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	<title>Diario Semistupido &#187; Politica</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>Le brutture del politicamente corretto</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 09:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se mi dovessero chiedere il significato di &#8220;politicamente corretto&#8221; risponderei che trattasi del tentativo di non offendere nessun dando a tutti parità di trattamento anche quando, palesemente, bisognerebbe liquidare certe questioni archiviandole direttamente sotto la voce &#8220;immondizia&#8221;. Essere politicamente corretti non è sbagliato a priori, non è sbagliato cercare di guardare le cose dalla prospettiva
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se mi dovessero chiedere il significato di &#8220;politicamente corretto&#8221; risponderei che trattasi del tentativo di non offendere nessun dando a tutti parità di trattamento anche quando, palesemente, bisognerebbe liquidare certe questioni archiviandole direttamente sotto la voce &#8220;immondizia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere politicamente corretti non è sbagliato a priori, non è sbagliato cercare di guardare le cose dalla prospettiva altrui, tutt&#8217;altro, &nbsp;ma è facile che la correttezza si trasformi in miopia: &#8220;Non sono razzista, non ho mia votato per (nome a piacere) però gli riconosco una certa coerenza e soprattutto gli riconosco quello che di buono ha ottenuto (treni in orario, ordine, ecc.)&#8221;. La correttezza politica lascia fin troppo spazio al benaltrismo, ci sono sempre problemi più grandi per i quali valga veramente la pena indignarsi o pretestare, e al senonaltrismo che ubbidisce alla regola di guardare ciò che accontenta immediatamente la massa &#8211; i treni in orario e l&#8217;ordine, appunto &#8211; senza disturbarsi di considerare il quadro generale.<br />
La correttezza politica fa emergere meriti anche in chi di meriti non ne ha e non ne ha mai avuti; è il fast food dell&#8217;impegno, il sonnifero delle coscienze. Si appropria di parole che non dovrebbero appartenere al normale dialogo democratico, ammette aperture quando invece le condanne dovrebbero essere ferme e unanimi.</p>
<p style="text-align: justify;">La correttezza politica ha poco a che vedere con la Giustizia di trattamento e la Libertà di parola, ha molto a che vedere con la politica, appunto, e con l&#8217;ipocrisia strisciante. Mi fa pensare a compromessi più o meno leciti, alla brutta abitudine di fare le banderuole che girano secondo il vento del momento, di essere in un modo e apparire in un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Di essere politicamente corretta non mi interessa, mi interessa essere corretta e basta. Il dialogo a tutti i costi non è sempre auspicabile, mi auguro invece di avere la forza necessaria per seguire le mie idee, di lasciare al prossimo lo spazio per poter esprimere le sue ma, soprattutto, la coerenza di chiudere le porte quando queste devono essere chiuse. A doppia mandata, se necessario.</p>
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		<title>Egoismo sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 11:31:27 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non dubito che anche in Italia ci sia <a href="http://www.politico.com/news/stories/0209/19206.html" target="_self">chi pensa</a> che quelli che stanno perdendo lavoro e casa a causa della recessione,  non siano in realtà vittime ma, piuttosto, da biasimare  e che tale situazione sia solo ed esclusivamente un fatto privato che non debba avere ricadute sulla collettività. Perché non sono stati abbastanza capaci o coraggiosi, non hanno lavorato abbastanza, studiato abbastanza o sono stati così ingenui da non saper cogliere le giuste opportunità al momento giusto. In sintesi:  ricchezza e fortuna arrivano solo a chi se le merita.</p>
<p>Questa concezione calvinista dell&#8217;esistenza, che è un fondamento della cultura nordamericana, mi ha sempre fatto un certo schifo e ho sempre rigettato l&#8217;idea che una società civile debba basarsi  sulla divisione sociale istituzionalizzata e moralmente  giustificata.</p>
<p>Non mi piace la competizione esasperata, né chi la propugna come giusta e sacrosanta. Una società basata su certi modelli produce i risultati che sappiamo: di fatto, se si ritiene che chi è meno fortunato si meriti di esserlo, diventa normale pensare che sia un cittadino di serie B al quale possano venir negati alcuni dei diritti fondamentali: istruzione di qualità, libertà di pensiero e di parola, capacità di decidere (ultimamente mi è anche capitato di leggere di chi vagheggia di concedere il diritto di voto solo a chi possegga un titolo di studio).</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_603" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-603" title="foto1" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/03/foto1.jpg" alt="Foto di Artoong" width="500" height="329" /><p class="wp-caption-text">Foto di Paolo Piccolo per Artoong www.artoong.net</p></div>
<p>Ho sempre ritenuto che il meglio degli essere umani (così come il peggio) si esprimesse proprio in occasione di grandi difficoltà, guerre, catastrofi naturali, crisi economiche o, almeno, mi pareva fosse così. Mi confortava pensare che il modello culturale europeo si basasse su valori etici diversi rispetto a quello americano, anche se prodotto della stessa matrice. Mi aspettavo &#8211; ingenuamente &#8211; che in questi tempi di profonda crisi, la parte solidale della società italiana emergesse, così come sta succedendo negli altri paesi europei, e invece no, nulla del genere, anzi.</p>
