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Le conferme che le donne cercano

Un amico mi ha detto l’altro giorno che le donne che cercano conferme sono pericolose.
Niente di più vero, perché una donna alla ricerca di conferme è comunque pronta ad intraprendere quelle che agli occhi del mondo appaiono  le esperienze più irrazionali/coraggiose/ardite o maggiormente prive del più elementare buon senso, tipo partire per la Terra del Fuoco o lasciare di punto in bianco il fidanzato storico.

Io le conferme più importanti le ho cercate alla fine del mio matrimonio. Dopo quasi undici anni ho sentito il bisogno impellente di mettermi alla prova e di dimostrare, a tutti oltre che a me  stessa, chi fossi.
La primissima cosa è stata prenotare un volo per gli Stati Uniti (come volevasi dimostrare). Un mese là per conto mio, per confermare di esserne capace. Sono andata da sola e sono tornata da sola. Di seguito l’acquisto dell’auto e poi quello di una casa per me e mio figlio.

Altre le conferme che ho cercato dopo: quelle relative alle persone, ai legami d’amicizia tutti da costruire, alla serenità ritrovata, al voler lavorare un terreno che permettesse poi di coltivare me stessa in prima battuta. Ho avuto la conferma che potevo essere una persona felice e completa ancor prima di essere una donna felice e completa.

Quelle che cerco ora sono diverse. Ho quasi quarantadue anni, una vita piena, qualche vittoria e qualche sconfitta al mio attivo. Non le cerco per una questione di età soltanto, ma  perché la mia vita risponde a un regime di ciclicità. Chiudo lunghi capitoli e ne apro altri; attraverso periodi di alti e bassi come se navigassi in mare aperto. Ogni volta tocco terra e ricomincio.
Credo siano comuni a tutte le donne questi momenti: alcune richiedono conferme professionali e di carriera, altre si buttano in progetti a lungo accarezzati ma mai realizzati, molte cercano rassicurazioni su se stesse, esponendosi al mondo e agli occhi di chi le guarda. Altre ancora hanno bisogno di sentirsi ancora belle e desiderabili.

I quarant’anni (circa) sono di giro di boa. E’ così per tutte, volenti o nolenti.  E’ una  specie di porta: prima  si era di là, ora si sta di qua. Non è detto che si stia peggio, anzi, ai miei trenta non tornerei. Si tende però a voler avere delle certezze, a fare qualche bilancio, anche se minimo. E no, non sto parlando delle richieste da rompiballe del genere: ma sei sicuro di amarmi? E se cambiassi idea? Ma sei sicuro sicuro? (Confesso: ho avuto un attacco qualche ora fa).

Quello che non mi piace, in realtà, è la ricerca esasperata, non solo di conferme, ma soprattutto dell’altrui approvazione. Meglio che abbia la leggerezza di un gioco, se ci deve essere, ancor meglio sarebbe cercare di prendersi non troppo sul serio.

Mica facile a farsi. Per quanto riguarda me, attualmente sto costruendo una storia d’amore. Cerco sicurezze in questo senso. Sto un po’ lottando contro la mia indole e contro modelli culturali vecchi e superati, ma che ancora resistono.
E’ la mia sfida tutta personale per l’anno che verrà (più tardi glielo chiederò comunque ancora una volta se è sicuro di amarmi, non si sa mai).

Ma chi lo vuole il principe azzurro??

Immaginate una bella mattina di sole a primavera, due amici che parlano (va be’ chattano) delle cose della vita, dei sentimenti, di uomini e di donne. Di relazioni. Di Principi e Principesse.

Immaginate due quarantenni così, Lui e Lei, una generazione strana di per sè, con qualche fallimento alle spalle e la voglia comunque di confrontarsi, nonostante le cicatrici. Il linguaggio è piuttosto esplicito, devo avvisarvi: se siete sensibili meglio passare oltre. E no, non è uno stralcio di qualche libretto per giovani intellettuali di sinistra anni ’70, non sono due Rocco e Antonia qualunque,  siamo in questo secolo. E’ solo un sabato mattina, marzo 2008…

Lei: ti faccio una domanda fondamentale: il principe azzurro è di destra o di sinistra?

