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La nuova faccia di Ornella Muti

Non posso dire che sia una novità. Sono diversi giorni ormai che le immagini  della nuova Ornella Muti appaiono sulle prime pagine delle testate online. Io non riesco ad abituarmi. Non è per il biondo dei capelli o per il look rinnovato: è proprio che quella faccia non riesco ad associarla al nome che porta.

Immagino sia diverso per chi lavora nel mondo dello spettacolo (almeno per qualcuno), per chi guadagna anche grazie all’aspetto fisico il tempo che passa deve essere una grossa preoccupazione; trovo però del tutto straniante che si arrivi a dover cambiare completamente i lineamenti fino a diventare un’altra persona. Probabilmente c’è dell’altro, una spinta più intima e profonda, comunque più forte di ogni esigenza professionale, per volersi separare dal viso con il quale si è nate.

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La foto di Ornella muti castana è presa da internet, la bionda da www.corriere.it

Mi sono chiesta: tu lo faresti? Confesso, come già scritto  qui anche in altra occasione, che non sempre ho un rapporto sereno con il tempo che passa (senza alcuna pretesa di paragonarmi a Ornella Muti). Le rughe non mi rendono felice ma ad alcune sono affezionata. Potendomelo permettere, è vero, a qualche ritocchino qua e là cederei, ma il viso sarebbe proprio l’ultimo che vorrei vedere modificato. Avrei paura di non riconoscermi più allo specchio, di non sapere più chi sono.

Ho l’assoluta certezza che la nostra identità, quella interiore, sia definita anche dall’aspetto che ci accompagna man mano. Non per niente chi si sottopone a interventi chirurgici che comportano una radicale trasformazione in questo senso deve poter contare anche su un adeguato supporto psicologico. Non dev’essere facile entrare in un nuovo “sé”.
Sarebbe arduo per me accettarmi con una faccia diversa da questa che mi ritrovo; io sono io anche grazie a questo viso; le esperienze che ho vissuto fin qui  sono state tali anche per merito o a causa sua.
Ho questa rughetta accanto al sopracciglio sinistro che rimane a ricordo di un grande dolore qualche anno fa, ma che rappresenta anche una rinasciata e una vittoria. Se domani sparisse, sparirebbe un segmento della mia storia. E lo spazio tra gli incisivi lo riconosco come mio segno distintivo, anche dalle foto da bambina piccola: sarei ancora quella se venisse chiuso?

E pure se dovessi dimostrare quindici anni di meno con gli zigomi riempiti, le rughe stirate e le labbra inturgidite, non vorrei mai che le persone che mi amano e mi apprezzano per quella che sono non mi riconoscessero più.
Voglio bene a quella che sono, oggi più di dieci anni fa.
Sicuramente non era lo stesso per Ornella Muti, nonostante le fosse toccato in sorte di invecchiare con una certa grazia. Peccato.

Donne che invecchiano

Allora, alzino la mano le donne che non si preoccupano delle rughe.  Ce ne sarà qualcuna, non dico di no, ma la maggior parte non credo balli di contentezza quando allo specchio scopre un segno che prima non c’era. Certo che se una, oltre ad essere donna, è anche top-model, posso capire anche certe reazioni eccessive.

Io, invece, alla lettura di questo articolo (www.repubblica.it/2009/03/sezioni/persone/campbell-vecchiaia/campbell-vecchiaia/campbell-vecchiaia.html), ho reagito così.

Nessuna è felice d’invecchiare (o di apparire vecchia), c’è chi la prende con filosofia, altre si adattano, altre ancora non la prendono affatto. E’ una sorte che tocca a tutte e le top-model non fanno differenza, per fortuna. Certo, per queste deve essere più  difficile: la faccia – in senso letterale -  rappresenta il loro patrimonio principale, ma tra questo e comparare una ruga a uno sfregio su un’opera d’arte c’è un mondo di differenza.

Oldwoman - Foto di Remyyy http://www.flickr.com/photos/remyyy/

Oldwoman - Foto di Remyyy http://www.flickr.com/photos/remyyy/

Non è che l’affermazione di Linda Evangelista sia  sconvolgente, è semplicemente stonata, sbagliata, stupida e suona malissimo. Inutile dire che ci sono donne bellissime perché dotate di intelligenza, fascino, senso dell’umorismo e ugualmente piene di rughe; inutile dire che i drammi che possono colpire una donna sono altri, com’è inutile dire che la bellezza esteriore negli esseri umani, a differenza delle vere opere d’arte, non è destinata a durare a lungo, meglio non considerarla come il metro per tutte le misure.

Del mio rapporto con le rughe ne ho raccontato qui. Non è sempre un rapporto sereno, specialmente quando si ha un compagno di dieci anni più giovane. Se potessi scegliere però, invece di riempirle, stirarle, cancellarle, vorrei poter decidere quali rughe mostrare; dipendesse da me, conserverei solo quelle causate da tutte le risate e i baci dati negli ultimi quarantadue anni. Quelle provocate dai pianti, ecco, quelle non vorrei averle mai.
Alla fine è vero che le rughe su una faccia sono come le parole scritte sulla pagina di un libro: a saperle leggere raccontano una storia e non sono sicura di voler rinunciare a scriverla.

Ma c’è una cosa che più di ogna altra mi incuriosisce: quale meccanismo ha fatto in modo che sia Repubblica.it che Corriere.it, i due principali quotidiani online, abbiano ritenuto degna di attenzione la notizia che una modella ha paura di invecchiare tanto da pubblicarla entrambi in prima pagina ieri?

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