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	<title>Diario Semistupido &#187; venezia</title>
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	<description>Discorsi, pensieri, esperienze, persone, senza pretese di apparire intelligente per forza.</description>
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		<title>Dopotutto, ancora Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 10:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niki</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso fine settimana ho finalmente coronato un mio (piccolo) sogno di sempre: passare qualche giorno a Venezia. In realtà, non è che a Venezia non fossi mai stata, anzi torno e ritorno spesso e molto volentieri, ma fino allo scorso venerdì sempre e solo con toccate e fughe, che si traducono ogni volta con
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso fine settimana ho finalmente coronato un mio (piccolo) sogno di sempre: passare qualche giorno a Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, non è che a Venezia non fossi mai stata, anzi <a href="http://www.diariosemistupido.it/2009/08/03/a-cercare-il-ruyi-a-venezia-di-notte/" target="_self">torno</a> e ritorno spesso e molto volentieri, ma fino allo scorso venerdì sempre e solo con toccate e fughe, che si traducono ogni volta con l&#8217;incubo dell&#8217;orologio e il pensiero del treno da prendere per rientrare a casa in serata<br />
Avere la libertà di godere di ogni istante nell&#8217;arco delle ventiquattro ore è stato un regalo che mi sono fatta.<br />
Certo, ho colto l&#8217;occasione anche per <a href="http://www.diariosemistupido.it/2010/07/04/un-po-piu-venezia-un-po-meno-camp/" target="_self">altro</a>, ma di fondo rimaneva quel desiderio mai soddisfatto di sedermi e guardare il sole tramontare senza patemi d&#8217;animo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tre giorni e due notti, quindi, la mia casa è stata un alberghetto situato in un piccolo palazzo del &#8217;700 nei pressi di San Zaccaria, con tanto di finestre a colonne e con l&#8217;affaccio direttamente sul canale sottostante. Mi sono anche divertita a immaginare chi poteva aver abitato lì nel corso degli ultimi trecento anni, se la stanza che occupavo al terzo piano fosse una di quelle destinate alla servitù, all&#8217;istitutrice, o al maestro di musica. Facile fantasticare in posto così, dove ti chiedi per forza, prima di dormire, quale fantasma verrà a visitarti di notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho imparato tanto, durante il mio breve soggiorno, e di tanto altro ho avuto conferma, primo tra tutto il fatto che molte città hanno carattere e personalità, pochissime vivono di magia e Venezia è una di queste.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola piacevolezza è stata quella di essere svegliata ogni mattina dai gondolieri sotto le mie finestre. Ho scoperto che cantano veramente ogni tanto, e che si chiamano a voce alta l&#8217;un l&#8217;altro mentre si raccontano in dialetto stretto i fatti del giorno. Ma prima ancora dei gondolieri, quando il giorno è appena ai suoi inizi, sono gli uccelli a farsi sentire: tanti, con suoni diversi, tutti insieme che sembra di stare in una voliera o in una giungla tropicale, non in una città d&#8217;acqua e mattoni.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1864" href="http://www.diariosemistupido.it/2010/07/07/dopotutto-ancora-venezia/foto-1/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1864" title="Santa Croce" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2010/07/foto-1.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Altra scoperta: Venezia è un buco nero, una sorta di scherzo spazio-temporale. Ci sono intere aree in cui i cellulari sono completamente inutili, i gps non rispondono, il wi-fì inesistente. L&#8217;ho verificato di persona, intorno alle dieci di sera, da sola, dispersa tra rughe e salizade deserte, finita per sbaglio in corti che, se non fosse per la diffusione della corrente elettrica nelle abitazioni, hanno subito ben pochi cambiamenti negli ultimi cinquecento anni. Ed è proprio in quei momenti che ci si accorge della magia, che qualcosa ci deve pur essere nell&#8217;aria di questa città, a parte i miasmi che vengono su dai canali, per farla sopravvivere ancora oggi così com&#8217;è sempre stata, fantasmi compresi.<br />