Lui: il principe azzurro è di destrissima, è maschilista, funziona così:

Lei: allora ho ragione io

Lui: è lo spauracchio col quale si convincono le ragazze a conservarsela per chissà chi tipo babau, o uomo nero coi bambini, ma più paraculo

Lei: un babau paraculo

Lui: non abita nello spazio dello spavento, ma in quello della lusinga. E’ uno dei meccanismi col quale la famiglia nucleare ha provato a difendersi ipocritamente dall’avvento di una società più consapevole

Lei: concordo

Lui: il risvolto femminile è la donna ideale

Lei: quella che non esiste, la ragazza dei sogni

Lui: stuoli di nerd metallari coi brufoli innamorati della biondina che non c’è. Sì, sono benchmarks in finale, se fai benchmark sul principe azzuro finisce che scopi una volta l’anno :D

Lei: oddio ci sarà pure, ma non è bionda, c’ha i brufoli pure lei, è lagnosa e non la da nemmeno morta

Lui: idem sulla donna dei sogni

Lui: e alla nostra età è sconveniente, cioè a sedici anni

Lei: scopare una volta l’anno?

Lui: decisamente

Lei: credo pure io alla fine. Però, seguimi un momento…

Lui: c’è un sovraccarico di aspettative, questo intendo, in sostanza che vanno puntualmente a fare in culo alla prima occasione

Lei: ovvio, funziona così, sullo scopare però…

Lui: dai è chiaro che la principessa dei sogni e il principe azzurro sono deterrenti sessuali

Lei: ammetterai che tra scopare con uno che ne vale la pena e scopare a cazzo (scusa il francesismo) c’è la sua differenza… perché magari ti capita uno che è stronzo, di destra e scopa pure male, tanto vale comprarsi il rampant rabbit

Lui: concordo, non voglio dire che bisogna darla/o alla prima/o che capita

Lei: allora un minimo di selezione ci vuole

Lui: ma da lì al principe azzurro c’è di mezzo il pianeta terra

Lei: per il resto concordo su tutto: il principe azzurro è una sega mentale

Lui: le mie storie serie… anche se erano donne fantastiche, emancipate, colte, bonissime… alla fine erano tutte, ma dico tutte vittime del complesso del principe azzurro, di conseguenza, delle stracciacazzi atomiche con le quali mi sono sentito comparato secondo per secondo con un modello di uomo che non esiste

Lei: a me è stata preannunciata tutta una serie di sventure da uno psicologo proprio perché NON sono l’angelo del focolare (durante una chiacchierata); perché io non sono una moglie: non voglio stirare camicie, se non le mie

Lui: ma questo c’entra poco, questo è come sei

Lei: c’entra, perché io non voglio essere identificata con la donna ideale

Lui: il problema è il benchmark maschile che ti dai e quello femminile che si danno i maschi con cui provi ad interagire

Lui: ma le donne italiane al 99% fanno così

Lei: io appartengo all’1%

Lui: poi si stupiscono che 7 milioni di italiani pagano per scopare

Lei: come faccio ad essere una principessa se non voglio un principe

Lui: siamo un paese cattolico, c’è una deterrenza agghiacciante sul sesso. E’ l’Italia. E dunque alla gente comune dai in pasto la donna ideale e il principe azzurro, che poi al raduno dei papa boys a Tor Vergata raccolsero mille mila miliardi di profilattici usati. Dunque c’è uno scollamento tra ideale e realtà

Lei: è contro natura dici

Lui: che spiega l’ipocrisia del matrimonio, i tradimenti, Sircana, tutto

Lei: non so, non parlo di matrimonio

Lui: era per dire

Lei: ma ci credo che per qualcuno possa andare benissimo

Lui: dico che l’intera società è basata su uno scollamento pernicioso tra ideale e materiale

Lei: ma questo sì

Lui: se prendi benchmarks del genere quando fai impresa fallisci in un mese, è ineluttabile. Scusa, sono marxista :D

Lei: e ineludibile. Io sono molto di sinistra e romantica, il che non va male insieme, un po’ byroniana anche

Lui: ma figurati, niente contro il romanticismo, ho solo orrore dell’idealismo

Lei: ma non ti eri definito un romantico anche tu? O eri in vena di cazzate? (il mio è comunque letterario, niente fiori, o cose così)

Lui: sono romantico

Lei: be’ il fatto di essere romanista…

Lui: sto cercando di implementare il mio romanticismo dentro un framework marxista :D Il che è complicato, ma confido…

Lei: vedo. Ma è fondamentale?