<p>Mi pare che in Italia si voglia, da un lato, sottostimare le conseguenze della recessione e dall&#8217;altro fare in modo che quelli che si vorrebbe cittadini di serie B  non disturbino più di tanto, non solo con normative che che di fatto minacciano o annullano le conquiste sociali degli ultimi cento e più anni, ma anche con una lenta strategia culturale che ha trasformato l&#8217;egoismo sociale in valore. Così succede non solo che sempre di più molti rimangono indifferenti di fronte ai posti di lavoro perduti, alle file alla Caritas, alla disperazione, ma che sotto sotto questi pensino che se perdi il lavoro semplicemente è perché non ti sei dato abbastanza da fare, hai avuto la pretesa di fare un figlio, o quella di aspettarti che il lavoro non è un lusso.</p>
<p>Ho letto attacchi durissimi contro i cassaintegrati e i disoccupati.  Si rinfacciava loro di lamentarsi troppo, ché la vera povertà manco sanno che significa. Nemmeno io conosco la vera povertà, ma so che spingersi a dire che non si è veramente poveri finché non si è costretti a mangiare le bucce delle patate è un insulto a chi in questi giorni non sa più come fare la spesa o pagare l&#8217;affitto.  Nemmeno la solidarietà a parole è sopravvissuta in questo Paese,  è così che vanno le cose, c&#8217;è che vince e c&#8217;è chi perde. E i vincenti sappiamo chi sono.</p>
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		<title>Sempre più piccolo, sempre meno libero</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 09:59:02 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi pare che negli ultimi mesi le cose stiano volgendo decisamente al peggio per quanto concerne le libertà individuali e di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo per via dell&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/2543670/PI/News/italia-liberta-filtrate.aspx" target="_blank">aria pessima</a> che si respira in Italia di questi tempi, ma per una specie di virata generale anche da parte di quei paesi che hanno sempre fatto della libertà della persona un caposaldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet fa davvero paura. Non so se si possa scorgere, alle spalle di certe decisioni, una specie di ordine superiore per il controllo del web, o piuttosto una sorta di deformazione mentale di chi governa, diversa e peculiare da Paese a Paese, ma sempre indicativa di quanto la rete disturbi il sonno di molti. Penso alle polemiche di questi giorni in Regno Unito dove,  seppure la carta di identità venga vista come un abominio,  il governo di Gordon Brown (laburista) ha emanato in rapida successione due leggi che stanno minando alla base tutte le certezze dei suoi connazionali in materia di privacy e libertà di espressione.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article5439604.ece" target="_blank">è stato varato un nuovo piano</a> con il quale viene data alla polizia piena libertà di indagare nei computer dei cittadini (file, email, chat, traffico, ecc.) in remoto  e senza alcun mandato della magistratura; inoltre, solo qualche giorno fa, un&#8217;altra legge ha reso <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/7892273.stm" target="_blank">illegale fare fotografie agli agenti di polizia</a>. Ovviamente alle numerose proteste, sia per il primo che per il secondo caso, gli organi governativi hanno risposto che tali misure sono necessarie alla prevenzione di crimini vari e terrorismo. Certo è che la seconda legge pone più di un dubbio sulla sua reale legittimità: i fotoreporter potrebbero essere perquisiti e indagati anche solo in presenza di semplici sospetti e anche fotografare un agente per errore comporterebbe multe e pene fino a 10 anni di reclusione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_557" class="wp-caption aligncenter" style="width: 428px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-557" title="libertaosicurezza" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/02/libertaosicurezza.jpg" alt="Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/" width="418" height="314" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di -sel http://flickr.com/photos/-sel-/</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altra parte del mondo le cose non vanno meglio. Da mesi <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/7689964.stm" target="_blank">in Australia</a> si protesta contro la censura preventiva di tutti quei siti internet considerati dal governo illegali o &#8220;non idonei&#8221; per i cittadini. Sono così tante queste pagine che diverse associazioni per la salvaguardia dei diritti umani si sono unite a compagnie leader del settore, mondo accademico e investitori per &#8221; proteggere la libertà di espressione e i diritti alla privacy degli utenti&#8221;.  L&#8217;associazione <a href="http://www.hrw.org/" target="_blank">Human Right Watch</a> si è spinta al punto di affermare che &#8220;esiste un reale pericolo che una &#8220;cortina virtuale&#8221; divida internet, proprio come la Cortina di ferro faceva durante la Guerra fredda, perché molti governi temono la potenzialità della rete e vogliono controllarla&#8221;.<br />
