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	<title>Diario Semistupido &#187; recensioni</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>Pensieri sparsi su scrittura e scrittori (aspiranti)</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 07:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Perché pensano che esprimersi sia più importante di avere pudore?&#8221;(*) Di recente ho detto a un Aspirante Scrittore Esordiente (dove “scrittore” sta per “persona che viene pagata per scrivere libri”) che se gli editori snobbano suoi manoscritti è perché questi non vengono considerati adatti ad essere pubblicati. Gli ho anche detto che le case editrici
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			<content:encoded><![CDATA[<p id="internal-source-marker_0.6122297249713846" style="text-align: center;">&#8220;Perché pensano che esprimersi sia più importante di avere pudore?&#8221;(*)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di recente ho detto a un Aspirante Scrittore Esordiente (dove “scrittore” sta per “persona  che viene pagata per scrivere libri”) che se gli editori snobbano suoi  manoscritti è perché questi non vengono considerati adatti ad essere  pubblicati. Gli ho anche detto che le case editrici serie quando  riconoscono, tra l’ammasso di materiale che ricevono, uno scritto idoneo  a diventare un loro prodotto, sono più che pronte ad investirci tempo e  denaro. Non è il caso di quelle che chiedono, loro, soldi perché un  libro venga pubblicato (e sto parlando di somme piuttosto ingenti).<br />
Ho  dovuto per forza però accennare anche all’altra faccia della medaglia,  ossia che non tutto quanto viene dato alle stampe e venduto sugli  scaffali &#8211; reali o virtuali &#8211; delle librerie offre contenuti di qualità,  anzi. Può succedere che si arrivi alla pubblicazione per pura fortuna, o  in virtù di contatti e conoscenze, cioè che anche nell’editoria le cose  funzionano come di &nbsp;solito funzionano in Italia, ossia all’italiana,  dove la pratica degli “amici degli amici” non è solo diffusa a livello  capillare, ma anche socialmente accettata. Il resto viene lasciato  all’onestà intellettuale dell’autore: c’è chi ce l’ha e chi no.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi  sono sempre tenuta a debita distanza dagli amici Aspiranti Scrittori  Esordienti che mi chiedevano un giudizio, in quanto lettrice, sulle loro  opere, magari pubblicate a pagamento e dopo vari affanni. Sono caduta  nella trappola una volta e mi sono trovata in grande difficoltà perché  il libro, regalatomi dagli autori con dedica, non era questo granché.  Avrei voluto essere onesta fino in fondo e dire loro cosa effettivamente  ne pensassi, ma mi sono mancati cuore e coraggio. Non tanto perché ero a conoscenza della passione che ci avevano messo, delle speranze e  della fatica che quel libro era costato, ma &nbsp;perché sicura che non  l’avrebbero preso per niente bene il mio giudizio spassionato.<br />
È  una specie di processo automatico con gli amici Aspiranti Scrittori Esordienti:&nbsp;  loro che ti chiedono in buona fede una critica, &nbsp;anche spietata, e tu  dall’altra parte che ne offri una inconsciamente edulcorata per non  ferirli.<br />
Così evito per vigliaccheria.<br />
Il che significa che i loro libri li leggo pure, ma coi miei tempi e i miei modi, e non glielo dico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  capitolo a parte meritano gli Aspiranti Scrittori Esordienti e Molesti.  Con questi sono dolori o, meglio, sono bolle (d&#8217;orticaria).<br />
Intendiamoci,  non c&#8217;è nulla di male nel voler promuovere quello che si scrive, ma  farlo con la sicurezza di aver compilato Il Capolavoro della letteratura  italiana, questo mi da il mal di pancia, oltre alle bolle.<br />
