- 7 giugno 2011
- Attualità, Esperienze, Giornalismo, Le mie riflessioni, Società, Viaggi
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Premessa doverosa: so che quanto andrò ad elencare qui sotto per chi vive a Roma, più che incazzature, potrebbero dirsi delle piccole noie, bruscolini nell’occhio dei quali liberarsi con un batter di palpebre.
In questo senso sono una osservatrice privilegiata: di Roma prendo solo il bello ogni volta che torno. Non ci lavoro, non sono costretta a eterni spostamenti quotidiani, non sono soggetta a traffico e confusione, ritardi, disservizi, criminalità e via discorrendo e forse proprio per questa ragione noto ancora di più quello che molti romani lascerebbero correre, preoccupati da questioni molto più pressanti.
Il fatto è che quando si ama molto un luogo, si vorrebbe fosse perfetto, se non altro per le piccole cose, visto che quelle grandi solo con adeguato spirito zen è possibile viverle giorno dopo giorno e rimanere illesi.
- Le buche di Alemanno
Le buche di Roma credo siano famose quanto la città stessa. Non solo quelle voragini che sembrano aprirsi qua e là sulle strade dell’urbe senza preavviso e che spesso finiscono pure sulle pagine dei quotidiani nazionali (e che qualcuno sta cercando di censire), ma anche quelle più ordinarie, le quali sembra costino una fortuna in sospensioni e che a ogni pioggia, puntualmente, si riempiono d’acqua. Ci sono poi le buche che si formano, per non so quale fenomeno, lungo i marciapiedi poco illuminati del lungotevere (e ci dev’essere una spiegazione scientifica sul legame tra scarsa illuminazione pubblica e buche nell’asfalto) e che trasformano una normale passeggiata in un percorso tattico. Lo so perché a capodanno sono caduta dentro una di quelle - facendomi anche male – e non potendo far altro, tra parolacce varie, che mandare un sentito ringraziamento al sindaco.
Ho letto che Alemanno sta cercando 500 milioni di euro per mettere un tappo a tutte. Eventuali sponsor sono benaccetti, anzi, come testimonial d’eccezione suggerirei Roberto Giacobbo, noto indagatore di misteri, visto che nessuno riesce ancora a spiegare come mai proprio a Roma si concentrino tutte le buche del mondo.
- Le gallerie d’arte che non accettano carte
Ecco, questo lo trovo particolarmente irritante. Una città come Roma, anzi, Roma Capitale, che sull’arte vive, non dovrebbe annoverare tra i suoi musei quelli che rendono la vita difficile ai loro visitatori. Lo GNAM, galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, paradossalmente è legatissima al vecchio concetto di “accettiamo solo contante”, con buona pace di chi, dopo la solita fila all’ingresso, è costretto a rinunciare alla visita. Nessuna informazione a proposito nemmeno sulla pagina internet della galleria, sia mai che a qualcuno scappasse di organizzarsi passando a un bancomat prima della visita al museo. Questo succede a Roma, nel 2011, con utenti stranieri abituati a pagare anche una telefonata con la carta di credito. Ovviamente non è nemmeno possibile comprare i biglietti online, tanto per rendere il quadro ancora più completo. Una dimostrazione di scarsa sensibilità nei confronti dell’utenza, come minimo.
- Gli eventi d’arte farlocchi
Non nel senso che sono finti, ma in quanto eventi di vetrina, che sarebbero anche molto interessanti se fossero organizzati con meno apparenza e più sostanza..
L’iniziativa di cui parlo è questa, pubblicizzata su Rupubblica, interessantissima e godibile solo per pochi ma con tanto di dépliant con nota introduttiva del sindaco: “Anche quest’anno, con la terza edizione di “RomaNascosta”, Roma Capitale offre ai cittadini ed ai turisti la possibilità di visitare il più importante patrimonio archeologico del mondo. Con un’offerta di oltre 400 visite guidate, gli appassionati di archeologia sotterranea hanno l’opportunità di toccare con mano le radici storiche della nostra Città. Un’ulteriore conferma della vitalità culturale di Roma, una Capitale moderna con un cuore antico. Il Sindaco di Roma Capitale Giovanni Alemanno”. Per me solo conferma del contrario: alla parola cultura associo naturalmente altre parole quali “apertura”, “divulgazione”, “impegno”, “coinvolgimento”. Una capitale che si fregia di avere a cuore la sua storia e la sua cultura altrettanto dovrebbe interessarsi alla cultura dei suoi cittadini e dei suoi ospiti, estendendo al maggior numero possibile di appassionati quello che in questo modo è rimasto un happening elitario (Roma nascosta per davvero, insomma): se 13.000 persona sembrano tante, fatti due calcoli ogni sito archeologico compreso nel programma è rimasto a disposizione di soli 30 visitatori al giorno, numero che sarebbe ridicolo anche per una città d’arte di piccole dimensioni (come Ravenna, ad esempio).
Con la prenotazione obbligatoria e la conseguente caccia al biglietto, il tutto si è trasformato in una sorta di spot pubblicitario, accompagnato dalla sensazione che cittadini e turisti fossero solo l’ultima preoccupazione degli organizzatori, tanto che smaltita la delusione, dopo aver letto le parole del responsabile della manifestazione: ”Dietro a tutto questo c’è un lavoro organizzativo complesso, che comincia mesi prima contattando e convincendo i proprietari ad aprire i siti ai visitatori”, mi è rimasta la curiosità di sapere chi siano questi proprietari, visto che nella quasi totalità dei casi si tratta di siti già inseriti nella gestione della Soprintendenza Speciale per beni archeologici di Roma.
- Le auto a Villa Borghese
Domanda diretta: perché le fanno entrare? Ma sarebbe davvero tanto difficile chiudere tutto il parco e trasformarlo in una ztl aperta solo ai mezzi di emergenza e a quelli adibiti alla manutenzione del verde?
E non mi si dica che è già così, perché non è vero. Ho visto auto parcheggiate, anche in zona rimozione, lungo via dell’Uccelliera e altre nello spiazzo di fronte all’ingresso del giardino zoologico. Per quale ragione non fare in modo che sia bello passeggiare o pedalare lungo strade che sono parte integrante di un’area verde, senza il timore di essere stesi da un momento all’altro, senza puzza di gas di scappamento, senza dover zigzagare tra i posteggi selvaggi?
Perché non predisporre la zona con piccoli taxi elettrici per condurre quelli che ne hanno necessità da un punto all’altro del parco con una tariffa fissa?
Dev’essere una mia deformazione quella che mi fa considerare un parco pubblico un luogo inadatto al passaggio e allo stazionamento di auto mentre, proprio quella piazzetta di fronte ai cancelli del giardino zoologico di Roma, mi sembrerebbe più consona e utile per una giostra coi cavallini, un gelataio, il chioschetto della piadina (altro tipo di deformazioni) e bambini che giocano, oltre al posto di noleggio e riparazione bici. Perché i romani amano farsi così tanto male?