Proteste anche in <a href="http://www.geekzone.co.nz/juha/6247" target="_blank">Nuova Zelanda</a> contro la legge appena emanata a protezione dei diritti d&#8217;autore, probabilmente la più repressiva al mondo. In breve, ogni internet provider, senza alcuna prova o motivo evidenti  può accusare chiunque di violazione dei diritti d&#8217;autore e impedire agli accusati di accedere alla rete, senza ulteriori giustificazioni. Ancora più grave, secondo questa legge viene considerato provider chiunque fornisca un qualsiasi servizio internet, come scuole, biblioteche, uffici pubblici vari, ecc. Inutile dire che i fornitori &#8211; quelli veri &#8211; non hanno alcuna intenzione di assumere il ruolo di controllori del traffico dei loro stessi clienti e decidere chi e cosa vada contro la legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è indice di un certo clima, e ho paura che quel che accade all&#8217;estero possa fornire un modello, in negativo, ai nostri governanti che sembrano più che mai  ansiosi di poter estendere un controllo forte su ogni aspetto della nostra vita. Perché il presidente del Consiglio potrà anche essere considerato &#8220;unfit&#8221; da certi <a href="http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=11050099" target="_blank">organi di stampa esteri</a>, ma sono più che sicura che è facile mettere tutti d&#8217;accordo quando si tratta di controllare quello che avviene in rete, specialmente quando si può contare sull&#8217;effetto &#8220;omeopatico&#8221; di certa politica &#8211; ci si abitua a tutto, se somministrato a piccole dosi &#8211; e se sostenuti da grandi interessi economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine la rete sarà, sempre di più, l&#8217;ago della bilancia;  farà la vera differenza tra Paesi ricchi e poveri, liberi e meno liberi, avanzati e arretrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Aggiornamento:</strong></span> è proprio di oggi, 1 marzo, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/03/01/pacchetto-telecom-lue-non-vuole-una-rete-libera/" target="_self">questo articolo di Ernesto Belisario</a>: ecco cosa sta succedendo in Europa.</p>
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		<title>Com&#8217;è un golpe?</title>
		<link>http://www.diariosemistupido.it/2009/02/06/come-un-golpe/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 16:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho scritto tanto di quanto certe situazioni in Italia mi facessero paura. In queste ultime ore sto avendo la prova che le mie paure non erano infondate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono disgustata, arrabbiata e mi viene da piangere. La Democrazia in questo paese sta morendo: oggi, 6 febbraio 2009 ha ricevuto un attacco forte. I colpi di stato hanno un nuovo lessico, ma i risultati sono gli stessi.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="txt12">Il Capo dello Stato: &#8220;Sono rammaricato, è incostituzionale&#8221;. Il premier: &#8220;Se non posso usare i decreti legge, cambio la Costituzione&#8221;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="txt12">(http://www.repubblica.it/2009/02/dirette/sezioni/cronaca/eluana/6-febbraio/index.html)</span></p>
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		<title>I have a dream&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 08:51:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E così Barack Obama ha vinto ed è, di fatto, il 44mo presidente degli Stati Uniti. Si è avverato un sogno, l&#8217;America ha girato pagina, il cambiamento è di quelli epocali, senza alcun dubbio. Ma mi piace pensare a chi, per primo, in questo sogno ha creduto. Il 28 agosto del 1963 Martin Luther King
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">E così Barack Obama ha vinto ed è, di fatto, il 44mo presidente degli Stati Uniti.<br />
Si è avverato un sogno, l&#8217;America ha girato pagina, il cambiamento è di quelli epocali, senza alcun dubbio. Ma mi piace pensare a chi, per primo, in questo sogno ha creduto.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 28 agosto del 1963 Martin Luther King Jr. pronunciava il suo famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington. Quarantacinque anni possono essere una enormità o solo un soffio, in termini di tempo. Oggi sono felicissima e piena di speranza per la vittoria di Obama proprio perché solo cinquant&#8217;anni fa la segregazione e la discriminazione razziale erano legge in più di una decina di Stati del sud e solo un quarto della popolazione di colore era iscritta alle liste elettorali.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; all&#8217;impegno di Martin Luther King, e al suo sogno, che si deve la definitiva abolizione della segregazione nel 1964. Obama ne è la realizzazione, un uomo nero, appertenete a una minoranza, investito del ruolo più importante al mondo. L&#8217;assegno è stato finalmente incassato.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.diariosemistupido.it/2008/11/05/i-have-a-dream/"><img src="http://img.youtube.com/vi/PbUtL_0vAJk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;&#8230;<em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Five score years ago, a great American, in whose symbolic shadow we stand today, signed the Emancipation Proclamation. This momentous decree came as a great beacon light of hope to millions of Negro slaves who had been seared in the flames of withering injustice. It came as a joyous daybreak to end the long night of their captivity.