- 25 aprile 2008
- Attualità, Le mie riflessioni, Politica
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Pubblico questo che il 25 aprile è quasi giunto al termine e dopo che tutti ne hanno già scritto e detto.
Lo faccio perché mi piacerebbe se ne parlasse degnamente ancora domani, dopodomani e tutti i giorni che verranno da oggi in avanti.
Tra chi vuole riscrivere i libri di storia, chi vieta Bella ciao, chi cerca di fare di tutta l’erba un fascio confondendo le acque e accomunando vittime e carnefici, bisogna che venga rinnovato l’impegno di mantenere integro il valore di questa celebrazione. Soprattutto oggi, soprattutto in un paese come l’Italia che difetta di memoria storica, sopratutto ora che quelli che lo fecero questo 25 aprile sono rimasti in pochi.
Vorrei che questo giorno parlasse ai più giovani.
Bella ciao – Modena City Ramblers
Si parla ancora a scuola di questa festa? Si fa ancora cantare ai bambini Bella ciao come faceva la mia maestra in terza elementare, tutti insieme e a voce alta, quando ci raccontava dei partigiani?
Rileggo di tanto in tanto Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana – 8 settembre 1943-25 aprile 1945 (Einaudi); è un modo per far sì che quelle parole scritte sui muri, su pezzi di carta straccia, spesso di nascosto, non vengano disperse nel rumore assordante di questo tempo. O nel silenzio assordante di questo tempo.
Per questo voglio concludere questa giornata copiando qui una lettera scritta da Cesare Dattilo (Oscar) che fu fucilato dai nazisti il 23 marzo 1945 nella zona di Cravasco a Genova. E’ la lettera di un ragazzo di ventitre anni alla fidanzata; e con le parole di un uomo che non solo fu lì quel primo 25 aprile 1945, ma che contribuì affinché si realizzasse, Arrigo Bulow Boldrini. Nelle sue parole è racchiuso tutta l’essenza di questo giorno.
17.2.1945
*Cara Nucci,
purtroppo anche a me non resta che quella misera e grande consolazione di scriverti. Tutte le volte vorrei scriverti due righe, ma cosa vuoi a volte per la premura o perché mi manca la carta non riesco mai a scriverti. Mi dici che non vedi l’ora di rivedermi. E’ meglio che prima ti spieghi come mi hanno conciato questi 71 giorni di Marassi. Così non rimarrai delusa per quando mi vedrai. Mi sono cresciuti due potenti baffi, la mia capigliatura è finita nelle immondizie di Volpara. E questa orribile prigione, mi sta invecchiando di almeno 10 anni. Ho paura che quando esco non mi vorrai più vedere. A riguardo alle passeggiate che ti fai col mio garibaldino Aldo mi preoccupano un pochettino, perché se continua a essere di questo passo temo che mi faccia portare le corna!…
I tuoi genitori sono al corrente di noi due? Certamente si faranno un brutto concetto di me, sapendomi a Marassi. Capirai, un fidanzato in prigione. Ma sappi Nucci, che non ho nulla da pentirmene per il motivo di cui mi trovo a Marassi. E’ il destino ingrato che ha voluto colpirmi. Ma tieni presente che questo destino colpisce solo ogni vero Italiano della nuova Patria che risorge. Se credi mi fai tanti saluti ai tuoi genitori, a te un grosso bacio.
Cesare
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“(…) respingiamo l’interpretazione che considera la Guerra di Liberazione come una guerra civile per la conquista di centri di potere. La Lotta di Liberazione fu un movimento popolare di partigiani e partigiane sostenuto da una grande solidarietà popolare, con i militari delle tre Forze Armate, che hanno combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro, con una generosità non sempre conosciuta in altre epoche storiche. Questo è il grande dato storico, che va sottolineato anche per rendere omaggio a tutti i Caduti e a quanti della nostra generazione sono scomparsi, e che ci hanno lasciato un nobilissimo testamento che non può essere dimenticato.”
(Arrigo Boldrini al Teatro Lirico di Milano il 24 giugno 1994 in occasione del 50° anniversario della costituzione del CLV Corpo volontari della libertà – Fonte: Wikipedia)
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*La lettera di Cesare Dattilo è stata tratta da: “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945 (a cura di Pietro Malvezzi e Giovanni Pirelli – Einaudi).






