Si  creano gruppi di ASEM entusiasti che parlano dei loro libri,  recensiscono i loro libri, distribuiscono ad &nbsp;amici e conoscenti i loro  libri, creando conventicole che sono più dei gruppi di supporter che  lettori chiamati ad esprimere un giudizio sincero su opere prime (o  seconde). Come se questo non bastasse, si sentono autorizzati allo spam  più bieco per pubblicizzare la loro creatura. Diventano utenti attivi in ogni social network esistente per crearsi contatti,  mandano mail e inviti ad eventi farlocchi, e si arrabbiano quando dici  loro che il libro non ti interessa. Sono queste reazioni così scomposte  che me li fanno diventare antipatici, più che altro. Così, grazie no,  del vostro libro ne faccio volentieri a meno &nbsp;- anche perché non mi  basterebbe un’altra vita per leggere tutto quello che vorrei &#8211; e se  davvero fosse il prossimo capolavoro della letteratura italiana,  pazienza, vorrà dire che metterò in coda anche quello.</p>
<p style="text-align: justify;">Non  fraintendetemi però, non sono una killer di sogni altrui, anzi, sognando ancora  molto ad occhi aperti io stessa, credo fermamente siano i primi  fondamentali passi per ottenere quello che si desidera nella vita.<br />
A  proposito, ricordo con molto piacere una conferenza tenuta da Cristiano  Cavina, scrittore (vero e molto amato dai giovani) mio conterraneo, a  una platea di adolescenti. Perché al di là di ogni aspirazione  adolescenziale, l’importante è tener duro e non rinunciare ai propri  sogni, anche per chi desidera diventare un Aspirante Scrittore  Esordiente. È un bel messaggio a quell’età, un invito a non omologarsi, a  credere alle passioni, coltivarle e a impegnarsi per metterle in  pratica, nonostante tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla  fine, al mio Aspirante Scrittore Esordiente ho suggerito di aprire un  blog. Non equivale a scrivere un libro e non è come avere un libro  pubblicato, ma è un buon modo per “uscire allo scoperto” e porsi  nell’ottica del confronto con un pubblico di lettori. Insomma, è un buon  esercizio per imparare ad assorbire le critiche, soprattutto quelle  feroci, e per fare esercizio di scrittura e di onestà. A me, da non  scrittrice né da aspirante, il blog ha insegnato il piacere della  condivisione e della disciplina. Non è affatto poco, molto più di quanto  tanti pennivendoli siano disposti ad ammettere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h5 style="text-align: justify;">(*)  La frase fa parte del post di un amico, che ringrazio per il prestito: “L&#8217;imbarazzo di  ascoltare amiche che leggono le loro poesie e s&#8217;aspettano un commento.  Versi ovviamente bruttissimi (mix di cantautorato d&#8217;annata e floreale  regressione infantile). Più che altro mi chiedo: gente colta, letture  non sparute, io non ipertrofico (almeno in apparenza). Perché pensano  che esprimersi sia più importante di avere pudore?”.</h5>
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		<title>aNobii: quando pubblicità non fa rima con comunità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 09:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di <a href="https://www.anobii.com/login" target="_self">aNobii</a> avevo già scritto in passato, sempre mettendo in evidenza quello che ritengo essere il suo vero punto di forza: la comunità dei suoi utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">aNobii, si sarà capito, è, nel social web, uno dei miei &#8220;luoghi&#8221; di riferimento, non tanto per la catalogazione dei libri, quanto per tutto quello che attorno ai libri ruota. Registrare e tenere il conto dei miei volumi inserendoli nello scaffale virtuale è stato solo il punto di partenza. Quello che fin dall&#8217;inizio mi ha appassionato è stato il resto: avere la possibilità di scoprire nuovi autori, nuovi generi, altri lettori con i quali confrontarsi, non necessariamente solo di letture. Compiere il passo seguente è stato del tutto naturale: organizzare degli incontri  di persona, fare cose insieme, trasformare la vita di comunità virtuale in vita in carne e ossa.<br />
Su aNobii ho incontrato persone belle, amici che occupano uno spazio importante della mia vita. Tanti si sono conosciuti, innamorati, hanno intrecciato relazioni amicali, vinto la solitudine, organizzato viaggi, offerto ospitalità e punti di riferimento a chi cambiava città, casa e lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui nulla di nuovo, presumo succeda anche in altri ambiti.<br />