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">But one hundred years later, the Negro still is not free. One hundred years later, the life of the Negro is still sadly crippled by the manacles of segregation and the chains of discrimination. One hundred years later, the Negro lives on a lonely island of poverty in the midst of a vast ocean of material prosperity. One hundred years later, the Negro is still languished in the corners of American society and finds himself an exile in his own land. And so we&#8217;ve come here today to dramatize a shameful condition.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">In a sense we&#8217;ve come to our nation&#8217;s capital to cash a check. When the architects of our republic wrote the magnificent words of the Constitution and the Declaration of Independence, they were signing a promissory note to which every American was to fall heir. This note was a promise that all men, yes, black men as well as white men, would be guaranteed the &#8220;unalienable Rights&#8221; of &#8220;Life, Liberty and the pursuit of  			Happiness.&#8221; It is obvious today that America has defaulted on this promissory note, insofar as her citizens of color are concerned. Instead of honoring this sacred obligation, America has given the Negro people a bad check, a check which has come back marked &#8220;insufficient funds.&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">But we refuse to believe that the bank of justice is bankrupt. We refuse to believe that there are insufficient funds in the great vaults of opportunity of this nation. And so, we&#8217;ve come to cash this check, a check that will give us upon demand the riches of freedom and the security of justice.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">We have also come to this hallowed spot to remind America of the fierce urgency of Now. This is no time to engage in the luxury of cooling off or to take the tranquilizing drug of gradualism. Now is the time to make real the promises of democracy. Now is the time to rise from the dark and desolate valley of segregation to the sunlit path of racial justice. Now is the time to lift our nation from the quicksands of racial injustice to the solid rock of brotherhood. Now is the time to make justice a reality for all of God&#8217;s children.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">It would be fatal for the nation to overlook the urgency of the moment. This sweltering summer of the Negro&#8217;s legitimate discontent will not pass until there is an invigorating autumn of freedom and equality. Nineteen sixty-three is not an end, but a beginning. And those who hope that the Negro needed to blow off steam and will now be content will have a rude awakening if the nation returns to business as usual. 			And there will be neither rest nor tranquility in America until the Negro is granted his citizenship rights. The whirlwinds of revolt will continue to shake the foundations of our nation until the bright day of justice emerges.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">But there is something that I must say to my people, who stand on the warm threshold which leads into the palace of justice: In the process of gaining our rightful place, we must not be guilty of wrongful deeds. Let us not seek to satisfy our thirst for freedom by drinking from the cup of bitterness and hatred. We must  			forever conduct our struggle on the high plane of dignity and discipline. We must not allow our creative protest to degenerate into physical violence. Again and again, we must rise to the majestic heights of meeting physical force with soul force.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">The marvelous new militancy which has engulfed the Negro community must not lead us to a distrust of all white people, for many of our white brothers, as evidenced by their presence here today, have come to realize that their destiny is tied up with our destiny. And they have come to realize that their freedom is inextricably bound to our freedom. </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">We cannot walk alone.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">And as we walk, we must make the pledge that we shall always march ahead.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">We cannot turn back.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">There are those who are asking the devotees of civil rights, &#8220;When will you be satisfied?&#8221; We can never be satisfied as long as the Negro is the victim of the unspeakable horrors of police brutality. We can never be satisfied as long as our bodies, heavy with the fatigue of travel, cannot gain lodging in the motels of the highways and the hotels of the cities. We  			cannot be satisfied as long as the negro&#8217;s basic mobility is from a  			smaller ghetto to a larger one. We can never be satisfied as long as  			our children are stripped of their self-hood and robbed of their  			dignity by a sign stating: &#8220;For Whites Only.&#8221;  			We cannot be satisfied as long as a Negro in Mississippi cannot vote and a Negro in New York believes he has nothing for which to vote. No, no, we are not satisfied, and we will not be satisfied until &#8220;justice rolls down like waters, and righteousness like a mighty stream.