Attualmente sei su

Posts Tagged ‘ libertà di stampa ’

Fare la libertà

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 19

Iniziai ad andare a scuola nel grigio profondo dei primi anni ’70, in bianco e nero come la tv dell’epoca.
In terza elementare, nel ’75,  arrivò una nuova maestra e il mio piccolo mondo si aprì a  Sciascia, Calvino, Brecht, Levi, Gandhi.

Il mio libro di lettura non conteneva filastrocche o favole. Parlava di mafia, di lavoro minorile, di inquinamento, della guerra in Mozambico. Un’altra cosa che la maestra introdusse fu il giornalino di classe, anzi, i giornalini. Ce n’erano cinque, uno per ogni gruppo in cui eravamo divisi, e un’edizione speciale che raccoglieva il meglio di tutti due volte l’anno. Il sabato ci esibivamo in un “telegiornale dal vivo”: leggevamo gli articoli scritti durante la settimana con il commento degli inviati speciali. Si organizzavano interviste da raccogliere con il magnetofono (una bella parola desueta) tra gli abitanti del mio paesello di mare, suonando ai campanelli, entrando nei negozi, fermando i passanti. Gli argomenti erano quelli di sempre: l’inquinamento, la pace, la lotta al razzismo – nei confronti allora di chi proveniva da altre regioni d’Italia -.

Questa fu la mia scuola. Mi insegnò la  libertà.

logo

La libertà necessita di essere insegnata. Non nasciamo con la predisposizione ad essere liberi, quasi fosse una caratteristica fissata nel DNA. Se si dà per diritto acquisito e immutabile nel tempo,quello di essere liberi, si corre il rischio di non riconoscere quando si comincia a non esserlo più o ad esserlo meno.

Oggi a Roma manifesterò perché stampa ed informazione di questo paese possano tornare ad essere quello che dovrebbero essere:  pluraliste, giuste, più libere e legittimate a svolgere la funzione che hanno in tutti i paesi democratici. Manifesterò prima di tutto come cittadina italiana, poi come blogger/utente che usa la rete per scriverci sopra. Non sono giornalista, non sono pubblicista, ma riconosco l’anomalia pericolosa che stiamo vivendo.
Non sono solo “rogne tra giornalisti” come ho sentito dire, che pure ci sono ma che non m’interessano e non m’interessa chi cerca di svicolare l’attenzione e sminuire l’importanza di una manifestazione come quella di oggi con le battute del genere “sono come le zoccole che manifestano a favore della verginità”. Chi lo dice non può che essere in malafede sapendo di esserlo.

Sono egoista: manifesto per il mio diritto a non vivere in un paese di fatto imbavagliato, dove c’è chi deve rendere conto del suo operato e non lo fa, dove i giornali non si chiudono ma si denunciano, i giornalisti si licenziano, dove si minaccia di togliere la tutela legale ai pochissimi che fanno ancora giornalismo d’inchiesta serio, dove, se non hai la possibilità di informarti altrove, la tv per lo più ti fa credere che tutto va bene madama la marchesa. Dove ogni tre per due provano a far passare leggi per imbavagliare l’unico canale di espressione e di diffusione delle notizie ancora veramente libero: internet. Dove si sta pianificando per modificare l’art. 21 della Costituzione.

Lo avevo già scritto nel post contro il decreto Alfano: si sta giocando con uno dei capisaldi che fanno di un paese un paese democratico. C’è chi dice che la manifestazione di Roma nulla abbia che vedere con la libertà di stampa, che è solo politica, come se questo fosse una ragione per diminuirne valore e valenza. Certo che lo è, ma non nel modo che si vorrebbe lasciare intendere. Il significato di una manifestazione come questa è profondamente politico, ma in modo trasversale. Dovrebbe far capire che il problema riguarda tutti, che non si tratta solo dei nostri panni sporchi, ma di una questione molto più ampia che da mesi sta interessando anche gli organi di informazione esteri, che per molti versi sono diventati il termometro del profondo malessere che stiamo vivendo qui. Per fortuna.