Quello che rende aNobii diverso da ogni altro servizio del web 2.0 (anche se lo stesso concetto può essere applicato a tutti quei servizi che si propongono di realizzare qualcosa che poi può essere usato da altri utenti, come Wikipedia) è il fatto che questo spirito sia stato trasferito anche a diversi aspetti tecnici della piattaforma. Tutta la gestione dell&#8217;inserimento dei libri è svolta da sempre a titolo completamente gratuito da una manciata di volontari, quelli che tutti conoscono come &#8220;librarian&#8221;. Centinaia e centinaia di ore, giornate intere, senza sabati, né domeniche, né altre feste comandate passati ad esaminare, controllare e correggere  schede di libri. Lo stesso dicasi per l&#8217;&#8221;help desk&#8221; che per lo più viene svolto dagli utenti per gli utenti: quando qualcuno non capisce come funziona il tutto &#8211; perché non c&#8217;è scritto da nessuna parte &#8211; ma, soprattutto, quando c&#8217;è bisogno di verificare se un libro sia già presente o meno nel database, basta postare una richiesta di aiuto nell&#8217;apposito gruppo o mandare un messaggio a un librarian per ottenere una risposta pronta ed esaustiva. Un lavoro titanico che si può svolgere solo se spinti da una reale passione per i libri e per il &#8220;luogo&#8221; aNobii, e tutto nonostante i gravi problemi tecnici che da sempre affliggono la piattaforma.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Posso quindi affermare senza timore di essere smentita che aNobii è cresciuto soprattutto grazie ai suoi utenti,  i quali, nonostante le promesse di miglioramento spesso mancate, hanno continuato a lavorare, a condividere esperienza e a credere nel valore di questa comunità.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-1019" title="anobiihome" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/09/anobiihome2-1024x458.jpg" alt="anobiihome" width="507" height="226" /></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ora succede che da qualche giorno molti stanno ricevendo una mail in cui si annuncia che alcune loro recensioni sono state selezionate per far parte di un volume edito da Rizzoli i cui proventi saranno devoluti in beneficenza.  Nella stessa mail si chiede  una autorizzazione, da inviarsi immediatamente, affinché i contenuti degli utenti scelti vengano pubblicati a tempo indeterminato e con la piena facoltà da parte dell&#8217;editore di intervenire con tagli ove fosse necessario e a sua completa discrezione. Bello, no? Peccato che non si sappia altro su tutta l&#8217;operazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In mancanza di ulteriori informazioni c&#8217;è chi ha pensato bene di <a href="http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=58404#new_thread" target="_self">chiedere chiarimenti nel gruppo di aiuto-aiuto</a> degli utenti di aNobii, scatenando una discussione con più di duecento interventi nella quale sono state sollevate diverse perplessità nei confronti di questa campagna pubblicitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché non c&#8217;è dubbio che proprio di questo si tratta: una brillante operazione di marketing che fa leva sulla soddisfazione di molti utenti di vedere un proprio commento pubblicato su un vero libro (e d&#8217;altro canto, come biasimarli). A questo proposito è opportuno ricordare che la comunità italiana di aNobii è, di gran lunga, la più numerosa e attiva e che quindi tutta l&#8217;operazione ha perfettamente senso, dal punto di vista commerciale. Infatti, è molto più facile far crescere la comunità italiana, dove esiste una base di utenza funzionante, rispetto ad una comunità poco attiva, in cui i nuovi arrivati restino spersi. E un segnale di attività come un libro, è un veicolo molto mirato verso il &#8220;pubblico&#8221; adatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Restano tre considerazioni.<br />
La prima è che il modo con cui questa operazione viene svolta convince ben poco: trovo fastidioso il fine filantropico senza una specifica destinazione, poco convincente il trasferimento di copyright, che rimane  ambiguo  (il taglio per esigenze redazionali, la mancanza di indicazione di quale commento si stia effettivamente cedendo, per esempio), e trovo sospetta &#8220;l&#8217;emergenza&#8221; di fare tutto in fretta (che mi suggerisce un budget piuttosto basso per l&#8217;editor, senza tener conto che coordinare un centinaio di &#8220;autori&#8221; è cosa lunga).<br />