&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I am not unmindful that some of you have come here out of great trials and tribulations. Some of you have come fresh from narrow jail cells. And  			some of you have come from areas where your quest &#8212; quest for freedom left you battered by the storms of persecution and staggered by the winds of police brutality. You have been the veterans of creative suffering. Continue to work with the faith that unearned suffering is redemptive. Go back to Mississippi, go back to Alabama, go back to South Carolina, go back to Georgia, go back to Louisiana, go back to the slums and ghettos of our northern cities, knowing that somehow this situation can and will be changed. </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Let us not wallow in the valley of despair, I say to you today, my friends.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: &#8220;We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal.&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character. </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">I have a <em>dream</em> today!&#8230;&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;font-size:x-small;">Marthin Luther King Jr. 28 agosto 1963<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Io vorrei celebrare la speranza questa mattina, anche per quanto riguardo in nostro Paese. E&#8217; vero che sono loro ad aver potuto, ma è anche vero che il presidente degli Stati Uniti ha il potere di influenzare con la sua politica la politica del resto del mondo, e in modo particolare quella dell&#8217;Europa. E l&#8217;Italia, per fortuna, è in Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ultimo ma non ultimo, Obama sarà il più libero tra tutti i presidenti, e non è cosa da poco. La sua campagna di  è stata finanziata per lo più dalla raccolta fondi tra gli americani: oltre 3 milioni e 100mila persone hanno contribuito con le loro donazioni, anche piccolissime, tenendo fuori le grosse lobby.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>I giorni dopo la protesta</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 17:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia intenzione era quella di scrivere un post il giorno dopo la manifesazione di Roma. L&#8217;avrei fatto a caldo per raccontare i timori, la preoccupazione per eventuali disordini e cariche della polizia, in fin dei conti c&#8217;era anche mio figlio con me e i figli di tanti altri genitori rimasti a casa; l&#8217;avrei fatto
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mia intenzione era quella di scrivere un post il giorno dopo la manifesazione di Roma.<br />
L&#8217;avrei fatto a caldo per raccontare i timori, la preoccupazione per eventuali disordini e cariche della polizia, in fin dei conti c&#8217;era anche mio figlio con me e i figli di tanti altri genitori rimasti a casa; l&#8217;avrei fatto poi per dire della bellissima esperienza, di una giornata miracolosamente senza pioggia dall&#8217;inizio alla fine della manifestazione, dell&#8217;entusiasmo, dell&#8217;allegria, della volontà forte e limpida di far sentire la propria voce.<br />
Ma soprattutto avrei scritto per parlare della gente, delle centinaia di miglia di persone che si sono riversate nelle strade del centro di Roma, ovunque, un fiume in piena che ha continuato a scorrere per ore e ore, delle manifestazioni autorizzate all&#8217;ultimo momento perché troppi erano i partecipanti perché potessero essere contenuti tutti nel percorso ufficiale, delle decine di corriere bloccate sul grande Raccordo Anulare, dei canti, della musica degli studenti, dei lavoratori della scuola, ma anche dei genitori con i passeggini e palloncini colorati.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stata la nostra protesta. Ed è stato un bene che non ne abbia scritto il 31 ottobre ma lo stia facendo oggi, perché già dopo tre giorni il clamore sembra, per la maggior parte, essersi spento. Non dovrebbe essere così. Certo, finiscono le occupazioni, non ci saranno forse più cortei, ma credo sia indispensabile che di scuola e protesta si continui a parlare e non seguire, per una volta, quella curiosa abitudine italiana di accendersi in un attimo e di dimenticare tutto immediatamente dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto non si devono dimenticare i fatti di piazza Navona (http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-4/camion-spranghe/camion-spranghe.html). Non bisogna far cadere quello che è accaduto nel dimenticatoio collettivo, perché al di là della gravità dell&#8217;episodio in se stesso (http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/ltestimonianza-prof/ltestimonianza-prof.html), tutto quello che l&#8217;episodio nasconde è infinitamente più grave e pericoloso. Di questo bisognerebbe continuare a parlare, magari anche tenendo a mente <a href="http://www.antoniodipietro.it/" target="_blank">le parole di Di Pietro</a>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;</em><em>Nel Cdm abbiamo fatto un applauso corale al ministro Gelmini<strong> </strong>per avere affrontato in questi giorni un&#8217;ondata di falsità e disinformazione&#8221;, lo ha detto con incredibile faccia tosta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.<br />