Lui: sì, altrimenti degenera in idealismo. E vivi di merda

Lei: ma anche no, io non vivo di merda, sono idealista ma concreta

Lui: a un certo punto ho avuto una rivelazione

Lei: e non cedo al cinismo

Lui: ho scoperto che ho avuto soltanto relazioni sentimentali sbagliate e ho pensato che era colpa mia

Lei: quante ne hai avute?

Lui: poi ho scoperto che era colpa loro. Poche

Lei: io non ho mai pensato che fosse colpa mia

Lui: due essenzialmente, ma ci ho investito tutto

Lei: non è un campione statisticamente rilevante

Lui: sedici anni diciamo. Sarà statisticamente rilevante, ma sedici anni sono sedici anni

Lei: va be’, io due pure. Non è mai stata colpa mia

Lui: non voglio MAI PIU’ nella mia vita dovermi misurare con le aspettative di una donna, ma manco di un uomo, voglio misurarmi con le aspettative MIE

Lei: ognuno è quello che è

Lui: è la mia vita non la loro

Lei: ma va?

Lui: poi sto male io mica loro, eh

Lei: ma va?

Lui: tu dici così, ma io ci arrivo adesso

Lei: senti, io ci sono arrivata per forza, per strade diverse, dopo essere stata male come una bestia. Quindi: è la mia vita, faccio come meglio è per me, perché voglio stare bene io per prima. Ma di contro non aspettarti cazzate da parte mia, ossia palle per indorarti la pillola.

Lui: mica ho capito :s

Lei: voglio dire che io ci sono arrivata per altre vie a capire che se le cose non funzionavano non era colpa mia. Sono così, ho una vita così ed è la mia vita, e prima di tutto devo e voglio stare bene io per me.

Lui: sì ma io dicevo una cosa più specifica: stare bene o male non è garantito

Lei: lo so cosa dicevi. No, non è garantito, ma me la gioco a viso aperto

Lui: voglio dire, possono capitare cose che mi fanno stare male e pace ma non voglio soffrire di inadeguatezza rispetto al modello nevrotico di una donna della quale sono innamorato

Lei: inadeguatezza, bella parola

Lui: se contro hai il principe azzurro… mi pare il minimo. E’ come giocare a pallone contro Totti tutti i minuti

Lei: capisco

Lui: una vita di frustrazioni

Lei: certo, per le donne è un po’ diverso

Lui: poi questo manco esiste

Lei: loro devono essere sante, madri, mogli e puttane tutto insieme, e io non riesco

Lui: gli uomini devono pure, anzi, molto di più, fidati, è identico

Lei: mi fido

Lui: sei semplicemente vittima delle aspettative di una persona immatura, che poi quando lo trova questo famoso principe azzurro e si leva dal cazzo è sempre troppo tardi

Lei: ma come lo trova se non esiste?

Lui: CAZZI SUOI :D

Lui: che poi aspetta, ho capitoooo!

Lei: cosa hai capito?

Lui: è come dicevo ieri

Lei: ovvero?

Lui: io la do solo al principe azzurro, quindi siccome te l’ho data discende utomaticamente che sei il principe azzurro, e se non lo sei lo devi essere, cioè lo diventerai, ad ogni costo, con ogni mezzo necessario :D E’ competitivo tra donne

Lei: è paranoico

Lui: lo vedi? Io l’ho trovato e tu no-o, pappappero! No, non paranoico, complessato e narcisista, vittime della pressione sociale. Ti realizzi tramite il principe azzurro, di una auto-misoginia imbarazzante. Nessuno è più misogino di una donna italiana comunque. Manco un uomo italiano, che non scherza.

Ci sarebbero diverse considerazioni da fare, ma credo le rimanderò al mio prossimo post: ho bisogno di pensarci un po’ su prima.

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