Ho sempre pensato che il modo migliore per visitare Venezia sia perdercisi con un paio di scarpe comode, lontano dalle piste battute dai turisti. Farlo di notte ne aumenta il valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo dicevo alla mia amica Daniela: a Venezia puoi venirci una volta al mese nell&#8217;arco di un anno e scoprire ogni volta una città diversa. E lo stesso fenomeno si ripete nel corso di una giornata: è come rimanere seduti di fronte a uno schermo cinematografico con un film sempre diverso a seconda dell&#8217;ora. Le cinque di mattina, un quadro impressionista; le sette puro oro bizantino; mezzogiorno, verde acqua e canicola; gli arancioni e gli azzurri pomeridiani; le sfumature del tramonto sul bacino di San Marco; le luci che si rispecchiano sulla laguna appena cala la notte lungo la Riva degli Schiavoni e quelle che si riflettono nei rii e sotto i ponti di cui nessuno ricorda il nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra stramberia veneziana: i turisti. Ti aspetteresti che tutti quelli che riempiono le calli allo stato brado durante il giorno continuassero la movida del dopo cena fino a tardi, come si conviene ad ogni altra città che di turismo di massa vive. Roma per esempio, ha una sua vita notturna fatta di rumore e di folla, Venezia no. Non so dove finiscano tutti, ma già da poco prima della mezzanotte la città si svuota e rimangono in pochi, magari seduti a qualche tavolo dei rari locali ancora aperti, o a camminare di fretta per chissà dove.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei piaceri offerti dalla città, dopo aver allenato l&#8217;occhio con qualche visita, è notare le differenze tra i vari sestieri. Sono differenze notevoli, un po&#8217; come scoprire mondi diversi. Cannaregio è totalmente diversa da Castello e Santa Croce lo è da San Marco. Lo si nota specialmente guardando verso l&#8217;alto, l&#8217;architettura è diversa, diversa la forma delle calli. Lo faccio spesso di fermarmi e guardare all&#8217;insù, si notano particolari nuovi ogni volta (insieme a tanti occhi che ti seguono da dietro i gerani e al di là degli scuri). A Cannaregio c&#8217;è anche il Ghetto, che è un altro mondo a sé, con i suoi palazzi alti e le Sinagoghe nascoste. Uno dei luoghi che preferisco in assoluto a Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è stata la mia piccola vacanza, arricchita dalla felicità &#8211; e non è un&#8217;esagerazione &#8211; di aver potuto trascorrerla in compagnia di belle persone. Ho chiacchierato tanto e sorriso ancora di più perché, non l&#8217;ho detto prima, Venezia era uno dei  luoghi che dovevo esorcizzare. C&#8217;erano ricordi che andavano rinnovati, promesse da dimenticare e propositi da riconfermare. Un viaggio catartico? No, solo un&#8217;occasione colta, insieme al desiderio di lasciarmi alle spalle quello che è stato e continuare ad essere quella che sono. Anche Venezia, in fondo, fa lo stesso da secoli.</p>
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		<title>Un po&#8217; più Venezia, un po&#8217; meno Camp</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 21:12:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono appena rientrata da tre giorni veneziani durante i quali ho cercato di mettere insieme una piccola vacanza e la mia partecipazione alla prima Geek Girls Dinner Nordest e al VeneziaCampo 2010. Se la parte della vacanza, della quale racconterò nel prossimo post,  è stata del tutto soddisfacente, non posso dire lo stesso per la parte
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono appena rientrata da tre giorni veneziani durante i quali ho cercato di mettere insieme una piccola vacanza e la mia partecipazione alla prima <em>Geek Girls Dinner Nordest</em> e al <em>VeneziaCampo 2010</em>.<br />
Se la parte della vacanza, della quale racconterò nel prossimo post,  è stata del tutto soddisfacente, non posso dire lo stesso per la parte &#8220;eventi&#8221; (uso questa parola solo per comodità di definizione in quanto, in realtà, non ho mai considerato questi appuntamenti degli happening particolari, ma occasioni per rivedere gli amici, conoscere nuove persone e imparare qualcosa in più): per una serie di ragioni e mio malgrado ho perso la Geek Girls Dinner e non posso nascondere una certa delusione per quanto riguarda la giornata finale del Camp, sabato 3 luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Confesso che a suo tempo mi ero iscritta a questo VeneziaCamp sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo per quello molto riuscito dello scorso ottobre e sperando in una sua replica, se non per i contenuti,  almeno per quel tipo di atmosfera che si era creata e che così tanto aveva contribuito a rendere quel camp una bella esperienza di partecipazione e di incontro. Ieri, invece, ho trovato in parte altro.<br />