Questo governo sta scrivendo una triste pagina della democrazia italiana. Un Parlamento esautorato, i media piegati<strong> </strong>a palinsesti attentamente costruiti per generare consenso, giornali con le redazioni sempre più politicizzate ed un’informazione indipendente relegata solo a chi può accedere alla Rete.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quello che il sottosegretario all’Interno Francesco Nitto Palma ha dichiarato mostra una bassezza mediatica legata al tentativo di attribuire la colpa dei tafferugli di Piazza Navona a giovani dei collettivi di sinistra. Eppure le poche foto, sapientemente pubblicate e fatte passare e ripassare in tutti i tg, testimoniano che le violenze sono state perpetrate da un gruppo di ragazzi dell’ultra destra muniti di mazze tricolore. Ragazzi stranamente lasciati agire indisturbati finchè magari non si è generata qualche scontata reazione di manifestanti pacifici, stranamente armati di bastoni in una piazza blindata, stranamente chiamati per nome da alcuni esponenti delle forze dell’ordine, come mostrano alcuni filmati.&#8221;</em><a href="http://it.youtube.com/watch?v=lRt1f2I1J_o#t=7m9s" target="_blank"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un clima che mi spaventa, l&#8217;ho già scritto diverse volte qui. Mi spaventano certe esternazioni, mi spaventa le falsità di chi governa. E non per ultimo, mi spavento se le notizie scivolano sempre più in fondo nelle pagine dei giornali e se non si sentono più alla televisione. Per questo, per una volta sono felice di stare scrivendo questo post oggi, in una domenica di festa. Non sono giornalista, non è il mio lavoro raccontare fatti di cronaca, ma sono una di quelli che c&#8217;erano e vorrei che tra una settimana si parlasse ancora dell&#8217;importanza di una scuola pubblica statale che sia libera e di qualità; ma che soprattutto sia la casa di tutti, perché la scuola pubblica è l&#8217;unico laboratorio di vita che supera le differenze di classe sociale, di razza, di nazionalità, di lingua, di territorio.</p>
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		<title>Italia, Argentina</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 10:11:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una piccola premessa: so già che molti, leggendo questo post, solleveranno l&#8217;obiezione che il parallelo con la dittatura militare avuta in Argentina tra gli anni &#8217;70 e &#8217;80 è del tutto fuori luogo. Sono d&#8217;accordo anche io, non è mia intenzione farlo qui, non stiamo vivendo in una dittatura. Rimane  da vedere se in Italia ci sia
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Una piccola premessa: so già che molti, leggendo questo post, solleveranno l&#8217;obiezione che il parallelo con la dittatura militare avuta in Argentina tra gli anni &#8217;70 e &#8217;80 è del tutto fuori luogo. Sono d&#8217;accordo anche io, non è mia intenzione farlo qui, non stiamo vivendo in una dittatura. Rimane  da vedere se in Italia ci sia o meno un regime; ci sarebbe da discuterne, anche solo a voler seguire <a href="http://www.demauroparavia.it/92257" target="_blank">la definizione</a> che il De Mauro dà della parola.<br />
Non si discute invece sulle mie associazioni di idee, che sono libere, incontrollabili e del tutto spontanee. Quindi incontrovertibili.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; successo che ieri sera, mentre leggevo online <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_22/scuola_manifestazioni_222f15a0-a01f-11dd-bdbb-00144f02aabc.shtml" target="_blank">le esternazioni del presidente del Consiglio</a> sul mandare la polizia a sgombrare le scuole e gli atenei per impedire le proteste e le occupazioni di questi ultimi giorni, il mio pensiero è corso al film &#8220;<em><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=16481" target="_blank">La noche de los lápices</a></em>&#8220;. Non ho spontaneamente pensato al &#8217;68, alle proteste studentesche degli anni &#8217;70, a quelle più recenti in Francia. No, ho pensato all&#8217;Argentina della dittatura militare e a quel film.</p>
<p style="text-align:justify;">Per chi non lo sapesse, viene chiamata &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notte_delle_matite_spezzate" target="_blank">notte delle matite spezzate</a>&#8221; tutta una serie di arresti e sequesti ai danni degli studenti dei licei e degli istituti superiori in Argentina nel 1976 a seguito delle loro proteste per l&#8217;abolizione del <em>Boleto Escolar Secundario (BES)</em>, una tessera che consentiva agli studenti di ottenere sconti sul prezzo dei libri e dei mezzi pubblici. Quelli erano adolescenti che protestavano in maniera allegra e pacifica contro una norma che ritenevano ingiusta e iniqua, senza immaginare che cosa si sarebbe abbattuto su di loro di lì a poco. Ragazzi di 16, 17, 18 anni fatti caricare dalla polizia, battuti, sequestrati, torturati, uccisi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho visto il film più di un anno fa. Ne sono rimasta sconvolta perché c&#8217;era mio figlio.<br />
Penso a lui anche in questo momento, in occupazione nel suo liceo da lunedì scorso, all&#8217;idealismo da diciottenne, al suo credere fermamente in una protesta pacifica e sacrosanta e vedo le cariche della polizia, le foto degli agenti con i manganelli contro chi non si può difendere in alcun modo. La Diaz di Genova.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo ripeto: non sto dicendo che l&#8217;Italia di oggi sia come l&#8217;Argentina di allora (di un tempo nemmeno tanto distante da noi, a voler ben guardare: la dittatura è terminata negli anni &#8217;80), ma tanto di quanto detto nelle ultime ore non lascia presagire tempi sereni per il futuro. Sono molto preoccupata.<br />