Sarà una giornata importante.

Oggi alzo la voce (e non sciopero) contro il decreto Alfano

Premessa doverosa: nella giornata di oggi, parlare di sciopero per quanto riguarda i blogger non professionisti (ossia quelli che non vengono pagati per scrivere su un blog), categoria della quale faccio parte, ritengo non abbia molto senso. Già è sbagliato il termine. Sciopero è una parola che porta con sé un carico enorme di significati, prima di tutto quello del sacrificio. Perché scioperare costa. Non si va in vacanza quando si è in sciopero, ma si rinuncia a una parte di stipendio, guadagno o quello che è.

Nello specifico, non scrivere oggi a me non sarebbe costato nulla, anzi. Questo è un blog di tipo personale sul quale scrivo a titolo del tutto gratuito (non c’è nemmeno la pubblicità) quello che mi piace condividere. Non ho alcuna pretesa di fare scoop o di trasmettere verità rivelate.  Parlo di quello che vedo e di come lo vedo. Insomma, ai fini della protesta di oggi potrebbe essere benissimo incasellato sotto la voce: “mi si nota di più se scrivo o se esco per negozi?”. Per questo non aderisco allo sciopero: non mi costerebbe nulla aderire. Ho scelto invece di aderire a una protesta scrivendo, e questo sì mi costa, perché ora come ora preferirei certamente fare altro. Ritengo però importante aggiungere la mia voce alle altre, per quanto flebile e ininfluente possa essere se presa singolarmente.

All’inizio di quest’anno avevo già scritto di come la tendenza generale in Europa e nel resto del mondo occidentalizzato (Australia e Nuova Zelanda) fosse quella di tentare di limitare le libertà personali in rete, anche adducendo motivazioni che a prima vista potevano sembrare del tutto ragionevoli ai fini di sicurezza e legalità.
In Italia, si è tentato – di nuovo – con il decreto Alfano.

A differenza di quanto succede all’estero, il decreto Alfano non interviene solo per quanto concerne le cose di rete – e già questo sarebbe grave – ma mette mano a quello che è uno dei capisaldi di ogni democrazia: la libertà di stampa (o di quello che ne rimane, visto che d’Italia stiamo parlando). È questa la ragione principale per la quale oggi aderisco alla protesta contro il decreto, non standomene in silenzio sul blog, ma scrivendo queste parole. È una protesta contro una normativa che giudico ingiusta, nella sua interezza, per principio e che mi riguarda da vicino, non solo come blogger, quanto come cittadina italiana.

Ingiusta e pericolosa, aggiungo. Leggi che regolano l’informazione già ci sono, a che pro un’altra e per di più come questa? È una legge talmente mal fatta da lasciare troppi spazi a interpretazioni anche molto fantasiose (e perverse) ed è questo che veramente mi preoccupa. La libertà di stampa (e di espressione) è garantita dall’art. 21 della Costituzione. Per Reporters sans frontierès nel 2008 l’Italia si è piazzata al 44mo posto per libertà di stampa.

Qui un parere sulla legge da parte di due giuristi esperti rispettivamente in diritto costituzionale e diritto penale.

Post scriptum: tengo a sottolineare che, pur non aderendo allo “sciopero”  di oggi come forma di protesta (non condivido la forma, appunto, non la sostanza), rispetto ogni tipo di altra scelta in questo senso, che non ridicolizzo chi ha preferito il silenzio, che non la considero una forma stupida di manifestare dissenso, ma solo un atto simbolico diverso dal mio.

iPhoneography

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.

Tutti i contenuti qui pubblicati (testi, foto, disegni), ove non sia altrimenti indicato, sono di mia proprietà e vengono distribuiti con la seguente Licenza Creative Commons

Creative Commons License

Il tema è stato disegnato da llow e rielaborato da me, così come l'immagine dello sfondo che appartiene a ntr23

UA-10432307-1