Come sempre, voglio specificare che di seguito parlerò di impressioni ed esperienze del tutto personali e che, di conseguenza, tutto deve essere preso considerando questa premessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento che mi è parso &#8220;sbagliato&#8221; è stato quello della tempistica, non tanto per ragioni di temperatura, quanto per motivi logistici. Lo scorso VeneziaCamp si era svolto alla fine di ottobre e una sua replica a soli otto mesi di distanza ha stemperato il desiderio di partecipazione di molti che pure erano intervenuti allora; di sicuro si è rivelata una scelta sbagliata per affrontare certe tematiche, come &#8220;la scuola che funziona&#8221;, solo per citare un esempio: forse non era fatto notorio che ai primi di luglio si è nel pieno degli esami di Stato e che questo è un grandissimo ostacolo per la partecipazione di coloro i quali hanno in una scuola che funziona, i principali interessi: docenti e studenti.<br />
Perché io proprio a questi ultimi avrei dato e darei maggiore spazio. Nella scuola vengono portati avanti, nonostante tutte le numerose difficoltà, splendidi progetti che proprio in un Veneziacamp potrebbero ritagliarsi degnamente uno spazio per proiettarsi all&#8217;esterno.<br />
Questo conduce direttamente al secondo elemento strano: la totale mancanza di pubblico esterno, a parte tre turiste straniere che si erano perse e un paio di vigili del fuoco in servizio. Perché uno dei piaceri più grandi per chi segue o è appassionato di certi argomenti è quello di vedere la curiosità di chi non ne sa nascere poco a poco, rispondere alle domande, veder montare l&#8217;interesse. Ricordo lo scorso anno incontri con classi in visita, spettatori, partecipanti, discussioni estemporanee, anche nei momenti meno ufficiali del camp. Pochissimo di questo ho ritrovato quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la mia impressione generale è che al di là delle buone intenzioni e dell&#8217;impegno di chi ha lavorato per la sua realizzazione e di chi ha presentato gli speech, il VeneziaCamp abbia risentito di un clima fin troppo politicizzato e istituzionalizzato, fino a perdere del tutto il suo spirito originario e finendo con l&#8217;essere associato e confuso con altro che non dovrebbe essere<br />
Continuo a pensare, però, che di portarlo avanti ne valga la pena, auspicandomi, tuttavia, per le prossime edizioni una decrescita e un ritorno alle origini, un suo svincolarsi da certe filosofie che di certo non hanno pagato. Proprio in quest&#8217;ottica mi piace citare ad esempio <a href="http://www.diariosemistupido.it/2010/04/11/qualche-parola-sul-civiscamp-di-faenza/" target="_self">un altro camp</a>, meno importante, meno pubblicizzato, molto più raccolto ma infinitamente più stimolante e vivo. In fin dei conti, un camp generalista come questo di Venezia, potrebbe diventare davvero un contesto privilegiato per una infinità di contenuti, se solo si avesse il coraggio di compiere il passo successivo &#8211; o di ritornare sui propri passi, in questo caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro rammarico che, devo ammetterlo, ha molto a che fare con un certo mio idealismo che ancora e nonostante tutto tende a manifestarsi quando si tratta di persone, è stato dover arrendermi all&#8217;evidenza che per molti partecipare o meno a &#8220;eventi&#8221; di questo tipo è strettamente legato a un tornaconto personale che poco concorda con lo spirito di condivisione e confronto di esperienze, e molto con un certo marketing di se stessi, che nulla ha a che vedere con esperienze più o meno aziendali, più o meno tecniche, più o meno di innovazione.</p>
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		<title>A cercare il Ruyi a Venezia di notte</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 11:11:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un paio di anni fa, nel breve periodo in cui questo blog era localizzato altrove, scrissi un piccola cosa su Venezia. Dicevo allora &#8220;...nessuna sensazione che non fosse il normale stupore che provo ogni volta al cospetto di questa città. Sono secoli che Venezia è così: la stessa gente, le stesse voci, lo stesso movimento.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un paio di anni fa, nel breve periodo in cui questo blog era localizzato altrove, scrissi un piccola cosa su Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dicevo allora &#8220;.<em>..nessuna sensazione che non fosse il normale stupore che provo ogni volta al cospetto di questa città. Sono secoli che Venezia è così: la stessa gente, le stesse voci, lo stesso movimento.<br />
I canali fangosi, i rifiuti negli angoli, l&#8217;odore forte della decadenza. I mercanti e i compratori, popoli d&#8217;oriente e d&#8217;occidente.<br />
Venezia è una città di fantasmi. Si mescolano ai turisti, camminano con loro per le calli, si aggrappano ai muri umidi con i polpastrelli scarni. Forse è per questo che è rimasta uguale a se stessa per così tanto tempo.<br />