La mia testa funziona a suo modo, qualcosa è scattato e mi ha fatto andare a cercare quel film, immediatamente, anche ieri.  <br />
Per chi fosse interessato, è tutto su Youtube in spagnolo, ma facilmente comprensibile anche da chi, come me, non lo parla.</p>
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		<title>Di politica (un altro sfogo)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 08:39:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni mi sono scoperta più confusa del solito: non so se essere nauseata, preoccupata, arrabbiata o dichiararmi sconfitta. Le cose vanno sempre peggio e non mi riferisco all&#8217;attuale situazione economica, per la quale non si ride di certo. Tutti i timori, tutti i presagi negativi che avevo avuto qualche mese fa si
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi ultimi giorni mi sono scoperta più confusa del solito: non so se essere nauseata, preoccupata, arrabbiata o dichiararmi sconfitta. Le cose vanno sempre peggio e non mi riferisco all&#8217;attuale situazione economica, per la quale non si ride di certo. Tutti i timori, tutti i presagi negativi che avevo avuto qualche mese fa si stanno avverando un giorno alla volta, dandomi la sensazione di una caduta libera nel vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo la vittoria di una parte politica, è la vittoria di una certa politica e di una certa visione della cosa pubblica che rendono di fatto questo paese territorio privato di caccia e conquista di pochi, sulle spalle e alla faccia dei molti. E&#8217; la vittoria della volgarità, dell&#8217;ignoranza, del coattismo istituzionale, della furbizia come valore primo, del pugno sbattuto sul tavolo. Di una concezione talmente ingiusta e arrogante del governare che non posso rimanere indifferente. Da qui la rabbia e la nausea.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Gilioli nel suo <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/10/07/berlusconi-come-pio-xii/" target="_blank">ultimo articolo in Piovono Rane</a> ha riassunto con estrema lucidità il concetto: &#8220;<em>In fondo è lì, tra l’Hollywood e l’Eleven, che si ritrova il cascame del neoliberismo lombardo, quello che di giorno specula e di notte pippa, quello che ha sempre visto come nemici da abbattere lo Stato, le leggi, le regole, il modello 740 e i divieti di sosta&#8221;.<br />
</em>E ancora la fiducia della Camera sul decreto Gelmini. Per la prima volta nella storia di questa repubblica viene posta la fiducia su un decreto che riguarda l&#8217;istruzione pubblica (o quella che dovrebbe essere pubblica), senza un dibattito ampio e articolato tra le parti.<br />
Il clima di intolleranza, il legittimare e plaudire azioni di forza che non fanno di questo Paese un posto più sicuro, ma solo più incivile.<br />
L&#8217;abbruttimento causato dalle negazione della Cultura, nel suo significato più ampio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si vive bene in un paese così. E non è questione di destra o sinistra. Questa non è neppure destra, di cui non condivido le idee nè i valori, ma che rispetto. Questo è un marasma becero e forcaiolo, che si ispira a un egoismo becero e forcaiolo, alle scenette da varietà, che fa della Politica, nazionale e internazionale,  una barzelletta da caserma e della Giustizia materia da libri di fantascienza. E dall&#8217;altro lato il nulla assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la grande delusione: non esiste una opposizione vera, una controparte solida. Come ho già avuto modo di scrivere, tanti italiani non hanno più nemmeno gli occhi per piangere e la sinistra se la passa tra salotti, attici, party vip. Da che parte devono mettersi quelli che non arrivano a fine mese?</p>
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		<title>Mi fanno paura</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 08:10:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Marco Camisani Calzolari: &#160; Mi fanno paura perché parlano di quello che non conoscono. Mi fanno paura perché dicono di voler controllare i contenuti di quanto viene pubblicato o caricato in rete e questo è inconcepibile, anzi concepibilissimo per qualcuno evidentemente, ma inaccettabile per me. E&#8217; pericolossissimo essere governati da chi si arroga
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal blog di <a href="http://www.camisanicalzolari.com/2008/08/non-sapere-di-cosa-si-sta-parlando.html" target="_blank">Marco Camisani Calzolari</a>:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.diariosemistupido.it/2008/08/18/mi-fanno-paura/"><img src="http://img.youtube.com/vi/hedoKIIQzaE/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché parlano di quello che non conoscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché dicono di voler controllare i contenuti di quanto viene pubblicato o caricato in rete e questo è inconcepibile, anzi concepibilissimo per qualcuno evidentemente, ma inaccettabile per me. E&#8217; pericolossissimo essere governati da chi si arroga anche il diritto di decidere che cosa e come i cittadini possano leggere o vedere; oggi è YouTube per mere ragioni economiche, domani potrebbe essere qualunque altro organo di informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché parlano sempre di servizi a pagamento, quasi che la libertà di espressione e di informazione sia merce in vendita soggetta alle leggi di mercato. Come anche la cultura, un tot al chilo.  