la cultura, un tot al chilo.  Se hai soldi abbastanza da poterti permettere di pagare abbonamenti e servizi vari, meglio per te, sennò stai senza, è così che va il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché quando parlano c&#8217;è che li ascolta. Sono quelli che non sanno cosa sia internet, che credono sia il male: il posto dove stanno i pedofili, dove circolano i filmati hard girati nelle scuole, dove ci sono i pirati informatici che rubano soldi; sono quelli che in buona fede ritengono sia giusto limitare internet perché con internet si diventa stupidi ed è pericoloso, succede di tutto lì; sono quelli per i quali pluralità significa poter decidere tra L&#8217;isola dei famosi, il culo delle veline e le esternazioni di Emilio Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché sembrano esagerati e non lo sono. Ho la convinzione che a più di qualcuno piacerebbe replicare la notte di Bolzaneto e magari ritornare ad un&#8217;Italia in cui chi sparava sulla folla che protestava per fame e lavoro prendeva medaglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché il capo del governo in carica è di fatto capo anche di tre canali televisivi, di case editrici, di organi di stampa e tanti dei parlamentari della maggioranza lavorano anche in questi network.<br />
Mi hanno detto che durante i colpi di stato si sono sempre occupate, per prime, radio e televisione&#8230;</p>
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