Venezia è fedele, non cede ai secoli che passano. Il tempo è inesorabile per ogni condizione umana, ma non per questa città che respira la stessa aria del passato. Se si ascolta attentamente, se si spiano gli angoli nascosti con la coda dell&#8217;occhio, è ancora possibile vedere le cortigiane, gli schiavi scalzi nel fango, i dottori della peste con il becco bianco e il mantello nero, i mercanti coperti di broccati. Sono ancora tutti lì. Nei rari momenti di silenzio, se si sentono risuonare dei passi, sono i loro. Se si apre lo sguardo, se si guarda lontano, al di là del primo ponte, non è quella che il Canaletto vide e dipinse?<br />
Per questo mi affascina così tanto: in nessun altro luogo presente e passato si toccano fino a creare un tempo proprio, una quinta dimensione fatta di riflessi che si perdono nell&#8217;acqua. I volti che ci si specchiano non sono solo i nostri, ma anche i loro.</em>&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il tono un po&#8217; aulico del mio vecchio post, non ho cambiato opinione. A Venezia ho sempre quella sensazione di straniamento che mi porta a divagare sul passato.  Quasi che la città fosse permeata da un qualcosa che per forza mi fa dimenticare  la massa dei turisti sudati, i ratti che passeggiano sulle banchine, il rumore di sottofondo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-910" title="3781872444_7e559750d8" src="http://www.diariosemistupido.it/wp-content/2009/08/3781872444_7e559750d8.jpg" alt="3781872444_7e559750d8" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align: center;">Foto di <a href="http://www.flickr.com/people/12049446@N00/" target="_self">Astridula</a></p>
<p style="text-align: justify;">Non è per caso quindi che sabato scorso ho partecipato ad una bellissima riunione notturna tra amici a Venezia. Il tutto è partito come <a href="http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=52537#new_thread" target="_self">uno dei tanti raduni che si organizzano su aNobii</a>, comunità online di lettori e appassionati di libri &#8211; e di amici, per quanto mi riguarda -, ma questo nello specifico aveva per oggetto una caccia al tesoro, quella al Ruyi, fantomatico scettro portato in occidente da Marco Polo.</p>
<p style="text-align: justify;">La caccia al Ruyi è ben più di un gioco dove storia e fantasia si mescolano: è un modo per scoprire i segreti di una città, per guardarla con occhi diversi, per non essere semplici turisti ma curiosi visitatori. Soprattutto significa meravigliarsi di continuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.whaiwhai.com/index.php" target="_self">Whaiwhai</a>, piattaforma della quale fa anche parte la ricerca del Ruyi è in definitiva una storia interattiva.  Si ripercorrono giocando luoghi, episodi, personaggi antichi e spesso sconosciuti di una città. Attraverso la risoluzione di enigmi e misteri e la caccia ad indizi nascosti si entra nel vivo nelle sue leggende, si percorrono sentieri poco battuti, si diventa protagonisti di una scoperta &#8220;viva&#8221;.  Insomma, in questo caso la X indica sempre il punto dove è nascosto un tesoro.</p>
<p style="text-align: justify;">È naturalmente un gioco dove la tecnologia è coinvolta, ma non in maniera esasperata; occorrono un cellulare normale, anche vecchio, che sia in grado di mandare e ricevere sms e un piccolo investimento ( 27 euro) per l&#8217;acquisto del quaderno di gioco. Solo questo per un vero viaggio nel tempo. È stata questa la sensazione che mi ha accompagnato per tutta la notte sabato scorso a Venezia: una città completamente fuori da ogni riferimento temporale, diversa da quella solita. Ho percorso calli dove i turisti non passano mai, ascoltato il silenzio,  sperimentato lo strano sortilegio di certi luoghi (provate a sostare in Corte Nova alle tre di notte), imparato cose che non sapevo prima e ho avuto solo per me una piazza S. Marco completamente deserta. Anche questa è una vera magia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, dopo due giorni, ricomincerei d&#8217;accapo, subito. E non solo di nuovo a Venezia, ma anche a Roma, Firenze e Verona, le città dove per il momento è possibile giocare a Whaiwhai.<br />
Il gioco ha anche dei piacevoli effetti collaterali (almeno per me): la voglia di saperne ancora di più, di leggere altre storie e quindi di comprare libri sulla località che vado via via scoprendo. È una risorsa interessante anche per gli insegnanti, tanto è vero che nel sito del Whaiwhai c&#8217;è una sezione interamente dedicata a loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ogni informazione <a href="http://www.whaiwhai.com/index.php" target="_self">www.whaiwhai.com</a></p>
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