Se hai soldi abbastanza da poterti permettere di pagare abbonamenti e servizi vari, meglio per te, sennò stai senza, è così che va il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché quando parlano c&#8217;è che li ascolta. Sono quelli che non sanno cosa sia internet, che credono sia il male: il posto dove stanno i pedofili, dove circolano i filmati hard girati nelle scuole, dove ci sono i pirati informatici che rubano soldi; sono quelli che in buona fede ritengono sia giusto limitare internet perché con internet si diventa stupidi ed è pericoloso, succede di tutto lì; sono quelli per i quali pluralità significa poter decidere tra L&#8217;isola dei famosi, il culo delle veline e le esternazioni di Emilio Fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché sembrano esagerati e non lo sono. Ho la convinzione che a più di qualcuno piacerebbe replicare la notte di Bolzaneto e magari ritornare ad un&#8217;Italia in cui chi sparava sulla folla che protestava per fame e lavoro prendeva medaglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fanno paura perché il capo del governo in carica è di fatto capo anche di tre canali televisivi, di case editrici, di organi di stampa e tanti dei parlamentari della maggioranza lavorano anche in questi network.<br />
Mi hanno detto che durante i colpi di stato si sono sempre occupate, per prime, radio e televisione&#8230;</p>
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		<title>Allergie</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi sono accorta di una cosa: sempre di più nelle ultime settimane sono diventata refrattaria a notiziari, giornali, rotocalchi di approfondimento e talk show di tipo politico. Non riesco a seguirli, ho attacchi d&#8217;ansia, un rifiuto totale verso l&#8217;argomento.<br />
E no, non adrò a vedere Gomorra al cinema. Non ho letto il libro e non lo farò. Non ho alcun bisogno di stare peggio di come sto già.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; troppo dire che sono nauseata? Non da Saviano, non dai giornali, nemmeno dalla tv in genere che comunque seguo poco, preferendo l&#8217;informazione online, ma dal mostro in cui si è trasformato questo Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ci sono nata in Italia e non la riconosco più. Non che ci fossero motivi di sfrenata allegria prima di aprile, ma il clima era diverso, si respirava tutt&#8217;altra aria. E&#8217; un Paese estraneo quello in cui mi ritrovo a vivere, non ci sono abituata. Ed è differente dal 2001. Più seria la situazione, più grave. Mi pare ci sia un senso di legittimazione, di plauso per certe azioni. Non posso leggere certi titoli, lasciamo perdere certe notizie. Eppure dovrei: è un preciso dovere morale quello di informarsi, di rimanere sintonizzati sulla realtà, ne sono cosciente, tuttavia non riesco a farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguo la situazione, comunque, per forza. I blog, le mille voci della rete, le testate giornalistiche sul web; e come faccio a condividere la gioia del papa per il clima che si è creato nel Paese? Come faccio a non farmi venire gli attacchi d&#8217;ansia quando leggo <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/rifiuti-10/berlusconi-napoli-rifiuti/berlusconi-napoli-rifiuti.html" target="_blank">&#8220;</a>Useremo la forza dello Stato<a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/rifiuti-10/berlusconi-napoli-rifiuti/berlusconi-napoli-rifiuti.html" target="_blank">&#8220;</a> (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/rifiuti-10/berlusconi-napoli-rifiuti/berlusconi-napoli-rifiuti.html)? E come non ribellarmi quando apprendo che <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/economia/conti-pubblici-70/decreto-fiscale/decreto-fiscale.html" target="_blank">i</a> fondi stanziati contro la violenza sulle donne, l&#8217;ambiente e i disoccupati sono stati praticamente azzerati, risucchiati dall&#8217;abolizione dell&#8217;ICI e dai traffici Alitalia (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/economia/conti-pubblici-70/decreto-fiscale/decreto-fiscale.html)? Che posto è diventato questo, tanto che Amnesty International si dichiara estremamente allarmata sia dalle misure contro l&#8217;immigrazione clandestina che dal clima di discriminazione che le hanno precedute,  come riportato in <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/7423165.stm" target="_blank">questo articolo della BBC?</a></p>
<p style="text-align: justify;">Così ci vedono dall&#8217;estero. Sottoscrivo le parole rivolte da Maria Vinci al Presidente Napolitano nella sua lettera aperta (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-6/lettera-ricercatrice/lettera-ricercatrice.html): &#8220;Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l&#8217;Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lato peggiore della situazione è che questo governo è stato voluto dalla grande maggioranza degli italiani per fare quello che fa. E&#8217; questo che mi spaventa di più e che mi fa domandare quale sia il concetto comune, in questo Paese, di società moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">
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