Anzi, a ben guardare, sembra che proprio a causa della fretta, abbiano inviate richieste in modo indiscriminato per poi fare letteralmente quello che a loro pare meglio, non solo tagliando dove vogliono,  ma anche selezionando come vogliono. Per rendere serio questo lavoro, avrebbero dovuto individuare tutti i contributi, chiedere poi ai relativi autori e, visto che alcuni non avrebbero firmato la liberatoria, a quel punto individuare i contributi che avrebbero dovuto sostituire quelli che non potevano pubblicare e via di seguito,  con un procedimento che verosimilmente si sarebbe esaurito in 3-4 passaggi. Invece, fare così com&#8217;è stato fatto, è ovviamente molto più comodo, senza tenere conto che ci saranno persone che magari compreranno il libro online convinte di trovare un loro scritto che non ci sarà.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda considerazione è che una comunità ampia come quella di aNobii ha bisogno di un supporto tecnico efficace, che garantisca rapidamente la soluzione dei vari bug, e che operi in modo da assicurare continuità di servizio (ad esempio, senza introdurre novità non perfettamente testate). Preferirei un investimento in questo senso, data la quotidiana sequela di errori e bug di sistema dei quali gli utenti sono testimoni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima considerazione riguarda il fatto che i proprietari ad Hong Kong si sono sempre rifiutati di fornire &#8220;ufficialmente&#8221; informazioni: sul numero dei librarian e sul numero degli utenti italiani,  solo per citare due voci tra tante.  Ora, è alquanto fastidioso che qualcuno venga autorizzato ad avere dati &#8220;riservati&#8221; come la classifica dei 1000 commenti più votati e gli indirizzi di posta  elettronica, quando chi deve lavorare ogni giorno con le schede dei libri, per correggerle ed inserirle, non possa nemmeno sapere chi richiede le modifiche o chi aggiunge un nuovo testo (non un dato privato come l&#8217;indirizzo di posta: ma solo il link alla pagina dell&#8217;utente in aNobii. A questo proposito aggiungo che sembra manchi del tutto una policy relativa al trattamento dei dati).</p>
<p style="text-align: justify;">Sia ben chiaro: nessuno demonizza l&#8217;operazione commerciale di per sé, i suoi utenti sanno che per far funzionare tutto l&#8217;apparato occorrono risorse, nulla di male quindi nel cercare di reperirle,  soprattutto se si considera che aNobii non non ospita pubblicità di alcun tipo. Il male sta nel modo in cui è stata condotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima chiosa: qual è il target per un libro che  raccoglie commenti lasciati a libri sì, ma nell&#8217;ambito di una comunità che non vive solo di commenti? Che senso avrebbe una recensione, sempre ammettendo che venga pubblicata intera e così come il lettore l&#8217;ha scritta originariamente, estrapolata dalla libreria del lettore stesso ed eventualmente dai feedback ricevuti? Una recensione senza il suo contesto, senza la possibilità di confrontarla con le altre scritte dallo stesso autore, senza la discussione che può esserne derivata, che valore avrebbe alla fine? E non si rischia di innescare la sgradevole sensazione di una gara tra chi scrive i commenti più belli o più votati tradendo di fatto lo spirito che da sempre ha caratterizzato questa comunità?  Se lo spirito di aNobii dovesse effettivamente trasformarsi in una corsa a chi è più visibile, se si perdesse la schiettezza e la buona fede nel riportare queste impressioni di lettura, credo che nonostante tutto il lavoro degli ultimi anni comincerei a prendere in seria considerazione la possibilità di lasciarlo per trasferire la catalogazione dei miei libri altrove. Diciamocelo: le alternative esistono, ci sono, e da un punto di vista puramente tecnico sono nettamente migliori di aNobii. Forse è arrivata l&#8217;ora di tenerlo in mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui la discussione su aNobii:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=58404#new_thread">aNobii: Discussioni  Liberatoria</a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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